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Processo Ruby, chiesti 6 anni di carcere per Berlusconi!
La requisitoria del Pm Boccassini che chiede pure l’interdizione perpetua dai pubblici uffici
Il pm Ilda Boccassini, al termine della requisitoria, ha chiesto 6 anni di reclusione per l’ex premier Silvio Berlusconi, imputato di concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby.
Il pm Ilda Boccassini ha anche chiesto per Berlusconi l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. (ANSA)
“Prima del 14 febbraio non abbiamo dubbi che Ruby si prostituisse”. Lo ha detto il procuratore aggiunto Ilda Boccassini nella sua requisitoria a Milano al processo che vede Silvio Berlusconi accusato di concussione e prostituzione minorile.
E ”non vi è dubbio che Karima abbia fatto sesso con l’imputato e che ne abbia ricevuto dei benefici”.
Quanto alle serate ad Arcore, il pm ha sostenuto che, in base ai tabulati telefonici acquisiti, la giovane marocchina ha ”anche dormito nella residenza di Berlusconi il 20 e 21 febbraio, il 9 marzo, il 4 e 5 aprile, il 24, 25 e 26 aprile 2010 e l’1 e il 2 maggio 2010”. Inoltre “nel momento in cui Karima viene portata ad Arcore, Emilio Fede sapeva che quella ragazza era minorenne; non poteva non saperlo”. E’ un altro passaggio della requisitoria. “Possiamo immaginare – ha continuato Boccassini – che Fede non abbia mai avvertito Berlusconi che stava introducendo nelle serata di Arcore una minorenne?”. E anche ”Nicole Minetti, oltre a Conseisao e Pasquino, è consapevole della minore età di Karima. Sa quello che succede ad Arcore ed è del tutto evidente che quando si precipita in Questura (la sera del 27 maggio 2010, ndr) sa che Karima è minorenne” ha sostenuto il pm, aggiungendo che ”il funzionario della Questura non poteva non sapere chi fosse Nicole Minetti”.
Riferendosi poi al capo di gabinetto della Questura di Milano, ”non poteva non sapere chi fosse
Nicole Minetti e che tipo di affinità ‘elettive’ avesse con Berlusconi” ha sostenuto Boccassini, ricostruendo la chiamata dell’ex premier a Pietro Ostuni per l’affidamento di Karima. La prima telefonata tra i due, ha spiegato Boccassini, avviene alle 23:49. “Prima di questa, Michelle Consensao aveva parlato con Berlusconi e lei era consapevole della minore età di Ruby”. Nel corso della prima telefonata, Berlusconi segnala in Questura “la nipote del presidente Mubarak”.
”Quando Ostuni chiama il Questore sa che quella di Mubarak è una colossale balla” ha detto il procuratore
aggiunto, aggiungendo che “la minorenne era già stata fotosegnalata” e nel corso delle prime telefonate Ostuni era stato messo al corrente che Ruby aveva negato di essere la nipote dell’ex presidente egiziano. Quella notte “il pm Annamaria Fiorillo aveva autorizzato a trattenere Karima in Questura fino al mattino successivo” ha detto Bocassini, ricostruendo nella sua requisitoria le telefonate intercorse tra il magistrato di turno del Tribunale dei Minori e la funzionaria della Questura, Giorgia Iafrate, nella notte tra il 27 e il 28 maggio. Le “pressioni” di Berlusconi avrebbero poi, secondo il magistrato, costretto i funzionari della Questura ad agire diversamente, affidando Ruby a Nicole Minetti. “Avvilenti le dichiarazioni della Iafrate che afferma che Fiorillo le aveva dato il suo consenso”. E’ invece “evidente e oltre ogni ragionevole dubbio che quella notte, a dispetto delle disposizioni di Fiorillo, la minore è stata consegnata a una prostituta tramite la Minetti, un rappresentante delle istituzioni”.
