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Articoli marcati con tag ‘Monti’

L’economia pre-keynesiana del ministro Saccomanni

Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, è il nuovo ministro dell’Economia del governo presieduto da Enrico Letta.

Ancora nel novembre 2011, quando il governo Monti si insediava e il mondo accademico già si interrogava sull’inefficacia della cosiddetta “austerità espansiva”, Saccomanni sosteneva in una conferenza stampa a Parigi che “le misure di austerity più che causare una recessione, spingerebbero la crescita attraverso una riduzione dei tassi di interesse in tutti i settori dell’economia.”

Non si tratta di un’affermazione nuova. E’, in effetti, la conseguenza di un ben preciso modello,  in auge prima di Keynes: la cosiddetta “Treasury view“, il punto di vista del Tesoro.

Secondo questo modello, un aumento della spesa pubblica provocherebbe un conseguente incremento dei tassi di interesse. Le imprese avrebbero quindi maggiore difficoltà a finanziarsi e ciò provocherebbe una maggiore recessione. Al contrario, la riduzione della spesa pubblica – sostenevano i pre-keynesiani e sostiene Saccomanni – farebbe calare il tasso d’interesse e questo riporterebbe l’economia in equilibrio, favorendo la crescita del settore privato.

Queste conclusioni sono però errate perché errate sono le premesse. Non è vero cioè che il tasso d’interesse equilibra domanda e offerta di capitali,  investimento e risparmio. Questo sarebbe ammissibile se il denaro fosse una merce, se cioè la moneta fosse “neutra”, ma in una economia monetaria il tasso d’interesse (bancario) è invece determinato da altri fattori, in particolare la politica monetaria della banca centrale (il tasso di sconto al quale essa rifinanzia le banche commerciali) e la propensione al rischio delle banche stesse, che a sua volta è influenzata dalle aspettative generali sull’economia, le quali certo non migliorano, come abbiamo visto, con l’austerità, poiché essa, riducendo i redditi, rende più difficile il rimborso dei prestiti.

Non c’è neppure bisogno di uscire dal mainstream per criticare le conclusioni di Saccomanni. Il modello IS-LM che ogni studente di economia affronta al primo anno è sufficiente per dire che, durante una crisi, non solo il tasso d’interesse non è influenzato dalla spesa pubblica ma che quest’ultima è l’unico strumento che rimane data l’inefficacia della politica monetaria.

Saccomanni, in definitiva, appare ancorato ad assunzioni e modelli ortodossi superati già 80 anni fa ma, purtroppo, mai abbandonati definitivamente.

Il neoministro sembra non aver rivisto la fallace impostazione del 2011. In un colloquio con Repubblica il giorno della sua nomina è tornato a ribadire che, attraverso i tagli alla spesa pubblica, i tassi scenderanno, addirittura prevedendo uno spread a soli 100 punti. E a invocare quella che ironicamente Krugman chiama “la fatina della fiducia”.

Alle dichiarazioni programmatiche di Saccomanni fa da contr’altrate Giuliano Amato, al quale non è sfuggito il fragore del crollo dei fondamenti teorici dell’austerità. In un articolo sul Sole 24 Ore,  l’ex premier nota che la strategia del rigore ha fallito anche in Italia e che una significativa riduzione della spesa, auspicata da Saccomanni, è già avvenuta:

Nel testo che ha depositato alla Camera sul DEF 2013, la Corte dei Conti nota che la spesa pubblica al netto degli interessi si è ridotta nell’ultimo triennio di quasi il 2 per cento, contro un aumento di circa il 10 nel triennio 2007-2009. Un risultato in sé straordinario, che tuttavia – aggiunge la Corte – «non si è tradotto in alcuna riduzione della spesa totale sul Pil, che resta al di sopra dei livelli pre-crisi». Mentre le entrate, nonostante l’abnorme pressione esercitata sui contribuenti, «sono risultate inferiori per poco meno di 30 miliardi alla stima avanzata nel Def della primavera 2012». Che cosa è successo? Ha ceduto il Pil e lo sforzo di ridurre il debito rispetto a esso comprimendo spese e aumentando entrate è sempre meno efficace

Dalle prime dichiarazioni del Presidente del Consiglio Letta circa la necessità di allentare l’austerità, si poteva sperare in qualche cambiamento di rotta rispetto all’esecutivo precedente. Ma la scelta del titolare del dicastero dell’Economia sembra al momento denotare un avvitamento della politica italiana in un paradigma obsoleto e incapace di dare risposte nella crisi attuale, come già accadde nella Grande Depressione degli anni ’30 del Novecento.

 

 

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La seconda volta di Napolitano

L’ultimo, Giorgio Napolitano lo fece nel novembre del 2011. E sappiamo com’è finita. Oggi l’Italia poteva avere un nuovo Presidente. Potevano scegliere un uomo che tutto sommato aveva la loro casacca e che dava qualche garanzia in più. Ci hanno provato con Franco Marino. Ci hanno provato con Romano Prodi. Volevano provarci con D’Alema, Alla fine, pur di non votare Rodotà, voluto dai cittadini che li hanno eletti, sono stati chiamati al Quirinale (a che titolo? E come mai nessuno ha chiamato il Movimento Cinque Stelle?) e, cadute tutte le foglie di fico, hanno svelato l’inciucio.

E pur di realizzare un nuovo, consapevole, sfregio alla volontà popolare, non si sono fatti scrupolo di richiamare in servizio lui, l’uomo che rende possibile qualunque cosa, il facilitatore maximo. Hanno proclamato la reinvestitura di Re Giorgio e concordato un nome utile a continuare il percorso del rigore, lasciato a metà dal sobrio predecessore, per Palazzo Chigi. A nulla sono servite le proteste della stessa base del Partito Democratico. A nulla gli strappi dei Giovani Turchi.

