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Articoli marcati con tag ‘Sud’

Il nuovo esodo

Borghezio:”I meridionali non hanno voglia di spalare!”

MILANO – I meridionali? «Non hanno voglia di spalare, come di lavorare». Così l’europarlamentare leghista Mario Borghezio in un’intervista rilasciata a Klauscondicio. «In fondo la caduta della neve non è un fatto così epocale e comunque era stata ampiamente annunciata – argomenta Borghezio – Anche da parte di sindaci e amministratori questa situazione si sarebbe dovuta affrontare con maggior spirito di iniziativa».

«Riconosco – spiega l’europarlamentare – che i mezzi erano limitati ma, da Roma in giù, le amministrazioni mancano di spirito di iniziativa, di tirarsi su le maniche con i mezzi che ci sono: manca proprio la volontà e la voglia di lavorare». «Nei popoli del Sud – aggiunge – manca senso civico: dovrebbero venire a scuola a Nord per impararne un pò. Basta lamentarsi.

Pensiamo al cattivo esempio di Napoli: non ci vuole un grande sforzo per fare la raccolta differenziata o per pulire la neve sulle strade, basta aver voglia di farlo». «Esistono due ‘Italiè – conclude l’eurodeputato leghista – una che fa fronte alle emergenze, si rimbocca le maniche e lavora in tandem con le amministrazioni, l’altra con poca voglia di lavorare, che si rifiuta persino di spalare davanti alla propria casa. Siamo due cose diverse».

Chi non spala la neve davanti a casa, secondo Borghezio è «un povero di senso civico, un cialtrone».

 

Tratto da leggo.it

Lo Yemen conteso

 

In Yemen la rivolta contro il presidente Saleh, al potere dal 1978, ha dovuto affrontare una durissima repressione.

Le proteste degli studenti e della società civile sono però solo uno dei fattori che minano il governo e il paese; gli altri sono i secessionisti del Sud, la ribellione sciita degli Huti al Nord, la fronda militare vicina al generale al-Ahmar, le milizie della tribù al-Ahmar (solo omonima) e le attività di al Qaida nella Penisola Arabica, particolarmente radicata nella patria di Osama bin Laden.

Saleh è stato vittima di un attentato e dopo le cure in Arabia Saudita è tornato in patria, dove ha firmato il patto che sancisce il suo ritiro dalla presidenza in cambio della totale immunità.

Data l’inaffidabilità dimostrata del capo di Stato dimissionario, il futuro di Sana’a rimane un’incognita.

 

Tratto da Repubblica.it

PDL nel caos. Fuggi-fuggi generale nella Casa delle “Libertà”!

Un Pdl del Nord alleato alla Lega e un Pdl del Sud stretto all´Udc. Una diaspora parlamentare verso il centro. Nel partito di Berlusconi, nonostante i proclami del Cavaliere, ormai è scattato il rompete le righe e ognuno pensa per sé. Se ne sta accorgendo in questi giorni Raffaele Bonanni, nella sua seconda veste, quella di demiurgo del nuovo centro moderato. Nei giorni della manovra sono stati infatti molti nel Pdl a chiamare il segretario della Cisl, garantendogli sostegno nell´ora X.

Ci sono quelli interessati a una trasformazione del Pdl in chiave Ppe, come Andrea Ronchi e Adolfo Urso. Ma anche tutta l´area di Claudio Scajola e gli amici di Beppe Pisanu. Si parla di almeno una quarantina di parlamentari in sofferenza, pronti a mollare il Pdl per dare corpo a un nuovo partito dei moderati. «Berlusconi non è in grado di garantire più nessuno – spiega uno di loro – e pensa solo ai fatti suoi».

La fibrillazione intorno a via dell´Umiltà è aumentata anche per le voci sempre più forti riguardo un nuovo progetto segreto del Cavaliere. Una sorta di lista personale per assicurare una scialuppa di salvataggio solo ai fedelissimi. Il nome scelto sarebbe «Italia e Libertà» e su questo l´ex premier avrebbe avviato anche dei sondaggi, mentre a Catia Polidori – in ascesa dopo il tradimento del 14 dicembre, quando mollò Fini per tornare in maggioranza – Berlusconi avrebbe affidato il compito di organizzare cene di “fund raising” tra gli imprenditori. Intorno a queste voci si alimenta l´ansia di chi teme di restare senza futuro.

