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Malapolitica

Il PD blocca le Commissioni perché ha deciso di governare con Berlusconi?

Giusto un mese fa, nel pieno della più ignobile, feroce e strumentale pressione mediatica messa in atto da giornalisti ed improbabili politicanti nei confronti dei ragazzi del MoVimento 5 Stelle, affinché calpestassero quanto avevano promesso nel mese dello Tsunami Tour alle 72 Piazze d’Italia gremite di Cittadini in cerca di un vero Cambiamento, scrivevo con piena certezza, che questa era tutta una miserabile tattica che mirava esclusivamente a normalizzarci, invischiarci con loro, trascinarci nella stessa pochezza con cui questi personaggi hanno trascinato il destino del nostro Paese negli ultimi 30 anni!

La bieca strategia è proseguita per tutto il mese di Marzo e non si è ancora fermata.

La stretta sui Parlamentari ed Attivisti del M5S ha provato a far leva prevedibilmente sul grande senso del dovere, rispetto delle Istituzioni ed all’ansia dovuta al precipitare delle condizioni socio economiche in cui uno sciagurato quanto incompetente Governo (PD,PDL,UDC) Monti ci ha cacciati!

Oggi è l’11 Aprile e le mummie hanno capito che è giunto il momento di venire allo scoperto, la popolazione è esasperata al punto giusto, il messaggio che doveva arrivare fino al paesino più sperduto è arrivato.

Loro ci hanno provato, il M5S non vuole assumersi le sue responsabilità (!?), ora, per il bene del Paese, occorre un Governo di solidarietà Nazionale, è l’ora delle larghe intese, di un Governo del Presidente, e bla e bla… morale PD, Monti e PDL ufficializzeranno quanto definito ad inizio marzo, ovvero faranno nascere un Governo!

Nel frattempo invece di far partire le 14 Commissioni di Camera e Senato, tengono in vita le vecchie ed addirittura ne potenziano i poteri rendendole speciali! (inorridisco… il fascismo chiamava “speciale” ogni cosa).

E quale potrebbe essere il motivo di tutto questo?

Forse che il PD vuole governare con Berlusconi ed affinché Berlusconi non venga dichiarato ineleggibile da una Commissione, non ci devono essere Commissioni!

Come ci hanno ben spiegato in questi giorni i parassiti che da decenni vivono a nostre spese a Montecitorio, è “consuetudine” (che NON vuol dire che questo modo di operare è scritto in qualche Regolamento), dare la Presidenza delle Commissioni a chi fa opposizione.

E secondo voi se nasce questo Governissimo di scopo, chi saranno gli unici ad andare a fare l’opposizione?

E secondo voi se nasce questo Governissimo di scopo, chi saranno gli unici ad andare a fare l’opposizione?

Il MoVimento 5 stelle che mantienela sua Coerenza e … sorpresa, … la Lega Nord o GAL o altra roba fittizia!

Qualcuno mi farà notare che la Lega ha fatto Campagna elettorale con Berlusconi e quindi aderirà anch’essa al Governissimo… ma se così fosse, gli unici a fare opposizione sarebbero i ragazzi del M5S e quindi presiederebbero tutte le 14 Commissioni… e secondo voi questi personaggi ci farebbero presiedere senza problema la Commissione che dovrà votare l’Ineleggibilità di Berlusconi?

Secondo me no, per puro caso, quella Commissione sarà presieduta da un leghista e sempre per purissimo caso il voto sull’ineleggibilità NON arriverà MAI!

Così il PD potrà continuare a fare la parte per cui sarebbe pronto anch’esso a votare compatto col M5S e Mr. Berlusconi potrà stare sereno e tranquillo perché tanto quel giorno non arriverà mai.

Quello che questi arroganti, pressapochisti ignorano, non capiscono ed è il motivo per cui vinciamo noi, è che il MoVimento 5 stelle NON è un Partito, ma una Politica Pulita che sostituisce un’altra politica, quella del più melmoso inciucio!

Il MoVimento 5 stelle NON è in parlamento per gestire a proprio uso e consumo il potere, vogliamo portare questo potere fuori dai Palazzi e vogliamo condividere e far prendere le decisioni che determineranno il Futuro dell’Italia direttamente dal Popolo che ricordo è Sovrano!

 

Rocco Cipriano

“Fratelli d’Italia”, altri 400.000€ sulle spalle dei Cittadini!

“Il 27 marzo si è riunito l’ufficio di Presidenza della Camera dei deputati e tra le cose da discutere c’era “la costituzione di un gruppo parlamentare in deroga al regolamento della Camera”.

Il nuovo gruppo è quello di “Fratelli d’ Italia”, per intenderci La Russa e Meloni. Il regolamento della Camera ci dice che un gruppo di deputati inferiore al numero di 20 non può formare un gruppo parlamentare autonomo ma deve andare a comporre il gruppo misto. I componenti di “Fratelli d’Italia” sono 9. Durante la riunione dell’ufficio di presidenza il MoVimento 5 Stelle ha chiesto quanto costa la costituzione di questo gruppo, la risposta del questore è stata questa: “400.000 euro all’anno in più”.

Dato che la costituzione di questo nuovo gruppo parlamentare aveva bisogno del voto dell’ufficio di presidenza andando in deroga al regolamento si è proceduto al voto. Tutti i partiti, tutti, dal pd al pdl hanno votato a favore. Il M5S ha votato contro.

 

Il risultato è che in deroga al regolamento della camera dei deputati si forma un nuovo gruppo parlamentare denominato “Fratelli d’Italia” composto da 9 deputati e che ci costerà 400.000 euro all’anno in più. Soprattutto in questo periodo ci sembra una spesa davvero inutile e assurda, degna della casta, lo abbiamo detto in tutti i modi durante la riunione di presidenza, ma niente!

Questi sono i nostri cari partiti responsabili che chiedono la fiducia al M5S e quindi ai cittadini.”

Fonte

Roberto Fico, cittadino portavoce M5S alla Camera

Rieccoli i Senatori Poltronari! Per Legge non possono presiedere più di un seggio istituzionale

Senatore e consigliere regionale, Senatore e assessore, Senatore e sindaco. E le combinazioni possono essere anche più fantasiose ancora. Si può arrivare perfino a tre incarichi istituzionali svolti in contemporanea (da far invidia a Padre Pio, in quanto a dono dell’ubiquità). In un momento storico in cui il tema dei “tagli ai costi della politica” è una priorità (reale o solo di facciata), ci sono parlamentari che percepiscono stipendi, indennità, gettoni di presenza e vitalizi mentre siedono comodamente su due o più poltrone. Senza contare i rimborsi per le spese per alloggio, per il vitto, per lo staff. E se proprio dovesse capitare di dover pagare, non mancano diffuse scontistiche o, talvolta, con ti gratis offerti dai ristoratori compiacenti.

