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Articoli marcati con tag ‘Gazzetta Ufficiale’

Installate la scatola nera sulla vostra Auto. Montezemolo ringrazia.

Fatta una norma, molto spesso spunta fuori chi è in grado di ricavarne un bel business. È proprio quello che sta accadendo dietro le quinte del decreto «salva Italia», ormai pubblicato in Gazzetta Ufficiale, in particolare della parte che incentiva l’installazione di scatole nere sulle automobili in vista di sconti sulle polizze assicurative.

Per i consumatori la prospettiva è quella di un alleggerimento delle spese. Ma per le società che producono scatole nere si aprono grandi occasioni. Quante sono queste aziende? Diciamo che in Italia le due realtà al momento più attrezzate sono la Octo Telematics e la Cobra Telematics. Su di loro, infatti, le assicurazioni si stanno appoggiando per confezionare i nuovi pacchetti per i clienti.

Le sorprese, però, arrivano se si va a dare un’occhiata agli azionisti, soprattutto di una di questa aziende. Si dà infatti il caso che la Octo Telematics, società con sede a Roma, sia controllata al 60% dalla Octobi spa. Questa società, che invece ha sede a Milano, a sua volta è controllata al 59,24% dalla Montezemolo & Partners sgr. Sin troppo semplice, dal cognome, risalire a Luca Cordero di Montezemolo, che con il figlio Matteo si divide praticamente in parti uguali la proprietà della sgr.

Insomma, nel business delle scatole nere spunta il presidente della Ferrari, nonché ex presidente di Confindustria. Il quale, un paio di anni fa, attraverso il suo strumento societario, ha deciso di rilevare il controllo della Octo Telematics. Ben prima dell’avvento di Mario Monti, sembra quindi il caso di dire, Montezemolo ha dimostrato di avere un gran naso per l’affare, essendo riuscito a fiutarlo con due anni di anticipo. E adesso si trova pronto più che mai a sfruttare le possibilità che potranno essere colte dalla sua Octo Telematics.

La società, del resto, nel campo dell’informatica e dell’elettronica è avviata da tempo. L’ultimo bilancio ha fatto segnare un fatturato di 22 milioni e 313 mila euro, con un utile di 1 milione e 808 mila. In più, già da diverso tempo, la società ha messo a punto le scatole nere per automobili. Nel 2007, per esempio, si era aggiudicata una gara europea indetta dall’Isvap per un progetto proprio dedicato al prodotto e all’epoca denominato «check box».

Un altro nome, invece, è stato scelto dall’altra società italiana che da anni lavora nel settore. La Cobra Telematics, infatti, produce modelli di scatole nere che alcune assicurazioni, per esempio le Generali guidate da Giovanni Perissinotto, hanno già ribattezzato «Quality Driver Box». La Cobra Telematics dipende dal gruppo italiano Cobra automotive technologies, che dal 1975 si occupa di informatica ed elettronica. Il suo ultimo bilancio parla di un fatturato di 72 milioni e 280 mila euro, con una perdita però di 9 milioni e 427 mila. L’azienda, che peraltro è quotata in borsa, sarà un duro avversario per l’azienda controllata da Montezemolo, soprattutto se si considera che alcuni grandi gruppi assicurativi sembrano già aver scelto le soluzioni proposte da Cobra.

Altre società, in ogni caso, potrebbero fare la loro proposta. Il colosso informatico Microsoft, per esempio, da anni sperimenta scatole nere un po’ per tutti i settori. Nel 2006, addirittura, presentò la «Sense cam», una scatola nera per l’uomo, in grado di registrare suoni e immagazzinare fino a 2 mila immagini al giorno.

 

 

Stefano Sansonetti per “Italia Oggi

Il Governo dei Conflitti d’Interessi

Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, il 31 di ottobre è stato condannato in primo grado a tre anni e sette mesi di reclusione per aggiotaggio nella scalata illegale del 2005 alla Bnl, quella famosa dei furbetti. Problemi in azienda? Carriera in forse? Macchè. Cimbri è salvo. E già che c’è, può serenamente attendere l’esito dei negoziati per il salvataggio della Fonsai. Il gruppo di Salvatore Ligresti potrebbe infatti finire sotto l’ombrello di Unipol, con il rampante Cimbri numero uno in pectore.

