L’Elite mondialista manda l’avviso a Trump: “rimangiati le tue promesse e vivrai tranquillo”

di  Luciano Lago

Per chi, come noi della controinformazione, vive ai margini del mondo dell’informazione ufficiale e considera i media associati all’apparato disinformativo mondialista, come dei mestatori di regime che svolgono la loro opera di manipolazione e difendono i loro lauti stipendi e privilegi, non ha destato alcuna meraviglia quando si è manifestata la schiacciante vittoria di Donald Trump alle presidenziali negli USA, così come in precedenza avevamo scommesso sul Brexit e sulla possibilità che gli inglesi per primi mandassero a gambe all’aria la insopportabile tracotanza dell’oligarchia di Bruxelles.

Non avevamo mai preso sul serio il presunto trionfo  della impresentabile Hillary Clinton che veniva dato per scontato dal mondo dei sondaggisti di regime e dai media al servizio delle centrali di potere.
Con i due ultimi eventi di portata mondiale (Brexit ed elezione di Trump) l’apparato dei mega media diretti dalle solite centrali anglossassoni (con le sue propaggini italiote di Repubblica, La Stampa, la RAI ed il Corriere,ecc.) si è dato da solo una martellata sui piedi in termini di credibilità e di affidabilità da parte del pubblico, tanto che rischia di essere compromessa la stessa capacità di influenzare e manipolare l’opinione pubblica che oggi appare molto più scettica e meno influenzabile rispetto al mondo falso ed illusorio descritto dagli stessi professionisti della disinformazione.

Il fattore grave ed antidemocratico che si evince dalle ingannevoli fonti di sondaggi manipolati e della disinformazione elevata a sistema è la creazione di una falsa realtà che provoca una reazione di linciaggio mediatico contro chiunque si faccia avanti e proponga delle tesi non conformi al “politicamente corretto”, che siano in contrasto con l’assetto dell’ordine economico e politico imposto in Occidente.

Quello che è rimasto palesemente chiaro negli Stati Uniti come in Europa è che la democrazia non esiste, salvo che come feticcio propagandistico sventolato per convincere i cittadini nel far loro credere che siano essi a decidere ed a scegliere le politiche dei governi.
Tanto meno l’elite mondialista accetta che la democrazia si sviluppi in qui paesi che risultano non allineati e che non accettano le imposizioni del potere imperiale (come in Siria, in Iran o in Venezuela). La volontà popolare viene rispettata soltanto se i cittadini votano la scelta “politicamete corretta”, quella conforme al sistema.

Nessun leader o movimento popolare, che voglia sfidare il potere eonomico e politico stabilito, ha delle serie possibilità di vincere le elezioni (che sia per effetto delle leggi elettorali, o per mancanza di risorse, per mancanza di appoggio mediatico o per essere obiettivo di attacchi da parte dell’apparato di repressione dello Stato). Se poi, nonostante tutte queste difficoltà, questa regola non scritta fallisce, allora si ricorre al golpe morbido o ad una guerra non convenzionale per rovesciare il governo eletto dalle urne. La volontà del mercato prevale sulla volontà del popolo.

L’esempio di tutto questo postulato arriva oggi (e questo è il paradosso) proprio dagli Stati Uniti, il principale paese dove ha sede ed opera l’elite mondiale che muove le fila del potere economico, politico e militare in Occidente ed in buona parte del mondo.
L’elezione di Trump negli USA, che ha smentito clamorosamente i sondaggi e le previsioni fatte dai grandi media e dai sondaggisti in tutti i paesi occidentali, ha di fatto dato l’ultimo colpo al traballante dominio dei media di regime facendo scendere al più basso livello il loro indice di credibilità.

Contro Trump, percepito come un pericolo (almeno per il momento) dall’establishment al potere, è stata sollevata una campagna di rigetto da parte di quegli stessi ambienti, la triade di Wall Street/ Goldman Sachs/dei Rothschild/ di George Soros, i cui staffieri, non solo negli USA ma anche in Europa/Canada/Messico, respingono il risultato delle urne ed incitano ad una rivolta, ad una “rivoluzione colorata” che non esclude anche l’assassinio del nuovo presidente eletto.