A nulla le dimissioni di Bersani e della Bindi. E a nulla, infine, sono servite le autostrade a dodici corsie spalancate dall’unica forza politica ancora rappresentativa dei cittadini, che avrebbero portato scorrevolemente dall’elezione di Stefano Rodotà alla formazione di un Governo realizzato dai cittadini per i cittadini. Per l’ennesima volta, le aspirazioni legittime del popolo sono state mortificate da un ristretto gruppo di potere che ha in pugno tutto e crede di non dover rendere conto a nessuno, utilizzando regole e garanzie istituzionali pensate per tutelare molti, ma sempre e solo nella direzione di ciò che conviene a pochi. Le piazze sono piene.

Piene di quegli stessi cittadini che solo due mesi fa hanno votato per essere degnamente rappresentati, e già oggi si sono resi conto che il loro voto non è stato sufficiente a cambiare da subito il sistema. E’ significativo che vi sia un certo numero di parlamentari – circa 162 – che possono permettersi di uscire dal Palazzo e andare a raccogliere gli applausi della folla.

Ed è altrettanto significativo che tutti gli altri non se lo possano permettere, e utilizzino le uscite secondarie per sottrarsi al giudizio popolare. Eppure, tutto questo non conta nulla. L’unica rappresentazione che conta è quella dei media, che rispolverano assonanze infelici come “Marcia su Roma”, terminologia che non è stata usata da nessuno, per screditare una legittima protesta, peraltro già in atto da giorni. Una protesta condivisa, nel privato, da molti dei giornalisti di Palazzo, perfettamente consapevoli dello stiracchiamento costituzionale che si consuma ormai con una certa regolarità sotto ai loro occhi, mentre l’unico allarme democratico che conoscono è quello del numero esatto dei voti che i candidati alla Presidenza della Repubblica espressi dalla base del movimento cinque stelle hanno totalizzato.

Mentre vi scrivo, dalle finestre aperte della Camera arrivano le urla della piazza. E non è un rumore che possa far piacere sentire.

Credetemi.

 

Fonte

Ecco perchè i 40 mld alle Imprese sono una clamorosa balla!

I giornali italiani vi stanno rifilando una grossa, gigantesca PALLA.

Vi stanno raccontando una palla perche’ vi raccontano che i 40 miliardi appena stanziati con un atto inutile per un processo di ordinaria amministrazione andranno alle aziende.

Se infatti leggeste bene la legge, scoprireste che:

Quei soldi finiranno in un fondo gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, cioe’ una entita’ che – ma andro’ dopo nei dettagli – e’ partecipata dalle principali banche italiane.

Adesso voi direte voi che quei soldi dopo andranno alle aziende, ma le cose non stanno cosi’: perche’ le imprese possano ricevere i soldi occorre che le amministrazioni locali inizino un complicato processo di compartecipazione alla CDP , che innanzitutto non e’ obbligatorio, e in secondo luogo le indebita inibendo l’arrivo di nuovi fondi.

 

 

Poiche’ le amministrazioni dovrebbero farlo usando il nuovo sistema informatico costruito ad hoc per fare questo, e solo 2000 amministrazioni si sono iscritte su 22.000, alla fine il processo di distribuzione dei soldi iniziera’, forse, verso settembre.

 

 

Il problema e’ che per iniziare questa compartecipazione le amministrazioni locali DEVONO avere i soldi in cassa, e i soldi in cassa disponibili sono 14 miliardi in due anni.

 

 

Questa e’ la cifra REALE che potrete vedere: 7 miliardi l’anno. Lo sblocco sara’ esecutivo il 15 maggio, poi i comuni dovranno iniziare le procedure – ma non sono obbligati – e se gli va di buttare soldi nella CDP potranno comparteciparvi, avendo cosi’ i soldi in cassa per pagare – senza sforare i patto di stabilita’.

 

Su 100 miliardi di debiti alle imprese, ne erano stati ottenuti 40 che dovranno essere presi dal mercato, facendo altro debito. Di questi 40, pero’, nei prossimi due anni non ne arriveranno – realisticamente – piu’ di 14.

 

Che fine faranno i rimanenti 26? E dico 26, ma in realta’ saranno probabilmente di piu? Ufficialmente , rimarranno in un fondo gestito dalla CDP, cioe’ dalla cassa depositi e prestiti. Allora direte : ma allora rimangono allo stato? No, perche’ la CDP, attraverso alcuni giochi di scatole cinesi, e’ compartecipata da tutte le banche italiane, sia “direttamente” che attraverso le rispettive fondazioni.Andiamo nel dettaglio. Chi sono i partecipatori del CDP (Cassa Depositi e Prestiti?)