Un malessere che alberga soprattutto al Nord, dove i pidiellini stanno subendo l´offensiva movimentista della Lega. Il 23 dicembre scorso il coordinamento regionale della Lombardia, presenti tutti gli ex ministri, è quasi finito in rissa. Con il fratello di La Russa, Romano, che stava per venire alle mani con l´ex assessore Giancarlo Abelli. «Non alzare la voce con me», ha gridato Abelli a La Russa. E il fratello dell´ex ministro ha replicato a tono: «Se non alzo la voce alzo qualcos´altro».

Uno screzio sedato da Corsaro. Non prima tuttavia che Ignazio La Russa se la prendesse con il coordinatore Mantovani davanti ai giornalisti, accusandolo di aver organizzato una «passerella ridicola» di ex ministri. Un episodio minore, ma spia della forte tensione in corso. Sotto accusa dei “nordisti” è anche la gestione di Angelino Alfano. Troppo appiattita sul governo, dicono. E troppo attenta all´alleanza con l´Udc per il voto meridionale. «Alfano – sbotta un ex ministro del Pdl – pensa al patto con Casini ma a noi interessa la Lega. Non ci stiamo a suicidarci per lui».

Così, con il voto alle amministrative che si avvicina, c´è anche chi lavora a una separazione consensuale. Un Pdl del Nord, guidato da Formigoni, che si allea con il Carroccio. E un Pdl del Sud lasciato ad Alfano. È un fatto, ad esempio, che Daniela Santanché, proprio durante il turbolento coordinamento regionale del 23 scorso, abbia lanciato l´idea di una nuova riunione dopo le feste dedicata espressamente alla «questione settentrionale».

Mentre un´altra ex ministra come Michela Vittoria Brambilla chiede invece al partito di «tornare fra la gente a fare opposizione altrimenti, dopo il Veneto, anche in Brianza gli elettori inizieranno a guardare alla Lega».

Intanto i due uomini forti del Nord, Ignazio La Russa e Roberto Formigoni, hanno di recente stretto un patto di ferro per sostenere le reciproche ambizioni e tenere aperta la porta alla Lega. Dopo che il congresso di Lodi (l´unico effettuato dal Pdl in Lombardia) ha sancito la sconfitta dell´ala La Russa a favore del candidato sostenuto da Formigoni, i due sono venuti a patti. L´intesa sarà suggellata dalla nomina di un “larussiano” a coordinatore della provincia di Milano e di un formigoniano a coordinatore milanese.

L´altro fronte aperto è quello del sostegno al governo. Se da una parte il Cavaliere ricomincia a fare la voce grossa, dall´altra sta infatti cercando di non tagliare i ponti con gli “uomini nuovi” del governo Monti. L´attenzione dell´ex premier si è concentrata su Corrado Passera, individuato come il vero candidato forte del futuro.

«Non dobbiamo regalarlo al Pd», ripete spesso il Cavaliere. Così è iniziato il corteggiamento. Tanto che a Como, la città di Passera, alle prossime elezioni, il Pdl sta pensando di candidare Maurizio Traglio, un imprenditore molto vicino al ministro dello Sviluppo. Tanto da essere stato uno dei pochissimi comaschi invitati alle nozze, lo scorso giugno, tra Passera e Giovanna Salza a villa d´Este.