La campagna prevede grandi manifestazioni di protesta, con tanto di salario pagato agli agitatori, scioperi, occupazioni e sabotaggio delle attività che saranno messe in opera dal nuovo inquilino della Casa Bianca. Non si escludono anche azioni violente e provocazioni tipo “false flag” per richiedere l’ “Impeachment” del nuovo presidente.

Si tratta in sostanza di un “avviso” a Trump di quanto potrebbe accadere se dovesse attuare le sue incaute promesse di “destabilizzazione” del sistema finanziario/economico degli USA.
Quello che appare intollerabile ed imperdonabile e che ha spinto queste elites ad attaccare un personaggio che, sostanzialmente, è uno di loro, è il fatto che Trump si è azzardato (nei suoi discorsi in campagna elettorale) a mettere in questione il sistema finanziario globale, l’egemonia mondiale degli USA e le loro grandi corporations.

Questo è lo stesso peccato imperdonabile che era stato commesso da quegli altri dirigenti che hanno subito a loro spese un cambio di regime in precedenza per opera di queste stesse elites imperialiste.
Non si tratta dei diritti umani o dei diritti dei migranti, nè dell’uguaglianza fra uomini e donne, bianchi, neri e ispanici, nè tanto meno la pace mondiale.

Quello che non si perdona a Trump è che lui voglia regolare il sistema finanziario imponendo tasse sulle operazioni ad alto rischio o recuperare la legge Glass-Steagall, derogata da Bill Clinton nel 1999 senza che la Hillary Clinton abbia mai detto su questo una sola parola. Non gli perdonano le sue critiche alla Federal Reserve per la sua politica di “quantitative easing” (denaro a basso costo per le banche e le corporations) che costituisce la causa della speculazione finanziaria e di aver creato una economia fittizia che pregiudica l’economia reale e produttiva.

Non perdonano a Trump di aver indicato nella globalizzazione economica la causa della delocalizzazione di migliaia di imprese e della perdita di centinaia di migliaia posti di lavoro, così come del crollo dei salari, il motivo questo per cui Trump si oppone ai trattati di Libero Commercio che apportano benefici soltanto alle grandi imprese transnazionali. Vedi : Quello che non dicono sul programma di Donald Trump
Alle elites imperialiste appare inoltre intollerabile che Trump si sia pronunciato contro le tante guerre condotte dagli USA in Medio Oriente ed in Nord Africa e la sua volontà manifestata di porre fine ai rovesciamenti di regime attuati da Washington in ogni parte del Mondo, tanto meno l’intenzione di Trump di ridimensionare il ruolo della NATO e porre fine all’escalation militare di questa organizzazione contro la Russia.

I grandi media si sono legati al dito gli insulti che Trump ha pronunciato contro di loro in campagna elettorale, quando li ha definiti corrotti, bugiardi e manipolatori, e vogliono fargliela pagare quanto prima sia possibile.
Sono queste le vere ragioni e le grandi tematiche che segnano l’ordine economico e geopolitico che si configurano come la possibile rottura del nuovo assetto globale geoeconomico e che hanno trasformato Donald Trump nell’obiettivo del potere economico, politico e mediatico occidentale.

Tutto il resto è soltanto pretesto, ipocrisia, demagogia e manipolazione mediatica. Rimane il fatto che, se Donald Trump dovesse fare marcia indietro su queste grandi proposte fatte in campagna, finirebbe nell’immediato l’ondata mediatica suscitata contro di lui e cadrebbero le folkloristiche accuse di essere un “razzista”, un “maschilista” o un populista.

Da vari indizi si può dedurre che le elites stiano cercando un accordo, che potrà essere facilitato dalle scelte dei collaboratori che il nuovo presidente sta facendo per costituire la sua nuova squadra. Nei  vertici dei lussuosi club esclusivi dove si riuniscono segretamente i rappresentanti delle Elite,  si ritiene che sia meglio, molto meglio un mediocre accordo che un avvenimento traumatico le cui conseguenze potrebbero essere imprevedibili.

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