Ipocrisia surrogata … riflessioni sulla Legge Cirinnà

Credo che abbiate notato tutti come, nelle ultime settimane, l’epicentro della discussione sulla legge Cirinnà si sia spostato dai diritti civili degli omosessuali (ciò di cui parla la legge) alla maternità surrogata (che invece nella legge non c’è).

La manovra mediatica e politica è stata inventata dai cattolici contrari alle unioni gay per tutt’altri motivi – negare agli omosessuali la possibilità di avere una famiglia – ma non si può dire che non abbia ottenuto i suoi risultati, visto che ormai si parla solo di “utero in affitto”.

Anche Renzi e Grillo – i leader delle due forze che in commissione hanno portato avanti la legge sulle unioni gay – alla fine si sono incartati su questo: il primo nella sua newsletter, il secondo nel suo blog.

Il fatto che la manovra mediatica abbia funzionato è un segnale della persistente potenza dei cattolici fondamentalisti, in questo Paese: ancora in grado di influenzare i maggiori partiti.

Peccato che questa offensiva si basi su una doppia bugia e su una gigantesca ipocrisia.

La doppia bugia è che la maternità surrogata sia una pratica propria delle coppie di omosessuali e che impedire la stepchild adoption delle coppie gay sia il modo più efficace per ridurla o addirittura evitarla.

Al contrario, la maternità surrogata è pratica diffusa in grande prevalenza e da molti anni tra le coppie eterosessuali in cui la donna non può restare incinta o portare a termine una gravidanza.

Si calcola che la sterilità in Italia riguardi circa il 20 per cento delle coppie in età teoricamente fertile e che in circa la metà dei casi sia dovuta a problemi dell’aspirante madre: quindi potete farvi un’idea di quale sia il mercato potenziale delle gravidanze surrogate nelle coppe eterosessuali.

Personalmente, nella vita, ho dovuto frequentare parecchi studi pubblici e privati per la fecondazione assistita, sia a Milano sia a Roma sia in Svizzera (la mia seconda figlia è nata con la Icsi, e non al primo colpo). Beh, nelle lunghe e penose chiacchiere tra coppie in sala d’attesa la questione veniva fuori tutt’altro che di rado: «che dite, è meglio in Canada o in Russia?». Ed erano tutti etero, altro che gay.

By the way, sempre sulla base di quella lunga esperienza, e quindi dei confronti con tante coppie sterili o ipofertili, faccio presente che un discreto incentivo alla pratica delle gravidanze surrogate in Italia è stato costituito dalla legge proibizionista sulla fecondazione assistita, che poneva tanti di quei limiti e divieti da rendere spesso più appetibile (per le coppie con problemi di fertilità femminile) la strada della “maternità in appoggio”, all’estero. Chiaro il paradosso? Quelli che oggi strillano contro la maternità surrogata sono gli stessi che hanno fatto una legge che nei fatti la incentivava.

Già questo, forse, basterebbe a evidenziare la strumentalità e l’ipocrisia della manovra con cui il dibattito è stato trasportato dai diritti civili dei gay alla maternità surrogata. Che è invece una questione prevalentemente propria delle coppie etero. Ma finché riguarda le coppie etero, guarda un po’, tutta questa attenzione alla “mercificazione dei corpi” resta latitante.

Quanto a quelle coppie gay che (seppur in minoranza rispetto a quelle etero) intendono avvalersi anche loro della maternità surrogata, beh, c’è una notizia: la gran parte di loro continuerebbe a farlo anche senza la stepchild adoption, come ovvio e come già avviene. Vietando la stepchild adoption, si ottiene solo di negare formalmente al bambino uno dei due genitori che insieme lo crescono.

Se veramente si volesse ridurre la fetta di maternità surrogate richieste dalle coppie gay, il modo più pratico e funzionale sarebbe invece quello di dare alle coppie omosessuali gli stessi diritti di adozione “normale” che hanno le coppie etero (quella nazionale e internazionale, dagli orfanotrofi). Certo, non eliminerebbe del tutto la “domanda” di questa pratica da parte delle coppie gay – così come non ha eliminato la stessa domanda da parte delle coppie etero – ma di certo la ridurrebbe. Probabilmente, anzi, la ridurrebbe di più rispetto a quanto avviene nelle coppie etero, dove di solito c’è una maggiore attenzione a una genitorialità almeno in parte biologica, rispetto a quella interamente adottiva.

Curioso, davvero, che da parte dei cattolici fondamentalisti non sia arrivata questa pragmatica proposta.

Alessandro Gilioli – Piovono Rane

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