C’era quindi “una batteria, un apparato militare si scatena per proteggere la ragazza” ha sostenuto Boccasini. “Possiamo – ha aggiunto – credere a queste risibili dichiarazioni? E cioè che tutto ciò è stato fatto per proteggere una povera ragazza?”. Karima “ha un solo obiettivo, entrare nel mondo dello spettacolo“. Un sogno “che accomuna la stragrande maggioranza delle ragazze che frequentano la casa di Silvio Berlusconi, prostitute ma anche ragazze di buona famiglia” ha affermato Boccassini, spiegando che “tutte le persone volevano avvicinare il presidente con la speranza di ottenere favori, denaro e lavoro nel mondo dello spettacolo”. ”Ruby aveva da Silvio Berlusconi direttamente quello che le serviva per vivere in cambio delle serate ad Arcore” ha affermato il pm. Secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero, ”anche il primo maggio, senza che avesse fatto nulla, (Karima, ndr) ha con sé una notevole quantità di denaro in banconote da 500 euro”. Secondo il pubblico ministero, “a fronte di tutte le circostanze elencate”, una persona (Berlusconi, ndr) non “si attiva in questo modo” per una ”ragazzina conosciuta saltuariamente”. Le telefonate dell’ex presidente del Consiglio in Questura, di conseguenza, sono servite, per il magistrato a “coprire quello che accadeva durante le cene di Arcore” e la stessa concussione deriverebbe, secondo l’accusa, da questo intento. (ADNKRONOS)
La Legge sulle liste pulite si rivela un clamoroso FLOP! Indagati e Condannati pronti a tornare in Parlamento
Alla prova del voto la legge sulle liste pulite si rivela per quello che molti commentatori avevano paventato che potesse essere, un clamoroso flop. Nonostante ben tre ministeri di peso – Interno con Cancellieri, Giustizia con Severino, Funzione pubblica con Patroni Griffi – si siano impegnati per mesi, il risultato ora è sotto gli occhi di tutti. In vista della chiusura sui candidati, quella legge si rivela non sufficiente per garantire effettivamente “liste pulite”.
Il divieto di candidarsi per i soli condannati in via definitiva con una pena minima di due anni per reati gravi non ferma la grande massa dei nomi più discussi, tutti coloro che hanno processi in corso per reati gravi, dall’associazione mafiosa o camorristica alla corruzione, al finanziamento illecito alla frode.
Una carica di 95 parlamentari uscenti, tutti con condanne ancora non passate in giudicato o ancora indagati, irromperà nella gara per palazzo Madama e per Montecitorio. La parte del leone la farà ancora il Pdl che, con Silvio Berlusconi alla testa, guida la classifica dei politici italiani nei guai con la giustizia. Dopo il Cavaliere, che rischia nel 2013 una condanna definitiva a 4 anni per il caso Mediaset e una nuova sentenza negativa per la vicenda Ruby, ecco i personaggi più noti del suo entourage.
In testa Denis Verdini che addirittura sta materialmente selezionando i candidati, nonostante abbia tre inchieste con cui fare i conti. Il Pdl potrebbe rilanciare ex onorevoli ed ex senatori che hanno riempito le cronache giudiziarie, da Aldo Brancher a Salvatore Sciascia, da Alfonso Papa ad Altero Matteoli.
Ma il vero caso delle prossime elezioni, visto dal coté dei palazzi di giustizia, rischia di essere quello del gruppo Grande Sud del ex deputato Pdl Gianfranco Micciché. La sua futura lista, collaterale a quella di Berlusconi, potrebbe raccogliere alcuni degli inquisiti e già condannati più chiacchierati e quindi più scomodi per l’ex premier. Il nome più noto in prima battuta è quello di Marcello Dell’Utri, l’ex manager di Publitalia, senatore uscente, che rischia una pesante condanna per concorso in associazione mafiosa.
Grazie all’esclusione dalla legge sull’incandidabilità di chi ha patteggiato una pena, per lui non conta il
verdetto definitivo a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frode fiscale che risale al ’99. Ma sono i processi di Palermo i più imbarazzanti, soprattutto quello sul concorso in 416bis che lo ha visto subire una pena di 9 anni in primo grado poi ridotta a 7, fermata dalla Cassazione per un annullamento e il rinvio a un nuovo appello. Accanto a Dell’Utri potrebbe correre Nicola Cosentino, salvato dall’arresto grazie al no della Camera nonostante un’accusa di concorso esterno in associazione camorristica. Altri due inquisiti noti come Clemente Mastella e l’ex Idv Americo Porfidia potrebbe trovare un posto con Miccichè.
Esiste ovviamente un caso Lega, soprattutto dopo la nuova inchiesta esplosa per la gestione dei fondi al Senato, che vede coinvolti l’ex ministro Calderoli e il capogruppo Bricolo. Dibattito anche nell’Udc per il segretario Cesa per via di una condanna per corruzione annullata per incompatibilità del gip.