I parlamentari, senatori o deputati che siano, non possono presiedere più di un seggio istituzionale. Lo dice il 122mo articolo della Costituzione. lo ribadiscono gli articoli 1 e 2 della legge 60/1953 (almeno nel loro senso generale), l’articolo 62 del decreto legislativo 267/2000 e lo afferma a più riprese anche la Corte Costituzionale. Eppure, ci risulta che siano più di trenta (almeno! perché magari ce ne sono altri) i Senatori che non si accontentano di una sola “cadrega“. Senatori “incostituzionali“, per così dire:

COGNOME    NOME    PARTITO    INCARICHI
 Aiello    Pietro    PDL    
Senatore; Assessore regionale (Calabria)

 Albertini    Gabriele    Con Monti per l'Italia    
Senatore; Parlamentare europeo

 Arrigoni    Paolo    Lega Nord    
Senatore; Sindaco Calolziocorte (LC);
Consigliere della Provincia di Lecco

 Bellot    Raffaela    Lega Nord    
Senatore; Consigliere comunale a Pedavena (BL)

 Bilardi    Giovanni    Grande Sud    
Senatore; Consigliere regionale in Calabria

 Bisinelli    Patrizia    Lega Nord    
Senatore; Consigliere comunale a Castelfranco Veneto (TV)

 Bitonci    Massimo    Lega Nord    
Senatore; Consigliere comunale a Cittadella (PD)

 Briglia    Claudio    PD    
Senatore; Sindaco di Crevalcore (BO)

 Candiani    Stefano    Lega Nord    
Senatore; Consigliere Comunale a Tradate (VA)

 Cardinali    Valerdia    PD    
Senatore; Assessore comunale a Perugia

 Cardini    Antonio    PDL    
Senatore; Assessore regionale in Calabria

 Cassano    Massimo    PDL    
Senatore; Assessore regionale in Puglia

 Centinaio    Gianmarco    PDL    
Senatore; Assessore comunale a Pavia

 Cirrinnà    Monica    PDL    
Senatore; Consigliere comunale a Roma

 Compagnone    Giuseppe    PDL    
Senatore; Sindaco di Grammichele (CT)

 Consiglio    Nunziante    Lega Nord    
Senatore; Assessore comunale di Cazzano Sant'Andrea (BG)

 D'Adda    Erica    PD    
Senatore; Consigliere comunale di Busto Arsizio (VA)

 D'Anna    Vincenco    PDL    
Senatore; Consigliere comunale di Santa Maria a Vico (CE)

 De Monte    Isabella    PD    
Senatore; Sindaco di Pontebba (UD)

 Garavaglia    Massimo    Lega Nord    
Senatore; Consigliere comunale di Marcallo con Casone

 Mantovani    Mario    PDL    
Senatore; Sindaco comunale di Arconate (MI)

 Bruni    Francesco    PDL    
Senatore; Consigliere della Provincia di Lecce,
Consigliere comunale a Otranto

 Chiavaroli    Federica    PDL    
Senatore; Consigliere comunale a Pescara

 Cucca    Giuseppe Luigi Salvatore    PD    
Senatore; Consigliere regionale in Sardegna

 Dalla Tor    Mario    PDL    
Senatore; Vicepresidente della Provincia di Venezia

 Faviero    Nicoletta    PD    
Senatore; Consigliere comunale a Biella

 Ferrara    Elena    PD    
Senatore; Consigliere comunale a Oleggio

 Fornaro    Federico    PD    
Senatore; Sindaco di Castelletto D'Orba;
Consigliere della Provincia ad Alessandria

 Fravezzi    Vittorio    Aut (SVP,UV,PATT,UPT) PSI    
Senatore, Sindaco di Dro,
Componente del Cons. delle Autonomie della Prov. Autonoma di Trento

 Iurlaro    Pietro    PDL    
Senatore; Consigliere comunale di Francavilla Fontana;
Consigliere regionale in Puglia

 Langella    Pietro    PDL    
Senatore, Assessore nella Provincia di Napoli

 Laniece    Albert    Aut (SVP,UV,PATT,UPT) PSI    
Senatore, Assessore regionale in Valle D'Aosta

 Manassero    Patrizia    PD    
Senatore, Consigliere comunale a Cuneo

 Munearo    Emanuela    Lega Nord    
Senato, Consigliere comunale Ledinara

 Manarin    Marco    PDL    
Senato; Consigliere comunale di Padova

 Panizza    Franco    Aut (SVP,UV,PATT,UPT) PSI    
Senato; Assessore Provincia autonoma di Trento

 Piccoli    Giovanni    PDL    
Senato; Sindaco di Sedico

 Spilabotte    Maria    PD    
Senato; Consigliere comunale a Frosinone

 Stefàno    Dario    Sinistra Ecologia e Libertà    
Senato; Assessore regionale in Puglia

 Susta    Gianluca    Scelta civica per l'Italia    
Senato; Deputato europeo

 Uras    Luciano    Sinistra Ecologia e Libertà    
Senato; Consigliere regionale in Sardegna

 Zizza    Vittorio    PDL    
Senato; Sindaco di Carovigno

 

 Che facciamo? Cambiamo la Costituzione o cambiamo i Senatori?

 

 

di Andrea Montefiori

Ecco come si salvano i trombati! E la Boldrini da l’esempio

Riassumeteli. Un esercito di trombati è pronto a rientrare nel Palazzo dalla finestra.

Assunzioni semi-obbligatorie di chi in passato ha già goduto della rampa di lancio del Parlamento per dare il via a carriere più o meno sfavillanti e che oggi, se caduto in disgrazia, potrà godere di una corsia preferenziale per rientrare in pista, per un secondo promettente giro al servizio dei deputati della Repubblica. C’è chi certamente non ne avrà bisogno come Sestino Giacomoni, ora assistente personale del cavalier Silvio Berlusconi.

O chi invece potrebbe essere uscito dai giochi. Ma alcuni casi sono certamente curiosi. Non tanto quello di Giorgio Stracquadanio, ex falco del Pdl che dopo la rottura con il leader è rimasto fuori dalle Camere, quanto quello di un sottosegretario ancora in carica con il governo Monti.

Chissà, se non dovesse trovare un lavoro dopo l’esperienza con i tecnici potrebbe tornare a fare l’assistente parlamentare, da dove tutto cominciò. Chissà poi se vorrà tornare alla Camera Veronica Cappellaro, giovane amica di Berlusconi già eletta nel listino Polverini alle penultime regionali. O Nicoletta Maggi, portavoce-bodyguard di Umberto Bossi, amatissimo pilastro del fu Cerchio Magico ma un po’ meno dal resto dei lumbàrd.

La magagna è denunciata dalla capogruppo 5stelle alla Camera Roberta Lombardi. Che la pubblica in bella vista sul blog di Beppe Grillo. Dando la colpa all’immancabile asse del male “pdl-pdmenoelle”. E ci sono le prove: la delibera è stata presa lo scorso dicembre dai tre questori di Montecitorio, un democratico, appunto, e due berlusconiani.