 

In società non quotate:

Adesso pero’ voi direte: ehi, io non vedo (a parte le poste italiane che hanno ceduto la quota) le banche italiane. Aha. Allora andiamo a vedere cosa sia, per esempio,m  il “Fondo Italiano di Investimento SGR S.p.A.”: chi sono i “soci”? Sponsor della SGR Il Fondo vero e proprio è stato finanziato con 1,2 miliardi di euro da Cassa Depositi e Prestiti, Banca Monte dei Paschi di Siena, Intesa-Sanpaolo, UniCredit Group, ICBP, Credito Valtellinese, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, UBI Banca e Banca di Cividalee Istituto Centrale Banche Popolari (1). Ecco che cominciamo a capire per quale motivo il presidente di ABI trova bellissima questa legge, ed ecco come mai anche il Sole 24 Ore, giornale di Confindustria (in rosso) sembra cosi’ felice del decreto. 26 miliardi finiscono in un fondo loro, in attesa che improbabili amministrazioni pubbliche li sblocchino facendo, di fatto, un debito con la CDP.  Ma la ridicola catena di scatole cinesi non si ferma qui: guardate per esempio “credito sportivo”. Sembra cosi’ innocua, vero?  Sembra una cosa per lo sport, giusto? Andiamo a vedere di chi sia “Istituto di Credito Sportivo”: Proprietà dell’azienda

Il capitale dell’Istituto corrisponde ad una cifra pari a 9.554.452 euro suddivisa in quote del valore unitario di un Euro. Esso è ripartito fra i partecipanti secondo le seguenti percentuali:

 Solo meno del 30% NON e’ di proprieta’ di banche, il resto e’ banche. Di quel 30%, solo il 5 e mezzo circa e’ del CONI, il resto e’ di CDP. Un ente che sembra un ente sportivo non e’ altro che una serie di scatole cinesi con dentro il 5% del CONI e il resto, banche. Scatole cinesi, scatole cinesi, scatole cinesi. Ma non finisce qui: oltre alle banche, anche le fondazioni bancarie partecipano, anche se solo per pochi spiccioli ciascuna, al CDP:

Le fondazioni bancarie possiedono azioni privilegiate pari al 30% del capitale sociale[11].

Fondazione Numero di azioni Quota del capitale Fondazione Monte dei Paschi di Siena 8 984 000 2,57 % Compagnia di San Paolo 8 984 000 2,57 % Fondazione CRT 8 984 000 2,57 % Fondazione CR Provincie Lombarde 8 984 000 2,57 % Fondazione CR Verona Vicenza Belluno e Ancona 8 984 000 2,57 % Ente CR Firenze 3 600 000 1,03 % Fondazione CR Padova e Rovigo 3 600 000 1,03 % Fondazione CR Perugia 3 600 000 1,03 % Fondazione CR Lucca 3 600 000 1,03 % Fondazione Banco di Sardegna 3 600 000 1,03 % Fondazione CR Bologna 3 600 000 1,03 % Fondazione CR Cuneo 3 600 000 1,03 % Fondazione CR Genova e Imperia 3 600 000 1,03 % Fondazione CR Parma e Monte di Credito su Pegno di Busseto 3 600 000 1,03 % Fondazione CR Venezia 2 500 000 0,71 % Fondazione CR Alessandria 2 500 000 0,71 % Fondazione Banca del Monte di Lombardia 2 500 000 0,71 % Fondazione CR Forli 2 500 000 0,71 % Fondazione CR Savona 1 650 000 0,47 % Fondazione CR Trieste 1 500 000 0,43 % Fondazione di Piacenza e Vigevano 1 500 000 0,43 % Fondazione CR Ravenna 1 000 000 0,29 % Fondazione CR Udine e Pordenone 800 000 0,23 % Fondazione CR Provincia di Macerata 600 000 0,17 % Fondazione CR Imola 500 000 0,14 % Istituto Banco di Napoli Fondazione 500 000 0,14 % Fondazione CR Carpi 500 000 0,14 % Fondazione CR Biella 500 000 0,14 % Fondazione CR Gorizia 500 000 0,14 % Fondazione CR Modena 500 000 0,14 % Fondazione CR Pistoia e Pescia 500 000 0,14 % Fondazione CR Reggio Emilia Pietro Manodori 500 000 0,14 % Fondazione CR Provincia dell’Aquila 500 000 0,14 % Fondazione CR Terni e Narni 500 000 0,14 % Fondazione CR Asti 500 000 0,14 % Fondazione CR della Provincia di Teramo 500 000 0,14 % Fondazione CR Bolzano 500 000 0,14 % Fondazione CR Livorno 500 000 0,14 % Fondazione CR Pesaro 400 000 0,11 % Fondazione CR Mirandola 200 000 0,06 % Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna 200 000 0,06 % Fondazione CR Vercelli 200 000 0,06 % Fondazione CR della Spezia 200 000 0,06 % Fondazione CR Provincia di Viterbo 200 000 0,06 % Fondazione Banca del Monte di Lucca 200 000 0,06 % Fondazione CR Jesi 150 000 0,04 % Fondazione Banca del Monte Domenico Siniscalco Ceci 150 000 0,04 % Fondazione CR Calabria e Lucania 150 000 0,04 % Fondazione CR Tortona 100 000 0,03 % Fondazione CR Fabriano e Cupramontana 100 000 0,03 % Fondazione CR Orvieto 100 000 0,03 % Fondazione CR Saluzzo 100 000 0,03 % Fondazione CR Savigliano 100 000 0,03 % Fondazione CR Spoleto 100 000 0,03 % Fondazione CR Fossano 100 000 0,03 % Fondazione CR Carrara 100 000 0,03 % Fondazione CR Fano 100 000 0,03 % Fondazione CR Fermo 100 000 0,03 % Fondazione CR Ferrara 100 000 0,03 % Fondazione CR Pescara e Loreto Aprutino 100 000 0,03 % Fondazione CR e Banca del Monte di Lugo 100 000 0,03 % Fondazione CR Rimini 100 000 0,03 % Fondazione CR Cesena 100 000 0,03 % Fondazione Banca del Monte e CR Faenza 50 000 0,01 % Fondazione CR Bra 30 000 0,01 % Fantastico, eh? Cominciamo a capire CHI gestira’ i soldi del “fondo per pagare i debiti alle aziende” …. 26 miliardi per almeno due anni in mano loro. Mica male. E TUTTA la stampa italiana  sta dicendo che … stanno pagando le aziende! Ma adesso andiamo a vedere se saranno davvero 26: saranno 26 se tutti e 14 i miliardi che i comuni possono spendere saranno richiesti dalle amministrazioni indebitate. In pratica, quei 40 miliardi finiranno PRIMA in mano alle banche. In attesa che forse, le amministrazioni si indebitino con la CDP per pagare i fornitori, cosa per la quale ci sono disponibili – ma solo il 10% delle amministrazioni e’ integrata col sistema informatico del CDP – 14 miliardi in due anni. Allora, sono 40 miliardi. Di cui le amministrazioni locali possono ritirare 14 miliardi in due anni. Ma solo 2000 su 22.000 sono iscritte al sistema informativo. Se supponiamo che siano un campione rappresentativo, significa che circa UN MILIARDO (e rotti) in due anni andra’ alle imprese.
Il resto, cioe’ 38 e rotti miliardi, rimarranno quasi certamente per due anni nel CDP, cioe’ in un ente partecipato al 30% da fondazioni bancarie e per il resto da… scatole cinesi con dentro banche.
E chi vigilera’ su questo? Ovviamente, il CDA della Cassa Depositi e Prestiti, ovvero:

