I testimoni di Matteo

La prossima volte che sentirete una scampanellata, vi consiglio di non aprire. Non saranno gli amabili seppur tenaci Testimoni di Geova, i perseveranti promoter del Folletto, nemmeno il postino con i volantini che inalberano il sapiente barbiccio di Giachetti o il ciuffo birichino del neo -piacione o il sorriso della Madonna del Parto de noantri.

Macché, potrebbe andarvi peggio, potrebbero essere i boys del plebiscito, scelti magari tra quanti hanno prestato opera di volontariato per l’Expo, promossi per l’occasione a Pr della comunicazione politica, addestrati grazie alle dispense di tecnica di un colpo di stato predisposte dal vecchio barone irriducibile che eroga minacce e intimidazioni, come non ne avessimo avute abbastanza nel settennato più appendice di accorta preparazione del sovvertimento antidemocratico.

Potrebbero essere loro, oggetto al tempo stesso di una sperimentazione del marketing adottato dai signori delle vendite piramidali applicato al Putsch dei bulli e di un test della attuazione dei principi cardine del Jobs Act, vaucher, lavoro nero, no profit, retribuito da promesse, annunci, fuffa.

Poveri piazzisti, costretti a un porta a porta senza finalità né di lucro, né tantomeno sociali, visto che la merce in vendita che ci costerà molto cara è quanto di meno propizio e favorevole all’interesse generale, la più contraria al bene comune, la più impopolare nel vero senso della parola, che malgrado equilibrismi centenari, oggi più che mai sta a significare “contro il popolo”.

Aiutato, come si è detto, dagli inverecondi pistolotti del caro nonnino: se vince il No, è finita per il governo e per le riforme, inconsapevole per età e protervia che le sue parole le adotteremmo volentieri come convincente slogan, noi del Si, il giullare dell’anticristo neo liberista e oligarchico ha aperto la valigetta del campionario davanti alla clientela di Firenze, ma è solo una coincidenza: si trovava là, aveva due ore libere e come non approfittarne?

Venghino signori venghino! Se votate si date fiducia incondizionata al governo che in due anni ha fatto uscire l’Italia dalla depressione e dall’ingovernabilità, dando la sveglia al Parlamento. Se votate si dimostrate di non far parte degli scrocconi, dei parassiti, dei disfattisti, insomma di quelli che sanno dire solo no. se voltate si, contribuite a correggere i torti commessi da quegli incapaci dei costituenti, che hanno redatto norme transitorie per coprire falle, buchi, incompetenze. Se votate si premiate la politica buona, efficiente, quella dei Senatori che si sono aboliti da soli in un autodafè purificatore, contenti del loro sacrificio come tacchini che si rigirano in forno per rosolarsi meglio e soddisfare il palato di avidi cittadini.

Si sa che i commessi viaggiatori sono dei gran cacciaballe, anche se si sentono meglio di Parri, Terracini, Calamandrei, anche se camminano nel solco di Bonaparte, Hitler, De Gaulle, anche se a forza di raccontare bugie quasi quasi ci credono anche loro.

Ma è importante che non ci crediamo noi, anche se a venderci i calzini spaiati, le pentole senza coperchi, dovessero venire i vostri figli, la domenica mattina, magari nelle ore nelle quali una volta aprivate a quelli che venivano con l’Unità, quotidiano fondato da Gramsci e ridotto a volantino pubblicitario dell’outlet della partecipazione.

Altro che costituente, l’ometto ha bisogno di un ricostituente, perché dimostra di parlare a vanvera per paura. Paura di aver osato troppo trasformando per sicumera un referendum in pronunciamento unanime in suo favore. Paura di perdere le elezioni comunali, come è probabile, così da tentare una manovra diversiva. Paura che perfino i più inclini a credere alla sue baggianate finiscano per capire che il fronte del No non è costituito dai soliti sospetti, sapientoni, stiliti che vivono su un palo per star lontani dal popolo, privilegiati che perseguono la conservazione, arcaici avanzi novecenteschi, rottami che non si arrendono. Ma che si mobilitano anche i morti, perché è sicuro che starebbero per il No anche Dossetti, La Pira, quelli dai quali il grullo si vanta di essere ispirato, che stanno scendendo in campo tutti quelli che vogliono la conservazione, ma di quel po’ di partecipazione che ci è rimasta, di quel po’ di dignità che ci hanno lasciato, di quel po’ di valori preziosi che tanti anni fa hanno fatto scrivere principi che parlano di lavoro, pace, solidarietà, cose bellissime che il piazzista non potrà mai svendere se noi, noi del No, glielo impediamo.

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