Ma è nel Pd che, giusto domani nella direzione del partito, si porrà il problema di che fare non solo di chi, parlamentare uscente, conta una condanna, ma di chi ha vinto le primarie di fine dicembre e ha un nome che figura in qualche inchiesta. A porre il problema è stato l’ex pm di Venezia Felice Casson, adesso il Pd è chiamato a confrontare la posizione dei singoli aspiranti con il suo codice etico.
A far discutere le vicende giudiziarie degli ex parlamentari Giovanni Lolli, aquilano, imputato per favoreggiamento, Nicodemo Oliverio, di Crotone, imputato per bancarotta fraudolenta, Vladimiro Crisafulli, ennese, rinviato a giudizio per abuso d’ufficio. Tutti e tre hanno vinto le primarie. Ad essi si aggiungono altri vincitori i cui nomi sono però finiti nelle cronache giudiziarie. Si tratta di Bruna Brembilla, milanese, citata in un’indagine sulla ‘ndrangheta;
Andrea Rigoni, di Massa, condannato a 8 mesi per abuso edilizio, ma prescritto; Ludovico Vico, di Taranto, intercettato nell’inchiesta sull’Ilva mentre progetta di attaccare l’ex presidente di Legambiente Della Seta una volta arrivato in Parlamento; Antonio Papania, di Alcamo, che ha patteggiato una pena di due mesi per abuso di ufficio nel 2002. Nel Pd l’aria che si respira è questa: coinvolgimenti non significativi, condanne lievi. Rischia soprattutto Vico, l’unico che non ha vinto direttamente le primarie.
Liana Milella per “la Repubblica“
Addio legittimo impedimento il deputato Berlusconi va a processo
Con le dimissioni da presidente del Consiglio vengono a cadere molte delle motivazioni che hanno fin qui rimandato il calendario giudiziario dei tre processi in cui il Cavaliere è imputato. Corsa contro il tempo per il caso Mills in cui B. è accusato di corruzione. Attesa per la sfilata di testimoni del Ruby-gate, che potrebbe coincidere con una eventuale campagna elettorale
Addio legittimo impedimento. Con le dimissioni dalla carica di premier cadono molti dei motivi con cui Silvio Berlusconi ha fino ad oggi rallentato l’iter dei processi. E ora il calendario potrebbe intensificarsi. Da oggi, come parlamentare, l’ex premier potrà invocare il legittimo impedimento solo in caso di votazioni in aula e per tutti quei motivi (malattia o viaggi all’estero, ad esempio) per i quali chiunque può chiedere un rinvio. Sono tre a Milano i procedimenti penali che lo vedono imputato e in quarto è stato chiesto il suo rinvio a giudizio: il ‘caso Ruby’, dove deve difendersi dall’accusa di concussione e prostituzione minorile, la gestione dei diritti tv da parte di Mediaset, la presunta corruzione dell’avvocato inglese David Mills e il passaggio di mano dell’intercettazione disposta nel corso dell’indagine sulla mancata scalata alla Bnl tra Piero Fassino e Giovanni Consorte. Intercettazione finita sulle pagine de il Giornale, per la quale il 5 dicembre prossimo il gup di Milano Maria Grazia Domanico deciderà se disporre il rinvio a giudizio anche per il leader del Pdl dopo quello già deciso per il fratello Paolo.
Il procedimento più delicato, quello che ha le ‘settimane contate’ prima della prescrizione è quello sul caso Mills. Il pubblico ministero Fabio De Pasquale potrebbe dare battaglia per chiedere di inserire nuove udienze e arrivare, in tempi stretti, a una sentenza nei confronti dell’imputato accusato di corruzione in atti giudiziari. Il 5 dicembre prossimo è fissato l’interrogatorio di Berlusconi, chiamato a difendersi dall’accusa di aver consegnato 600mila dollari a Mills per fornire testimonianze reticenti, e in quell’occasione l’ex premier, al quale resta lo status di deputato, non potrà far valere impegni governativi di sorta. Per capire quale sarà l’accelerata, se ci sarà, nell’aula del caso Mills bisognerà attendere il 28 novembre quando le parti torneranno a riunirsi per l’interrogatorio, in video conferenza, del legale inglese, già condannato in primo e secondo grado per il reato di corruzione poi prescritto dalla Cassazione.