il meglio , ed il peggio, di tutto quel che di male potete pensare.

 

Allora, i fatti mi hanno dato ragione: era una operazione di salvataggio nascosta, una liquidita’ che finira’ gestita da banche in eterna attesa di essere richiesta – onerosamente – dalle amministrazioni locali – che non sono obbligate a farlo.

 

Mi spiace, ma i miei timori peggiori sono fondatissimi: hanno dato i soldi alle banche.

 

Quanto passera’ prima che il mondo se ne accorga? Poco. A Giugno arriveranno i bilanci di fine quarter o di fine semestre, e il gioco presentera’ il conto.

 

Grillo, che aveva sollevato il problema inizialmente mediante la Lombardi, che cosa ha da dire? Si rende conto che gli vogliono far passare sotto il naso la porcata che hanno – a parole – detto di voler combattere?

 

Passi per i giornali che sono schiavi delle banche,

ma sono curioso di capire se anche i grillini adesso

si metteranno a gridare che hanno fermato la porcata

di fine legislatura, o se capiranno di essere stati gabbati.

 

Perche’ dopo che i giornali hanno venduto che si siano sbloccati i pagamenti per le aziende (ah! ah! ah!) , per M5S sara’ difficilissimo mettersi di traverso….finito lo cdm, gabbato lo Grillo.Uriel

 

(1)Fonte: ilsole24ore.com[1].

 

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I Cittadini ed il MoVimento 5 Stelle sono stanchi di perdere Tempo prezioso!

Breve riassunto sugli ultimi accadimenti per i distratti e/o in malafede. Il M5S non accorderà nessuna fiducia, o pseudo fiducia,a un governo politico o pseudo tecnico (in sostanza di foglie di fico votate dai partiti). Bersani non è meglio di Monti, è semplicemente uguale a Monti, di cui ha sostenuto la politica da motofalciatrice dell’economia. Il Parlamento è sovrano e da subito, con un tratto di penna, può eliminare il Porcellum e avviare le riforme di cui i partiti si riempiono la bocca (solo quella) da vent’anni come la legge sul conflitto di interessi o la legge anticorruzione. Il M5S pretende che le Commissioni parlamentari vengano immediatamente istituite e chi non le vuole per mantenere lo status quo esca allo scoperto. Il M5S ha rinunciato a 42 milioni di euro di finanziamenti elettorali, i partiti possono subito fare lo stesso con una semplice lettera di rinuncia, ma non lo faranno mentre chiedono sacrifici agli italiani (agli altri…).

Il M5S propone l’abolizione dell’IRAP entro il 2013 con corrispondenti tagli dei costi della politica, rapportandoli a quelli della Francia. Il M5S sta facendo politica mentre gli altri giocano alle belle statuine discutendo di poltrone e non di soluzioni. Il M5S ha chiesto un incarico di governo, sta ancora aspettando una risposta.

 

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Monti ai suoi “amici” in Europa aveva garantito di prendere un 25% di voti!

Il 25 febbraio 2005 Mario Monti e noi “duellammo” a Bruxelles, come scrisse il giornalista che moderava il confronto, in un incontro organizzato dal circolo culturale “Palombella” molto noto nella capitale belga. Il professore era reduce da dieci anni di commissario europeo, prima al Mercato interno e poi alla Concorrenza, mentre noi eravamo componenti della commissione Affari economici e monetari del Parlamento di Strasburgo.

Prima nell’incontro pubblico e poi nella successiva cena, condividemmo con il professore larga parte dell’analisi sull’Europa, ancora priva di un comune governo dell’economia, e sull’Italia che già a quell’epoca era la cenerentola d’Europa per tasso di crescita. Quella sera, a cena, il professor Monti ci disse che dieci anni da commissario europeo gli avevano fatto comprendere fino in fondo cosa fosse la politica della cui ignoranza noi lo accusavamo, scherzosamente ma non troppo, durante i tre anni di collaborazione al ministero del Bilancio.

A quel punto lo incoraggiammo a scendere in politica ma avemmo l’impressione che fosse affaccendato in più lucrosi rapporti di tipo internazionale. Abbiamo raccontato tutto questo per dire che, dopo quasi un anno e mezzo di governo, Monti di politica capisce molto poco o, per meglio dire, ha un’idea distorta della politica ritenendola solo sinonimo di potere. E lo ha dimostrato nei fatti. Il professor Monti ha preteso di essere nominato senatore a vita da un presidente della Repubblica terrorizzato dai circoli finanziari e politici internazionali prima di assumere la guida di un governo di emergenza.