La logica forse era quella di aiutare chi per ragioni politiche dovesse aver perso il posto di lavoro (come Alessia Quiriconi, ex portavoce del gruppo leghista ai tempi di Reguzzoni che ha ricevuto il ruvido benservito dai nuovi capi maroniani) o semplicemente chi dopo cinque anni al servizio di un partito non è riuscito a rientrare nel mondo del lavoro o è rimasto precario una volta lasciato il Palazzo. Ma in effetti la norma ha prodotto alcuni casi a dir poco bizzarri.

La delibera dice che i nuovi gruppi parlamentari dovranno assumere almeno il 25% del proprio personale tra chi rientra in due liste (una con 103 nomi, l’altra con 506) di ex collaboratori in precedenza assunti dai partiti al di fuori dei funzionari della Camera. E se un partito non dovesse rispettare l’indicazione perderebbe parte dei contributi pubblici versati da Montecitorio per il funzionamento del gruppo. Così 150 dei fortunati ex troveranno certamente lavoro alla Camera, con i partiti che saranno costretti ad assumerli usando almeno il 55% del proprio bilancio.

Per questo la “cittadina” Lombardi denuncia che c’è una pletora di personaggi dal posto assicurato a spese dello Stato senza nemmeno avere passato il concorso da funzionario. «Sicuramente – riconosce – tra costoro ci sono seri professionisti, ma il sistema non consente di verificarne con esattezza identità visto che accanto ai nomi non sono presenti né i dati anagrafici né i curricula.

Ciò vale a dire che se i partiti impediranno al Movimento di avere almeno un questore, continueranno ad esistere cittadini di serie A che potranno lavorare per il Parlamento a prescindere dalle competenze e cittadini di serie B che, pur avendone tutti i titoli, non potranno essere impiegati». In effetti alcuni casi fanno sorridere tanto sono eclatanti. Tra questi appunto il sottosegretario all’Economia del governo Monti, e dunque ancora in carica, Gianfranco Polillo.

Oppure il fedelissimo berlusconiano e parlamentare del Pdl Sestino Giacomoni, uno degli uomini ombra del Cavaliere che sicuramente non ha bisogno di trovare un nuovo lavoro da portaborse. Ci sono poi Rino Piscitello, ex parlamentare della Margherita, e Roberto Rao, centrista, braccio destro e spin doctor di Casini che alle ultime elezioni è rimasto fuori dal Parlamento.

 

Fonte

L’ultimo regalo di Fini (a spese dei Cittadini) e dei deputati: 30 nuovi assunti alla Camera

Quando pure l’aria condizionata di Montecitorio si faceva irrespirabile, per quel vento implacabile contro la casta, il solerte ufficio di presidenza emanava comunicati a raffica: risparmiamo di qua, tagliuzziamo di là. E sciorinava piani triennali: la Camera ha cassato 150 milioni di euro. D’un colpo. Ora che mezza casta è rimasta a casa, prima di consegnare il testimone, il medesimo ufficio di presidenza da Gianfranco Fini (non eletto) e con i rappresentanti di Lega, Pdl, Udc, Idv, Pd e deputati di agglomerati sciolti – prepara una succosa delibera per l’ultima riunione del 5 marzo: 30 assunti a tempo indeterminato. D’un colpo, ancora. I contratti non cadono per sbaglio: vanno a proteggere i collaboratori, fidati assistenti e segretari, che hanno lavorato per i 18 componenti dell’ufficio di presidenza. Ci sono a disposizione 30 posti, ancora da spartire, ma che mettono tutti d’accordo. Tant’è che i questori – cioè i deputati che amministrano la Camera – non sono riusciti a controllare l’informazione riservata. E una fonte qualificata l’ha spifferata al Fatto Quotidiano.

I fortunati 30 hanno seguito un percorso diverso: a chiamata. Siccome il tempo per i rispettivi referenti politici è finito, la chiamata va resa infinita con una sanatoria che costerà 3 milioni di euro l’anno. Lo scontrino (pubblico) ha un valore, poi c’è il retroscena buffo. L’ufficio di presidenza, lo scorso dicembre, aveva approvato un documento per bloccare una prassi che procedeva spedita dal ’94: i collaboratori dei gruppi parlamentari, conclusa la legislatura di cinque anni, venivano regolarizzati e distribuiti ai nuovi entranti. Soltanto che la prassi si è gonfiata troppo: è diventata un plotone di 550 persone in meno di vent’anni. Con una mano si ferma la tradizione e con una mano si rinnova: i 30 assunti verranno inseriti nell’organico a disposizione dei prossimi gruppi.

Ma non erano già di un numero esagerato? Domanda: e se il Movimento Cinque Stelle non dovesse accettare il supporto di un ex berlusconiano o bersaniano? Non succede nulla. Non ci saranno disoccupati. Perché i 30 sono di fatto distaccati, ma appartengono all’Ufficio di presidenza che avrà, invece, un ammanco di 3 milioni di euro in bilancio. Questa è l’estrema furbata di un Parlamento che non ha giocato con le tre carte, ma che le ha nascoste. Per anni, dal ‘94, Montecitorio è stato imbottito di ex portaborse, a volte meritevoli e a volte inadeguati, finché l’antipolitica non li ha travolti. Valeva una regola: varcato il portone centrale, non si esce più. Poi le conseguenze sono piovute nel mucchio. Senza distinzioni. Senza ricordare che, spesso, c’erano consulenti giuridici sottopagati, proprio quelli che aiutavano i deputati a scrivere le leggi.

Stavolta, un Parlamento che non esiste più si industria per salvare gli amici: e non con una retribuzione di medio livello, ma con l’inquadratura da dirigente. In soldoni: circa 100mila euro l’anno – in media – per ciascuno dei 30. Il Fatto ha contattato i portavoce di Gianfranco Fini, Antonio Napoli, Rosy Bindi e direttamente i deputati Silvana Mura e Mimmo Lucà: c’è chi non ha risposto, chi non rammentava, chi aspettava l’ordine del giorno. C’è un pezzo di Montecitorio – quelli assunti superando un concorso pubblico – che tifa contro l’ennesima sberla morale. Mancano tre giorni per fermare le penne che dovranno firmare una delibera da 3 milioni di euro.

 

Fonte

Il mercato delle vacche del pd

In questi giorni è in atto il mercato delle vacche. Al M5S arrivano continue offerte di presidenze della Camera, di commissioni, persino di ministri. Il Pdmenoelle ha già identificato a tavolino le persone del M5S per le varie cariche dando loro la giusta evidenza mediatica sui suoi giornali e sulle sue televisioni. E’ il solito modo puttanesco di fare politica.

Per attuarlo però ci devono essere persone disposte a vendersi. E il M5S, i suoi eletti, i suoi attivisti, i suoi elettori non sono in vendita. Bersani é fuori dalla storia e non se ne rende conto. I giochini sono finiti e quando si aprirà la voragine del Monte dei Paschi di Siena forse del pdmenoelle non rimarrà neppure il ricordo. Renzi che come uniche credenziali ha quelle di aver fatto il politico di professione senza nessun risultato apprezzabile ora si candida a premier, ma non aveva perso le primarie? Questi hanno la faccia come il culo. Per la sua elezione “Bersani e Errani sono convinti di avere il sostegno decisivo di molti senatori 5 Stelle. Il lavoro di scouting sarebbe andato in porto.

