Articoli marcati con tag ‘pensioni’
Svenditalia! E quando inizi a venderti i mobili di casa vuol dire che la fine è vicina!
Il “grande usuraio”, parafrasando Stefano Benni un poco più sboccato nei suoi Celestini, sembra ormai essere in procinto di pensare alle cose serie. Dopo la valanga di nuove tasse (che con l’acuirsi della recessione non renderanno granché), dopo l’eliminazione delle pensioni per le generazioni future, che comunque saranno costrette a pagare sempre più Inps, dopo avere posto le basi per un mercato del lavoro dove esisterà solo più la parola “uscita”, inizia il periodo delle grandi svendite. Saldi fuori stagione che costituivano il motivo primo dell’insediamento a Palazzo Chigi di un banchiere di Goldman Sachs che nessuno aveva votato, ma Napolitano si era premurato di nominare senatore a vita, per una serie di meriti che si perdono nell’imponderabile….
Ma quali saranno i beni pubblici oggetto della “svendita per cessazione di attività” che presto andranno sul mercato, per la felicità di banchieri e faccendieri senza scrupoli? Sostanzialmente, stando alle parole di Mario Monti, tutti i beni pubblici in attivo (gli unici appetibili), mentre le passività continueranno a rimanere appannaggio della contabilità dello stato, per contribuire all’incremento del debito pubblico, con lo spauracchio del quale da tempo immemorabile si menano per il naso i cittadini.
Nelle vetrine dei saldi andranno perciò le ultime grandi imprese statali, come ENI e Finmeccanica, ma anche le multiutility e le municipalizzate che gestiscono i servizi al cittadino, come Hera, Acea, A2A, partendo dai colossi, fino ad arrivare agli enti più piccoli che operano a livello comunale.
Uno schiaffo in faccia di violenza inusitata a tutti coloro che in varia misura auspicano ad un qualche recupero della sovranità nazionale, ma pure ai milioni di cittadini che si recarono a votare il referendum sull’acqua pubblica, invitati a farlo anche da quegli stessi partiti che oggi sostengono Monti e il suo programma svenditalia. Ai privati non andrà insomma solo la gestione dell’acqua, ma anche tutto il resto delle vettovaglie che si trovano sulla tavola. Dall’energia alla gestione dei rifiuti, dalle industrie di armi allo sfruttamento del suolo e del sottosuolo, dalla gestione del territorio a quella dei servizi, passando attraverso qualsiasi attività pubblica che renda quattrini.
E dove andranno a finire i ricavati di questa ciclopica operazione di svendita dell’Italia a prezzi da saldo? Ma naturalmente nel decreto sviluppo tanto caro a Corrado Passera, che ha già deciso di destinare almeno 100 miliardi di euro alla cementificazione del Belpaese.
Compiuto il delitto, una colata di cemento sistemerà tutto, nella migliore tradizione della pratica mafiosa.
Di Marco Cedolin
Mr. Monti, curatore fallimentare: «I HAVE A DREAM»
L’era giurassica sbarca (il lunario) in Parlamento. Proprio quando la partitocrazia ladrona ha promesso, a modo suo, più trasparenza sui bilanci e meno finanziamenti pubblici. Come no. Basta credergli. Si sono persino impegnati ad approvare presunte nuove norme in tempi rapidi. Eppure il curatore fallimentare Mario Mario (in caduta libera nei sondaggi come l’infame maggioranza che lo sostiene) con un gran colpo tonante di culo nomina il bandito Giuliano Amato, 74 anni, l’inventore delle Fondazioni bancarie che oggi non pagano l’IMU (ex Ici), già collezionista di poltrone dal 1983 e pensionato d’oro (ogni mese incassa 31.411 euro. Dal 01.01.1998 incassa una pensione Inpdap da ex professore universitario di 12.518 euro netti al mese, cioè 22.048 euro lordi, che corrispondono esattamente a un totale annuo di 264.577 euro. Però non si accontenta. E dunque, visto che i sacrifici sono necessari, ai 12.518 euro netti che gli entrano in tasca ogni mese aggiunge la pensioncina da parlamentare: 9.363 euro. In totale appunto 31.411 euro lordi al mese, circa 17mila euro netti, la bella cifra di 1.047 euro al giorno) superconsulente per la riforma dei partiti (lui che ha gozzovigliato per trent’anni) che dovrà fornirgli analisi e orientamenti sulla disciplina in materia per l’attuazione dei principi di cui all’art.49 della cosiddetta Costituzione, sul loro finanziamento nonché sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, già note ai più come tangenti. Roba forte, mica da ridere. Domanda: ma non ci stanno lavorando i partiti? Misteri del tecnico bocconiano Monti. «Il Maestro della Casa Reale ha avuto ordine dalla Regina di invitarla a bordo dello Yacht di Sua Maestà Britannia…». Fu questo l’aulico invito cui uomini d’affari, economisti e opinion leader italiani ricevettero per l’imbarco a bordo del panfilo più blasonato del mondo, il Her Majesty’s Yacht Britannia della corona inglese, per una passerella di grande prestigio a cui il governo italiano infedelmente si rivolgerà durante la fase delle privatizzazioni. L’anno 1992 d.C. fu davvero un anno cruciale per il destino del BelPaese, tant’è che quando Giuliano Amato divenne presidente del Consiglio qualche giorno dopo l’incontro, con il decreto n.333 dell’11 luglio 1992 trasformò in SpA le aziende di Stato IRI, ENEL, INA ed ENEL e mise in liquidazione l’EGAM. Sempre in quell’anno, il dottor Sottile dovette far fronte alla speculazione contro la Lira attuata dal predatore George Soros, bruciò 48 milioni di dollari delle riserve di Bankitalia operando un prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti degli italiani. In silenzio e in piena notte, come si addice ai ladri, per riverire servilmente i potenti dell’oligarchia finanziaria internazionale. Insomma, queste sono informazioni che sarebbero dovute essere state spiegate in lungo e in largo dalla stampa, invece, sono state accuratamente occultate al grande pubblico. Ma non finisce qua…
Tecnico chiama tecnico e il valletto Monti ne chiama altri due, come consulenti: uno è il professore Francesco Giavazzi, editorialista del Corriere della Sera, bocconiano di ferro, filoamericano e neoliberista di sinistra (ex consigliere economico alla Presidenza del Consiglio dei Ministri durante il Governo di baffetto Massimo D’Alema): «Dovrà fornire al presidente del Consiglio e ministro dell’Economia e al ministro dello Sviluppo analisi e raccomandazioni sul tema dei contributi pubblici alle imprese».
