Crollano (in sequenza) i viadotti siciliani, cosa sta succedendo? La mappa

L’ultimo cedimento di un pilone della statale 624 Palermo-Sciacca, ci induce a una riflessione che per quanto possa apparire catastrofica, si rende a mio avviso necessaria. 

Siamo all’inizio del 2015 , arriva la notizia del crollo del viadotto “Scorciavacche” strada statale 121 Palermo – Agrigento. L’annuncio dell’accaduto lascia tutti sgomenti, il tratto interessato dal cedimento strutturale, era stato infatti inaugurato appena una settimana prima. Persino Renzi, tuonando da Roma, grida alla scandalo e annuncia i “colpevoli pagheranno”, ma il crollo della SS. 121 , segna invece l’inizio di una vera e propria escalation di crolli e cedimenti di tante strade siciliane.

È necessario, per avere un quadro abbastanza chiaro della situazione, un breve elenco di queste opere interessate dai frequenti crolli: 2009 cede una campata del ponte Geremia della SS. 626 Caltanissetta – Gela, 2011 crollo del ponte ferroviario tratta Niscemi – Caltagirone, 2013 cedimento del viadotto Verdura SS. 115 Agrigento – Sciacca, luglio 2014 crollo del viadotto Petrulla SS. 626 tra Licata e Ravanusa, gennaio 2015 cedimento del neo inaugurato viadotto Scorciavacche SS. 121, aprile 2015 crolla l’ormai famoso viadotto Himera autostrada Catania – Palermo, per finire con l’ultimo cedimento di un pilone SS. 624 della PA- Sciacca.

Mappa dei crolli e dei danneggiamenti

Per il momento mi limito a parlare solo dei crolli delle infrastrutture stradali, ma si potrebbe parlare anche dei crolli di tante opere pubbliche, come il cedimento di un’ala del palazzo di giustizia di Caltanissetta ed alto ancora, ma di questo magari ne parlerò più avanti. Torniamo per il momento all’opportunità di una riflessione su quanto sta accadendo, il fenomeno del cemento depotenziato è relativamente recente, nel senso che ce ne siamo accorti solo ora che in molte opere pubbliche ahimè è stato utilizzato, in barba ai controlli e contravvenendo alle specifiche disposizioni normative di legge. Bene, se questo continua ad accadere ai giorni nostri, ci dobbiamo chiedere o no cosa accadeva negli sessanta e settanta, quando nell’isola sono state realizzate le più importanti opere stradali, come le autostrade Catania – Palermo e Catania – Messina e, tante altre importanti arterie stradali, per la viabilità e i trasporti nell’isola? Proprio in quegli anni nascono i comitati d’affare ( mafia, politica, funzionari e dirigenti della P.A.), veri e propri pionieri “eccellenti professionisti” dediti all’aggiustamento delle gare d’appalto, che con la proverbiale maestria, riuscivano a pilotare e a spartire agli imprenditori dell’epoca. Insomma, bisogna riconoscere che erano talmente “bravi”, tante che hanno fatto scuola, divenendo un fulgido esempio per molti “professionisti” dei giorni nostri.

Ma la domanda è: in quegli anni, considerato il “sistema” ( gare al massimo ribasso, perizie di variante in corso d’opera e lievitazione dei costi), si effettuano veramente i controlli sui materiali utilizzati ( cemento, ferro e quant’altro)? Il dubbio è o non è legittimo, considerato che gli stessi progetti erano concepiti ad hoc per foraggiare il sistema? E ancora, quante opere pubbliche “minori” costruite nell’arco degli ultimi cinquant’anni sono sicure? Basta passare sotto un cavalcavia, un sottopasso di una qualsiasi strada, volgere lo sguardo verso l’alto, per constatare il grado di conservazione del calcestruzzo utilizzato, il più delle volte lo si trova pieno di infiltrazioni con screpolature e ossidazioni delle armature in ferro. Il paradosso sta nel fatto che nonostante si parli ormai da decenni di messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente ( strade, scuole e ospedali), oggi che si stanno verificando questi frequenti crolli, nessuno (al di là di qualche annuncio di facciata) vuole o non è in grado di occuparsi seriamente del problema. Sinora per fortuna le tragedie sono state solo sfiorate, ma urge necessità un piano straordinario d’intervento e, visto che non possiamo sperare in un potenziamento infrastrutturale della Sicilia (alla favola del ponte sullo stretto non crede più nessuno), almeno rivendichiamo con forza un piano di messa in sicurezza di quello che già abbiamo, visto che rischia di caderci in testa.

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