Argentina: l’«italiano» Macri è il nuovo presidente, battuto il candidato peronista

Nel ballottaggio gli argentini «hanno eletto un nuovo presidente, l’ingegnere Mauricio Macri, che ho appena salutato telefonicamente»: lo ha detto il candidato peronista Daniel Scioli, che ha così riconosciuta la sconfitta elettorale.

«Oggi è una giornata storica, un cambio d’epoca che ci deve portare al futuro»: lo ha sottolineato il presidente eletto dell’Argentina, Mauricio Macri, nel “bunker” a Buenos Aires della coalizione “Cambiemos”, in quello che è stato il suo primo discorso dopo il ballottaggio vinto ieri.

L’Argentina chiude l’era peronista dei Kirchner e apre una nuova pagina della sua storia. Si tratta dunque di una svolta politica per l’Argentina, che chiude la lunga era dei Kirchner (prima con Nestor, poi con la moglie Cristina Fernandez), iniziata nel 2003 e conclusasi proprio oggi. Un’era iniziata con la durissima crisi seguita alla svalutazione del peso e al default sul debito, proseguita poi con una forte ripresa economica ma sempre segnata dall’incertezza sul cammino economico del Paese.

Macri, argentino di origine italiana – suo padre Francesco Macri è nato a Roma e suo nonno paterno Giorgio fu uno dei fondatori del partito dell’Uomo Qualunque nel secondo Dopoguerra – ha promesso in campagna elettorale di voler avviare un’era di austerità per rimettere il bilancio federale e quello degli Stati federati su un percorso sostenibile. Il 56enne sindaco della città di Buenos Aires è dunque riuscito a convincere la maggioranza degli elettori, dimostrando così di aver azzeccato la coalizione vincente, creata mesi fa tra il suo partito (Propuesta Republicana, Pro) e due forze centriste (radicali e Coalicion Civica). Macri, liberale e fautore di programmi marcatamente pro-imprese, ha attaccato duramente il «kirchnerismo». Deve la sua popolarità al fatto di essere stato a lungo presidente del club di calcio del Boca Juniors.

Lo scorso 25 ottobre, nel primo turno, il vincitore politico era già stato lui. Quel giorno è risultato evidente che la formidabile macchina elettorale del peronismo si era inceppata. La prova del ko al peronismo, e dell’ascesa di «Cambiemos», si è avuta nel cuore economico del Paese, e cioè nella provincia di Buenos Aires, dove si è imposta Maria Eugenia Vidal, 42enne stella nascente del macrismo: forse, la vera sorpresa di questa storica tornata elettorale in Argentina. Il Paese pare quindi essere cambiato in profondità e l’opposizione potrebbe chiudere la giornata con i cinque distretti chiave del paese in mano: oltre a Buenos Aires (città e provincia), Mendoza, Cordoba, Santa Fe, anche il governo. Il «kirchnerismo» rischia invece di scomparire nell’implosione di un peronismo sconfitto e che da domani si rimetterà alla ricerca di una nuova leadership.

Un bilancio, quello della famiglia Kirchner, con luci e ombre. Nei 12 anni di governo, i primi con il presidente Nestor Kirchner, i successivi con la moglie Cristina Fernandez, sono stati raggiunti risultati confortanti sul piano della giustizia. I repressori dell’ultima dittatura sono stati definitivamente imprigionati.
In ambito economico le classi sociali più svantaggiate hanno migliorato le loro condizioni di vita. I consumi sono cresciuti sensibilmente.
Tuttavia l’economia, dopo aver beneficiato dei prezzi alti delle materie prime agricole, è scivolata in una recessione da ormai 4 anni. E l’inflazione è sempre stata vicina al 30%, uno dei valori più alti del mondo.
Le riserve della Banca centrale sono precipitate ai minimi. Toccherà al governo di Macri rilanciare un Paese, da troppo tempo incapace di svincolarsi al ciclo delle commodities agricole.

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