In altre parole i vertici del pdmenoelle si stanno comportando come dei volgari adescatori. Questa è politica? Fare compravendita? Affermare una cosa il giorno prima e contraddirsi il giorno dopo per convenienza post elettorale? Il M5S è composto da persone responsabili che vogliono un cambiamento radicale della morale pubblica, fermarlo è impossibile, in particolare con i soliti giochini da palazzo. Il M5S voterà in aula ogni legge che risponda al suo programma, non farà alleanze. Questo impegno: “I gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi” è presente nel Codice di comportamento degli eletti portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento.

E’ stato firmato da tutti i candidati e reso pubblico agli elettori prima delle elezioni, Queste regole erano note a tutti, al politburo del pdmenoelle compreso.

Se il pdmenoelle vuole trasformare Camera e Senato in un Vietnam il M5S non starà certo a guardare.

Fonte

Dopo lo scandalo MPS a Siena il PD crolla di 13 punti!

Il giorno dopo le politiche e a tre mesi dalle comunali dell’ultima domenica di maggio, il futuro del governo della città di Siena è un rebus. Lo è sul nome del candidato sindaco della formazione che ha egemonizzato il dopoguerra, adesso orfana di Franco Ceccuzzi. Ed è un rebus la stessa tenuta della coalizione di centro sinistra, divisa al proprio interno e insidiata all’esterno dall’eterogenea formazione che candida sindaco il medico Eugenio Neri.
Intanto, la questione della scelta del candidato sindaco del centrosinistra.

In vista un braccio di ferro. Da una parte la nomenclatura locale del partito, stretta attorno a Ceccuzzi col segretario metropolitano Giulio Carli e quello provinciale Niccolò Guicciardini, col presidente della Provincia Simone Bezzini e tanti altri dirigenti locali, che punta ad un successore in linea conl’exsindaco protagonista della rottura con l’area di Alberto Monaci. La prima scelta è quella di Alessandro Mugnaioli, assessore con Ceccuzzi, manager dell’Enoteca Italiana.

E il partito senese, convinto di avere un ampio consenso tra gli elettori e di spuntarla su eventuali candidature calate dall’ alto, vede con favore il passaggio alvaglio delle primarie di coalizione da tenere agli inizi di aprile. «Avvieremo subito un percorso con Sel, ma pensiamo anche agli altri » dicono Guicciardini e Carli. Vicini a Ceccuzzi sono anche altri nomi che continuano a circolare, come quelli di Anna Carli e Fabrizio Vigni.

Papabili il primario del pronto soccorso Bruno, già consigliere comunale del Pd, e Bruno Valentini, sindaco di Monteriggioni vicino a Renzi ma anche ad Alberto Monaci. Ma a possibili candidati di «area Ceccuzzi» dice no proprio la componente interna del Pd, Associazione confronti Siena, che fa capo ad Alberto Monaci: «Il Pd è al minimo storico, ora occorre una nuova proposta credibile e plurale per raccogliere il messaggio chiaro che arriva dagli elettori: via da Siena la banda Ceccuzzi dovunque si annidi».

E dalla segreteria regionale dei Democratici arriverebbero spinte ad assecondare la richiesta di voltare pagina decisamente, scegliere un candidato estraneo alla linea di comando di Ceccuzzi, magari pescando nella società civile all’università o nell’imprenditoria, e ricucire con la corrente di Monaci per evitare il rischio di una clamorosa e storica sconfitta. Eventualità che il dato elettorale uscito dalle politiche rende oggi più probabile.

La minaccia al centrosinistra, come accennato, non viene tanto dal Movimento cinque stelle (20%, seconda forza alle politiche), che ricandiderà sindaco il leader Michele Pinassi, con chance superiori al 2011 quando i grillini non mandarono consiglieri in Comune. La minaccia al partito egemone, che alle politiche ha ottenuto solo il 34,23% dei consensi, arriva invece dalla candidatura di Eugenio Neri, che è appoggiato da una serie di liste alle quali il Pdl (16,41% domenica e lunedì) ha sacrificato il proprio simbolo, ed è sostenuto da parti influenti della società senese, tra cui quelle che fanno capo agli ultimi due sindaci prima di Ceccuzzi, Maurizio Cenni e Pierluigi Piccini (al potere 10 anni ciascuno), pezzi di Cgil, Alfredo Monaci che si è posto alla testa dei mondani di Siena e ha dato prova della sua capacità di catalizzare voti.

«A Siena – ha sottolineato Alfredo Monaci – la lista Scelta civica con Monti per l’Italia ha raggiunto la percentuale dell’11%, ponendosi come il capoluogo toscano dove è stato registrato il migliore risultato della regione». E il più giovane dei fratelli Monaci, lancia il suo guanto di sfida in vista delle comunali: «Da ieri, a Siena, sono state messe le basi per sbloccare il rinnovamento del sistema politico e amministrativo».

I voti del Pdl, più quelli dei montiani di Monaci, quelli degli ex Pd Piccini, Cenni e Cgil, e magari pezzi di grillini da sedurre. Alle comunali traballa lo scarno 34,23% del Pd, che alla sua sinistra ha un altro candidato, Laura Vigni, destinata ad amalgamare l’area Ingroia. Per questo c’è chi punta a rimescolare le alleanze, a favore del Pd, scegliendo un nome condiviso. «Dal cambiamento non si devia, gli elettori sapranno premiare la persona giusta che vorrà interpretarlo» ammoniscono i democratici di Siena. Reset: da oggi si ricomincia a giocare.

 

 

 

Maurizio Bologni per “La Repubblica – Firenze

Monte dei Paschi di Siena, tutto quello che dovete sapere!

Il Monte dei Paschi di Siena ha un logo.

 

Si chiama “groviglio armonico”.

 

Sembra una barzelletta, invece è la realtà.

 

E’ la nostra situazione attuale, basata sul paradosso della surrealtà: ci dicono addirittura la verità già nel loro nome. Un logo che è una autentica minaccia all’intelligenza civica della nazione. Come a dire: “cari magistrati, cara Europa, provateci –se vi riesce- a districarvi in questo perfetto groviglio di interessi che noi abbiamo costruito in 541 anni di Storia al servizio delle oligarchie del privilegio”.

 

Inevitabile, quindi, spendere ancora due parole su MPS.

 

E’ una grande occasione da non perdere per tutti, e per diversi motivi.

 

Procediamo punto per punto.

 

Qualunque cittadino italiano sarebbe autorizzato a porsi, oggi, una elementare domanda: “come mai il caso MPS esplode proprio al centro della campagna elettorale?”.

Se, a essere coinvolti, fossero soltanto quelli del PD, la risposta sarebbe semplice: “sono quelli del PDL che tirano fuori gli scheletri dall’armadio degli oppositori”. Se invece fossero coinvolti soltanto quelli del PDL si potrebbe dire l’opposto e così via dicendo. In entrambi i casi si tratterebbe di una logica miope e banale, ma –in teoria- avrebbe anche potuto avere una sua piatta coerenza.

