Da qualche anno a questa parte, a ogni manifestazione di piazza in cui si verificano scontri la politica italiana tira fuori dal cassetto l’idea di approvare qualche legge speciale di prevenzione — e l’ultima occasione, in ordine cronologico, si è presentata subito dopo il corteo No Expo a Milano del primo maggio 2015.
All’inizio di gennaio 2016, sei persone a Pisa sono state raggiunte dalla diffida per aver partecipato a una manifestazione contro un comizio della Lega Nord tenutosi il 14 novembre 2015, in cui ci sono stati scontri con la polizia. L’accusa è quella di “aver istigato a delinquere e aver avuto una condotta violenta lanciando ortaggi, pietre e petardi verso le forze dell’ordine.” Uno dei manifestanti diffidati è Sebastian, un meccanico trentenne che abita nel quartiere C.E.P, è attivo nel Progetto Prendocasa (un movimento per il diritto alla casa) e fa parte di un gruppo ultras del Pisa. “La questura mi ha notificato l’avviso di Daspo il 31 dicembre scorso,” racconta l’attivista a VICE News. “La cosa scandalosa è che vogliono vietarmi di andare allo stadio per una manifestazione contro la Lega Nord, dove nessuno di noi ha ricevuto a oggi nemmeno una denuncia.”
“Da noi chi comanda ha paura che le proteste per la casa, il reddito e contro il razzismo si espandano sempre di più,” continua Sebastian. “Per questo abbiamo fatto il comitato ‘No Daspo di piazza’: non è una questione solo di stadio e movimenti, riguarda la libertà di tutti.” La campagna, come hanno spiegato i promotori alla fine di gennaio, si è posta l’obiettivo di opporsi “a questi provvedimenti illegittimi e incostituzionali, utilizzando sia gli strumenti dei ricorsi legali, sia l’informazione e la comunicazione per mobilitare l’opinione pubblica sull’accaduto.” Dopo aver incassato numerosi attestati di solidarietà, il 5 marzo il comitato ha occupato l’ex cinema Ariston – uno stabile vuoto da molti anni – per “continuare a sostenere e proseguire la campagna contro i ‘Daspo di Piazza’.” Pochi giorni dopo, però, la Questura di Pisa ha emesso altre diffide nei confronti di due persone che avevano preso parte – il 13 novembre 2015 – a una manifestazione per il diritto alla casa, contrassegnata dalle ripetute cariche delle forze dell’ordine dentro e fuori il Comune di Pisa.
Tra i diffidati c’è Giovanna: anche lei fa parte del Progetto Prendocasa e frequenta lo stadio — soprattutto negli ultimi tempi, in solidarietà con le persone diffidate in precedenza. “Mercoledì 9 marzo sono stata convocata in Questura e ho ricevuto la pre-diffida,” dichiara l’attivista. “Nel foglio che mi hanno dato, in particolare, mi si accusava di ‘istigazione a delinquere’ perché durante la manifestazione intervenivo al megafono e ‘istigavo’ le persone presenti ‘a mantenere condotte illecite.” “Credo sia difficile essere condannati per istigazione a delinquere per aver parlato al megafono durante un corteo,” prosegue Giovanna. “Ma con questa misura è sufficiente dichiarare questa cosa per complicare la vita a una persona per anni. E tutto questo senza neanche dover fornire le prove delle proprie accuse.” L’avvocato Tiziano Checcoli, che difende i manifestanti del corteo anti-Lega Nord, sottolinea a VICE News “l’assurdità” di una misura che “colpisce una persona ritenuta responsabile di un certo comportamento impedendole di svolgere una attività, come andare allo stadio, che con il contesto della manifestazione non c’entra nulla e che quindi non è in nessun modo legata a quel comportamento.” In più, precisa l’avvocato, queste persone “sono solo accusate, ma non certo ancora giudicate, per i fatti avvenuti in piazza.” Ci troveremmo dunque di fronte a una limitazione della libertà personale “del tutto arbitraria,” poiché arriva “prima di ogni decisione sui fatti e comunque colpisce situazioni e comportamenti del tutto scollegati dal contesto di partenza.” Leggi anche: Un poliziotto ha sgomberato degli studenti a Pisa credendo di essere Robocop L’impressione sia di Sebastian che di Giovanna, comunque, è quella di essere stati sottoposta a una “sperimentazione” di inedite “misure di controllo.” Una lettura di questo tipo è condivisa anche dall’avvocato Checcoli, che dal canto suo specifica come da sempre “i nuovi strumenti di limitazioni delle libertà” stiano stati sperimentati in primo luogo sui settori della “società più vulnerabili, anche sotto il profilo politico e mediatico,” per poi essere estesi – forti ormai di una certa legittimazione – ad altri settori. Ed è proprio questo il motivo, conclude l’avvocato, “per cui questi fenomeni devono interessare anche coloro che, all’inizio, non sono direttamente colpiti.” Di Leonardo Bianchi
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