L’altro è Enrico Bondi, il burattino candidato al ruolo di commissario straordinario per la “spending
review”, già noto per nominato “Commissario alla revisione della spesa dello Stato” che però basta leggere il decreto con cui è stato nominato e le competenze che gli sono state affidate per capire il giochino di prestigio: infatti, non dovrà neppure sfiorare il Quirinale che ogni anno costa allo Stato 228 milioni di euro, la Corte Costituzionale che ne costa 64 milioni e quel Parlamento di Ladri che ne costa oltre 1,5 miliardi. Magra consolazione: tutti lavoreranno a titolo “gratuito”.
Per spiegare agli italiani in che cosa consiste la cosiddetta spending rewiew, cioè la revisione della spesa, il governo dei professori banchieri e della macelleria sociale, ha pubblicato sul proprio sito web una nuova sezione dedicata all’argomento. C’è anche un modulo online, attraverso il quale è possibile inviare suggerimenti e segnalazioni sugli sprechi. Roba che, a confronto, al ministro tascabile Renato Brunetta, mancato premio Nobel per l’economia per amore verso la politica, gli si allungherebbero i tacchi sotto al culo. Nel complesso, la spesa pubblica “rivedibile’’ nel medio periodo è pari a circa 295 miliardi di euro. A breve termine, la spesa rivedibile è stimabile in circa 80 miliardi. Nell’attuale situazione economica, il governo ha ritenuto necessario un intervento volto alla riduzione della spesa pubblica per un importo complessivo di 4,2 miliardi di euro, per il 2012, al quale tutte le amministrazioni pubbliche devono concorrere.
Questo importo potrebbe servire, per esempio, a evitare l’aumento del 2% dell’IVA (oggi al 21%) previsto per gli ultimi tre mesi del 2012, come ha annunciato da Cernobbio il banchiere tricolore Corrado Passera che di banche se ne intende: ha festeggiato il suo addio a Banca Intesa San Paolo in occasione dell’ingresso nel governo Monti con uno stipendio da 3,54 milioni di euro (10.700 euro al giorno) di cui 1,7 milioni relativi ai compensi fissi fino alle dimissioni del 16 novembre (inclusi 379mila euro di ferie non godute) e 1,5 milioni come Tfr.
L’ex ad di Cà de Sass aveva incassato nel 2010 per l’intero esercizio oltre 3,8 milioni di euro, di cui 1,5 come bonus. La busta paga del 2011 Tfr compreso è uguale (bontà sua) a quella che aveva percepito nel 2007 quando però la banca macinava 5,8 miliardi di utili contro i 2 miliardi di euro (affossati poi dalle svalutazioni sull’avviamento) dello scorso anno.
Nella propaganda mediatica della cosiddetta lotta agli sprechi, come possiamo non ricordare il taglio delle retribuzione e delle indennità di carica dei componenti degli organi costituzionali (il 10% sopra i 90 mila euro, il 20% dopo i 150 mila), che si applicherà solo fino al 2013 invece che a tempo indeterminato. Era una delle tante belle promesse della partitocrazia ladrona, escludendo però la Presidenze della Repubblica e la Corte Costituzionale. Il passacarte Giorgio Napolitano, invelenito dalle emorroidi, provando ad arginare le polemiche replicò a gargarozzo vibrante alle critiche taglienti come lame di rasoio con una nota da servitù: che la norma esiste perché è stata scritta proprio dal governo di centrodestra.
Fu un trionfo di merda tiepida, e intanto non si vedeva più lo gnomo del Colle ma una grande nuvola
attraversata da un arcobaleno, e da dentro proveniva un breve respiro affannoso che vuol dire che ancora la stava facendo, e gli onorevoli giravano intorno alla nube gozzovigliando festanti, e continuava a farla con una produzione che non ci credi. Poi la nube di vapore da gnomo si diradò e per terra rimase un obelisco fumante.
In realtà il traditore della Patria, Giorgio Napolitano, sfiorò il ridicolo perchè a conti fatti rinunciò a 68 euro netti al mese fino al 2013, anno in cui (era ora) finirà il mandato. Fino ad allora continuerà a incassare 240.000 euro all’anno, oltre 12.000 euro al mese di stipendio, niente male per uno che quando di mestiere faceva il portaborse teorizzava la salvezza della pace nel mondo con l’ingresso dei carri armati sovietici con i fiori nei loro cannoni, a Budapest (1956), mentre il suo ufficio al Quirinale continuerà ad avere una dotazione di 228 milioni di euro all’anno.