Ritmi più intensi, probabilmente, anche per il processo sui diritti tv dove Berlusconi è accusato di frode fiscale per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti di film americani da parte di Mediaset, il secondo procedimento che si avvicina alla prescrizione. Anche qui, come nel caso Ruby, pende la spada del conflitto di attribuzione tra poteri dello stato, dopo che la Consulta ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato dei legali di Berlusconi contro il diniego della corte di concedere il legittimo impedimento in una udienza del marzo 2010. Ma la Corte Costituzionale non si esprimerà prima della metà del 2012. Procede in attesa della Consulta anche il processo per il Ruby-gate. Il processo è iniziato lo scorso 6 aprile e sembra difficile ipotizzare nuove udienze rispetto a un calendario già fitto e senza rischi temporali, dal momento che la vicenda sarà prescritta solo a partire dal 2025. Ma l’addio di Berlusconi a Palazzo Chigi potrebbe far saltare l’accordo raggiunto tra la Procura di Milano e i legali dell’imputato per mediare tra le esigenze dei giudici e gli impegni del Cavaliere. Una prospettiva che potrebbe tradursi – in tempi di campagna elettorale – in una successione ravvicinata di impegni giudiziari.
Redazione Il Fatto Quotidiano
Il Caimano non c’è più ma lo Stato (cioè NOI) continua a pagarle!
Da Nicole Minetti a Francesca Pascale. Da Giovanna Del Giudice a Antonia Ruggiero. E poi Laura Comi, Elvira Savino, Gabriella Giammanco. La lunga lista di amiche del premier che occupano, e continueranno ad occupare, un posto pubblico. Anche dopo la caduta del loro pigmalione
“Me le sono tolte dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio”. L’illuminato assioma è di Silvio Berlusconi. Lo rivela Barbara Faggioli a Nicole Minetti nel corso di una telefonata intercettata dai pm milanesi titolari dell’inchiesta Ruby. E a guardare in consigli comunali, provinciali, regionali e nelle aule del Parlamento si trovano decine e decine di ragazze che il premier è stato così cortese da togliersi “dai coglioni” scaricandone il mantenimento allo Stato. Cioè dei contribuenti. Di quelli che in Italia le tasse le pagano e che non hanno seguito il suo monito da statista: “Giusto evadere le tasse esagerate”. Lui oggi cade, trascina con sé il Pdl, ma al Paese lascia (anche) le rappresentanti della corrente forza gnocca elette in mezza Italia.
A COMINCIARE proprio da Nicole Minetti, simbolo di “forza gnocca” nonché regina indiscussa delle
notti a ritmo di bunga bunga. L’ex valletta e igienista dentale, dal premier apprezzata per le performance sul palo di lap dance ad Arcore tanto da meritare la benedizione di papi con il crocifisso, è stata inserita nel listino bloccato di Roberto Formigoni. Lo stipendio a carico della Regione Lombardia è di circa ventimila euro al mese. Sta bene, lo ammette anche lei in diverse telefonate. Invece l’amica Barbara Faggioli dal consiglio comunale di Milano, dove Berlusconi le ha garantito una poltrona, vuole arrivare a Montecitorio. Se ne lamenta con l’amica. “Facciamo come la Carfagna. A lui gli fa comodo mettere me e te in Parlamento, perché lui dice me le sono levate dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio”. Faggioli si lamenta. “Che cazzo faccio sto in Comune per altri cinque anni? A guadagnare 600 euro”. Meglio il Parlamento in effetti. Minetti preferisce restare dove è. “Io sto troppo bene a Milano, me ne sto lì dove sono, sto da Dio”. A Roma “alla fine guadagnerei uguale, perché guadagni duemila euro in più, chi se ne frega per duemila euro”. Anche perché in Regione l’impegno profuso in questi anni da Minetti è pari a zero. Ma almeno partecipa con assiduità alle sedute consiliari. Francesca Pascale, invece, in aula è entrata appena una volta.
