Putin: “E’ il popolo siriano che deve decidere chi e come deve governare il suo paese”

Grazie a un’abile strategia di politica estera, Putin è riuscito a rientrare a pieno titolo nell’olimpo dei leader internazionali

«La parola Zar? No, non mi si addice. Non è importante come vieni chiamato, è importante cosa devi fare nell’interesse del Paese che ti ha affidato la posizione di capo dello Stato russo».
Volendo, il senso dell’intervista rilasciata oggi da Vladimir Putin all’emittente Usa Cbs, in vista del suo intervento al Palazzo di Vetro e dell’incontro con Barack Obama dei prossimi giorni, si potrebbe riassumere citando solo questo passaggio dai contorni romantici e strategici al tempo stesso. Il leader del Cremlino negli ultimi due mesi, grazie a un’abile strategia di politica estera, è riuscito a rientrare a pieno titolo nell’olimpo dei leader internazionali capaci di cambiare le sorti delle diverse regioni del mondo attualmente in conflitto.
E’ accaduto così con l’Ucraina, un conflitto attualmente congelato e diplomaticamente in fase di stallo, e sta accadendo lo stesso con la crisi siriana, senza la quale, almeno a quanto si intuisce dalle considerazioni di diversi analisti internazionali, non ci sarà soluzione se prima non si passerà da Mosca. Il discorso di Putin all’Onu sarà senz’altro quello mediaticamente più importante. Il presidente russo si rivolgerà al mondo concentrandosi proprio sulla guerra in Siria e rilanciando la creazione di una coalizione internazionale antiterrorismo che stavolta agisca sul serio e senza tentennamenti.
Secondo Putin «non vi è altra soluzione alla crisi siriana che il rafforzamento delle strutture governative legittime, aiutandole nella lotta contro il terrorismo». Ed è per questo che si dice «profondamente convinto che ogni azione volta a distruggere il governo legittimi creerà una situazione che si può vedere già in altri paesi della regione o in altre regioni, per esempio la Libia, dove tutte le istituzioni statali sono disintegrate». Insomma, Mosca punta a salvare Bashar al-Assad senza se e senza ma. «Bisogna spingere le autorità di Damasco a impegnarsi in un dialogo positivo con l’opposizione nazionale e a portare avanti le riforme», ha aggiunto il capo del Cremlino, stoppando in anticipo ogni pretesa esterna su un’uscita di scena di Assad come condizione per dare sostegno alla Siria. «A queste persone raccomanderei quanto segue: devono mandare questo messaggio al popolo siriano. E’ il popolo siriano ad essere autorizzato a decidere chi e come deve governare il suo paese».
Parole dure che molto probabilmente Putin ripeterà anche a Barack Obama lunedì, quando i due presidenti si rivedranno dopo più di un anno dall’ultimo incontro. Celeste Wallander, consigliere del presidente Usa e direttore del National Security Council per Russia e Asia Centrale, ha detto che Obama proporrà a Putin di diventare un protagonista costruttivo nella lotto contro l’esercito del Califfato. Per Josh Earnest, portavoce della Casa Bianca, questo incontro stabilirà quanto Putin possa essere disposto a considerare i consigli di Obama in merito al sostegno militare al presidente Assad. Nei giorni scorsi la politica Usa si era infiammata sulla possibilità di un vertice Obama-Putin. La polemica riguardava proprio l’opportunità di concedere a Putin il ruolo di interlocutore, riabilitandolo e rendendo vani tutti gli sforzi del paese per isolarlo dopo l’inizio della crisi ucraina e il passaggio della Crimea sotto la giurisdizione russa. Esattamente ciò che è avvenuto.

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