“Vogliono farmi fare la fine di Gheddafi”. Il presidente del Venezuela si rivolge al mondo

“Perché non ci lasciano costruire in pace la nostra società, con i nostri passi avanti e i nostri errori, con il nostro diritto di sbagliare e poi correggerci, in base alle nostre leggi e alla volontà espressa dai nostri popoli”.

di Geraldina Colotti
«Da noi tutti possono manifestare, ma in modo pacifico, altrimenti lo stato ha il diritto di proteggere la pace: nel rispetto della nostra bella costituzione, che declina diritti e doveri. Ma con fermezza». Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, ha convocato ieri una conferenza stampa internazionale: dal palazzo di Miraflores, ma anche in collegamento con i giornalisti di tutto il mondo, presenti nelle diverse ambasciate. Anche dagli Stati uniti.
E ha risposto declinando gli articoli della costituzione a una giornalista che gli chiedeva quale sarà la reazione del governo di fronte alle manifestazioni dell’opposizione: che intende far pressione sul Consejo Nacional Electoral (Cne) e che moltiplica gli appelli ad accelerare i passi del referendum revocatorio contro il presidente.
L’ex autista del metro ha ricordato i passi che hanno portato alla nascita della Carta magna, la discussione dell’Assemblea costituente, quando era a capo della Commissione di partecipazione cittadina.
Nell’ultima versione – ha ricordato – «abbiamo raccolto 36.000 proposte, conservate negli archivi, molte provenienti dall’opposizione e dai loro cinque rappresentanti». Fra questi, c’era un leader di Accion Democratica, il partito dell’attuale presidente della Camera, Ramos Allup, ora maggioritario in Parlamento all’interno della coalizione Mud. Si chiamava Claudio Fermin: un uomo «gentile e coltissimo, forse per questo poi l’hanno espulso – ha detto Maduro –. Fermin si stupiva del perché avessimo voluto inserire nella costituzione il referendum revocatorio per tutte le cariche elettive, mentre eravamo un giovane movimento al suo inizio nel potere.Ma questo è stato un obiettivo di tutta la campagna politica di Chavez fin dal 1990: un’asse della democrazia partecipativa e protagonista che ha rinnovato profondamente il sistema politico, chiamando il popolo ad essere attore e garante di un nuovo progetto di società con al centro i diritti: a partire da quello a nutrirsi, ad avere un tetto, un lavoro…».

Per questo, «pur senza abbassare le braccia», Maduro ha promesso che farà rispettare la legge e che garantirà il rispetto delle procedure.
E perché – ha chiesto ironico – la Spagna di Rajoy non convoca un referendum sulla Ley mordaza che impedisce la libera espressione dei giovani? Perché Obama non convoca un’Assemblea costituente per rinnovare una costituzione che non garantisce più la partecipazione del popolo statunitense alle decisioni politiche? Il dialogo? «Abbiamo sempre chiamato al dialogo – ha ricordato – anche durante le violenze del 2014, che hanno provocato 43 morti e oltre 850 feriti: anche dopo i 13 morti provocati dall’appello di Capriles a ’sfogare l’incazzatura’ dopo le presidenziali del 2013. Ma quanti morti dovremo ancora soffrire prima che l’opposizione accetti di partecipare al dialogo?».
Maduro rispondendo alle domande sulla crisi economica e politica del Venezuela, ha illustrato nuovamente i 15 motori di sviluppo economico, i risultati ottenuti, «senza trionfalismi ma con il proposito chiaro di non metterci in ginocchio di fronte all’imperialismo che vuole riportare indietro le conquiste di pace e democrazia partecipativa del secolo XXI».
La situazione in Brasile, il «colpo di stato parlamentare» messo in atto contro la presidente Dilma Rousseff, «è un golpe contro il Mercosur, di cui il Venezuela ha la presidenza pro-tempore. Il Mercosur si è trasformato in un organismo non solo commerciale, ma sociale, un Mercosur dei popoli e dei diritti che non può tornare indietro. E presto chiederemo a tutti di prendere misure adeguate per difendere la presidente e il popolo brasiliano». Ma il motivo principale della conferenza è stato quello di rivolgere un appello «a tutti i movimenti e leader sociali del mondo» affinché compiano un’operazione di verità contro la campagna di aggressione mediatica che «prepara un’aggressione simile a quella che ha portato all’uccisione di Gheddafi, a menzogne simili a quelle che hanno provocato l’aggressione all’Iraq. E guardate – ha detto – quale situazione hanno provocato: un mondo di gente disperata, in fuga dal terrorismo, un Mediterraneo trasformato in cimitero di migranti, con quelle immagini terribili di bambini morti sulle spiagge, nel tentativo di raggiungere la prosperità in Europa. È questo che vogliono per il Venezuela? Perché non ci lasciano costruire in pace la nostra società, con i nostri passi avanti e i nostri errori, con il nostro diritto di sbagliare e poi correggerci, in base alle nostre leggi e alla volontà espressa dai nostri popoli».
Poi, ha commentato i principali quotidiani europei e Usa che, in questi ultimi mesi hanno moltiplicato gli allarmi contro Maduro con lo stesso format e con lo stesso obiettivo: mostrare un paese al collasso, un presidente da abbattere e giustificare l’intervento militare, come chiede l’ex presidente colombiano Alvaro Uribe. Al riguardo, Maduro ha riferito di due recenti violazioni dello spazio aereo da parte di veicoli Usa, addetti a spionaggio e sabotaggio che di solito precede l’invasione.

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