 

Poiché, mano a mano che trascorrono i giorni e si leggono le carte e i documenti e si viene a sapere di tutto (soprattutto dalla stampa estera europea) ed è ormai ufficiale che, a essere coinvolti siano stati il PDL, il PD, l’Udc, la Lega Nord, la lista Monti, le più forti logge massoniche toscane, l’Opus Dei, ne consegue che la domanda elementare ed essenziale merita ben altra risposta.

 

Ed ecco la grande occasione per tutti noi.

 

1). “Ce lo chiede l’Europa”. Anzi: “L’Europa l’ha preteso”.

Va da sé che non lo dicono, ma questa è la realtà. Ed è il grandioso vantaggio di essere membri importanti dell’Europa, e a questo serve l’Europa. Ecco perché è necessario combattere i demagoghi e il populismo analfabeta anti-europeista, per affermare il principio di “un’Europa dei diritti, della civiltà, del lavoro, dell’evoluzione culturale”, approfittando di questa ghiotta occasione. Poiché il nostro paese, purtroppo, come ormai sanno anche i bambini, è diventato un luogo di pirateria legalizzata, una nazione a-etica, priva di legalità applicata, travolta dalla corruttela e, se lasciata al proprio destino (senza controlli esterni), troverebbe il modo di eleggere come Ministro del Tesoro Bernardo Provenzano, di conseguenza diventa essenziale approfondire i legami con il resto dell’Europa.

Non è certo un caso che oggi, giovedì 31 gennaio 2013, l’intera stampa tedesca è andata all’attacco frontale di Mario Draghi –il padre dell’austerità e del passaggio dall’economia delle merci a quella finanziaria- ritenendolo il principale responsabile di questo dissesto annunciato. Ai tedeschi hanno fatto da contraltare i giornalisti britannici e francesi che descrivono “il caso MPS” come la punta dell’iceberg di un sistema politico decotto, di una classe politica impresentabile, lanciando il severo allarme Italia: avendo promosso la criminalità organizzata, avendo spazzato via ogni limite di decenza e di decoro, l’intero sistema economico mondiale rischia di essere infettato e mandato a picco dalla nostra piccola Italietta, ancora una volta –che strano curioso destino che abbiamo- protagonista assoluta al gran tavolo del gioco dei potenti, laddove, da bravi piccolo-borghesi mitomani, una volta seduti a tavola, invece di rispettare le regole, abbiamo voluto fare a modo nostro.

Perché gli italiani sono rimasti vittime (peraltro compiaciute) del morbo pestilenziale della corruttela condivisa consociativa in quanto colpiti dal batterio che io definisco M.M. Siamo malati. Abbiamo bisogno di essere curati.

M.M. sta per Mafia Mentale. E’ la chiave di comprensione della natura italiota, senza la quale non è possibile capire, né comprendere, ciò che è accaduto e ciò che sta accadendo. Il che ci consente di poter tranquillamente dichiarare che attualmente “la splendida città di Siena e la sua provincia, unica al mondo, sono state colpite dalla Mafia Mentale”.

“I senesi sono dei mafiosi”.

Mi sento autorizzato a dirlo.

Sono persone gravemente malate di MM.

Siena è ormai come era Palermo nei primissimi anni ’90, quando la vecchia DC e i nuovi craxiani, legati a doppio filo ai potenti boss mafiosi siciliani, facevano il bello e il cattivo tempo, grazie a una totale copertura politica parlamentare, a un capillare controllo del territorio nel quale lasciavano delle briciole clientelari a disposizione della gente, che le raccoglieva come necessarie elemosine, perché avevano bisogno di sopravvivere e avevano bisogno di uno straccio di lavoro per mantenere la famiglia. Lo sapevano tutti, a Palermo.

Lo sapevamo tutti, in Italia. Dall’alto della nostra diversità e distanza, dal resto del continente osavamo anche disprezzarli, identificandoli come una etnia condannata da se stessa, un popolo di cui vergognarsi, un handicap sociale che l’Italia era costretta a portarsi appresso, e li maledicevamo pure, alimentando il consueto razzismo anti-meridionalista sul quale la Lega Nord costruì –proprio in quegli anni- la base portante del suo successo elettorale.

22 anni dopo, invece, Palermo e la Sicilia vivono una realtà psico-sociale che a Siena se la sognano la notte quando c’è la luna piena.

Rimangono gli effetti di un antico processo di stratificazione dell’elemento mafioso criminale ma le giovani generazioni (soprattutto) si sono armate di coraggio e di fantasia, si sono assunte le responsabilità collettive e individuali in proprio, hanno spedito a casa tutti quanti (o gran parte) alle ultime elezioni regionali e lentamente –ma già proficuamente- cominciano a tentare di organizzare la propria vita secondo un meccanismo liberatorio di evoluzione sociale, perché stanno applicando il concetto basilare del servizio pubblico a disposizione della cittadinanza nel nome di un bene comune: il passaggio epico e davvero rivoluzionario da Cosa Nostra a Casa Nostra.

 

Non così a Siena dove si è verificato esattamente il processo opposto, senza neppure avere la scusante sociale di essere un luogo degradato dalla Storia. Con l’arroganza derivata dall’eredità culturale delle grandi signorie medioevali, hanno costruito una rete locale di potere mafioso criminale dove i boss non portano la scoppola, non usano la lupara, non si chiamano tra di loro picciotti, ma frequentano ogni sera le case giuste, le persone giuste, appartengono a un censo sociale alto, violando la Legge senza opposizione alcuna e soprattutto senza nessuno scrupolo, perché l’intera città e tutta la provincia ha aderito a un sistema mentale “mafioso” in cambio di una vita lussuosa, di soldi, di privilegi, pur sapendo  che il danaro proveniva da operazioni illecite, che stavano succhiando linfa allo Stato, alla collettività, al resto della nazione.

Nessuno ha scusanti.

E’ la realtà di cui non si vuol parlare.

Nella nuova capitale della mafia italiana del terzo millennio si vive sotto il cappello di una banca/mamma legata all’opus dei e alle logge massoniche locali, benedetti da tutti i partiti, rappresentati dalle potenti lobby delle corporazioni dei notai, dei farmacisti, dei fantini, dei proprietari di aziende agricole, dei gestori di agriturismo, delle confederazioni legate all’artigianato, individui, sigle e aziende che hanno usufruito negli ultimi anni di centinaia e centinaia di milioni di euro di sovvenzioni da parte di MPS (senza fornire mai garanzia alcuna) perché ciò che conta davvero, a Siena, è a quale loggia massonica sei iscritto, quale è il tuo cardinale di riferimento, e se sei in quota PD/Margherita oppure PDL/immobiliaristi. Tra il 2009 e il 2011 MPS ha elargito 356 milioni di euro di sovvenzioni alle piccole e medie imprese ma tutto è finito sotto la voce “elargizioni territoriali nel nome della beneficenza”, è scritto proprio così.