Per farci un’idea: la Casa Bianca costa agli americani 136,5 milioni di euro all’anno, l’Eliseo ne costa ai parigini 112,5 milioni di euro e Buckingham Palace, 57 milioni agli inglesi. Il Quirinale, invece, 228 milioni di euro per 60 milioni di pecore.
Insomma, un’altra perla incastonata – diciamo (meglio) altre tre pedate - assestate a stracciaculo agli italiani che hanno già iniziato l’inarrestabile caduta verticale verso il baratro. E non solo.
Due giorni fa l’allarme sociale ha registrato un evento che i media indecorosi non hanno potuto fare altro che riportare vista la gravità dell’accaduto. L’uomo che si è introdotto nella sede Equitalia di Romano di Lombardia, agenzia dell’usura di Stato in provincia di Bergamo, armato di un fucile e con un ostaggio. Dopo attimi di terrore per fortuna terminati senza imponderabili conseguenze fisiche per nessuno degli spettatori, si è poi arreso consegnandosi alle Forze dell’ordine ed è stato condotto in ospedale in stato di shock. Luigi Martinelli, un imprenditore di 54 anni, aveva un fucile a pompa e due pistole ma anche una serie di cartelle di Equitalia non più in grado di pagare. Era visibilmente agitato. Lo ha fatto per rendere pubblica la sua situazione poichè sepolto dai debiti.
Comprendendo in pieno il grido di aiuto di Luigi Martinelli, e non quale “sequestratore” come invece è stato apostrofato dal giro di danze indignate e refrattarie nel teatrino della partitocrazia ladrona, il peggiore presidente della repubblica che con un colpo di Stato finanziario ha nominato in quattro giorni un preside alla poltrona della presidenza del consiglio, non eletto da nessuno, dirà ancora che sono coincidenze tutti questi gesti estremi e che non vede tensioni?
All’età di ottantasette anni ognuno ha la faccia che si merita…
Tratto da ilgraffionews
Ministro Fornero, gli esodati li ha creati lei!
Sarebbe l’ora che il Ministro Fornero la smettesse di giocare con le parole e di prendersi così gioco del buon senso e delle capacità di ragionamento dei cittadini.
Dopo le uscite assai sgradevoli circa la distribuzione delle caramelle e la propensione italica a sedersi al sole con un piatto di maccheroni al pomodoro invece di lavorare, il Ministro se ne è uscito con la dichiarazione che “(Gli esodati) li creano le imprese che mandano fuori i dipendenti a carico del sistema pensionistico pubblico e della collettività; non le riforme e neppure il Governo”.
Eh no, caro Ministro, come spesso accade quando lei apre bocca, non ci siamo; il giochino maldestro consiste in questo caso nel confondere il “licenziato” con quello che l’orrido neologismo “esodato” significa nel sentire comune. Infatti se è vero che sono le aziende a licenziare in caso di necessità, come hanno sempre fatto da quando fu varata la legge 223 in tema di mobilità, nella stragrande maggioranza dei casi i “licenziati” entravano in un programma di ammortizzatori sociali che li accompagnava alla pensione. Nessuno ha mai parlato per anni di esodati, né sussistevano le condizioni per le quali fosse necessario coniare una parola per definire sinteticamente coloro che estromessi dal lavoro ma vicini ai requisiti pensionistici, al raggiungimento degli stessi fossero stati collocati anziché in pensione in un limbo che però assomiglia di più a un girone infernale; perché, egregio Ministro, il termine “esodati“ questo descrive.
Ma, essendo questa la situazione, bisogna ricordarsi che questo limbo esiste da quando il Ministro (questo Ministro) ha pensato bene di prendere ad accettate il sistema previdenziale in una notte innalzando muri dal niente, trasformando i licenziati appunto in esodati e fregandosene altamente di coloro che si sono addormentati la sera come pensionandi e si sono svegliati al mattino come relitti.
Quindi, Ministro, gli “esodati” li ha creati lei e girare la responsabilità sulle aziende è un giochino un po’
sporco ma che ha le gambe cortissime.
Peraltro un lettore che per la prima volta leggesse le sue dichiarazioni (bei tempi quelli in cui di lei la stragrande maggior parte dei cittadini ignorava persino l’esistenza) sarebbe portato a interpretare questa sua ultima chicca come il lamento di un Ministro che protesta contro la bieca manovra delle industrie che scaricano sulla collettività i propri lavoratori licenziandoli. “Perbacco”, direbbe il lettore alle prime armi, “il Ministro ha a cuore i licenziati ma vorrebbe evitare di dover spendere i soldi della collettività per proteggerli”. Peccato che invece lei, come Ministro del lavoro, stia anche proponendo una legge che facilita i licenziamenti per motivi economici e cioè proprio quelli che portavano alle procedure di mobilità. Siamo di fronte a uno sdoppiamento della personalità? Da un lato agevola le aziende nel licenziare e dall’altro le bastona perché lo fanno?
Insomma, la misura è abbastanza colma e anche imputando l’ultima uscita a una malcelata e rancorosa irritazione del Ministro nei confronti delle aziende a causa delle critiche fatte alla sua riforma del lavoro, non si può passare sotto silenzio questo ultimo escamotage verbale teso a deflettere le critiche e a sfuggire la responsabilità.
Mi pare che il paese cominci ad averne abbastanza di un Ministro che risponde a sollecitazioni sulle problematiche della disoccupazione con battute di spirito di dubbio gusto, che reagisce stizzita a qualsiasi critica venga fatta ai suoi disegni di legge e che crede che i cittadini si bevano tranquillamente teorie bislacche quali questa ultima circa le responsabilità della creazione degli “esodati”.
