IL MANCATO GOLPE IN TURCHIA: SABOTAGGIO, INCOMPETENZA O INGANNO ?

Il Golpe in Turchia rimane ancora da decifrare ma le prime conseguenze iniziano a rivelarsi.

di Federico Pieraccini
Per capire il colpo di Stato in Turchia, bisogna analizzare le motivazioni che hanno portato il golpe a fallire. Una premessa: c’era davvero l’intenzione rovesciare il potere e arrestare Erdogan ? Chi sono i mandanti ? Partendo da questi interrogativi e vagliando le possibili risposte, si ottiene un quadro ragionevole e autentico in una vicenda ancora molto confusa.
Partiamo da qui. Ipotizzando l’esistenza di un manuale del ‘Perfetto Colpo di Stato’, è molto probabile che tratterebbe e spiegherebbe accuratamente l’importanza dei primi obiettivi da mettere a segno per il buon esito di un golpe:
L’arresto del Capo di Stato
La nomina di un Rappresentate dei golpisti e di una conferenza stampa attraverso i media nazionali per tranquillizzare la popolazione.
Il controllo di tutte le fonti di informazione/comunicazione.
L’appoggio di almeno una parte consistente delle forze dell’ordine.
Il controllo dei ministeri.
Il controllo degli aeroporti civili e militari.
Il controllo del parlamento.
Il controllo dei cieli.
Il Coprifuoco.
Il tracciato radar del volo di Erdogan nel suo Falcon TK8456, la notte del golpe.
 

Il mancato arresto di Erdogan è una vicenda molto indicativa delle reali intenzioni del golpe. Il presidente era in vacanza in una località sul mediterraneo, saputo del colpo di stato è subito decollato con il suo aereo privato Falcon e ha immediatamente rilasciato il famoso messaggio tramite FaceTime, rilanciato dalla CNN Turchia in cui invitava il popolo a scendere in piazza per difendere la democrazia.

Mentre proseguiva a volare indisturbato sui cieli turchi molte moschee di Ankara e Istanbul iniziavano a trasmettere messaggi simili invitando la popolazione a scendere in piazza. Pochi minuti dopo intorno all’1 di notte milioni di turchi ricevevano un messaggio SMS in cui si invitava nuovamente la popolazione a scendere in strada. Quando ormai la situazione sembrava in via di soluzione, intorno alle 3, Erdogan atterrava ad Istanbul.

Considerando che più di quattro F-16 erano in volo sopra Ankara in mano alle forze ribelli, appare incomprensibile per la buona riuscita del golpe non aver quantomeno provato ad intercettare il volo di Erdogan (transponder acceso tutto il tempo, visibile anche su Flightradar). E’ stata proprio la visione di Erdogan in TV e la rassicurazione che fosse ancora vivo ad aver innescato i suoi sostenitori a scendere in strada. Oltretutto non si spiega il bombardamento del palazzo presidenziale a Bodrum da parte delle forze ribelli, quando Erdogan si trovava in tutt’altra località.
La mancata nomina di un rappresentate credibile al punto due può essere imputabile ad una scarsa pianificazione ed esperienza, oppure a qualcosa di più profondo, forse legato ad un sabotaggio del colpo di stato. Forze e rappresentanze politiche che si ritirano all’ultimo momento. Siamo comunque nel campo delle speculazioni, per ora rimane comunque un errore madornale della giunta golpista.
Il terzo, quinto e sesto punto sono da mettere in relazione ad una forte indisponibilità di uomini ed molta inesperienza (solo 3 generali e 29 colonnelli). Il grosso delle truppe, composto da soldati semplice e carri armati erano dislocati attorno al parlamento (settimo punto) e nelle prossimità dei due ponti, luoghi nevralgici della città di Ankara. Molta speculazione rimane sulle motivazioni riguardanti la poca disponibilità di risorse, imputabile forse alla rinuncia all’ultimo momento di alcuni partecipanti. Altrettanto si può dire in merito alle dichiarazioni di alcuni soldati arrestati dopo il golpe che hanno affermato in molti casi di non sapere il perché si trovassero li e di aver solo obbedito ad ordini di superiori (è anche un’ottima scusa da usare in occasione di un golpe fallito). L’altra scusa molto in voga menziona la creduta partecipazione ad un’esercitazione.
Altro elemento decisivo è quello elencato al quarto e al nono punto. Erdogan che nel corso degli anni ha trasformato la polizia in una sua pletora personale grazie ad impunità, aumenti salariali e militarizzazione in stile americano delle forze dell’ordine, con la scusante del terrorismo (rigorosamente curdo).
La mossa ha pagato: è stata la polizia che ha arrestato e disarmato buona parte dei militari. I militari sconfitti hanno semplicemente deposto le armi, senza ingaggiare in uno scontro a fuoco. Anche questo epilogo è più da imputare ad una mancanza di uomini e forse anche ad una mancanza di volontà nel voler trasformare la sconfitta in una guerra civile con morti da entrambe le parti. L’esito pacifico del confronto è un forte segnale che non avvalora la tesi di coloro che sostengono il colpo di stato essere diretto da Gulen e della CIA.
Il penultimo punto, l’ottavo, è particolarmente interessante perché ha visto prevalere prima le forze ribelli e poi nel corso della serata con la No-Fly-Zone dichiarata su Ankara, le forze lealisti. L’aspetto più spettacolare del golpe riguarda i 4 F-16 ripresi in numerosi video che hanno colpito parlamento e residenza presidenziale di Erdogan e abbattuto due elicotteri. Invece di utilizzare la forza aerea per neutralizzare il presidente deposto, in volo indisturbato sui cieli turchi, hanno preferito mostrare un insensato uso della forza che non ha favorito in alcun modo la loro causa.
La risposta ad uno dei quesiti iniziali è quindi ‘Si’, c’era la reale volontà di portare a termine il colpo di stato ma molte ombre rimangono sulle modalità di esecuzione, preparazione e le scelte operate durante il colpo di stato. Anche per queste motivazione e alla luce di tutte queste informazioni, è importante affermare:
Con ogni probabilità qualcuno si è tirato indietro all’ultimo momento mandando avanti una forza poco numerosa, male organizzata, impreparata e senza un’adeguata struttura di comando o piano di azione. Potrebbe essere stata una mossa abilmente manovrata da Erdogan, mandando avanti il golpe per poi lasciarlo fallire, oppure una forte indecisione dei vertici militari stessi. Difficilmente però che un pianificatore esterno come NATO/CIA, dopo aver organizzato in fretta e furia un colpo di stato, si tiri indietro. Resta però la forte sensazione che qualcuno non si sia presentato all’appello.
Il colpo di stato era probabilmente autentico negli intenti e le parole nei comunicati dei militari ne potrebbero essere la conferma. Attribuivano il golpe ad una mancanza di libertà nella nazione e ad una politica estera che sta disintegrando i pilastri su cui il paese poggia. E’ un sentimento storicamente importante nell’esercito turco, che sedimenta da anni, non è qualcosa che Erdogan scopre adesso. Vedremo se e cosa diranno i pochi vertici militari golpisti arrestati, in un eventuale processo.