Ogni senese sa che cosa è avvenuto e sta avvenendo nel proprio territorio e ha scelto di praticare l’omertà, per mancanza di etica, di coraggio, di passione civile. Non è possibile controllare una intera provincia se non esiste la complicità territoriale della cittadinanza che, con agghiacciante cinismo, ha accettato di diffondere il morbo MM pensando di farla franca.

Il fatto è però,che siamo in Europa.

E siccome in questo giochetto ci sono finiti gli spagnoli, gli inglesi, i tedeschi e, in conseguenza della nuova politica bancaria di Bruxelles, sono scattati alcuni parametri specifici di controllo, è scattato il meccanismo di “ce lo chiede l’Europa” e lì è avvenuto il tonfo. E’ venuto fuori che MPS, in verità, è una organizzazione finanziaria per la quale la nazione Italia, il Tesoro, Bankitalia, lo spread, le tasse, le esigenze della collettività, sono cose inutili. A loro basta una telefonata.

All’Europa no.

E noi dobbiamo aiutare l’Europa che in questo momento sta cercando di aiutare l’Italia a liberarsi dai malfattori nostrani.

E quindi è necessario fare un salto e denunciare l’esistenza della malattia endemica italiana che ha colpito l’intera provincia di Siena e l’intera cittadinanza: il morbo MM.

E’ troppo facile dire –come fanno regolarmente- quando i giornalisti televisivi li inseguono per le strade di Siena “non mi faccia dire, la prego, suvvia, sia bono”, è la risposta consueta.

Tacciono tutti.

Perché Siena è ora la capitale della mafia mentale d’Italia e va denunciata con coraggio.

 

2). Ecco alcune notiziole ormai pubbliche e diffuse dovunque su MPS che qui sintetizzo: nell’autunno del 2007 MPS emette una delibera ufficiale firmata Gabriello Mancini (deputato ente fondazione mps) con la quale vengono “ingaggiati gli advisor che dovranno gestire, controllare e riferire l’andamento degli investimenti finanziari e l’intera procedura relativa all’acquisizione di Antonveneta”.

Firmano l’accordo con tre società: J.P.Morgan, Credit Suisse a Banca Leonardo. Costo delle competenze 4.980.000.000 di euro (poco meno di 5 miliardi). Scelgono anche il delegato dell’intera operazione, Mr. Monti jr., il figlio dell’attuale premier dimissionario Mario Monti, in quanto direttore responsabile del marketing operativo europeo di J.P.Morgan, colosso finanziario statunitense. Il tutto con beneplacito della direzione di PD, PDL, Udc e logge massoniche locali.

Due mesi dopo, una ulteriore delibera accredita a J.P.Morgan un successivo milione di euro secco extra, di cui non esiste fattura alcuna di riscossione essendo avvenuto su conto estero/estero. Il presidente di MPS è Muccari e vice presidente che deve mettere la firma è Francesco Caltagirone, suocero di Casini. Ma è necessaria l’autorizzazione definitiva sia del sindaco di Siena che del presidente della provincia, i quali autorizzano e firmano la delibera che dà pieni poteri a questi colossi di gestire i loro soldi. Non c’era nessun senese che non lo sapesse, anche perché non appena parte l’operazione arrivano soldi per tutti a Siena, dai grossi imprenditori al modesto barista che voleva ristrutturare il suo locale: MM.

Nel 2008 MPS eroga 222.000.400 di euro (duecentoventidue milioni di euro) come “cifra da devolvere come investimento di beneficenza nel territorio” e partono altri soldi che ricadono a pioggia sull’intera città e provincia. A novembre di quell’anno, lo Stato provvede a fare un prestito voluto da Giulio Tremonti di 2 miliardi di euro al fine (così è scritto) “di consentire all’istituto di rispettare i parametri e i dispositivi previsti dagli accordi europei”. Tale cifra viene investita nel seguente modo: 1 miliardo per acquistare bpt italiani, 600 milioni in derivati scelti da J.P.Morgan (cioè Mr. Monti jr.) e 400 milioni in “beneficenza” di cui si occupa la Banca Leonardo che chiude una joint venture per “gestire il patrimonio nel territorio” con la Banca Mediolanum.

Non è dato sapere dove siano andati a finire questi soldi perché essendo una “fondazione benemerita” che non paga tasse, si avvale (nel rispetto della privacy!!) del diritto di non rendere pubblico il nominativo di chi gode della beneficenza dell’ente che deve risultare anonimo. Nel 2010, Tremonti fa avere alla banca circa 25 miliardi di euro, con i quali MPS fa lo stesso giochetto: acquista circa 15 miliardi di bpt così abbassa lo spread, ne investe 9 in speculazioni azzardatissime e un altro miliardo così, a pioggia, nel territorio, di cui si sa poco o nulla. Per celebrare la bontà dell’operazione viene chiamato come “consulente e advisor d’aggiunta” l’on. Gianni Letta, a nome di Goldman Sachs, il quale provvede a fare in modo che venga varata una delibera nei primi mesi del 2011 nella quale si sostiene che “la fondazione per fare cassa e poter dunque sostenere l’ònere dell’operazione di acquisizione di banche terze, delibera di cedere il pacchetto delle proprie azioni privilegiate nell’ordine di 370 milioni di euro al nuovo advisor aggiunto Goldman Sachs, nella persona del suo consulente delegato rappresentante on. Gianni Letta”.

E così, si trovano insieme, nel 2011, la famiglia Monti, la famiglia Letta, la federazione del PD sia di Siena città che di Siena provincia, i Caltagirone, con il management direttivo che è composto da massoni indicati dalla federazione del PD. Nel solo 2010, Giulio Tremonti fa avere alla banca circa 40 miliardi di euro che seguono il solito giro di sempre, creando un vorticoso anello virtuale di grande salute finanziaria delle banche italiane e di tenuta della nostra economia, perché si tratta, in pratica, dello stato che si compra i titoli da solo fingendo che li stia comprando il mercato. Ma l’economia, prima o poi vuol sapere i conti reali. E nel giugno del 2011 cominciano i guai. J.P.Morgan, Goldman Sachs e Credit Suisse si ritirano, “grazie e arrivederci abbiamo fatto il nostro lavoro”, e a MPS si accorgono che dei 32 miliardi complessivi investiti in derivati non soltanto non hanno guadagnato un bel niente, ma è tutto grasso che cola se riescono a recuperare sul mercato qualche miliarduccio.

Devono quindi coprire il buco. Perché? Semplice: hanno messo in bilancio negli ultimi due anni le cifre dei guadagni sui derivati presentando il tutto come soldi acquisiti mentre, invece, erano virtuali. Quindi i bilanci erano truccati. Non si sa a quanto ammontino le perdite. Lo sanno soltanto, presumibilmente, Gianni Letta e Monti jr. Lo stato, però, in quel giugno del 2011 non ha davvero più soldi da dare a MPS, perché solo nel 2010 Giulio Tremonti ha fatto avere complessivamente al sistema bancario italiano 89 miliardi di euro, di cui circa 20 miliardi passati alle fondazioni (Lega Nord) di Banca Carige, Banco di Desio e Brianza, Banco di Brescia, Banco Popolare di Valtellina, Banca di Sondrio (per questo l’hanno voluto nella loro lista) che si comportano come MPS, lo stesso tipo di giochetto.