Il ministro sappia che non viviamo più ai tempi del feudalesimo e che se il Re è nudo, si dirà che è nudo e se racconta cose che non hanno fondamento e sono in contrasto con i fatti sotto gli occhi di tutti le verrà puntualmente contestato; fino a quando anche quei residui di ciò che una volta erano i partiti, con princìpi da sostenere si convinceranno a chiederne, anzi pretenderne, le dimissioni.
Auspicabilmente per sostituirla poi con qualcuno che si renda conto della sensibilità sociale delle materie che tratta, che nelle risposte si attenga al tema delle domande, che non consideri i suoi cittadini come fannulloni in cerca di pasti gratis, che dialoghi con le parti sociali da un piano di parità intellettuale e non pensando che “concordare” significa che gli altri si appiattiscono sulle sue idee e che si assuma la responsabilità, tutta la responsabilità, di quanto di buono o di cattivo nasce dalle sue azioni.
Michele Carugi
Inps, Inps Hurrà! Il Padre padrone dell’Inps, Antonio Mastrapasqua adotta il metodo equitalia (di cui è ovviamente vicepresidente)
Nunzia C., 78 anni, vedova di Gela, due giorni fa si è uccisa gettandosi dal quarto piano poco dopo aver appreso che la sua pensione di reversibilità era stata ridotta dall’Inps da 800 a 600 euro. A Bari, il giorno di Capodanno, un pensionato di 73 anni si è buttato anche lui dal quarto piano dopo aver ricevuto la richiesta di 5 mila euro indebitamente percepiti negli anni precedenti. Un sindacalista di Bari, Franco Filieri della Cisl, protesta inascoltato contro la “vessatoria operazione dei recuperi Inps, con assurde richieste di restituzione di somme servite per provvedere alle necessità primarie della vita”.
Il problema è scottante, come dimostra il verbale di una tesa riunione svoltasi lo scorso 25 novembre. Intorno al tavolo il presidente-padrone dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, il direttore generale Mauro Nori, il magistrato della Corte dei Conti delegato al controllo dell’istituto, Antonio Ferrara, e il collegio dei sindaci revisori al completo.
Un consesso un po’ strano, ma l’unico possibile, visto che l’istituto previdenziale – che gestisce ogni anno centinaia di miliardi di euro e le pensioni di milioni di italiani – non ha un consiglio d’amministrazione. “Una follia – protesta Guido Abbadessa, presidente del consiglio di vigilanza sull’Inps – non può esserci tanto potere concentrato in una sola persona”.
Nella riunione si discute delle nuove “modalità di gestione dei crediti derivanti da indebiti pensionistici nelle fasi antecedenti all’avviso di addebito”. Traduciamo dal burocratese. Negli assegni di pensione ci sono delle componenti (per esempio gli assegni familiari) dipendenti da eventuali altri redditi del pensionato. Perciò ogni anno chi percepisce un assegno dall’Inps deve comunicare i suoi redditi, e gli uffici verificano se per caso è venuto meno qualche diritto. Spesso si tratta di limare pensioni da fame.
Mastrapasqua ha inventato una modalità severa. Una volta che gli uffici accertano che è venuto meno un diritto, e che sono state versate somme indebite, mandano una secca lettera (l’avviso di addebito) con cui si annuncia la riduzione dell’assegno mensile, e il recupero degli “indebiti pregressi” con trattenute rateali sulle mensilità future. Il pensionato non può far altro che pagare, e nel frattempo fare ricorso senza però sapere su quali dati e con quale calcolo si è arrivati alla infausta diagnosi. Con questo nuovo sistema sono state mandate 350 mila lettere ad altrettanti pensionati.
Nella riunione del 25 novembre è il magistrato della Corte dei Conti a sollevare più di un’obiezione. Intanto, ricorda, prima dell’avviso di addebito una modalità più attenta servirebbe a ridurre il contenzioso. Sull’Inps gravano quasi 900 mila cause in sospeso con i pensionati. Nel 2010 se ne sono definite 318 mila, secondo la Corte dei Conti, ma in 60 mila casi è stata risolutiva la morte del pensionato, mentre in caso di sentenza sulla materia previdenziale l’Istituto perde metà delle cause.
Il magistrato Ferrara fa notare a Mastrapasqua anche un altro aspetto che dovrebbe essere “maggiormente ponderato”. Se un pensionato non comunica i suoi redditi all’Inps, l’omissione comporta in automatico la perdita di certi assegni accessori. Siccome stiamo parlando di anziani, in molti casi il pensionato ha l’Alzheimer, o comunque non è in gran forma.
Dice Ferrara a Mastrapasqua: “È il dipendente dell’Inps che deve provvedere alla verifica del reddito entro l’anno in corso, non è l’assicurato che deve farsene carico sempre e comunque. L’Inps non è l’Agenzia delle Entrate e quindi la pura logica di riscossione deve essere mediata dal ruolo che lo stesso Istituto ricopre come ente di tutela”.
Ecco, la Corte dei Conti, custode del denaro pubblico, ricorda a Mastrapasqua che l’Inps esiste per accompagnare la vecchiaia dei nostri padri e nonni, non per vessarli come un esattore. Mastrapasqua va dritto come un treno: pur assicurando attenzione “alle osservazioni del Magistrato”, conferma che farà come ha deciso.
