Elezioni amministrative 2016, risultati: Roma, Raggi (35%) al ballottaggio con Giachetti; Bologna-Torino, Pd non sfonda

MATTEO RENZI - ROMA 2013-09-17 MATTEO RENZI DICHIARAZIONI RENZI-FOTO ARCHIVIO - fotografo: Daniele Scudieri / IMAGOECONOMICA

LA CRONACA – Non solo il trionfo del M5s nella Capitale e in parte a Torino, ma anche la sofferenza del Partito democratico in molte altre città. E lo dimostrano i silenzi dei candidati dem nelle principali città. A Napoli, ad esempio, la Valente non conquista neanche il ballottaggio. Partito di governo arranca anche in altri Comuni come Grosseto, Novara, Benevento. Confermati invece Salerno, Rimini e Cagliari dove però il primo cittadino è l’arancione Zedda

E’ il volto di Virginia Raggi che rimbalza sui giornali di tutto il mondo. E’ lei che si presenterà da candidata favorita come sindaco di Roma al ballottaggio tra due settimane con Roberto Giachetti (Pd) che per 3 punti supera Giorgia Meloni. “E’ un risultato storico per Roma” ammette spalancando il suo sorriso. Ma il trionfo nella Capitale dei Cinquestelle (che in un certo senso fa impallidire il risultato dei Cinquestelle alle Politiche 2013) è solo una faccia del primo turno delle elezioni comunali che hanno portato al voto 13 milioni di italiani in 1342 città e paesi (tra cui 7 capoluoghi di Regione e 18 di provincia). C’è intanto l’affluenza finale che si aggancia al 62 per cento con un netto calo rispetto al 2011: non un crollo, anche in rapporto con i dati di Europee eRegionali degli anni scorsi.

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Napoli, Milano, Bologna, Torino: spine democratiche
C’è soprattutto la sofferenza del Pd, non solo a Roma, ma quasi ovunque. Di certo il momento difficile dei dem ha il suo simbolo a Napoli. I dati dicono che Valeria Valente – che ha vinto quelle primarie così caotiche contro Antonio Bassolino – non andrà al ballottaggio: è rimasta inchiodata al 21,5%. La sfida finale per guidare il capoluogo partenopeo sarà invece di nuovo (come 5 anni fa) tra Luigi De Magistris, un altro sindaco arancione come Zedda e Pisapia, e Gianni Lettieri, che riuniva il centrodestra. A Milano il candidato renziano Beppe Sala si ritrova impantanato in un rischioso testa a testa con Stefano Parisi e dice tutto il fatto che l’ex ad di Expo non è mai uscito dalle stanze del suo comitato elettorale, mentre l’ex capo di Fastweb si è offerto con generosità ai giornalisti con lo spirito alle stelle. A Bologna, poi, il sindaco uscente Virginio Merola viene costretto al ballottaggio (dove troverà la leghista Lucia Borgonzoni) e soprattutto raccoglie la cifra deludente del 37 per cento circa. A Torino un altro sindaco uscente, Piero Fassino, ha sentito a lungo il fiato sul collo della candidata grillina Chiara Appendino che ora ha 10 punti di ritardo. Risultati, quelli di Bologna e Torino, ben al di sotto delle aspettative: Merola e Fassino speravano in un primo turno con consenso più solido. Entrambi affronteranno il ballottaggio con i favori del pronostico visto il vantaggio accumulato: eppure rischiano, non poco. A dimostrare che qualcosa non va in casa Pd, poi, c’è che tutti i candidati democratici restano in silenzio per ore: Giachetti non parla, Sala nemmeno, Fassino scandisce qualche frase a notte fonda, Merola manda una nota. “Abbiamo ricevuto il messaggio che gli elettori ci hanno voluto rivolgere attraverso il voto”.