La 26 enne meteora dello spettacolo è stata eletta nelle file di forza gnocca nel 2009 al consiglio provinciale di Napoli. Da allora ha preso parte ad appena una riunione della commissione Lavoro. In media le commissioni si riuniscono 20 volte al mese. Ma non manca nelle serate di relax del premier. Mercoledì, nelle ore tra le più drammatiche per il Paese, la papi-girl è corsa a Palazzo Grazioli con la sua Smart sfilando davanti le decine di giornalisti assiepati in attesa di comunicare al mondo la liberazione e la caduta del berlusconismo. Il Cavaliere era comprensibilmente stressato. Pascale percepisce uno stipendio di circa diecimila euro. Poco meno di Giovanna Del Giudice, ex meteorina del Tg 4 di Emilio Fede, che alla Provincia di Napoli è riuscita a ottenere persino il posto di assessore. Come Antonia Ruggiero, anche lei assessore ma in Regione Campania. Lei ha ringraziato pubblicamente: “Mi ha voluta lui”. Fortuna toccata anche a Emanuela Romano, oggi assessore a Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli, ed esclusa dalle liste per le Europee a causa dell’uscita di Veronica Lario sul “ciarpame senza pudore”.
Anche a Bruxelles di donne “di cui fidarsi” il premier ha fatto in tempo a sistemarne. Laura Comi si è salvata dall’epurazione. Così come Barbara Matera e Licia Ronzulli, indicata come prima vera “selezionatrice” delle pulzelle da portare nelle cene eleganti del premier. Le eurodeputate hanno stipendi più bassi e meno benefit rispetto alle colleghe sedute a Roma. Del resto, la Casta più privilegiata al mondo, ormai è noto, siede a Montecitorio. E le rappresentanti di forza gnocca (quasi una corrente del Pdl) qui sono addirittura salite al governo. È deputata Elvira Savino, amica dell’ape regina Sabina Began. Alla Camera siede anche Mariarosaria Rossi, badante di B. fino a essere stanca del bunga bunga (“che palle, ti saluto”, disse a Fede). Qualche scranno di lato e si trova Gabriella Giammanco, ex giornalista del Tg 4 ed ex fidanzata di Augusto Minzolini. Ma le vere pupille di Berlusconi hanno conquistato il governo: Mariastella Gelmini, Michela Vittoria Brambilla e Mara Carfagna, la preferita. Di cui il Cavaliere tesse le lodi al telefono con il latitante faccendiere Valter Lavitola.
Davide Vecchi
“Visti dall’estero” – Rubygate e Italia, un paese fuori controllo!
Mercoledì inizia a Milano il processo contro Berlusconi per concussione e prostituzione. La vicenda va oltre questo caso particolare.
Mettiamo da parte per una volta la questione, tuttora controversa, se il primo ministro italiano abbia fatto sesso a pagamento con la allora 17enne marocchina Ruby Rubacuore. Resta comunque un fatto: Berlusconi in persona ha telefonato a fine maggio alla questura di Milano, per fare pressioni affinché la stessa Ruby, fermata per furto, venisse rilasciata. Quand’anche avesse davvero creduto, che si trattava di una nipote dell’ex presidente egiziano Hosni Moubarak, in quale paese democratico dopo una simile vicenda un capo di governo non avrebbe rassegnato le proprie dimissioni?
Perché in Italia non è così? Questa è la domanda più frequente, che si pongono – e non per la prima volta – gli osservatori stranieri in relazione a Berlusconi. Le risposte verranno dal “Rubygate”, il processo contro il premier che inizierà la settimana prossima e che farà chiarezza sul caso Italia, che è molto più importante che far chiarezza su questa vicenda specifica che coinvolge Berlusconi.
1. La Maitresse in Parlamento
Una figura chiave in tutta la vicenda Rubygate è Nicole Minetti, 26enne consigliere regionale del PdL in Lombardia. Assieme al direttore del TG4 Emilio Fede e al manager dei vip Lele Mora avrebbe procacciato quelle circa 45 ragazze, con cui secondo le accuse il premier si sarebbe trastullato. Su ognuno dei tre incombe una imputazione per sfruttamento della prostituzione.
La Minetti è stata l’igienista dentale di Berlusconi, prima di aver partecipato a qualche programma televisivo e di aver fatto il suo ingresso in politica. É stata eletta alle elezioni regionali, sulla base di una legge elettorale votata dal secondo governo Berlusconi e che poi lo stesso ministro competente ridendosela aveva definito una “porcata”. Vengono stilate liste elettorali che non possono essere modificate, che danno ai capi di partito la possibilità di scelta dei candidati da eleggere o non eleggere. E ciò per concedere incarichi, retribuzioni principesche e altri privilegi come vitalizi dopo solo una legislatura.