Il presidente del Collegio dei sindaci, Maria Teresa Ferraro, fa un ultimo tentativo: “Discutiamone prima con i ministeri vigilanti”. Mastrapasqua chiude la discussione: il mio documento non giustifica “allarmismi di qualsivoglia natura”, dice, e va bene così. Partono le 350 mila lettere, e chi ne ha la forza e la capacità fa ricorso. Magari gli uffici hanno sbagliato. Ma la cosa non interessa al presidente dell’Inps. “In tre anni che sono alla guida dei pensionati Cgil sono riuscita a vederlo solo una volta”, dice Carla Cantone, “e così non so come spiegargli che i pensionati vivono nella paura di questa lettera senza preavviso e senza possibilità di contraddittorio”.
Giorgio Meletti
2 – LE SUE POLTRONE NON FINISCONO MAI
Anche se non ve ne siete mai accorti, il giardiniere che cura i vostri gerani potrebbe essere Antonio
Mastrapasqua. Più probabilmente è l’amministratore del vostro condominio. Perché il Super direttore dell’Inps e Vice presidente di Equitalia quasi certamente gode del dono dell’ubiquità. Infatti oltre alle 25 cariche note, dalla presidenza di Idea Fimit, la più grande società immobiliare italiana (con 9,5 miliardi di patrimonio e 23 fondi), alle molteplici poltrone nei collegi sindacali, ha anche un’altra serie d’incarichi.
Da oltre dieci anni (agosto 2011) Mastrapasqua è direttore dell’Ospedale israelitico di Roma, un nosocomio con tre sedi, la più importante sull’isola Tiberina di fronte al Fatebenefratelli, dove “Mr Inps” deve far quadrare i conti. Ma come troverà il tempo? Tra un’analisi del sangue e un check up cardiaco?
Non solo: da giugno dello stesso anno, il Super commercialista – uomo da un milione e duecento mila euro l’anno – è anche Amministratore unico della Litorale SpA, azienda per lo sviluppo economico turistico e occupazionale del litorale laziale. Quindi, oltre ai pensionati, i cattivi pagatori, le case e le cure, Mastrapasqua si occupa anche degli stabilimenti balneari e dei loro estivi frequentatori.
Ma insomma, dove lo troverà tutto questo tempo? Tra l’altro, si sa, “Mr Inps” deve il suo fisico atletico alla frequentazione del circolo Canottieri Roma. Ha proprio tutte le carte in regola per diventare l’idolo delle donne-madri-lavoratrici che un’ora per la palestra se la sognano. Il nostro Super commercialista, invece, non solo si dedica allo sport ma si occupa anche della promozione di quello per i disabili, dal suo incarico di Vice presidente vicario e membro della giunta esecutiva dell’Enpsdi (Ente nazionale promozione sportiva disabili). Carica che mantiene addirittura dal 1992, parola di curriculum ufficiale pubblicato sul sito dell’Inps e di Equitalia.
Non manca poi il tempo per gli amici: con Giampaolo Letta, figlio di Gianni (il grande regista della sua carriera nella Pubblica Amministrazione), va a fare jogging. Con Paolo Garimberti, presidente della Rai, si ritrova al circolo. Infine, nei ritagli di tempo – davvero non sappiamo quali – scrive anche articoli economico finanziari, che gli sono valsi il tesserino da giornalista pubblicista. Forse, l’idea del Super Inps è nata dopo l’attenta valutazione delle potenzialità ubique del Super presidente.
Caterina Pernicon
Lavoratori e Pensionati fate sacrifici, è per il bene del Paese, ce lo chiede l’Europa! Ma è davvero così?
Non so perché ma da qualche tempo con la scusa che occorre fare in fretta, che non c’è più tempo, che dobbiamo fare sacrifici per il bene del Paese, che siamo sul baratro, che dobbiamo stare attenti perché l’Europa ci osserva come un cecchino pronto a far risalire lo Spread, … l’uomo del Monti invece di attuare politiche volte a rilanciare il nostro Stato, progettare un orizzonte di reale crescita e sviluppo, ha di fatto messo in atto un operazione di mera macelleria sociale.
Il fine non troppo velato è raccattare più soldi possibile nel minor tempo possibile, scaricando i danni fatti dai suoi amici economisti sulle fasce medio basse e scardinare quelle poche ed effimere forme di tutela dei Lavoratori che ancora la Carta Costituzionale garantisce.
Se consideriamo che da oggi aumenta l’addizionale Irpef, presto riceveremo una stangata per il pagamento dell’IMU (che abbiamo appreso sarà molto più cara della vecchia ICI), l’IVA presto sarà portata al 23%, l’età pensionabile è stata elevata, si vuole cancellare l’articolo 18 (lasciandolo in vigore per i dipendenti pubblici), se ne deduce che è solo la parte più debole della nostra società che sta pagando il tributo del risanamento!
Dell’equità tanto propagandata da Monti e dai suoi Ministri non se ne ha notizie.
Se poi analizziamo il grande flop sulle liberalizzazioni (tassisti e farmacisti ringraziano), l’infima riduzione delle spese militari (oltre ad aver ordinato altri 90 caccia F35 che i cittadini pagheranno 15 miliardi di euro ed incredibilmente non sono ancora stati richiamati i nostri soldati dai territori di Guerra!), l’irrisorio prelievo una-tantum del 1,5% sui capitali fatti rientrare in Italia con lo scudo fiscale ed una Patrimoniale che non è ancora stata scritta, ci si chiede se ci volessero dei super tecnici pluri laureati alla guida di un Governo non eletto democraticamente, per spolpare i Pensionati d’Italia e cancellare i diritti dei Lavoratori!
