Lotta al terrorismo. Daesh: alcune riflessioni e possibili soluzioni.

Il dolore per le vittime di Parigi, per l’italiana Valeria Solesin e per i successivi bombardamenti resterà l’ennesima macchia indelebile di violenza e stupidità di questo mondo.

Stiamo vedendo una serie di vergognosi attacchi alla democrazia causati dalla sete di potere dell’uomo nel voler avere il dominio del pianeta e con esso il controllo delle sue risorse. Attacchi terroristici che scatenano violente reazioni con bombardamenti che stanno causando morte e distruzione più tra innocenti che tra assassini spietati.

Qualcuno ci ha trascinati dentro una guerra che non finirà certo domattina.

Oggi più che mai dovremmo fermarci tutti (ok lo so, il “nemico” non si ferma mai, ma il nemico chi è?) e porci qualche domanda, anche di filosofia se vi va.

Vorrei che mi diceste ad esempio quale deriva sta avendo secondo voi il mondo in cui viviamo? Siete, anzi siamo, disposti a restare inermi davanti a tutto ciò?

E adesso, per risolvere e neutralizzare queste violenze senza precedenti, quali misure verranno adottate secondo voi dai vari Governi? e queste potenziali e non certe soluzioni quanto incideranno sui nostri diritti acquisti?

La democrazia e la libertà dell’uomo, in questa assurda situazione, verrà definitivamente schiacciata? Ed a vantaggio di chi?

Personalmente non sono disposto a cedere pezzi della mia libertà personale in cambio di una “promessa” di sicurezza, anche e sopratutto perché dopo essere entrato in Parlamento ho toccato con le mie mani, ho ascoltato con le mie orecchie ed ho visto con i miei occhi il mediocre livello di chi, almeno negli ultimi decenni, sta prendendo importanti decisioni sulle nostre vite. Sono comunque convinto, studiando attentamente la materia, che siano attuabili molteplici forme di prevenzione e riduzione della minaccia dovuta al terrorismo (di qualunque forma esso sia) senza intaccare più di tanto privacy e soprattutto i diritti acquisiti. C’è da dire, per dovere di cronaca, che se non si inizieranno ad individuare con certezza alcune dinamiche legate all’immigrazione, a porre fine ad ambigui mercati di armi, e se non si farà un’attenta analisi degli interessi su gas e petrolio non riusciremo mai a venirne a capo…

Ma veniamo ai fatti:

Mentre la Turchia abbatte un caccia russo per invasione dello spazio aereo, e Mosca replica che volava su cielo siriano, mentre Bruxelles viene blindata dando il senso di quanto stia vincendo il terrorismo jihadista, non tralasciando nemmeno l’attacco in Mali, sono ovviamente ancora in corso le indagini sulle strage parigina e senza entrare in difficili tecnicismi o riscrivere cose che avrete già abbondantemente letto in giro per la rete ritengo che l’azione abbia comportato la partecipazione di un certo numero di terroristi e che forse questi abbiano avuto altri gruppi di appoggio.

Accanto a qualche componente di origine medio-orientale o africana il personale che ha agito è, di massima, europeo o naturalizzato tale. La partecipazione di islamici di cittadinanza francese insieme forse ai foreign fightrers giunti da altri paesi confermano il forte sospetto dell’esistenza di una rete. Altrimenti come farebbe, uno che viene da fuori, a mettersi in contatto con i “lupi solitari” che stanno in Francia?

E’ quindi sicuramente ragionevole pensare che esista una nodo centrale dell’organizzazione e che ci siano persone costantemente in contatto, magari con un capo rete di riferimento.

Se ciò e vero bisogna quindi rafforzare in maniera seria e forte il controllo alle frontiere, che deve essere costante e capillare non solo nei giorni successivi a tragedie del genere ma va sviluppato con nuovi e più efficaci protocolli di sicurezza.

E’ evidente che a Parigi, dopo una preparazione magari durata anche mesi, è stata realizzata una vera e propria azione militare con un commando specificatamente addestrato e pronto a morire.

Nessun obiettivo sensibile o simbolico, si sono voluti colpire soft target, un bar, uno stadio, un teatro, un ristorante, su terreno francese.

Il Daesh, più noto come Isis, ha via via adottato un diverso modello organizzativo, che si sta rivelando vincente.

Dunque, non c’è dubbio sull’opportunità di togliere di mezzo Daesh, ma questo sopprime il sintomo, non cura il male.

A suo tempo feci già una macro analisi (anche banale perché basta leggere dati pubblici) sul terrorismo, le cui vittime sono quintuplicate dagli attacchi dell’11 settembre 2001 ad oggi, nonostante la “guerra al terrore” lanciata dagli Usa e i 4.400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq, Afghanistan e in operazioni antiterrorismo in giro per il mondo.

