La campagna elettorale di Passera per le comunali di Milano è completamente priva di senso

Non so se stiate seguendo la campagna per il nuovo sindaco di Milano, ma la mia impressione è che rispetto a cinque anni fa, quando la partecipazione era massiccia e chiunque aveva un’opinione, oggi stia passando tutto un po’ in secondo piano. Ed è un peccato, perché così facendo rischiamo di non goderci appieno l’assurdità della campagna elettorale di uno dei candidati: Corrado Passera.

Per chi non lo conoscesse, o per chi non avesse mai davvero approfondito la sua figura, Corrado Passera è noto principalmente per essere stato ministro nel governo Monti. Prima di quell’esperienza era stato amministratore delegato di Banca Intesa, consigliere di amministrazione dell’Università Bocconi e amministratore delegato di Poste Italiane, dove si era distinto per aver fatto finalmente fare degli utili all’azienda ma anche per aver tagliato 20mila posti di lavoro.

Già ai tempi del governo Monti, Passera era considerato il più “politico” dei tecnici che componevano l’esecutivo, e pareva quello che con più naturalezza e immediatezza sarebbe potuto scendere in politica. Poi le cose sono andate diversamente: Monti ha fondato Scelta Civica e si è buttato in politica solo per venirvi dilaniato, e più tardi Passera ha fondato un suo partito, Italia Unica.

Evidentemente, però, tutte le valutazioni fatte prima della sua discesa in campo avevano sopravvalutato le effettive capacità di Passera. Un esempio abbastanza eloquente è il modo in cui è cominciata la vita di Italia Unica: con un flash mob davanti a Montecitorio contro la riforma della legge elettorale che è stato definito da più parti “una pagliacciata” e che ha sancito la trasformazione di Passera “da banchiere esponente dei poteri forti a demagogico populista che si propone come alternativa.”

Da quel momento in poi, questa trasformazione non ha fatto che consolidarsi, fino a quando Passera si è candidato ufficialmente alle elezioni per il sindaco di Milano.

Passera è stato presentato fin da subito come una specie di “uomo nuovo” lontano dagli ambienti della politica, un uomo che ha deciso di scendere in campo per puro senso del dovere, stanco di vedere “la sinistra” rovinare Milano. Una figura a metà tra il populismo e l’immaginario tranquillizzante del tecnico che non è mosso da ambizioni personali e per cui la politica è soltanto un peso.

Di fatto, tutto questo si è concretizzato in una serie di manifesti dai toni decisamente apocalittici e nello slogan “Basta con la Sinistra!”

Lo stesso Passera ha descritto la sua campagna come, “una vera e propria ‘Operazione verità'” per “rompere la narcotizzante narrativa della sinistra secondo la quale a Milano va tutto bene […] No! I Milanesi sanno che nella nostra città mancano la sicurezza e il lavoro. È l’ora di dire basta alla sinistra che ha amministrato in questi anni!”

Il punto è che più che “rompere la narrativa della sinistra” i manifesti di Passera sembrano finti: personalmente la prima volta che li ho notati in metropolitana mi sono sembrati una campagna pubblicitaria travestita da finta campagna politica.

Gli slogan allarmisti usati da Passera, come “Sei stufo dei furti nel tuo quartiere? Non c’è sicurezza, basta con la sinistra!” o “Quanti negozi hanno chiuso nella tua via? Non c’è lavoro, basta con la sinistra!”, puntano a spaventare e quindi galvanizzare l’elettorato, ma risultano poco credibili perché mal si adattano al suo personaggio. Il cortocircuito che ne deriva è esilarante e i manifesti si prestano molto bene a ogni tipo di presa in giro—al punto che diventa quasi impossibile distinguere quelli veri da quelli ironici.

Anche perché la figura di Corrado Passera non è esattamente quella di un personaggio “del popolo” o “vicino alla gente”—semmai tutto il contrario. Al punto che per smarcarsi il candidato sindaco ha iniziato a postare su Facebook foto che lo ritraggono letteralmente per strada mentre parla con la gente.

La sensazione di avere di fronte una grande auto-parodia è però cresciuta soltanto negli ultimi giorni, quando sono usciti i manifesti che dovrebbero servire a reclutare volontari nelle fila di Italia Unica. Qui, nel tentativo di parlare ai giovani, i volontari sono presentati come dei supereroi Marvel e divisi in categorie quali “il fissato per la tecnologia,” “il nerd della politica” e “l’avventuriero delle strade.”

Ma tutta la comunicazione politica di Passera è più o meno su questa falsariga. Ad esempio sulla sua pagina Facebook posta spesso delle vignette di commento su politica e attualità, probabilmente in un tentativo di mostrare a seguaci e potenziali elettori il lato simpatico della sua campagna elettorale. Solo che i risultati non sono particolarmente incoraggianti.


Immagine via Facebook/Corrado PasseraUltimamente—come si evince anche da questa splendida vignetta—Passera sembra anche aver deciso di salire sul carrozzone delle critiche a Expo. E questo nonostante il responsabile organizzativo della sua campagna sia Giacomo Biraghi, l’ex leader maxìmo degli Expottimisti.

In tutto questo, c’è ancora chi sostiene che la campagna di Passera non sia poco efficace come sembra e che in realtà non stia puntando a raccogliere il voto del moderati—bacino elettorale già occupato da Sala e Parisi—ma voglia piuttosto mirare al terreno politico della destra populista. Può anche darsi che sia così. Ma anche se fosse, a giudicare dai suoi messaggi politici poco coerenti con la sua storia e dalle sue strategie comunicative paradossali, non sembra gli stia riuscendo molto bene.

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