Non ci sono prove che vi sia stato un coinvolgimento esterno degli Stati Uniti come molti ipotizzano. E’ Erdogan che parla di Gulen (suo acerrimo rivale) quale mandante e tutti sanno che il 75enne è collegato alla CIA, ma questo non significa che Erdogan abbia ragione o stia dicendo la verità.

Militari che si arrendono e vengono picchiati da sostenitori di Erdogan
Unire i tre punti precedenti con la semplicistica, a mio modo di vedere, spiegazione che Erdogan avrebbe sventato un golpe della CIA organizzato tramite Gulen per il suo cambiamento recentissimo di opinione su Siria e Putin lo trovo errato per le seguenti ragioni:
Un Golpe organizzato dalla CIA assomiglia a quello che abbiamo tristemente visto in Ucraina: morti e caos incessante fino al collasso della nazione. Nulla di paragonabile a quanto visto in Istanbul o Ankara. I militari in questo caso hanno deposto le armi, non hanno trucidato la popolazione con i cecchini come visto in piazza Maidan, scatenando il caos.
L’Aereo di Erdogan rimane in volo per ore, indisturbato. Se fosse vero che dietro al golpe c’era Gulen, con 4 F-16 a disposizione, resta incomprensibile la decisione di non abbatterlo o prenderlo in custodia.
Un golpe non viene organizzato in due settimane. E’ inverosimile ipotizzare che Washington abbia agito creando un colpo di stato nel giro di pochi giorni, per fermare un riavvicinamento con Putin e Assad.
Erdogan ha tutto l’interesse ad ottenere il massimo da questa situazione. Ha subito chiuso la base aerea di Incirlik e chiesto in cambio Gulen: da anni suo acerrimo rivale. Ha dichiarato quale paese-nemico chi ospita Gulen, citando direttamente Obama e gli Stati Uniti.
Appena reinsediato ha arrestato migliaia di giudici e militari, iniziando una purga interna che era in preparazione da mesi. Questo spiegherebbe l’eventuale manipolazione di Erdogan nel colpo di Stato. Permettere, favorire o ignorare la preparazione del golpe al fine di chiamare fuori tutti i “traditori” e con le piazze gremite a suo favore, agire ancora più duramente ed impunemente.
Se il golpe fosse stato ideato oltre oceano, i media e le cancellerie occidentali avrebbero immediatamente parteggiato per i militari, al contrario per ore nessuna rappresentanza diplomatica si è schierata. Addirittura Erdogan stesso ha usato con enorme efficacia un collegamento FaceTime e la CNN Turchia per parlare alla popolazione. La CNN, un pilastro della strategia soft-power USA. Qualcosa che Washington avrebbe potuto facilmente impedire, avesse voluto.
Qual’è quindi lo scenario più probabile, escludendo l’intervento esterno ?
La politica di Erdogan ha spaccato in due la società Turca, mentre l’AKP risulta primo partito e il presidente stesso gode di una forte popolarità nei suoi seguaci, le tensioni sociali non fanno che aumentare. Il senso di insoddisfazione all’interno delle forze armate è qualcosa di reale, tangibile e compatibile storicamente con gli eventi nel paese sin dagli anni 60’. Erdogan è consapevole che una islamizzazione dei fratelli musulmani (Qatar più che Arabia Saudita) nella nazione ha portato a scelte in termini di politica estera scellerate sia Siria che in Iraq con totale apatia verso daesh (se non complicità completa). Questo ha disacerbato la rivalità con Iran, Russia e persino con alcuni partner occidentali ed europei.
Il vero ago della bilancia però sono state le scelte politiche ostili adottate nei confronti Damasco e Teheran prima e Mosca poi (l’abbattimento del SU-24 e le sanzioni imposte dalla Russia) che hanno fatto rapidamente raggiungere il livello di guardia. E’ più che probabile che un colpo di stato fosse in preparazione da tempo ed è altrettanto sicuro, a mio avviso, che Erdogan abbia scoperto l’iniziativa e forse l’abbia usata a suo favore (in quale maniera e come resta pura speculazione per ora). Una spiegazione plausibile per le recenti dichiarazioni a favore di Mosca e Damasco, con rinnovato spirito di collaborazione, potrebbe essere una conseguenza dell’imminente golpe.