In questo scenario surreale, da qualche giorno hanno ricominciato a balbettare frasi incomprensibili coloro che negli ultimi 20 anni ci hanno condotto fin qui.
I politici, si proprio loro, ve li ricordate? Pensavate di esservene liberati ed invece sono ancora li, a fare, … cosa non è dato sapere, ma notizie certe ci comunicano che lo stipendio continuano a riceverlo puntualmente e stanno maturando la loro bella pensione allo scadere della legislatura. Questa si che si chiama equità.
Ci avviciniamo alle amministrative di Maggio e quindi si sono aperti i giochi per accaparrarsi le ambite poltrone. Questo vuol dire che se fino ad oggi Monti ha avuto di fatto carta bianca nel proporre provvedimenti per perseguire i suoi obiettivi, da adesso i politicanti che siedono in Parlamento prima di avvallarli, devono ascoltare gli umori della Piazza.
É venuto il momento di prendere posizione su determinati argomenti, uno su tutti l’Abolizione dell’Articolo 18!
Premesso che il neopresidente di Confindustria Squinzi ha affermato che: “In linea generale non credo sia l’art. 18 a bloccare lo sviluppo del Paese. Le urgenze sono altre: burocrazia, mancanza di infrastrutture, costi eccessivi dell’energia, criminalità”
Napolitano continua a ripeterci che eliminando l’Art.18 non si avrà un incremento dei licenziati. Qualcuno lo avvisi che al momento in Italia le imprese hanno chiesto l’autorizzazione per 82 milioni di ore di cig con un aumento del 49,1% rispetto ai 55 milioni di Gennaio e che la Fiat, a Melfi ha cacciato tre lavoratori solo perché facevano i sindacalisti, mentre a Pomigliano richiama al lavoro solo i cassintegrati non iscritti alla Cgil!
Casini alle prese con la fusione a freddo di un grande centro ha già detto che per lui si può procedere alla cancellazione.
Bersani ed il Partito Democratico, alle prese con diverse visioni del mondo del lavoro, inizialmente d’accordo con la riforma Fornero, dopo la grande manifestazione FIOM del 9 Marzo ed a seguito della proclamazione dello Sciopero Generale indetto dalla CGIL, ora forse sembra essere tornato sui suoi passi.
Alfano ed il PDL si riscoprono sempre più in sintonia con le scelte di Monti. Anche perché di fatto è sospesa la trattativa per le concessioni delle frequenze televisive ed in RAI non avverrà nessun commissariamento per risanarne il bilancio.
Mentre l’itinerante teatrino della Malapolitica riapre le rappresentazioni (il cui biglietto ci costa carissimo), in Europa e precisamente nell’industriosa Germania, è consentito ad ogni licenziato, per qualunque motivo, di appellarsi al giudice che può decidere sempre fra l’indennizzo e il reintegro.
E sempre nella tanto amata Europa, un operaio della Volkswagen oltre ad avere i diritti tutelati dalla legge, prende 2600 euro netti al mese! Quindi se davvero ci dobbiamo adeguare alle linee guida dettate dall’Europa facciamolo, ma seriamente!
Rocco Cipriano
Attivista MoVimento 5 Stelle
Pensioni gratis agli stranieri, è boom! … NON credeteci!!!
Bisogna sempre rispondere a chi prova a fare propaganda di un certo tipo. Ultimamente mi passa su FB sempre più spesso un articolo de L’Espresso.
Peccato che basti leggere attentamente questo
E chiudere sempre con questo
Prima di mandarli a fanculo.
Alitalia dipendenti in esubero verso una pensione che NON arriva
Alla Cai, cioè nella nuova Alitalia, è arrivato il nuovo amministratore delegato. Si chiama Andrea Ragnetti, ha 52 anni e fino a ieri era manager della Telecom Italia. E’ stato suggerito da Rocco Sabelli, l’ad dimissionario anche lui proveniente dall’azienda di Tronchetti Provera. Le sfide che attendono Ragnetti sono note: prima di tutto, il pareggio di bilancio non riuscito a Sabelli, più in generale riportare in quota un’azienda in caduta libera.
Ma la prima grana che ha trovato il nuovo boss appena entrato nel suo ufficio della Magliana, a Roma, è un’altra: il caos sindacale all’interno dell’azienda. Dopo 3 anni e passa di cassa integrazione straordinaria, i lavoratori ex Alitalia infatti sono ancora più imbestialiti di prima. Nel 2008 la “bad company” ne aveva mandati a casa circa diecimila tra assunti a tempo indeterminato e precari, garantendo (con i soldi dello Stato) agli ‘strutturati’ la cassa integrazione straordinaria fino all’ottobre 2012 e poi tre anni di mobilità.
Da allora altri accordi sono subentrati, come quello del 4 marzo 2011, con tanto di cassa integrazione
volontaria per 700 lavoratori della Cai che aveva anche previsto 160 assunzioni a tempo indeterminato tra i lavoratori in cassa integrazione dell’Alitalia. Le assunzioni però furono uno specchietto per le allodole: di questi 160 ne sono stati assunti, invece, con il nuovo accordo del 25 gennaio 2012, solo 25, per giunta con contratti stagionali.Tra l’altro questi accordi successivi violerebbero la legge 368/2001 sui contratti a termine e i lavoratori ex Air One li stanno impugnando in tribunale. Risultato? Il rischio di dover reintegrare oltre 400 persone in causa ora, a detta dello stesso Sabelli, a dispetto dei cassaintegrati di Alitalia cui invece spettava di essere riconsiderati.