 

Francesco Bei per “la Repubblica”

Pensioni, la differenza tra Nord e Sud

Anzianità e invalidità sono erogate diversamente da territorio e territorio. Le difficoltà della possibile riforma

 

Perché è così difficile riformare le pensioni in Italia? Perché spesso si tratta di andare a toccare equilibri specifici molto sedimentati, su cui si basa anche il consenso elettorale. Gianni Trovati sul Sole 4 Ore ci spiega ad esempio quali sono le differenze di erogazione tra anzianità ed invalidità. E già osservando il grafico si capisce ad esempio perché Umberto Bossi sia tanto ritroso sul tema:

 

A spostare a Nord il baricentro previdenziale sono proprio le pensioni nell’occhio del ciclone, quelle di anzianità, caratterizzate da una distribuzione che la geografia industriale del Paese fa intuire facilmente ma che i numeri dei censimenti Inps rendono più plateale. Gli assegni di anzianità erogati ogni mese dall’Istituto di previdenza sono poco meno di 4 milioni, ma per due terzi si concentrano nelle Regioni del Nord e la Lombardia da sola ne accumula quasi un milione. In rapporto alla popolazione, la densità massima si raggiunge in Piemonte, con più di loo assegni ogni mille abitanti, seguito a ruota da Emilia Romagna e, appunto, Lombardia: in Campania e Calabria, per fare un confronto, lo stesso rapporto si ferma sotto quota 25 assegni per mille abitanti, con una densità quattro volte inferiore a quella piemontese. Le coordinate della previdenza, non solo quelle geografiche, non possono lasciare indifferenti i 3o-4oenni, soprattutto i para-subordinati e i “discontinui” (vale a dire, con periodi non coperti da contribuzione), i quali sperano che un’eventuale riforma possa servire a finanziare un ridisegno delle regole e non solo a tamponare i conti pubblici.

Sui quali la spesa previdenziale pesa come un macigno, che – per le sole pensioni di vecchiaia e anzianità dell’Inps vale oltre 125 miliardi all’anno, di cui una grossa fetta pagati a persone di età fra i 45 e i 59 anni:

Certo, i dati dell’Inps interessano molto la politica, sempre più ancorata a riferimenti territoriali (non solo in casa leghi-sta) e ansiosa di dover spiegare agli elettori di casa propria le ragioni delle diverse scelte. Il problema non sono tanto i titolari delle pensioni attuali, perché “le vecchiette” più volte evocate in questi mesi dal leader della Lega Umberto Bossi perspiegare il non possumus opposto dal Carroccio sono ovviamente al sicuro da ogni intervento; il punto sono le aspettative a breve-medio termine dei lavoratori dipendenti, soprattutto del settore privato dove si concentra l’ampia maggioranza delle anzianità, che si stanno avvicinando all’età di uscita dal lavoro e si vedrebbero imporre i tempi supplementari, con scaloni non indifferenti se dovessero avere la meglio le ipotesi più drastiche sul tramonto dell’uscita anticipata di anzianità. Si tratta, insomma, di una questione di rappresentanza, e su questa base si salda nel campo previdenziale un’alleanza inedita fra il Carroccio e le organizzazioni sindacali, Cgil in testa.

I “rapporti di forza” territoriali fra le diverse categorie previdenziali, infatti, dipendono dal profilo locale del mondo del lavoro:

Se la pensione di anzianità è il “prodotto tipico” del lavoro dipendente nel settore privato, quella di vecchiaia ha caratteristiche più universali, e di conseguenza è meno unidirezionale. In Molise, dove la pensione di vecchiaia raggiunge la diffusione più intensa, arrivano 36mila assegni ogni mese, uno ogni u3 abitanti: il doppio esatto rispetto a quello che succede nelle anzianità, dove Campobasso e dintorni viaggiano poco sotto la media nazionale. La prevalenza meridionale, invece, è netta quando si passa agli assegni sociali e a quelli destinati all’invalidità civile. Se sul primo versante la ragione è ovvia, e dipende proprio dalla stessa struttura produttiva debole che spiega la carenza di pensioni di anzianità, il secondo fatica ancora a trovare una spiegazione logica “ufficiale”. Le ondate di controlli alimentate negli ultimi tre anni dall’Inps per revocare le false pensioni di invalidità hanno avuto effetti importanti, limando il monte di assegni dai 3,2 milioni che si registravano nel 2008 ai 2,78 milioni attuali. A non cambiare, però, è la distribuzione territoriale dell’intervento, che con l’eccezione dell’Umbria (poco significativa dal punto di vista statistico per i piccoli numeri che mette in campo) è tutta puntata a Sud. Calabria e Sardegna registrano più di 66 assegni di invalidità ogni mille abitanti, seguiti dalla Campania che si attesta poco sopra quota 58, mentre Lombardia, Veneto e Piemonte si fermano molto prima delle 4o invalidità civili ogni mille abitanti.