Una pretesa che non ebbero né Ciampi né Dini, neanche dopo aver reso un grande servizio al paese. Nonostante gli impegni assunti con il presidente della Repubblica e dopo aver combinato non pochi guai nei suoi 15 mesi di governo mettendo il paese in ginocchio, l’esimio professor Monti decise, noblesse oblige, di salire in politica mentre tutti gli altri scendevano in politica.

Nei suoi colloqui internazionali, lì dove risiede la sua vera maggioranza, Monti aveva spiegato che la sua “salita” in politica avrebbe intercettato tra il 20 per cento e il 25 per cento del consenso popolare e che solo per questo motivo lui era disposto ancora una volta a sacrificarsi come già aveva fatto lasciandosi nominare senatore a vita. Come è andata a finire è fin troppo noto. La sua coalizione non è scomparsa del tutto solo per uno 0,7 per cento che gli ha fatto superare la soglia di accesso al Parlamento del 10 per cento.

Un gran professore stile Luigi XIV E’ inutile ricordare che la lista, insieme ai “liberali” (!!??) di Montezemolo, fu denominata “Scelta civica per Monti”, una sorta di riedizione, a distanza di quasi 300 anni, de “l’Etat c’est moi” di Luigi XIV o, forse più giustamente, “la politique c’est moi”. Non c’è, infatti, nella storia democratica europea alcun precedente di una lista civica candidata a governare un grande paese.

Ma Mario Monti è un grande professore. E che questa fosse la ratio della sua “salita” in politica lo ha dimostrato anche in questi giorni quando ha tentato di farsi nominare presidente del Senato lasciando, senza alcun senso dello stato, il governo allo sbando.

Una volta fermato giustamente dal presidente Napolitano in questa sua tracimante sete di potere, Monti, dopo aver impedito a chiunque della sua lista di andare alla presidenza della Camera, non ha disarmato e dopo aver chiesto invano di parlare con Berlusconi ha riferito a Gianni Letta la sua “oscena” proposta.

I cosiddetti “montiani” (una nuova specie politica) avrebbero votato Schifani alla presidenza del Senato se il Pdl avesse fatto nascere un governo Bersani-Monti e subito dopo avesse favorito l’ascesa, sul colle più alto di Roma, dello stesso Monti ancora una volta disponibile a un sacrificio personale nell’interesse del paese. Monti è un uomo che non conosce l’autorevolezza senza funzione: nel suo caso, è la funzione a essere autorevole. E con questa filosofia ha del tutto annientato l’ultima presenza del cattolicesimo politico nel Parlamento italiano rappresentato da Casini e i suoi cari. Se questo è il frutto della discesa in politica della nostra società civile che Dio salvi l’Italia.

 

 

Paolo Cirino Pomicino per “Il Foglio

Monti alla disperata ricerca di poltrone!

“Il cadavere sollecita un’autopsia”, sentenzierebbe il saggista James Hillmann nell’esaminare lo stato di salute (politico) e l’Ego (suicida) del premier uscente, Mario Monti. Nemmeno Sua Eternità, Giulio Andreotti, che della massima: “meglio tirare campare che tirare le cuoia” aveva fatto una sorta di filosofia di vita (governativa) può competere con l’ottusa pretesa di Rigor Mortis di restare aggrappato alla scala (dell’insuccesso) da cui presto dovrà scendere con sollievo del Bel Paese.

Nel giro di appena un anno, e per grazia ricevuta da Re Giorgio, il Professore ha salito tutti i gradini istituzionali (senatore a vita e premier), accompagnato dalla fanfara dei giornaloni dei Poteri marci che vedevano in lui l’ultimo leader “a saldo” del partito “dell’antipolitica”. Il cane da guardia di un bipolarismo (mai nato) che con la sua agenda del rigore, elaborata da mani forti in terra d’Europa, ha portato l’Italia ha battere solo il record del debito pubblico.

Ma l’apprendista stregone della Bocconi pur di prolungare la sua vita a palazzo Chigi, tradendo le aspettative del Quirinale e della sua generosa maggioranza alle Camere (Pd-Pdl-Udc), si è candidato anche alle ultime elezioni politiche uscendone però con le ossa rotte. E portato al suicidio (politico) sia l’ex furbo Casini sia l’ex presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini.

In quest’impresa disastrosa (governabilità a rischio) da cui si è sottratto abilmente Luca Montezemolo, in tanti sono naufragati (i vari& avariati Riccardi, Cazzola, Ichino e compagnia libera&bella) sotto gli occhi addolorati ma compiacenti dei media, che avevano accompagnato la traversata trionfale del nocchiero Rigor Mortis (tua, vita mea). Ma c’è soprattutto un giornale, il “Corriere della Sera”, che dopo l’endorsement (“al buio” come nel poker) con il bocconiano Monti è aggrappato ancora alla sua “zattera della Médusa”, destinata a sicuro naufragio.

Mentre i giornali concorrenti (“la Repubblica” e “la Stampa”, in primis) hanno abbandonato al proprio “Io” (voglio una poltrona) il premier cadente che al Senato era pronto a mettersi all’incanto di sinistra e destra, in via Solferino la parola d’ordine è sempre la stessa di prima del voto: resistere, resistere, resistere.

Altrimenti meglio andare a (ri)votare a giugno con Bella Napoli ancora sul Colle più alto. Utopie dal respiro corto. Come vecchi soldati in trincea, convinti che Caporetto sia stata un riparabile incidente di percorso, nella Fortezza Bastiani di buzzatiana memoria, al generale Cadorna-Monti, sconfitto anche nell’ultima battaglia per la presidenza del Senato, vengono riservati ognidì picchetti d’onore.