Ma a giugno del 2011 sono finiti i soldi. Il management di MPS è disperato: non c’è più lo Stato a tirar fuori il grano, come si fa? Ghe pensi mì, dice Mario Draghi, conosco gente in Europa. E così il 10 giugno del 2011 fa avere subito 350 milioni da 12 banche europee, altri 400 milioni dallo stesso consorzio e successivi 2 miliardi da un pool di altre 19 banche europee ma MPS è ormai un colabrodo, perché i soldi servono soltanto a pagare gli interessi composti sui derivati. Il management, infatti, ha venduto carta straccia a 10 a gente che si è assicurata: quella carta, a giugno del 2011 vale 2 quindi adesso MPS deve pagare anche l’assicurazione. E così, entra in campo lo spread.

Benvenuto!

Una parola ignorata dagli italiani fino al giugno del 2011. PD PDL Udc Lega Nord Massoni senesi e Vaticanensi pensavano che il giochetto fosse eterno. E invece non era così. MPS si rivolge quindi al mercato che gli sbatte la porta in faccia e si trova davanti a tre alternative: a) fallisce; b) vende titoli tossici che nessuno vuole; c) vende i bpt italiani di cui ne ha almeno 80 miliardi scadenza a 2 5 e 10 anni.

Sceglie l’opzione C.

Gli viene imposta da tutta la classe politica.

E così, l’intera classe politica italiana (con l’aggiunta della famiglia Monti) dà il via.

Ma il mercato è implacabile.

E quelli di Goldman Sachs e di J.P.Morgan sanno i conti veri di MPS (li hanno gestiti loro) e così spargono la voce che la banca è disperata perché “tecnicamente” è già fallita e consiglia ai clienti di acquistare a peso morto bpt italiani scommettendo sull’innalzamento alle stelle dello spread italiano puntando all’implosione del sistema economico italiano. Il bello è che, in questo giro perverso, partecipa addirittura MPS, perché i malati si comportano così: la terza banca italiana si lancia nel luglio del 2011 in una gigantesca operazione finanziaria puntando tutto sui debiti delle banche italiane, e le altre banche italiane la seguono.

Da cui, finalmente si è riuscita a sapere la vera verità.

La truffa dello spread iniziata nel giugno del 2011 non era una truffa: era reale.

E non fu un attacco della speculazione internazionale, bensì un attacco suicida delle banche italiane, guidato da MPS che, per coprire le proprie perdite, vendeva sul mercato secondario miliardi e miliardi di bpt italiani come se fossero carta straccia, diminuendo il nostro potere d’acquisto, aumentando il disavanzo pubblico e rendendosi responsabili, nonché protagonisti, dell’ultima mazzata inferta alla Repubblica Italiana.

Merita rispetto gente così?

 

La magistratura ha già pronto un mandato d’arresto sotto l’infamante accusa di “associazione a delinquere finalizzata alla truffa nei confronti dello Stato, falso in bilancio, dichiarazioni mendaci agli ispettori di Bankitalia, aggiotaggio, e alterazione degli equilibri di mercato” contro l’ex presidente Mussari, e contro Baldassari, Toccafondi e Vigni. Il problema consiste che il procuratore della repubblica di Siena, dott. Salerno, che ha in mano l’inchiesta, sostiene “di avere ormai accertata la piena consapevolezza del management e dell’intera dirigenza della banca, la quale, però, nel frattempo è stata sostituita, e quindi si tratta di colpevolezze pregresse”. Un finale tutto italiano, quindi.

 

Nessuno sapeva nulla. Questi quattro signori sarebbero dunque quattro individui che, da soli, si svegliano un mattino e decidono di rubare dei soldi allo stato, ai correntisti e all’intera collettività senza che nessuno sapesse nulla al riguardo. Come scriveva Die Welt in Germania “soltanto gli italiani possono credere a simili fandonie”.

 

Nessuno, quindi, sapeva nulla?

Nessuno ne ha parlato, neppure in rete?

 

Sì, uno c’è.

 

E lo ha anche fatto a nome della sua compagine politica, un importante esponente politico della destra moderata, che si chiama Agostino Milani, il quale, a nome del suo gruppo (Futuro e Libertà) nel febbraio del 2011 denunciò il tutto mandando anche una lettera ufficiale a Mario Draghi. Si diede da fare per cercare di ottenere una interrogazione parlamentare.

Era il momento dello scontro frontale tra Berlusconi e Fini, con il PD che guardava a distanza come se la faccenda non lo riguardasse. Non accadde nulla e si mise a tacere quello che –allora, nella primavera del 2011- era stato definito negli ambienti politici nazionali “il più grande e grave scandalo della storia della repubblica”. I soggetti politici di FLI che si impuntarono per portare avanti la loro lotta, sono stati prima isolati e poi censurati e, finalmente, allontanati dalla vita politica attiva.

Martedì scorso, a Ballarò, il Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, ha dichiarato come se nulla fosse: “si sa che una banca non può fallire mai”.

 

Lo considero un avvertimento minaccioso, frutto del morbo MM.

 

Chi l’ha detto che una banca non può fallire?

 

Chi l’ha detto che un imprenditore mafioso non può fallire?

 

Chi l’ha detto che la Guardia di Finanza non può piombare con la mannaia sui capitali riciclati delle grosse famiglie mafiose?

 

Chi l’ha detto che c’è qualcuno al di sopra della legge di mercato che vale per tutti?

 

Ma dove vive questa gente.

 

Per nostra fortuna esiste la rete, che non perdona.

 

Perché quando si finisce in rete, lì si rimane.

 

Ragnatele impolverate, silenziose, assopite, che possono ritornare in vita soltanto in un unico caso: se qualcuno va a rispolverarle.

 

Ho saputo di questo articolo, a suo tempo pubblicato in un sito che non esiste più (il cittadino.it) per un caso davvero strano, attraverso un blogger olandese che segue le questioni italiane e poi fa un rapporto alle commissioni europee. In giro per l’Europa si sa anche della lettera consegnata a Mario Draghi e di successive pressioni da parte di deputati indignati, sia di destra che di sinistra che di centro.

In Italia non è accaduto nulla.

 

Questo articolo, oggi, 20 mesi dopo, acquista un sapore completamente diverso.

 

Lo metto qui, in copia e incolla, come stimolo a riflettere. Per pensarci su.

 

Soprattutto per pensare e ripensare alla MM, il morbo pestilenziale che ha colpito l’intera provincia di Siena e di cui tutti fanno finta non sapere che esiste, che ha colpito un’intera provincia, e che in qualunque momento può ammalare l’intera popolazione italiana.

 

Auspico che il popolo senese riesca a trovare dentro di sé un guizzo di decenza e di decoro per insorgere.

 

Il mondo si è globalizzato, e lo hanno fatto anche i boss della criminalità organizzata, i rentier, le baronie, i capitalisti coloniali, autentiche cavallette del mondo post-moderno.