Attualmente, comunque, i lavoratori in cassa integrazione Alitalia sono almeno 5000. Di questi almeno 2000 avrebbero avuto diritto alla pensione proprio grazie ai 7 anni di ammortizzatori sociali, come scritto nell’accordo del 2008 e nel Lodo Letta. Con il decreto Milleproroghe e con la nuova riforma delle pensioni, questi 2000 non potranno invece andare in pensione perché non hanno risolto il contratto di lavoro entro il 31 dicembre 2011.
La mobilità scatterà solo il 13 ottobre 2012. Ma non sarebbero andati comunque perché all’epoca dell’accordo del 2008, per indorare la pillola ai dipendenti Alitalia, i sindacati – svela un ex dipendente in CIGS – contraccambiarono i 7 anni di ammortizzatori sociali a sfavore del blocco dei requisiti pensionistici al 2008. Un segreto di Pulcinella che molti lavoratori conoscono ma che i sindacati ancora smentiscono.
Al di là degli esodati, quelli che avrebbero avuto i requisiti per la pensione, c’è poi la questione della formazione e la riqualificazione dentro e fuori l’azienda. E’ pratica poco diffusa ma piuttosto nota tra i lavoratori di Cai il fatto di far pagare di tasca propria ai candidati all’assunzione i corsi di formazione per assistenti di volo: oltre 2000 euro per partecipare ad una selezione che non assicura affatto il contratto. E così il personale di volo molto spesso viene rimpiazzato con contratti in part time, pescando già tra chi ha lavorato in azienda e negando ancora una volta chance ai cassaintegrati.
Non solo. Con il Fondo Strutturale per il Trasporto Aereo – soldi accumulati durante il lavoro dell’Alitalia grazie ai rincari sui biglietti – a tutt’oggi Cai paga la formazione dei piloti assunti. Quanto invece alla formazione professionale dei cassaintegrati nulla è stato fatto. Nessun corso di aggiornamento finalizzato alla ripresa nel ciclo produttivo perché la Regione Lazio ha bloccato i fondi del Fondo Sociale Europeo.
Gli unici, circa 300, che sono riusciti a beneficiare di un momento di eldorado per la formazione ai cassaintegrati sono i tirocinanti per il Ministero della Giustizia nelle sedi delle corti di appello di Roma e Provincia. Con un bando della Provincia questi ex lavoratori – per lo più Alitalia – hanno ottenuto un incarico nella pubblica amministrazione: una scommessa e una speranza per ricollocarsi.
Chiara Organtini per “l’Espresso”
LA BATOSTA: ecco l’elenco delle 29 nuove tasse di mr Bilderberg Monti
1) CASA – Da quest’anno scatta l’Imu, l’imposta municipale sugli immobili.
2) RENDITE – Ampliamento della base imponibile attraverso l’aumento fino al 60% dei moltiplicatori previsti per i fabbricati iscritti al Catasto.
3) IRPEF – Concessa alle Regioni la possibilità di aumentare l’addizionale dallo 0,9% all’1,23%.
4) IMMOBILI ALL’ESTERO – Introdotta un’imposta ordinaria sul valore delle abitazioni detenute all’estero dalle persone fisiche.
5) BOLLO SUI CONTI
6) Tassa sugli ESTRATTI CONTO e prelievi di denaro contante
7) IMPOSTA SULL’ESTERO – Introdotta un’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero dalle persone fisiche.
8 ) IMPOSTA SULLO SCUDO
9) UNA TANTUM SULLO SCUDO
10) TASSA SULL’AUTO – Addizionale erariale alla tassa automobilistica regionale, da versare allo Stato, sulle auto di potenza superiore ai 185 Kw.
11) TASSA SULLA BARCA
12) TASSA SUGLI AEREI
13) ACCISA SULLA BENZINA: AL SUD TOCCATO IL RECORD DI 1,80€ Litro!!!
14) ACCISA GASOLIO
15) ACCISA GPL
16) PIÙ IVA/1 – Dal 1° ottobre è disposto un incremento di due percentuali dell’aliquota Iva ridotta, che salirà dal 10 al 12%.
17) PIÙ IVA/2 – Sempre dal 1° ottobre rincarerà (dopo l’aumento dello scorso settembre) l’aliquota ordinaria dell’Iva: passerà dal 21 al 23%.
18) TASSA SUI RIFIUTI – Alla tariffa per il servizio rifiuti si applica una maggiorazione pari a 0,3 euro per metro quadrato di superficie
19) MENO PENSIONE – Saranno indicizzate all’inflazione solo le pensioni fino a 1.400 euro
20) CONTRIBUTI AUTONOMI – Salgono le aliquote contributive per coltivatori diretti, artigiani, commercianti e autonomi
21) AUTONOMI SEPARATI – Aumentano di uno 0,3% l’anno (fino a raggiungere un’aliquota del 22%) i contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata Inps.
22) TASSA SUL TFR
23) PENSIONI D’ORO
24) CARO TABACCO: aumenteranno le accise sul tabacco trinciato
25) CANONE RAI
26) PEDAGGI
27) BOLLETTE GAS
28) BOLLETTE LUCE
29) TASSA SULLA FORTUNA: Le vincite sopra i 500 euro di molti giochi saranno tassate con un prelievo del 6% sulla parte che eccede l’importo.