Negli ultimi 45 anni l’80% delle organizzazioni terroristiche è stato neutralizzato grazie al miglioramento della sicurezza e alla creazione di un processo politico finalizzato all’inclusione e alla risoluzione dei problemi che erano alla base del sostegno ai gruppi terroristici. Appena il 7% è stato eliminato dall’uso diretto della forza militare.

Gli attentati di Parigi sottolineano ormai quanto siano deboli e facilmente attaccabili i sistemi occidentali, incerti e fortemente divisi sul contrasto a queste forme di aggressione. E’ evidente una nuova formula di lotta e di governance, questi organizzazioni hanno sviluppato una loro intelligence segretissima e molto preparata, siamo davanti ad un terrorismo 2.0. Dobbiamo essere più attenti e bravi di loro ma non riusciremo a vincere questa partita strategica se in Europa le cellule del Daesh collaborano tra loro, ed i nostri servizi di intelligence no.

Si potrebbe creare un database centrale a livello europeo per condividere velocemente ed istantaneamente informazioni base tra i diversi dispositivi Intelligence europei. Non parlo certo di Segreti di Stato ma di informazioni anche apparentemente “superflue” ma che inserite in un contesto informativo più ampio potrebbero servire a definire un determinato contesto.

Quella di Parigi è stata una vera e propria operazione militare perfettamente organizzata che si è giovata, con evidenza, di una rete organizzativa nazionale ed internazionale, rispetto alla quale il fattore sorpresa ha fatto la differenza, garantendo l’esito positivo degli attacchi.

Ed allora cosa fare?

Non credo sia superfluo ricordare i delicati equilibri geopolitici, geostrategici e soprattutto energetici. Potremmo star a discutere ore di fonti di approvvigionamento, di gas e petrolio e dei singoli interessi di ogni Paese sovrano ma se continuiamo a pensare ai soli nostri singoli interessi non arriveremo mai a debellare questo durissimo avversario comune. E’ tempo di impegnarci tutti alla reale risoluzione del problema con fatti concreti e questo Parlamento ha il compito ed il dovere di legiferare in tal senso e di portare concrete proposte su tavoli internazionali (perché è normale che la partita non si gioca né in Italia né tanto meno in questa Europa che sembra ormai “l’isola che non c’è”).

La pace su questo pianeta dovrebbe essere la regola ma sappiamo bene tutti che è invece l’eccezione. Basta ripercorrere la storia dell’uomo. In ogni tempo, in almeno un luogo c’è stata guerra se non in rarissimi momenti.

C’è quindi una cosa che dovrebbe unire tutti gli uomini del pianeta oggi, e che il MoVimento 5 Stelle chiede con forza, uno impegno serio per una nuova ricerca di equilibrio globale che porti a questa eccezione.

Il Ministro degli Interni ha parlato di sicurezza interna, di protocolli, di indici di allerta… parole vuote, inutili ed inefficienti se non seguite da fatti. Ricordando sempre che con un decreto con la firma di Alfano si sono tagliate almeno 20mila unità soltanto nel corpo di Polizia, imbottire il terreno di militari, carabinieri e poliziotti comunque non servirà a nulla se non ci sarà la conoscenza tra questi, e c’è bisogno di tempo, di strutture di supporto; valorizzare i reparti non significa soltanto aggiungere o meglio spostare altri uomini ma rivedere le loro funzioni e dargli una competenza più specifica ed in un momento come questo strumenti di lavoro veri. Più uomini sul campo non servono a nulla se non ben organizzati, senza un’accurata specializzazione, formazione e coordinamento delle unità.

Solo oggi sento che si vogliono dare più fondi all’Intelligence, settimane fa in tempi non sospetti, dopo nostre attente analisi del settore, abbiamo presentato un emendamento nella legge di Stabilità, a prima firma Marton proprio in tal senso. Il governo lo ha bocciato. Siamo convinti che servano molti più analisti, linguisti, esperti di software e tecnologia ma soprattutto, oggi più che mai riteniamo torni centrale il fattore umano, la Humint.

Bisogna tornare come si dice nel gergo a «mettere l’orecchio a terra» per conoscere e monitorare gli ambiti ostili e le minacce che possono derivarne, e riuscire così a prevedere spiacevoli mosse.

Si poteva e si potrebbe pensare una regolarizzazione delle associazione religiose alcune volte aperte solo per favorire gli affari più o meno legittimi di qualche soggetto, o un registro degli imam come in altre realtà europee così da evitare soggetti fondamentalisti che diventano imam dell’ultima ora. E non si tratta di un controllo ad una religione ma semplicemente capire se costoro hanno studiato in scuole coraniche riconosciute nel loro paese.

