Cosa c’è dietro la rivelazione di segreti di Stato ai russi fatta da Trump?

Cappuccino, brioches e intelligence .58.

Il Washington Post rivela che il Presidente Trump avrebbe comunicato al ministro degli esteri russo Lavrov informazioni segretate sull’Isis. Scontatamente, i portavoce della Casa Bianca smentiscono ed, invece, il Presidente salta su a dire che è verissimo, ma che questo rientra perfettamente nei suoi poteri per cui non c’è ragione di prenderla così calda.

Ma, a prendersela sono gli israeliani che erano stati la fonte della notizia poi usata così disinvoltamente da Trump. A questo punto, persino gli europei (che come si sa, sono i lacchè degli americani) comunicano che, se questo è il nuovo stile degli Usa, loro sospendono la condivisione di informazioni con i loro servizi segreti. Putin cerca di metterci una pezza dicendo che si trattava di notizie di poco conto e comunque i russi sono disposti, se Trump è d’accordo, a rendere pubblica la trascrizione dell’incontro con Lavrov.

Insomma un putiferio senza precedenti: studio i servizi segreti e la loro storia da più di trenta anni, ma una gaffe pirotecnica come questa non la avevo ancora vista.

Ragioniamo: Trump aveva davvero il diritto di fare quello che ha fatto? Direi proprio di no. In primo luogo, pur non conoscendo adeguatamente le norme Usa sulla declassificazione dei segreti di Stato, sono sicuro che non esista la possibilità di un uso così privatistico e disinvolto delle informazioni riservate. Nei servizi segreti di tutto il mondo esistono procedure molto precise attraverso le quali si procede alla declassifica (questo è il termine tecnico) delle informazioni e si tratta sempre di una procedura scritta e che passa attraverso un confronto con il servizio segreto da cui la notizia viene.

Anche il Presidente, che nella sua posizione apicale, ha ricevuto la notizia da uno dei suoi servizi di informazione, non è il “proprietario” di essa e non può usarla come gli pare, magari parlandone con un ministro degli esteri straniero o anche con la sua amante. Questo perché il Presidente (come chiunque altra autorità che riceva una informazione di quel tipo) non è in grado di valutare le conseguenze negative che potrebbero venire dalla sua rivelazione a terzi. Ad esempio, potrebbe essere svelata una fonte o magari potrebbe determinarsi il fallimento di una operazione in corso o persino una crisi internazionale fra altri paesi. Magari un Presidente può pensare che, nonostante tutto, sia opportuno e necessario declassificare quella notizia, ma deve necessariamente consultare prima il servizio e procedere per atti, come stabilito dalle norme. Dunque, la declassifica fra quattro amici al bar è sicuramente una prassi diciamo piuttosto inconsueta e discutibile.

Meno che mai poteva farlo in questo caso, dato che l’ente originatore dell’informazione era un servizio segreto estero (in questo caso israeliano) e l’Abc delle norme sui rapporti fra servizi di informazione e sicurezza esige che l’ente che riceve una notizia, per declassificarla, debba rivolgersi all’ente originatore che è quello che ha il potere di farlo.

E la cosa è cosi chiara da non richiedere alcuna spiegazione: se venisse meno il rapporto fiduciario per cui un servizio condivide una informazione con un altro, non esisterebbe più alcuna collaborazione possibile fra intelligence. Questo lo capisce chiunque, anche Alfano.
Quello che ha fatto Trump è un danno incalcolabile ai suoi servizi segreti che si trovano nella condizione di non dire più niente al loro Presidente, salvo le cose più inutili, per poter garantire i servizi paralleli, oppure restare isolati da tutti gli altri almeno sin quando Trump siederà su quella poltrona. Sono convinto che a Langley usino i quadri di Trump come bersaglio per i tornei di freccette.

Se poi ci mettiamo anche l’incredibile uscita con l’Fbi sulla questione del Russiagate, direi che l’ipotesi di un impeachement comincia a farsi molto concreta.

Qualcuno si chiederà: ma perché lo ha fatto? Cosa c’è dietro questa situazione incredibile? Questa volta la risposta è molto semplice: perché Trump è una bestia ed ha un senso dello Stato pari a quello di una vongola.

Quando fu eletto scrissi che già alle elezioni di medio termine avrebbe rimediato una tale batosta da far pensare che non avrebbe terminato il mandato. Ora dico che non sono affatto sicuro che arrivi alle elezioni di medio termine.

Ecco che significa mettere sulla sedia di Presidente il primo che passa per la strada solo perché ha un pozzo di soldi. Meditate gente, meditate.

Di virus informatici ne so poco e lo ho ammesso limitando le mie considerazioni a riflessioni generiche e , ma sul come funzionano i servizi, fidatevi.

Aldo Giannuli

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