2. Il farsi giustizia da sè della magistratura
La maggior parte di ciò che l’opinione pubblica conosce del ruolo della Minetti nel caso Rubygate, lo ha appreso da indiscrezioni provenienti dalle autorità inquirenti. Il fatto che parecchi quotidiani italiani pubblicano con regolarità e in maniera dettagliata i risultati degli interrogatori e delle intercettazioni telefoniche, fa giungere ad una sola conclusione: i giornali vengono sistematicamente tenuti informati da documenti strettamente confidenziali provenienti dagli ambienti giudiziari – e non parliamo solo della vicenda Ruby. Quindi la giustizia che già è frustrata dai continui attacchi di Berlusconi e che è sofferente per un organico ormai da tempo sottodimensionato, asseconda il colpevolismo mediatico. E viola i principi fondamentali del diritto pubblico come quello della presunzione di innocenza.
Di questa giustizia fai da te della magistratura in Italia si parla poco. Tranne nel caso in cui il quotidiano Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi ha attaccato il procuratore Ilda Boccassini, che sostiene l’accusa nella vicenda Ruby. Immediatamente il Consiglio Superiore della Magistratura ha avviato un’indagine interna per il trapelare delle indiscrezioni. Simili retroscena alimentano gli attacchi dalla coalizione di destra, giudici e pubblici ministeri perseguono una politica di sinistra o per lo meno si sono costituiti come un inviolabile stato nello stato.
3. Trasparenza senza trasparenza
I giornali dedicano numerose pagine a queste indiscrezioni, senza scrupoli e spesso indipendentemente dalla rilevanza penale del fatto. Particolarmente impegnati in questo campo sono i due corrispondenti del quotidiano La Repubblica, Piero Colaprico e Giuseppe D’Avanzo. Si pensi per esempio al 16 marzo, il giorno in cui un inquirente milanese ha deciso di processare Berlusconi con rito abbreviato. In quel caso hanno descritto un interrogatorio di Ruby avvenuto il 3 agosto 2010, come se vi fossero stati presenti. Nocciolo della questione: Ruby avrebbe detto a Berlusconi di essere minorenne. Il 16 febbraio anche il Corriere della Sera scrisse che quel 3 agosto ebbero luogo due interrogatori. Secondo il Corriere Ruby sarebbe solo caduta in contraddizione rispondendo alla domanda se Berlusconi fosse a conoscenza della sua vera età.
La Repubblica aveva fonti di informazioni diverse, forse molto meno affidabili del Corriere della Sera? O i giornali si attengono ad un ordine del giorno assegnato loro da Berlusconi? Perché non hanno pubblicato gli atti su Internet dopo lo scoop, in modo che i lettori stessi potessero farsene un’idea? “Nella vicenda Ruby sono fiero di ogni indiscrezione che riesco a pubblicare” ha riferito brevemente Colaprico ad un giornalista straniero a Milano.
4. Il nemico del mio nemico
Ruby non è l’unico processo, che Berlusconi deve affrontare in questi giorni. Nel frattempo il parlamento discute in merito alla riforma della giustizia una nuova legge, che permetterebbe a Berlusconi di liberarsi di uno di questi processi. Inoltre questa settimana sono avvenuti tafferugli nella camera dei deputati, che hanno visto come protagonista il ministro della difesa Ignazio La Russa. La Russa avrebbe offeso non solo i deputati della sinistra ma anche il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Fini non ha considerato questo attacco rivolto alla sua persona, bensì alle istituzioni statali, così come fa ogni volta per ogni attacco alla sua persona rivoltogli dalla coalizione di governo, che lo ha preso di mira da quando lui ha rotto con Berlusconi. Il fatto che Fini stesso mini queste istituzioni, ricoprendo contemporaneamente il ruolo di leader dell’opposizione e il ruolo di presidente della Camera sostanzialmente super partes, non sembra preoccuparlo. E nemmeno gli altri partiti dell’opposizione, che di solito chiedono ad alta voce più rispetto nei confronti delle istituzioni. Come si dice nelle alte sfere della poltica: “Il nemico del mio nemico è mio amico”.