Può stare tranquillo anche il costruttore, nonchè vicepresidente delle Generali, Francesco Gaetano Caltagirone, pure lui condannato (tre anni e sei mesi) nel processo Bnl. Insomma, liberi tutti. Lo stabilisce il nuovo regolamento sui requisiti di onorabilità di amministratori e alti dirigenti delle compagnie di assicurazioni. Può sembrare incredibile, ma fino a ieri queste norme non c’erano. Il governo, anzi tre governi, ci hanno messo sei anni a venire a capo di un testo. E quando finalmente il decreto è stato messo nero su bianco, tutto si è risolto in un incredibile colpo di spugna, come lo ha definito ieri un articolo del Corriere della Sera.

La legge, pubblicata il 9 gennaio sulla Gazzetta Ufficiale (in vigore dal 24 gennaio) è l’ultimo regalo del ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, il quale si è dimesso insieme all’intero governo Berlusconi il giorno dopo la firma, il 12 novembre. Il via libera definitivo alle nuove norme è però arrivato solo qualche giorno dopo grazie al governo Monti. Infatti il decreto di Romani è stato “vistato” anche da Paola Severino, Guardasigilli in carica dal 16 novembre. Severino, come noto, è avvocato di gran fama e tra i suoi principali clienti, ormai da molti anni c’è anche Francesco Gaetano Caltagirone, forse il principale beneficiario delle nuove norme.

C’è un conflitto d’interessi, quindi, tra la Severino ministro e la Severino avvocato. Tanto più che il decreto è stato licenziato giusto in tempo per togliere d’imbarazzo il vicepresidente delle Generali. Vediamo le date. Il 31 ottobre viene emessa la sentenza di primo grado per la scalata dei furbetti alla Bnl. E l’11 novembre, neppure due settimane dopo, Romani estrae dal cassetto, dove giacevano ormai da anni, le norme sui requisiti di onorabilità. Di lì a poco arriva anche il visto del nuovo ministro della Giustizia.

Ecco il colpo di spugna, quindi. Il decreto, infatti, fissa una serie di casi in cui gli amministratori di compagnie di assicurazioni perdono il requisito di onorabilità e vanno quindi sospesi dai loro incarichi. Le norme però non sono retroattive. I manager già in carica non hanno quindi nulla da temere, possono concludere il loro mandato senza il rischio di essere sospesi. Alla norma sulla retroattività è stato però aggiunto un altro comma che di fatto inchioda i manager alle loro poltrone. Funziona così: in caso di future condanne i requisiti di onorabilità vengono meno, si legge nel testo ministeriale, soltanto “in relazione a procedimenti avviati” dopo la data di entrata in vigore del regolamento. In altre parole, Caltagirone e Cimbri possono stare tranquilli.

Se anche fossero condannati in secondo grado e perfino in via definitiva per l’aggiotaggio nella scalata alla Bnl del 2005, non perderebbero comunque la poltrona. Il rischio esiste solo se i due manager venissero coinvolti in nuovi procedimenti penali iniziati dopo il 24 gennaio prossimo, data in cui entreranno definitivamente in vigore le norme firmate dall’inedita coppia Romani-Severino.

Quest’ultima disposizione appare quantomeno sorprendente, soprattutto se si confronta il nuovo testo sulle assicurazioni con quello sull’onorabilità dei banchieri, che invece è in vigore sin dal 1998. I due regolamenti sono praticamente identici. Le condanne che prevedono la sospensione immediata dagli incarichi sono le stesse. E cioè, in generale , tutte le condanne per i reati in materia finanziaria, per i delitti di bancarotta e quelli contro la pubblica amministrazione puniti, questi ultimi, con reclusione di almeno un anno. Per tutti gli altri delitti la sospensione è in vece prevista in caso di condanna ad almeno due anni.

Insomma, le norme sui banchieri e quelle sugli assicuratori viaggiano in parallelo, ad eccezione del comma che riguarda i procedimenti già avviati. Gli amministratori delle compagnie di assicurazioni, come detto, vengono sospesi solo per eventuali condanne in procedimenti penali futuri. Niente di tutto questo è invece previsto nelle norme, più severe, che si applicano ai banchieri. E allora, è il caso di dirlo, gli assicuratori sentitamente ringraziano i ministri Romani e Severino.

 

Vittorio Malagutti per “il Fatto Quotidiano

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