Grazie al contributo attivo di quelli che il mai troppo compianto saggista Edmondo Berselli, chiamava “i fornitori di opinioni”, allevati e coltivati alla scuola serale di Paolino Mieli. I politologi à la carte, mandati in campo da Flebuccio de Bortoli nel tentativo di salvare “il soldato Mario” e infliggere violente scosse elettriche sulla pelle dell’inerme Culatello Bersani, che non vuole un Monti bis.

Il leader piddì della “mancata vittoria”, nonostante l’assenza di una maggioranza certa vorrebbe riportare un “politico-politico” (magari lui) alla guida del nuovo governo. E mandare così finalmente a casa l’”esecutivo dei tecnici”, tanto caro al Corrierone e ai Poteri marci.

Ecco, allora, cosa scriveva a dir poco imprudente e preveggente Angelotto Panebianco dopo che Napolitano (seccato) aveva bocciato l’auto-canditura di Monti al Senato e nel giorno stesso in cui alle Camere erano eletti – anche con il sostegno dei grillini -, Pietro Grasso Laura Boldrini: “Come era prevedibile, il matrimonio Pd e 5 Stelle non si celebrerà (…) nei giorni e nelle settimane che hanno seguito la ‘non vittoria’ elettorale il Pd è apparso in preda al cupio dissolvi…”.

Ma chi aveva parlato mai di “matrimonio” tra Bersani e Beppe Grillo? Dove se l’era sognato Panebianco quell’incestuoso ménage? Al più si sussurrava di un possibile flirt alla Camere tra le due controparti su alcune scelte istituzionali. Al di fuori, comunque, dai giochi di partito. Tant’è.

Il giorno dopo, il settantenne Ernesto Galli Della Loggia, invece di prendere atto che il centro sinistra di Bersani alle Camere aveva evitato l’autogol e vinto una difficile partita alle Camere (magari pure di Pirro), tornava alla carica contro il Partito democratico. E s’inventava la “frattura storica” che si sarebbe consumata con la nomina, a sua insaputa?, di Grasso e Boldrini.

Una sinistra, rilevava gaudente Della Loggia, “convinta di non poter trovare al proprio interno, nella propria storia, né volti né voci (…) capaci di rappresentarla veramente”. Già, quanta nostalgia si poteva leggere nello scritto dellalogiolestico per i vecchi compagni Ingrao, Iotti e Napolitano, che una volta presiedevano le Camere. Ma non in nome del partito e delle sua storia, come sembra voler far credere invece l’ex professorino in pensione.

La scelta delle due alte cariche dello Stato è stata sempre figlia di larghe intese istituzionali. E non ha mai provocato “strappi” storici “alla Della Loggia”.

Tanto per stare all’oggi, a dopo la caduta del Muro di Berlino, al cambio del nome del partito e alla cancellazione di falce e martello dal simbolo, al Senato la sinistra ex comunista – in contrapposizione al candidato della destra -, è stata determinante sia per la scelta dell’ex Dc Mancino al Senato (1996) sia del Ppi Franco Marini (2006). E se tu vuoi, chiamalo pure “strappo”…

Quanto all’ex magistrato Luciano Violante, iscritto al partito che fu di Togliatti soltanto nel 1979 ma citato dal Della Loggia tra i presidenti della Camera insieme a Ingrao e Nilde Iotti, non apparteneva di sicuro all’album storico della nomenclatura dell’ex Pci. Forse aveva ragione il vecchio e acuto direttore del Corrierone, Mario Missiroli, quando sosteneva che per essere veramente dei bravi editorialisti non “bisogna avere alcuna idea”.

 

Fonte

Elezione dei Presidenti di Camera e Senato, come sono andate le cose?

Cerchiamo di ragionare a mente lucida su quello che è successo con l’elezione dei Presidenti di Camera e Senato. Il primo dato di fatto è che i nomi dei candidati del centrosinistra che circolavano erano fino a venerdì Dario Franceschini alla Camera e Anna Finocchiaro al Senato. Ma questi sono stati sostituiti in sede di votazione da due nuovi nomi: Laura Boldrini alla Camera e Pietro Grasso. Due figure che, indipendentemente dal giudizio che possiamo darne, sono per la prima volta in Parlamento e fuori dal quadro politico istituzionale. Si sarebbe avuto questo risultato senza la forte presenza del Movimento 5 Stelle in Parlamento?

Certo, si tratta di volti nuovi della vecchia politica, ma intanto questo primo piccolo risultato d’innovazione è da attribuirsi comunque al Movimento 5 Stelle. Bersani ha piazzato due personalità della sua coalizione, ma due personalità non “politiche”, la prima per altro neppure appartenente al suo partito. Per raggiungere l’en plein ha sacrificato la sua identità politica. Se a ciò aggiungiamo la fine ingloriosa di Rigor Montis che ha dimostrato tutta la sua incapacità autocandidandosi a ruolo di Presidente del Senato per poi, deluso, far votare ai suoi scheda bianca, possiamo concludere che qualcosa è cambiato in Parlamento. Anche la scelta di Berlusconi di ripresentare Schifani è il segno dell’incapacità di comprendere quanto stia avvenendo nel nostro paese. E ora passiamo alle dolenti note.