Segno che anche dopo le prime scremature la pensione d’invalidità civile continua a svolgere un improprio ruolo di ammortizzatore sociale nei territori più deboli economicamente.

 

Dario Ferri

La Padania: i rifiuti se li tenga il Sud

Bossi parla e il quotidiano di casa rincara la dose: la mozzezza sotto il Po

‘Rifiuti? A casa loro’: titola cosi’ La Padania di domani che in prima pagina scrive inoltre: ‘Il Carroccio ribadisce la contrarieta’ ad importare ancora una volta al Nord il problema irrisolto da decenni in Campania. Le regioni confinanti aprano le loro discariche’. Una posizione che richiama quella espressa da Bossi stamane, in relazione al Cdm in tema che, sembra, domani il Governo cercherà di far passare separatamente dalla manovra.

MONNEZZA – Un tema, quello dei rifiuti, che anche oggi ha tenuto banco fra le parti politiche. ‘A poche ore dal Consiglio dei Ministri di domani pomeriggio e’ davvero sconcertante che non risulti ancora prevista la trattazione di misure urgenti per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania. Sia chiaro: trattare sul serio l’emergenza non e’ sparecchiare qualche sacchetto per qualche giorno’. A dichiararlo e’ il parlamentare Pd e responsabile ‘ciclo rifiuti’ del Pd Campania, Fulvio Bonavitacola. ‘Con l’esaurirsi di Chiaiano e Terzigno e la mancata individuazione di nuovi siti, Napoli e la Campania saranno costretti a chiedere aiuto alle altre Regioni per almeno altri sei mesi, tempo minimo per attrezzare nuove discariche’ aggiunge Bonavitacola. ‘Per ragioni ordinamentali e di educazione civica nei rapporti istituzionali non si puo’ chiedere alle altre Regioni di accogliere i rifiuti campani per sei mesi e non dichiarare lo stato d’emergenza. Mi auguro che anche Luigi De Magistris comprenda bene questo aspetto per fare fronte comune nei confronti del governo: occorre evitare di fornire alibi al centrodestra’ conclude Bonavitacola.

FUORI DALLA MANOVRA - Il decreto sui rifiuti potrebbe giungere domani ‘fuori sacco’ in Cdm. E’ quanto si apprende in ambienti della maggioranza. L’obiettivo del governo e’ di varare al piu’ presto il provvedimento tenendo conto delle disponibilita’ in questa materia delle Regioni. Tant’e’ che e’ previsto, prima del Consiglio dei ministri, un incontro fra esecutivo e Regioni, intorno alle 13,30, per fare il punto e valutare le disponibilita’ a ricevere e trattare i rifiuti provenienti dalla provincia di Napoli. In base a questa disponibilita’ sara’ messo a punto il testo del provvedimento che passera’ poi al vaglio della riunione del Cdm. “Domani in Cdm si discutera’ – ha detto Cosentino, coordinatore campano del Pdl – e molto probabilmente si trovera’ una soluzione. Stiamo lavorando e confidiamo si superare le perplessita’ della Lega”. L’ipotesi su cui si sta lavorando, ha concluso, “e’ che la Campania riesca a trasferire i rifiuti alle regioni piu’ prossime e anche a quelle che daranno il loro assenso”. Il riferimento è alle parole di Bossi, che aveva dichiarato: “Il decreto rifiuti in Cdm non passera’ tranquillamente. Noi comunque siamo contrari” Il Senatur ha inoltre offerto anche la sua ricetta per uscire dall’emergenza: “Napoli deve cercare un accordo con le regioni limitrofe”.

Dario Ferri

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