Tratto da noncensura.com
Arrivano le superpensioni per i ministri
I tecnoministri potranno scegliere, come è avvenuto fino ad adesso in base a una legge del governo D’Alema del’99 (e non per disposizioni di adesso) se guadagnare a fine mese l’indennità da ministro (3.746 euro lordi) più quella del parlamentare (10.697 lordi), oppure, se dipendenti pubblici in aspettativa, quella da ministro più uno stipendio pari a quello che avevano prima, purché non superi l’indennità parlamentare.
Ma i ministri di Monti avranno soprattutto, ed è questa la novità, favolosi contributi assicurati durante il mandato con l’interpretazione della legge dell’80. Non si sono quindi tagliati nulla ma si sono aggiunti qualcosa. (Il Giornale)
Manovra equa eh? adesso capisco la “commozione” della Fornero … quando l’aveva mai visti tutti sti soldi in così poco tempo!
Pubblicato da Stop Censura
Governo Monti. Rigore ed equità… I ricchi e la Chiesa ringraziano!
Tr
ent’anni dominati dal più rozzo immobilismo, clientelismo e nepotismo non potevano che farci sprofondare in questa maleodorante latrina sociale che è diventata l’Italia!
Invece di studiare o progettare un Futuro degno di questo nome, i soliti politicanti, sempre gli stessi, ridotti ormai a grottesche quanto avvizzite maschere consumate dal potere, hanno affossato e ridotto sul lastrico uno degli stati più industrializzati e virtuoso del pianeta.
Non avrei mai immaginato che un giorno, il Popolo Italiano, dopo essere stato commissariato dall’Unione Europea per la manifesta incompetenza della sua improbabile classe dirigente, davanti all’imposizione di un Governo Tecnico che di fatto sospende la Sovranità Popolare, si sarebbe comunque riversato per le strade lasciandosi andare a scene di giubilo e festa come si trattasse di una seconda Liberazione!
Così tra le macerie di quel che resta della Repubblica Italiana, il Professor Monti ci ha finalmente illustrato cosa intende per rigore ed equità.
Appena leggeranno (spero lo facciano) il testo completo della manovra, non so se i pensionati ed i
lavoratori troveranno davvero equa questa manovra, spero si rendano conto presto che purtroppo questo Governo Tecnico ha intrapreso un percorso che porterà a scaricare i costi della crisi soprattutto sui ceti meno abbienti e sul ceto medio in particolare.
Ho ascoltato in diretta la conferenza stampa in cui il Professore ci ha comunicato che rinuncerà allo stipendio da presidente del Consiglio, bene, bravo, ci cambia poco, ma apprezzo il gesto.
Ho ascoltato attentamente gli interventi dei suoi Ministri, ed alla fine della conferenza stampa incredibilmente una domanda non è stata posta ai nostri cari Professoroni.
Ve la pongo io.
Professor Monti, tra un mazzata e l’altra rivolta alle fasce più deboli, cosa ne dice di iniziare a far pagare le tasse anche al principale evasore italiano ovvero la Chiesa Cattolica!
La Chiesa possiede il 22% del patrimonio immobiliare italiano, circa 90 mila immobili, per un valore di circa 30 miliardi di euro, su questo patrimonio non paga un centesimo di tasse. E’ esente sia per gli immobili di gestione e di culto (chiese, conventi, sedi vescovili, oratori e via discorrendo) ma anche per quelli strettamente commerciali: alberghi, ristoranti, negozi.
Basta realizzare una piccola cappella nell’edificio, che diventa così addetto ad attività spirituali e di conseguenza esente dalle tasse. A saperlo facevo erigere un tabernacolo nel mio garage!
Per non parlare delle cinque università di proprietà della Chiesa Italiana, dei 10 mila istituti scolastici religiosi (dove le famiglie pagano comunque rette elevate) e gli oltre 6 mila ospedali e case di cura che ricevono dallo Stato circa 1 miliardo di euro.
Grazie a quest’assurda evasione, nelle sempre più esangui casse dei Comuni italiani, ogni anno mancano 2 miliardi e mezzo di euro.
Ma non è tutto, se calcoliamo invece il danno arrecato alle casse dello Stato, la cifra stimata è di almeno 12 miliardi di euro.
Non vorrei passare per un cinico mangiapreti senza Dio, e prima che qualche ben pensante mi scomunichi, preciso che ovviamente la proposta di tassazione è rivolta solo alle attività che hanno una rendita economica. Nella mia proposta lascio fuori tutte le strutture che effettivamente non hanno fini di lucro e svolgono gratis assistenza ai poveri come le mense Caritas e altre attività simili.
Ma non è solo la Chiesa che vuole Mario Monti Santo subito…
In questi giorni c’è un altro riccone felice di elogiare questo deciso ritorno al rigore. Si tratta del proprietario di Mediaset che presto si vedrà assegnate gratuitamente le nuove frequenze tv.
Mi pare geniale che in un momento di grave crisi di liquidità, di chiamata alla coesione nazionale affinché
tutti partecipino come possono al progetto “Salva Italia”, non si faccia cassa vendendo queste frequenze, ma in perfetto Taffazi Style, si decida di donare le frequenze alle società televisive.
Quegli zombi che ci hanno precipitato in questa situazione, oggi come fantasmi si aggirano dietro le quinte di questa macabra scena del delitto, sono spariti dai talk show, rilasciano pochissime interviste… ma so bene che presto assisteremo al loro ritorno, presto andrà in onda la lunga notte dei morti viventi.
Quello che mi chiedo è con che coraggio si ripresenteranno tra qualche tempo a chiederci il voto?
Rocco Cipriano


