Esiste una “questione nazionale” che dovrebbe essere seguita dal Ministero della Sanità Pubblica, perché si tratta di una gravissima malattia sociale: è la MM.

 

L’omertosa Mafia Mentale del popolo italiano  ha devastato questa splendida etnia, composta da tutti noi, dalle Alpi al canale di Sicilia e ha condotto ad una deriva morale dalla quale nessuno dei partiti presenti in parlamento è immune.

 

Ecco l’articolo, pubblicato il 18 aprile 2011, che ha prodotto effetto zero.

 

Ringraziamo il web.

 

E facciamo in modo di aggrovigliare noi, grazie alla rete, i responsabili di questo sfacelo annunciato.

 

Per farli finire tutti come mosche fastidiose, arroganti e presuntuose, vittime della loro stessa natura.

 

 

18/04/2011 17:14

MILANI (FLI) COMMENTA LA “DITTATURA A SIENA”

Un “armonico groviglio” scollegato dalla realtà

 

SIENA. Ci sconcerta lo sconcerto con il quale la stampa locale commenta le dichiarazioni di Claudio Martelli a proposito del fatto che a Siena ci sia una dittatura esercitata da sempre da un partito unico che da sempre controlla, quasi manu militare, il sistema senese influenzando financo la stampa che si riduce ad esaltare tutto quel che fa l’amministrazione.

Ci sconcerta, dicevamo, che qualcuno si sconcerti per cose che sanno tutti e alle quali in qualche modo ci siamo abituati, anche se non rassegnati.

Certamente noi, abituati al clima ovattato senese, non avremmo usato il termine dittatura, anche se contestuale ad un ragionamento più articolato, ed avremmo optato per un più corretto politicamente “groviglio armonico di interessi”, che poi è la stessa cosa, però fa meno effetto.

Certo l’anomalia senese non ha uguali, perché non esiste paese al mondo dove il candidato dell’opposizione (a parole) viene scelto di concerto con la maggioranza.

Qualcuno si scorda per caso come il candidato Nannini, che per sua stessa ammissione ha sempre votato a sinistra, sia stato prescelto da un certo Rocco Girlanda che lo ha portato a Verdini il quale a sua volta l’ha portato da Berlusconi per l’imprimatur definitivo.

E non è lo stesso Girlanda amministratore delegato della società editrice di un quotidiano locale notoriamente schierato a sinistra e, al contempo, deputato umbro del PDL, coinvolto in alcuni scandali con Denis Verdini?

E lo stesso Verdini, sin dalle amministrative del 2006, non è forse in rapporti con quel Franco Ceccuzzi che oggi si candida a sindaco di Siena?

Ci spieghi allora Ceccuzzi quali sono stati e quali sono i suoi rapporti con Denis Verdini e ci spieghi anche se parlavano di donne, di sport o di qualcosa di altro.

Nella nostra concezione politica (dove non esiste l’ abitudine di insultare o di tentare di comprare il nemico) non c’è niente di illecito ad avere rapporti e confrontarsi con l’avversario, purché ciò avvenga alla luce del sole e che tutti ne siano informati.

Nella nostra concezione politica non esiste neppure che un sindaco uscente (il Cenni) sia costretto l’ultimo giorno a votare contro la propria maggioranza, che è già passata al nuovo padrone e per ingraziarselo, dopo avere approvato Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico, si rifiuta di approvare il Regolamento Edilizio, che dei primi due costituisce il libretto delle istruzioni, solo per poter dare al povero Cenni la responsabilità di quanto accaduto negli ultimi dieci anni.

Il sistema Siena è certamente un “groviglio armonico e virtuoso”, dove però i gestori stanno chiusi nel palazzo e non si rendono conto di quel che avviene nel mondo reale e nulla fanno per sottrarre la città a quella decadenza verso la quale sembrano invece spingerla.

Perché per governare una comunità, anche se ricca di grandi risorse come è stata Siena fino a poco tempo fa, bisogna ascoltare le istanze dei cittadini che danno il polso della situazione, farsi carico dei loro bisogni e delle loro speranze per trasformarli in progetti reali, trovare le necessarie risorse e poi realizzarli.

E’, in altre parole, necessario guardare la realtà, coglierne i problemi e sapere immaginare il futuro.

Non ci sembra che questa capacità sia il tratto distintivo dell’armonico groviglio.

Agostino Milani Futuro e Libertà, 18 aprile 2011

 

Fonte

Come la casta utilizza finanziamenti e rimborsi…

Dopo il pranzo di nozze della figlia del Consigliere lombardo leghista, dopo i completini intimi e le scatolette per gatti dei consiglieri IDV liguri (la consigliera-hostess Maruska Piredda e co.) e dopo la nutella di quelli del PD…. SE CREDEVATE DI AVERNE VISTE DI TUTTI I COLORI, LEGGETE QUESTA: Gianmarco Quadrini, UDC, SI è FATTO RIMBORSARE PERSINO LA CARTA IGIENICA!!! (oltre a weekend alle terme, anguille, cibi di lusso vari…)

 

Fonte

Lucrare sull’Acqua? Approvata Delibera (alla faccia del Referendum) che autorizza a farlo.

E’ il 28 dicembre, e mentre buona parte dei 27 milioni di italiani che hanno votato a favore dell’acqua pubblica al referendum sono distratti sulle piste di sci (chi può), oppure a preparare il cenone di capodanno, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas è alacremente al lavoro. Che bravi. E cosa fanno di così importante da impegnarli anche tra Natale e San Silvestro?

Semplice: reintroducono con una delibera la remunerazione del capitale investito nella bolletta del servizio idrico, ovvero in parole provere il profitto per il gestore dei servizi idrici. Spiega bene il meccanismo Marica Di Pierri.

Tutto ciò in barba al referendum, e non è la prima volta che si cerca di far rientrare dalla finestra ciò che si era sbattuto già fuori dalla porta e con indiscutibile chiarezza. In quel della Rete si discute di chi sia la colpa: del governo Monti? Giammai, tuonano i montiani e i piddini, l’Autorità è un “organismo indipendente” e quindi il governo non può farci nulla. Semmai la colpa è indovinate di chi?, di Berlusconi: è lui che ha fatto le nomine all’Authority.

Uh beh, stai a vedere che ora l’Authority può deliberare a favore dell’antropofagia e nessuno può intervenire perché è “organismo indipendente”. Si tratta qui di una cosa sacra come il risultato di un referendum: chiunque quindi può bypassarlo, cancellarlo e modificarlo? Chi è l’autorità somma preposta a far rispettare il risultato di un referendum popolare a suffragio universale?

Io un’ideuzza ce l’avrei. Purtroppo però tale figura, che pure nel nostro ordinamento è prevista, pare vacante da sette anni. Al suo posto, abbiamo un sostituto che si occupa esclusivamente di tutelare interessi internazionali, e l’acqua è ai primi posti negli appetiti degli occupanti. Nessuno, insomma, disturberà l’AEEG e le sue delibere. E’ proprio indipendente.

Fonte

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