Causa ed effetto del mancato colpo di stato.
Le ripercussioni regionali ed internazionali di questa vicenda restano tutte da decifrare. Ci sono diverse testimonianze di fonti autorevoli che vorrebbero una fuga precipitosa degli istruttori militari Turchi da Aleppo, dopo ordini diretti di Ankara. Resta il fatto che mentre in Turchia venerdì notte avveniva un colpo di stato, a Mosca Kerry e Putin discutevano anche della Siria.
Oggi il presidente Russo è stato uno dei primi a chiamare Erdogan, come riporta il Cremlino e a mostrare il suo sostegno. Pochi minuti prima e quasi in contemporanea l’Esercito Arabo Siriano sigillava apparentemente e definitivamente Aleppo, isolandola dai rifornimenti esterni in quella che potrebbe rivelarsi come l’evento decisivo per l’inizio della fine del conflitto Siriano.
Anche con le tante incertezze che restano sulle dinamiche più profonde del golpe, possiamo già adesso concludere che le mire politiche Turche sulla regione cambiano nettamente e si riallineano ad interessi comuni più con Mosca, Teheran e Damasco, che Riad, Doha e Washington.
Le parole di Zarif ministro degli esteri Iraniano sono state di sostegno per Erdogan e hanno immediatamente incolpato le petromonarchie, evidenziando implicitamente ancora una volta l’assurdità dell’alleanza di Ankara con Riad e Doha.  E’ probabile che la questione curda diventi, con il repulisti interno di Erdogan, primaria e che l’unità della Siria sia l’espediente per impedire l’unificazione del territorio curdo nel nord della Siria. Una palese comunanza strategica con Assad che spiegherebbe il rinato dialogo con Damasco. Un atteggiamento in completa rotta di collisione con gli Stati Uniti che da sempre sostengono, armano e finanziano i Curdi.
Mosca diventa un partner primario in una situazione come quella attuale, per Erdogan. Il Sultano potrà anche dare l’impressione di vivere in una situazione di apparente forza (il repulisti interno era inevitabile), ma la verità è che in termini di relazioni internazionali ha l’assoluto bisogno della collaborazione di nazioni che fino a ieri erano suoi nemici giurati.
Quanto questo clima generale abbia influenzato o determinato il golpe resta ancora da misurare e da scrivere. L’immediata certezza sono le conseguenze che avranno queste 48 ore sul futuro della regione medio orientale. Il colpo di stato in Turchia ha accelerato, volontariamente o meno resta da capire, un mutamento degli eventi in Siria che vede l’asse Siriano-Iraniano-Russo avviata verso la vittoria definitiva.
Erdogan questa volta è stato fortunato, forse ha saputo sfruttare al meglio la situazione, resta comunque evidente che il prezzo da pagare sia alto, molto alto. Le notizie da Aleppo indicano che ha barattato la maggior parte di quello che possedeva  in termini strategici per rimanere in sella al suo paese, costi quel che costi. Spera di salvarsi accontentando la volontà militare di impedire una deriva islamista nel paese. Vedremo che ripercussioni avrà sul rapporto tra il MIT (servizi segreti) e Daesh. Promette di mettere nel mirino le aspettative di uno stato Curdo, altra questione vitale. Vedremo quanto intenderà dialogare seriamente con Damasco.
In definitiva il golpe fallito ci consegna una Turchia che per sopravvivere con Erdogan come Presidente, decide di cambiare impostazione sulla Siria e nella regione ma l’unica maniera per farlo è dire addio ai sogni di gloria condivisi con Qatar, Arabia Saudita e Stati Uniti. Ci riuscirà il Sultano ?

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