Alla Camera il comportamento dei cittadini portavoce è stato del tutto coerente: dall’inizio alla fine il proprio candidato è stato votato all’unanimità. Il mal di pancia è cominciato al Senato e solo per via del ballottaggio finale tra Schifani e Grasso. Sappiamo di riunioni concitate e tutto ciò è un bene, Quello che è male è che alla fine sia mancata una decisione unitaria e compatta. Discutere va bene, ma poi ci si conta e alla fine la linea maggioritaria dev’essere accettata da tutti senza tentennamenti, anche se con qualche dubbio. Questo a quanto pare non è avvenuto al Senato. E invocare una presunta libertà di coscienza non risolve il problema che si è aperto.

È quindi del tutto opportuno che il capo politico del Movimento abbia, con un comunicato, richiamato all’ordine i dissidenti. Forse quel richiamo al proprio codice deontologico firmato da tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle doveva essere fatto anche prima. Se questo sia avvenuto non lo so, anche perché la riunione non era in streaming. Possiamo criticare – e giustamente – coloro che al Senato non hanno seguito le indicazioni della maggioranza, ma dobbiamo anche riconoscere che in momenti così decisivi è al capo politico del Movimento che spetta di indicare la via da seguire ricordando, se è il caso, i precedenti impegni assunti.

Onde evitare nel futuro errori ancora più gravi, occorre trovare una “cinghia di trasmissione” tra un capo che si trova al di fuori del parlamento e i cittadini portavoce. È stato un episodio certamente non irrilevante, di immaturità politica, ma, non dimentichiamolo, sono i primi passi di un bambino che procede ancora a tentoni. Aiutiamolo a crescere, questa è la cosa principale.

 

 

 

 diPaolo Becchi

Monti si butta a destra: meglio Berlusconi che Grillo

1 – SCELTA CIVICA:NASCE COMITATO DIRETTIVO, OLIVERO COORDINATORE (ANSA) – Su proposta del presidente Mario Monti – informa una nota di Scelta Civica – si è insediato il Comitato direttivo provvisorio di Scelta Civica così composto: Presidenza: Andrea Riccardi (vice presidente vicario), Carlo Calenda (vice presidente), Ilaria Capua (vice presidente).

Coordinatore politico: Andrea Olivero. Membri: Ilaria Borletti Buitoni, Luciano Cimmino, Silvia Colombo, Lorenzo Dellai, Stefania Giannini, Mario Giro, Pietro Ichino, Linda Lanzillotta, Luigi Marino, Mario Mauro, Andrea Romano, Lidia Rota Vender, Milena Santerini. All’incontro in vista delle elezioni delle presidenze della Camera e del Senato, Scelta Civica sarà rappresentata dal Coordinatore Senatore Olivero, dai Senatori Lanzillotta e Mauro e dagli Onorevoli Dellai e Romano.

2 – MONTI CHIUDE A GOVERNO PD-M5S; MEGLIO LARGHE INTESE E RIFORME (ANSA) – Meglio un governo sostenuto da più forze politiche – Pd, Pdl e, se ci sta, Grillo – per fare le riforme necessarie al Paese che un governo Pd-M5S. E’ questo, in estrema sintesi, l’orientamento emerso dall’incontro di Mario Monti con gli eletti di Scelta Civica-Udc-Fli, secondo quanto riferito da alcuni presenti. Una posizione che, spiega un partecipante, si riflette sulla scelta dei presidenti delle Camere: “In Senato non saremo stampella nè del Pd, nè del Pdl per far passare nomi di una sola parte”.

Per quanto concerne i presidenti di Camera e Senato, spiega un partecipante, la nostra posizione nell’incontro con il Pd sarà molto chiara: “Non chiediamo ruoli, né incarichi, né tantomeno poltrone; vogliamo che ci sia un’apertura reale che impegni le forze politiche, a cominciare da Pd e Pdl, su un governo di scopo per fare le riforme troppo a lungo rimandate”. Nello stesso tempo però, aggiunge cercando di riassumere la posizione espressa da Monti, “non vogliamo essere usati dal Pd in funzione anti-Pdl, né dal Pdl per aggirare il dialogo con il Pd”.

Una posizione che si riflette sull’elezione dei presidenti della Camere: “Lavoriamo per un riconoscimento reciproco” di Pd e Pdl, riferisce uno dei presenti. Anche se non si nascondono le difficoltà di una simile strategia, visto il clima reso incandescente dai problemi giudiziari di Silvio Berlusconi. Ma nel corso dell’incontro è emersa l’esigenza di provarci ugualmente: “A noi – riassume un altro neo eletto – non interessa il governissimo o il governo di scopo in quanto tale, ma che si apra un ragionamento di tutte le forze politiche per fare le riforme”.

Anche con Grillo? “Certamente”, aggiunge la fonte, “anche con lui se vorrà fare davvero le riforme”. Durante l’incontro si è anche discusso di futuro della formazione che si è presentata alle elezioni: “Monti ha posto il problema non solo dei gruppi parlamentari ma, più in generale, del futuro”. In sostanza se fondere o meno Fli, Udc e Scelta Civica in un unico partito. A sciogliere il nodo ci proverà un apposito comitato.

3 – MONTI,CON PD PER ORA PARLIAMO DI PRESIDENZE CAMERA (ANSA) – “Abbiamo messo a punto la linea che la nostra delegazione terrà nell’incontro di oggi pomeriggio con la delegazione Pd e abbiamo inoltre approfondito il tema della migliore organizzazione del nostro movimento politico, al di là dei due gruppi parlamentari che già ci eravamo impegnati a costituire come unitari prima delle elezioni”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti al termine della riunione al Senato con gli eletti di Scelta civica, Udc e Fli.