Ed invece il Dl antiterrorismo è stato un totale fallimento. Lo sa bene anche il governo ma nessuno ha il coraggio di dirlo. C’era l’intento di attuare una repressione innalzando le pene…ma vi rendete conto di quanto sia ridicola e inutile questa cosa? cosa serve alzare le pene a chi è pronto a mettersi materiale esplosivo su tutto il corpo e farsi saltare in aria in una metro o in un aeroporto? Questa è l’evidenza che chi ci governa è allo sbando più totale e privo di idee nuove ed efficaci.

Bisogna tornare indietro per certi aspetti e rafforzare il dispositivo Humint che in questi anni è stato messo un po’ da parte (forse per ridurre le relative responsabilità politiche?). Riteniamo questa una condizione essenziale per esercitare una efficace ed effettiva attività di prevenzione più che un’inutile attività di repressione. Bisogna dunque infiltrarsi nel “territorio dell’avversario”, conoscerlo e neutralizzarlo preventivamente.

Pochi giorni fa, esattamente il giorno prima dell’attentato di Parigi, c’è stato infatti un blitz anti-terrorismo con 17 arresti in tutta Europa. Il già noto Mullah Krekar preparava azioni eversive dalla Norvegia. Bene il blitz anti-jihadista nasce da un’indagine dei Ros, avviata nel 2010 dall’individuazione del sito internet www.jarchive.info di connotazione jihadista. Cioè un’indagine conclusasi in maniera perfetta, condotta grazie alle preziosi informazioni trovate su un sito, oggi, con il nuovo dl antiterrorismo non sarebbe più realizzabile, perché nell’art 2 si è deciso di inserire un’ambigua balck list per la chiusura di questi portali. Già dissi a suo tempo che questa cosa sarebbe stata efficace se fatta 10 anni fa, ma oggi è stupida ed anzi deleteria ed in questi giorni ne abbiamo avuto prova inconfutabile.

In Italia abbiamo il C.A.S.A.; il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo è un tavolo permanente tra polizia giudiziaria e servizi di intelligence ed importante strumento, a livello nazionale, di condivisione e valutazione delle informazioni relative alla minaccia terroristica interna ed internazionale. E’ stato formalmente costituito, dopo una fase sperimentale (dicembre 2003 – maggio 2004), il 6 maggio 2004 con decreto del Ministro dell’Interno avente ad oggetto il Piano Nazionale per la gestione di eventi di natura terroristica nonché le modalità di funzionamento dell’Unità di Crisi. Detto organismo è composto dal Direttore Centrale della Polizia di Prevenzione, con la funzione di Presidente, e da ufficiali e/o direttori di rango superiore del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, da un Rappresentante del DIS, dal Capo Reparto responsabile dell’Ufficio dell’AISI, dal Capo Reparto Direttore del competente Ufficio dell’AISI.

Sarebbe interessante programmare subito il “Semestre Europeo della Difesa” e magari imporre a tutti i Paesi qualcosa del genere per poi creare una cabina di regia e facilitare lo scambio informativo.

Son certo che Hollande e molti francesi pensino con rammarico in questi giorni a quando negli ormai lontani anni 50’ fallì la CED, la Comunità Europea di Difesa, proprio a causa della “Force de frappe” francese, la forza di dissuasione nucleare.

Beh ritengo che Daesh, in qualche modo sarà battuto, ma solo per scoprire una nuova organizzazione similare chissà da quale altra parte e ricominciare tutto da capo. Già, perché molti dovrebbero vergognarsi di aver ridotto certi paesi in macerie, piene di generazioni di vedove, di orfani e mutilati che porteranno per sempre sulla loro pelle e dentro il loro animo le ferite ingiuste delle guerre per il petrolio e il dominio del pianeta. Se non partiamo da questa seria e radicale autocritica, se non cambiamo alla radice la nostra politica estera e di Sicurezza, continueremo a perseverare nell’errore e nell’orrore.

Insieme alla lotta comune contro Daesh va messa rapidamente sul tavolo una strategia a lungo termine volta all’integrazione dell’Islam nei processi di globalizzazione in modo non conflittuale, e soprattutto alla neutralizzazione di quelle politiche che, per meri scopi economico finanziari, stanno fornendo linfa vitale ad organizzazioni terroristiche.

Mentre Renzi in Italia propone di raccogliere più informazioni “taggando i sospetti”, creando un grande fratello e distruggendo ogni tipo di privacy e libertà democratica conquistata, noi vogliamo potenziare l’intelligence per usare al meglio con analisti, tecnici informatici e linguisti le molteplici informazioni già a nostra disposizione. E’ necessario affinare le nostre professionalità e garantire strumenti idonei agli operatori per qualificare la grande mole di informazione anche tramite database condivisi.

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