Format Venezuela ovvero come destabilizzare uno Stato democratico

Ciò che sta accadendo in Venezuela non ha proprio nulla di spontaneo è solo un format creato per le rivoluzioni arancioni: viene adattato a seconda dei Paesi in cui va in onda, cambiano lingue e personaggi, ma rimane assolutamente riconoscibile come prodotto del medesimo autore.

Le vidende di oggi, anche se l’informazione fa di tutto per cancellare le tracce dei suoi padroni, hanno preso le mosse nell’aprile 2013 quando Nicolás Maduro, “delfino” di Hugo Chávez  sconfisse  Henrique Capriles con il 50,75% dei voti: non era il risultato che si attendeva a Washington e perciò cominciò subito il martellamento su accuse di presunte frodi elettorali poi rivelatesi infondate, le violenze in strada, insomma un clima di destabilizzazione atto a giustificare il sabotaggio economico necessario a far ritornare il Venezuela sotto le stelle e strisce.

Ciò che accade in altri Paesi dell’America latina, con l’aperto appoggio ricattatorio di Obama al reazionario Macrì in Argentina e la rimozione di Dilma Rousseff per via giudiziaria, una vicenda miserabile e ridicola, visto che per lo stesso scandalo e per motivi assai più gravi sono oggi accusati 42 deputati e sette ministri del premier Terner, sembrano apparentemente presentare caratteri diversi, ma sono identici nella creazione, deviazione e spregiuticato utilizzo di populismi (questi sì veramente tali) a mezzo stampa e televisione.

Il format non cambia, muta il pretesto. E la cosa è dimostrata dalle recenti elezioni in Equador dove si sta riproducendo in maniera identica lo stesso copione venezuelano. Nel secondo turno delle elezioni presidenziali, il candidato della “rivoluzione dei cittadini” Lenin Moreno è riuscito a spuntarla contro il banchiere multimilionario Guillermo Lasso che invece secondo i media e i sondaggi era dato per vincitore. 

Alle 17, ad urne non ancora chiuse, la stazione televisiva Canal Uno annuncia, con evidente soddisfazione: “Abbiamo un presidente, è Guillermo Lasso”.

Alle 18,30, sulla base degli stessi  exit polls condotti dal Cedatos Institute, strettamente legato alla Banca di Guayaquil (il cui principale azionista è indovinate un po’ Guillermo Lasso), il canale Ecuavisa lancia grido di felicità: “Congratulazioni, Presidente Lasso!” e festeggia il “ritorno della libetà”.

Media e sondaggi sono evidentemente più importanti degli elettori tanto che quando alle venti arrivano i dati veri che danno la vittoria di Moreno per 51, 6 per cento, Lasso può gridare ai brogli visto che i “suoi” istituti di sondaggio gli avevano dato fino al 53%.

Il perdente chiede un riconteggio dei voti e afferma in televisione che “Per combattere contro una dittatura, non si deve non solo votare, si deve essere in strada! “. A quanto pare però la protesta si limita a modesti gruppetti di persone. Forse perché le autorità elettorali hanno già concesso il riconteggio di quasi 300 mila voti che una volta effettutato conferma il risultato. Tuttavia per togliere alibi ai “lassisti” si procede al riconteggio di un altro milione e 300 mila voti  alla presenza dei delegati di tutte le organizzazioni politiche nazionali e locali. Tranne quella del perdente Lasso i cui delegati non si presentano dichiarando “La nostra presenza sarebbe convalidare solo contro questo abuso della democrazia”. In realtà, visto che il ricongteggio ha dato qualche voto in più a Moreno, sarebbe stato fare la figura che si merivano. Figura mierda come si direbbe da quelle parti.

E’ del tutto evidente che la vittoria annunciata e poi la questione dei brogli è stata è stata scientemente organizzata per poter creare una base artificiale di future proteste per procedere alla destabilizzazione del Paese, esattamente come nel format venezuelano. Anzi fin troppo simile per evitare di far baluginare la manina dei burattinai anche a favore di quelli che pervicacemente non vogliono vedere.  Del resto la natura della “rivoluzione venezuelana ” è ben illustrata da provvedimento di amnistia approvato il 29 marzo scorso dalla maggioranza che prevedeva la cancellazione dei reati solo per i propri bravi escludendola per tutti gli altri.

E si tratta in gran parte di reati che riguardano l’accaparramento e la speculazione sui beni di prima necessità, volta ad affamare la parte più povera della popolazione e trarla dalla propria parte. Il tribunale supremo ha naturalmente cancellato un tale obbrobrio ” democratico” che nemmeno i nazisti avevano osato proporre.  Ma quelli erano dilettanti.

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