 Pd soffre anche in provincia

A Roma, Milano, Torino e Bologna il Pd può ancora vincere al secondo turno, ma resta il momento di crisi in molte città: a Grosseto il candidato del Pd Mascagni è dato dietro a quello del centrodestra Vivarelli Colonna, a Novara il sindaco uscenteBallaré è costretto a inseguire il candidato di Lega-Fdi Canelli, a Ravenna sarà di nuovo ballottaggio dopo 23 anni e il democraticoDe Pascale se la dovrà vedere con Alberghini (centrodestra), a Benevento Del Vecchio (che ha vinto le primarie Pd) arriverà al ballottaggio insieme contro un veterano della politica, Clemente Mastella. Certo, come dice il vicesegretario Lorenzo Guerini già all’indomani del 5 giugno il Pd può dire di governare 800 Comuni, tra questi ci sono Salerno (dove Vincenzo Napoli ha vinto con percentuali “alla De Luca”: oltre il 73%), Rimini (dove il sindaco uscente Andrea Gnassi è stato riconfermato con il 57%) e infine Cagliari, con Massimo Zedda eletto al primo turno per il secondo mandato. Il primo cittadino del capoluogo sardo, tuttavia, è espressione di Sel, il che riaprirà il dibattito sulle alleanze del Pd: il dato di Cagliari è la conferma che il centrosinistra storico può vincere perfino in roccaforti moderate, “di destra”, come Cagliari.

Il caso Roma: M5s primo partito, sprofondano Forza Italia e Pd
Sempre sul momento complicato del Pd, non possono non far riflettere i numeri di Roma, dove i Cinque stelle sono diventati il primo partito con il 35,6%: rispetto ai risultato del 2013 (12,8%) i grillini hanno triplicato i loro voti. A pagarne le conseguenze sono stati i democratici e Forza Italia. Il partito di governo, infatti, si è attestato al 17%, contro il 26,26% delle comunali del 2013 e il 43,07% delle Europee. Se non è un tracollo poco ci manca. Nulla, però, di paragonabile al risultato di Forza Italia, arrivata ormai al 4% (13,4% alle Europee), di cui ha approfittato soprattutto Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, schizzata al 12,3% dopo il 5,32% delleEuropee. Risultato simile anche a Torino. Quando sono state scrutinate 872 sezioni su 919, nel capoluogo piemontese il primo partito – seppure di poco – è il Movimento 5 Stelle: con il 29,87% delle preferenze supera il Partito democratico che è al 29,82%. La Lega è ferma al 5,79%, mentre Forza Italia è al 4,67%.

Centrodestra: Forza Italia male, Lega ne approfitta
Il centrodestra sembra preda della schizofrenia politica del suo padre nobile, Silvio Berlusconi. A Milano Parisi va alla grande, arriva – in certe proiezioni – a superare Sala: e l’ex manager ha dietro tutti, da Forza Italia (che a Milano torna a rigonfiarsi, 21 per cento) all’Area Popolare, passando per Lega, Fratelli d’Italia, Passera. A Roma, invece, proprio Marchini – il candidato di Berlusconi – è stato matematicamente il motivo per cui Giachetti – il candidato di Renzi – va al ballottaggio al posto della Meloni. Anzi, la Raggi ha mangiato un bel pezzo di elettorato allo stesso Marchini (in nome del voto utile). Anche per questo motivo ora Salvini è furibondo (“Forza Italia ha fatto una scelta suicida”) e ora potrà spendere i propri successi (in parte Milano, la stessa Novara, l’occasione mancata della Meloni a Roma, la prestazione della salviniana Borgonzoni a Bologna) come un credito da spendere il prima possibile per completare l’attacco alla leadership del centrodestra.

Infine l’area di sinistra. Le candidature di Basilio Rizzo a Milano,Stefano Fassina a Roma e Giorgio Airaudo a Torino hanno raccolto tra il 3 e il 5 per cento. Quasi nulla per incidere dall’opposizione, quanto basta per mettere a rischio la vittoria dei candidati del Pd. Il Partito democratico, insomma, rischia di soffocare una volta di più nella ricerca dell’autosufficienza.

 

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