5. La principessa al ballo delle debuttanti
Di nuovo parliamo di Ruby. Comparirà in processo sia come testimone per l’accusa che per la difesa. In quanto vittima del reato di prostituzione minorile, dal punto di vista dell’accusa, lei è anche parte lesa. Non è una beffa? Stiamo parlando di una 17enne, che si spaccia per 24enne e ne ha anche l’aspetto e che sembra avere un unico scopo nella vita: diventare famosa e ricca il prima possibile. Che sembra parli del più o del meno negli interrogatori e nelle intercettazioni telefoniche. Che si gode le sue apparizioni televisive tra lacrime ed esaperata gestualità. Che si fa portare a Vienna in jet per fare il suo ingresso al ballo delle debuttanti come fosse una principessa.
Cosucce, verrebbe da dire. Se si trattasse di un caso isolato e non di centinaia di ragazze, che mirano a raggiungere esattamente il medesimo scopo. Ma finora non tutte sono riuscite, come Ruby, Noemi Letizia o Patrizia D’Addario, a metter piede nella agognata camera da letto di Berlusconi.
Traduzione di Claudia Marruccelli
[Articolo originale "Rubygate und Italien – ein Land ausser Rand und Band" di René Lenzin]
“L’assessore vicina a Renzo Bossi? Si spaccia per laureata ma non lo è”
L’accusa del giornalista licenziato per aver scritto un libro sul Bunga bunga. E i giudici aprono un’indagine
Dopo l’uscita di un istant book sul caso Ruby il figlio del Senatùr Renzo Bossi aveva cacciato un portavoce dell’assessore leghista. Licenziato in tronco, con una email di due righe: «È stato un ordine politico di Renzo Bossi”, aveva detto Marco Marsili, già discografico — è il marito di Viola Valentino — e oggi giornalista.
IL RACCONTO – Lo scorso 14 febbraio aveva firmato un contratto come portavoce di Monica Rizzi, assessore allo Sport della giunta lombarda. Poi, pochi giorni dopo, contestualmente alla pubblicazione del suo instant-book «Onorevole bunga bunga. Berlusconi, Ruby e le notti a luci rosse di Arcore», arriva una scarna email che gli comunica la fine del «contratto fiduciario». Marsili non ha dubbi: «Siamo alla censura, si tratta di una ritorsione politica per ordine di Renzo Bossi». Protagonista era l’assessore in Regione Lombardia allo Sport Monica Rizzi (Lega), del quale era portavoce. Ma la guerra non è finita: «L’assessore farebbe meglio a preoccuparsi dell’inchiesta aperta in Procura a Brescia per il titolo di psicologa che non ha mai conseguito » ha dichiarato il giornalista andandosene.
La dirigente leghista, ieri irreperibile, per tutta risposta minaccia querela.
Ma la vicenda si complica.
Perché pur nel riserbo generale emerge che i magistrati stanno effettivamente lavorando sul «caso» Rizzi, dopo una denuncia dell’Ordine degli psicologi.
“Rifatti il seno o le labbra, offre Silvio”
Per gli inquirenti ci potrebbero essere anche operazioni chirurgiche per sette ragazze tra i bonus offerti da Spinelli alle Papi Girls di via Olgettina
La notizia la riportano Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella sul Corriere della Sera: Giacomo Urtis, 34enne chirurgo estetico, potrebbe aver effettuato micro-interventi alle ragazze di via Olgettina, “offerti” dal premier per pagare le prestazioni sessuali.
Non soltanto le buste di denaro contante regalate (come quella da 20.000 trovata in una delle perquisizioni il 14 gennaio), le auto comprate (almeno 13 per 280 mila euro), le collane comprate in blocco (ad esempio 100 dello stesso tipo per complessivi 240.000 euro), il pagamento degli affitti di appartamenti nello stesso complesso all’Olgettina. Ma anche interventi di medicina estetica presso lo stesso dottore sardo al quale si sono affidate, per «punturine da 300 euro» a naso o labbra o seno o natiche, almeno 7 delle ragazze maggiorenni che l’accusa ipotizza siano tra quelle prostituitesi con il presidente del Consiglio.
