All’uomo della Leopolda gli italiani hanno detto NO

epa05660299 The Italian Prime Minister, Matteo Renzi, speaks at the Palazzo Chigi in Rome, Italy, 04 December 2016 after the referendum on constitutional reform, with his wife Angese Landini in the background. Matteo Renzi has announced his resignation after exit polls on 04 December 2016 suggest a 'No' vote victory in a crucial referendum to which Renzi had tied his political future. The referendum is considered by the government to end gridlock and make passing legislation cheaper by, among other things, turning the Senate into a leaner body made up of regional representatives with fewer lawmaking powers. It would also do away with the equal powers between the Upper and Lower Houses of parliament - an unusual system that has been blamed for decades of political gridlock. EPA/GREGOR FISCHER

di Luciano Lago

Sembrava facile a Matteo Renzi il percorso verso il nuovo traguardo: attuare la riforma della Costituzione che gli richiedevano i potentati finanziari.

Per convincere della necessità di tale riforma, aveva lanciato da mesi una campagna mediatica di convincimento senza precedenti: occupando tutti gli spazi dei media, sempre costantemente sugli schermi delle TV, a tutte le ore ed in ogni canale per propagandare gli aspetti positivi ed i vantaggi (secondo lui) della sua riforma, come la riduzione dei senatori, l’abolizione del CNEL, i finti risparmi e l’efficientismo. Credeva, il fiorentino di avere il vento in poppa.

Ne era convinto anche perchè dalla sua parte aveva tutti i grandi poteri come sponsor: dalle grandi banche internazionali, alla Commissione Europea, la Merkel, la Confindustria, l’Ambasciata USA e persino Obama si era espresso apertamente a suo favore.

Quest’ultimo con una chiara fama di menagramo che aveva già fatto le sue vittime nel britannico Cameron (con il Brexit) e nella Hillary Clinton (con la vittoria di Trump), mancava il terzo e quello è stato il turno di Matteo Renzi. Obama non perdona: tutto quello che tocca diventa un disastro. La prossima sarà la Merkel, toccherà a lei quando verrà il suo turno. Peccato che non abbia fatto gli “auguri” anche al nuovo presidente eletto ieri in Austria, Van der Bellen.

Quello che una buona parte dei cittadini italiani hanno compreso è che la riforma costituzionale targata Renzi/Boschi era in realtà un marchingegno che, con il pretesto dell’efficientismo e della riduzione dei costi della politica, aveva la sua essenziale finalità nel togliere ogni residua sovranità al popolo e inserire la clausola della supremazia delle norme europee in Costituzione.

L’evidente ed abnorme pasticcio del Senato, previsto dalla riforma di Renzi/Boschi che prevedeva un Senato ridotto al dopolavoro dei delegati regionali, ha fatto il resto ed ha convinto gli italiani che votare per la riforma significava consegnare più potere alla casta partitocratica, la classe dei nuovi e vecchi politicanti che la gente comune non sopporta più.

Tuttavia bisogna considerare che il voto NO alla riforma ha avuto un chiaro significato politico: la sfiducia nei confronti di Matteo Renzi, nella sua cricca di personaggi impresentabili, dalla Boschi ad Alfano e Verdini, e delle sue roboanti riforme.
Il fiorentino non aveva calcolato che, sovraesporsi mediaticamente, non porta bene anzi produce l’effetto contrario: per un pò funziona ma alla lunga stanca.

Gli italiani sono stanchi dei continui annunci, delle mance elettorali promesse dal Governo Renzi e dalle riforme che servono ad omologare l’Italia a quanto prescritto dai potentati finanziari: nessun diritto garantito ed apertura massima al mercato. Apertura massima alle coppie gay, ai diritti degli immigrati, alle norme sul gender, alla società multiculturale e flessibilità nei diritti: vaucer per il lavoro occasionale e precarietà del lavoro (Jobs Act) come sistema per integrarsi con il mercato mondiale. Queste le priorità del Governo Renzi/Boschi.

Una buona parte dei cittadini italiani hanno poi percepito l’insicurezza, l’invasione di migranti travestiti da profughi ed alloggiati in comodi alberghi, la miseria sempre più diffusa, l’emigrazione dei giovani per mancanza di lavoro, l’eliminazione dei diritti e la folle politica di sudditanza dell’Italia alle direttive USA e della Comunità Europea (dominata dagli interessi della Germania), tutte conseguenze prodotte dai governi al servizio delle centrali di potere sovranazionali.

Tutte questioni essenziali queste che toccano la vita delle persone comuni ma questioni totalmente messe in sordina dalla problematica del SI e del NO alla riforma, problematica comunque molto distante dai reali problemi della popolazione italiana che non sia quella della borghesia globalista e cosmopolita che vive nei quartieri esclusivi e non avverte le elementari necessità di pane lavoro e sicurezza, avvertite dalle grandi masse popolari.

La cruda realtà ha distrutto le costruzioni immaginarie e propagandistiche disegnate dal fiorentino e dai suoi compagni di merende.
Sarà questa una svolta per l’Italia? Difficile prevederlo. Di sicuro troveranno altri al posto del fiorentino per far passare le riforme che interessano agli organismi finanziari transnazionali.

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