Ai giornalisti che gli chiedevano un commento sul come arrivare al nuovo governo, il premier ha detto che “il tema della consultazione di oggi da parte del senatore Zanda è molto preliminare rispetto a questo e riguarda i vertici delle istituzioni parlamentari, di Camera e Senato. Quindi, ogni cosa a suo tempo”. Quanto ai contenuti e alle proposte che verranno fatte nell’incontro con il Pd, Monti non ha fatto anticipazioni:”penso sia più riguardoso nei confronti dell’iniziativa presa dal Pd che i nostri rappresentanti illustrino la nostra posizione”. Della delegazione che incontrerà il Pd fanno parte Linda Lanzillotta e Mario Mauro per il Senato, Andrea Olivero, Lorenzo Dellai e Gianpiero D’Alia per la Camera.

4 – RINVIATA ELEZIONE CAPIGRUPPO SCELTA CIVICA, UDC E FLI (ANSA) – L’assemblea dei parlamentari di Scelta Civica, Udc e Fli hanno concluso la loro riunione nell’aula della commissione Difesa del Senato. Non è si è proceduto all’elezione dei presidenti di gruppo perché, a quanto si è appreso, è stato deciso di rinviare questa incombenza ai prossimi giorni

 

Fonte

La fine del Grande Bluff!

Ci avevate creduto all’ingovernabilità? Invece era già tutto scritto e a giorni avremo un Governo!!!

 

Dapprima gli ordini di scuderia erano “screditare, rendere inaffidabili e pressapochisti i nuovi eletti”.

 

A seguire tentarli con offerte di Scranni di rilievo come quelli di Camera e Senato!

Poi far partire “FANTOMATICHE Petizioni” per cercare di scardinare le loro convinzioni, metterli il più possibile gli uni contro gli altri.

Far leva sul loro senso civico e rispetto dei Cittadini che TANTA FIDUCIA gli avevano accordato per convincerli a dare un’assurda fiducia a CHI da decenni ha reso arido il nostro Paese.

Dare un improbabile FIDUCIA a CHI con le proprie ignobili azioni, ha determinato SPRECHI, ingiustizie sociali, impoverimento e perdita dei VALORI che hanno reso grande il nostro Paese.

E dopo oltre 30 anni invece è germogliato un FORTE SENSO CIVICO rimettendo al centro del dibattito quotidiano la Politica con la P maiuscola!

 

A giorni il grande Bluff sarà svelato agli occhi di TUTTI i Cittadini che hanno creduto alla barzelletta che:

_ i VECCHI PARTITI ed APPARATI avessero bisogno dei NUOVI eletti per andare avanti!

_che è da irresponsabili NON dargli la Fiducia

_che un’altra occasione NON ricapiterà

 

Siamo stati tutti spettatori di un Grande Bluff.

 

Il Governo nascerà (si stanno già litigando poltrone, incarichi e prebende!!!)

 

Ma il Cittadino ha capito tutto, con la pancia vuota NON lo freghi più!

 

 L’Inciucio Continua clicca qui

 

Rocco Cipriano

#vinciamonoi

L’italia che muore

Mentre Bersani filosofeggia intorno a fantasiose redistribuzioni dell’IMU e rivisitazioni della macchina di morte di Equitalia, nel tentativo di mercanteggiare l’appoggio di Grillo. Mentre l’Europa pretende con tono perentorio altre lacrime ed altro sangue subito, senza discussioni. Mentre il golpista trombato Mario Monti si dice pronto a tutto purché non nasca un governo anti europeo. Mentre la politica gigioneggia nei salottini TV su argomenti pregnanti come la legge elettorale ed il diritto di cittadinanza, alternando la rava e la fava con la fava e la rava. C’è un’Italia che muore e continua a suicidarsi, refrattaria alla giustizia dispensata da Mr. Legacoop/Mps ed alla libertà offerta dal salapuzio di Arcore. Perfino i media mainstream che su ordine di Mario Monti da un anno avevano eliminato dai propri palinsesti la mezza dozzina di suicidi giornalieri causati dalla disperazione economica, sembrano non essere più in grado di occultare il fenomeno. Quando come nella tragedia accaduta oggi a Perugia all’interno della sede della Regione Umbria….

il disgraziato rovinato dall’Italia giusta, decide nella sua follia di portare con sè anche altri malcapitati, per forza di cose la notizia tracima e neppure il diktat di Mario Monti riesce a mantenerla sottotraccia. Così come sta accadendo sempre più spesso, quando la persona rovinata e gettata in mezzo ad una strada, nel momento di togliersi la vita porta con sé il coniuge, i fratelli, le sorelle, i parenti. Nonostante la portata del fenomeno sembri non essere stata colta dal mondo del giornalismo italiano (con l’eccezione di chi redige i necrologi locali), impegnato a dissertare intorno agli equilibri degli schieramenti politici, al toto elezioni del Papa, alla salute della regina d’Inghilterra e alle partite di Champions League, il paese è simile ad una pentola a pressione, con la valvola che non funziona più. Nè la politica sembra intenzionata a trovare in extremis un qualche rimedio, essendosi già impegnata con i propri padroni ad alzare ulteriormente la fiamma, così come ordinato dalla BCE e da Bruxelles. L’Italia muore di troppa giustizia sbagliata, di troppe famiglie che non ce la fanno più, di troppi drammi economici trasformatisi in tragedie esistenziali, di troppe grida d’aiuto lasciate obliare nel frastuono dell’indifferenza, da chi preferisce parlare di spread, di tatticismi politici, di reazioni dei mercati, di grafici di borsa e di prestigio europeo. Muore e trascina con sé i suoi figli ogni giorno, muore ogni giorno di più, anche se restiamo voltati dall’altra parte e fingiamo di non accorgercene. Fonte

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