Urtis, nato in Venezuela ma con studio ad Alghero oltre che a Milano e a Como, si descrive come il
dermatologo del figlio di Barbara Berlusconi, e dice di essersi occupato di clienti vip inviati da Lele Mora. Il suo cliente-tipo arriva spesso dal passaparola, e secondo lui anche in quel modo si sarebbero presentate ben sette ragazze di via Olgettina:
Proprio con questa dinamica sarebbero arrivate a Urtis le almeno 7 ospiti delle notti di Arcore. Agli inquirenti interessa nulla delle opzioni estetiche delle ragazze: preme invece verificare se anche questi interventi siano stati pagati da Berlusconi, o direttamente (tramite il suo tesoriere Spinelli) o indirettamente (con l’utilizzo da parte delle ragazze dei “suoi” contanti). Il dubbio è alimentato da alcune intercettazioni. In una telefonata notturna di gennaio una ragazza, che al telefono si lamenta del ritardo di Spinelli nel pagarle come al solito l’affitto mensile, si sente rispondere dalla sua interlocutrice: «Comunque io mi voglio rifare il sedere». «Amò, ma ti rifai le punture da Giacomo?». «No, mi voglio far proprio il definitivo». «Eh ti conviene, perché ormai spendi altri soldi per che cosa…». «Però me lo devono pagà», dice l’una. «Come hanno fatte tutte le altre il seno, tu non fai il seno ma fai sotto», concorda l’altra. «Speriamo che mi dà l’ok qualcuno». E l’amica ridendo: «Fai fare il preventivo e lo porti lì, cioè basta, quanto ci vuole? Io ho fatto così per fare la finta lipo, 10.000 euro eh». Lui però nega tutto:
Ma Urtis, nello svelare di essere stato interrogato dal pm Ilda Boccassini, afferma che «i miei sono trattamenti da poche centinaia di euro e a pagarli erano le ragazze. Cosa voleva sapere il pm? Soprattutto se tra le mie clienti ci fossero state le due minorenni, Ruby e Iris: ma io non le ho mai conosciute ».
Dario Ferri
Emilio Fede riesce a mentire persino su Ruby
Registrazioni e verbali sembrano non lasciare molto spazio all’immaginazione: il conduttore del Tg4 non poteva non conoscere la marocchina
Comincia male l’indagine per Emilio Fede. Nell’invito a comparire spiccato dalla procura di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi e trasmesso alla giunta per le autorizzazioni del Parlamento, emergono alcuni elementi che sembrano smentire piuttosto chiaramente la versione propugnata in questi giorni da Emilio Fede, che dice di non essere nemmeno a conoscenza dell’esistenza di una ragazza marocchina di nome Ruby.
VIENI AVANTI, RUBY – In un verbale di sommarie informazioni reso da Claudio Zagaw in data 17 dicembre 2010, relativa al concorso “Una ragazza per il cinema” svoltosi a Sant’Alessio Siculo (ME) dal 3 al 7 settembre del 2009, questo diceva:
Per quanto riguarda la presenza di tale ” Ruhy”, preciso che la stessa si è presentata la sera del 3 settembre, in ritardo rispetto all’arrivo delle altre ragazze. La ragazza sicuramente era accompagnata da qualcuno, ma non ricordo da chi” “Non sono a conoscenza se la stessa divideva la camera con altre persone. Ricordo che si è presentata con un nome diverso da “Ruhy”, dichiarando di avere 15 anni di età”…. “Nel corso della premiazione, come detto avvenuta il 6 sera, il presidente della giuria signor Emilio Fede, prima di proclamare la vincitrice della selezione “di una ragazza per il cinema 2009″, mentre tutte le partecipanti al concorso erano sul palco adibito alla sfilata, invitava spontaneamente la ragazza a nome “Ruhy” a farsi avanti, poiché questi rimasto particolarmente colpito dalla sua storia personale narrata dalla stessa nel corso della selezione decideva di parteciparla al pubblico presente…. “
L’EMILIO COMMOSSO – Ma è lo stesso Fede, annota la polizia analizzando i filmati del concorso di bellezza, a dichiararsi “commosso” per la storia di “Ruby Heyek”, che si era presentata alla manifestazione come un’egiziana:
Sottolineo c’era una ragazza di 13 anni, se non sbaglio, egiziana, mi sono commosso, ho solidarizzato, ma non soltanto a parole perché poi bisogna seguire con i fatti. Sta ragazza non ha più i suoi genitori, tenta una vìa, che cosa? Non è certamente quella della bellezza. E allora mi sono impegnato (fonetico ) e lo farò, senza bisogno di pubblicizzarlo [...] …per aiutarla
Leonardo Bianchi


















