Un possibile trappolone contro il M5S

Non ho particolari prove di quel che sto per dire, ma, diciamo che è il mio olfatto che mi fa sentire qualcosa che non va che è nell’aria. Partiamo da una semplice constatazione: tutti (dico tutti) i sondaggi dicono che il M5s non prenderà il 40% (è ancora troppo indietro) ma sarà il partito di maggioranza relativa (il Pd sta scendendo sotto il 25% ed il listone di destra sembra allontanarsi, per cui Lega e Forza Italia si attesteranno sul 15% ciascuno). Per cui, se la legge elettorale resta quella che è, senza coalizioni, il M5s “vince” le elezioni come partito di maggioranza relativa, ma non ha i voti da solo per fare il governo. Partiamo da questo che è lo scenario più probabile e che lascia presagire un governo di larghe intese Pd-Fi e camerieri al seguito.

Ma potrebbe esserci una variante a questo scenario, anche perchè non è affatto scontato che Pd e Fi abbiano i voti per fare maggioranza e le intese potrebbero essere molto strette (e si sa che le scarpe strette fanno male). Magari, poi neppure la somma M5s-Lega è sufficiente, perché contro, oltre Pd-Fi ci potrebbe essere l’estrema sinistra e altre liste imprevedibili ora. Che si fa?

Per di più, la situazione economica sta precipitando come il declassamento deciso da Fitch lascia presagire e magari occorre fare una finanziaria di lacrime e sangue alla vigilia del voto che sarebbe un gran brutto affare. In questi mesi potrebbero sorgere nuovi soggetti politici, il M5s potrebbe rafforzarsi ed il pericolo del 40% diventare più concreto o la destra potrebbe trovare una intesa (magari favorita da una legge elettorale con le coalizioni), poi anche gli scissionisti del Pd avrebbero più tempo per organizzarsi: insomma difficilissimo fare previsioni su un tempo di 10-12 mesi.

Quello che è certo è che questo anno di vigilia elettorale non lavora per il Pd che va solo al logoramento. Ed allora facciamo una ipotesi diversa: la crisi di governo arriva con le amministrative che, ragionevolmente, andranno decisamente male per il Pd. A questo punto, il Presidente è con le spalle al muro e non c’è altra soluzione che il voto a ottobre. Così il Pd si scansa la rogna di una finanziaria scomodissima e gli altri sono meno preparati. Ovviamente, di nuova legge elettorale, fosse anche il semplice ripristino delle coalizioni, non sarebbe neppure il caso di parlare e si va al voto con la legge che c’è.

Alle elezioni va come previsto: il M5s prende la maggioranza relativa ma non il fatidico 40% e magari anche con l’appoggio della Lega non ce la fa. Magari in teoria il governo Pd-Fi sarebbe possibile, ma il Pd, contro ogni aspettativa, ritiene superata la formula del Nazareno e, per rispetto della volontà degli elettori, decide di dare il suo appoggio esterno al M5s (o anche solo l’astensione). Un gesto nobile che consente ai grillini di fare il loro governo. Così la patata bollente della finanziaria, non appena messo piede a Palazzo Chigi, passa nelle mani del M5s, che, per di più, deve misurarsi da un lato con le aspettative del suo elettorato, dall’altro con la slealtà della burocrazia ministeriale che farebbe di tutto per sabotare i nuovi governanti. Per non dire della Commissione europea e della Ue prontissime sanzioni contro le infrazioni italiane ai patti di stabilità.

Poi, quando i sondaggi segnalassero un calo di consensi (quasi fisiologico in quelle condizioni), si tira via la sedia da sotto il governo facendolo finire di sedere per terra. E così si va a nuove elezioni all’insegna del: “Avete visto? I grillini non sanno governare e ci vuole una legge elettorale maggioritaria che assicuri governabilità. Magar, nel frattempo il Pd ha cambiato pelle e sigla, ed è diventato il partito macroniano italiano.

Sembrerebbe una concessione del Pd all’istanza del M5s di andare a votare entro il 2017 ma… ma time danaos et dona ferentes.
Aldo Giannuli

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