Fiat, cosa c’è davvero dopo Chrysler?

Sergio Marchionne e John Elkann hanno inziato il 2014 con l’acquisizione del 100% della casa automobilistica americana. Adesso la geografia del gruppo torinese cambia e diventa globale. Cosa accadrà? Cadoinpiedi.it lo ha chiesto a Gianni Dragoni, inviato del Sole24Ore e autore di Chiarelettere che ha detto: “I vantaggi per l’Italia sono tutti da dimostrare”. E ha individuato 5 punti chiave dell’acquisizione.

Il 2014 è iniziato decisamente bene per John Elkann e Sergio Marchionne. La loro Fiat ha acquisito da Veba la partecipazione del 41,5% detenuta dal fondo sanitario del sindacato americano Uaw, salendo così al 100% in Chrysler. Un giorno che i due aspettavano da tempo e che è destinato a cambiare la geografia del gruppo.

Ma nasconde delle insidie per il nostro Paese. “Complessivamente, se questa operazione dal punto di vista finanziario è positiva per il gruppo Fiat, e quindi per gli azionisti e le stock options di Marchionne, dal punto di vista industriale presenta molti rischi per il lavoro e le attività in Italia. Che ci siano vantaggi per il Belpaese è tutto da dimostrare”, ha detto a Cadoinpiedi.it Gianni Dragoni, inviato del Sole24Ore e autore di Chiarelettere. In ogni caso è evidente che l’acquisizione porterà una serie di conseguenze.

Dragoni ne ha individuato cinque.

1 – FIAT POTRA’ ACCEDERE ALLA CASSA DI CHRYSLER
L’aspetto finanziario è quello a cui Marchionne teneva di più per poter integrare interamente la Fiat con Chrysler. Perché solo con il possesso del 100% del capitale la Fiat ha pieno accesso anche alla cassa, alla liquidità di Chrysler che ha un andamento economico positivo, molto migliore di quello della Fiat. Per questo Marchionne temeva che la quotazione in Borsa annunciata o minacciata dal sindacato UAW avrebbe messo a rischio questo obiettivo.

2 – I CONTI DI FIAT FESTEGGIANO
Questa operazione favorisce Fiat. Se qualche anno fa, con l’acquisto di Chrysler, Marchionne l’ha salvata dal fallimento, ora è la Chrysler a “salvare” la Fiat. La somma dei loro conti produce un risultato positivo grazie alla Chrysler. Secondo stime di dicembre 2013 fatte dalla banca Barclays, nel 2013 il gruppo Chrysler dovrebbe aver generato una cassa positiva di 753 milioni di euro mentre Fiat da sola brucerebbe cassa per 1 miliardo 730 milioni di euro. Questo spiega perché comprare la quota del 41% di Chrysler era un obiettivo strategico.

3 – LAVORATORI ITALIANI ANCORA IN CASSA INTEGRAZIONE
Ognuna continuerà a produrre i suoi modelli, Chrysler espanderà ancora le sue vendite, Fiat andrà nella direzione contraria, soprattutto nel nostro Paese. Non solo per la crisi e perché si comprano meno auto, ma anche perché la quota di mercato della Fiat è da alcuni anni in diminuzione sia Italia che Europa. Questo problema non credo possa essere risolto dall’operazione Chrysler. Il che significa che sul versante del lavoro non cambia nulla. E la cassa integrazione non verrà modificata.

4 – FIAT SEMPRE MENO ITALIANA
Fiat e Chrysler diventeranno una sola cosa. Il che significa che il baricentro, con questa operazione, si sposterà ancora di più verso gli Stati Uniti, o altro stato, per regioni fiscali. Per esempio, il settore macchine agricole è già stato unificato all’americana CNH, che ha sede legale in Olanda.

5- UN SOLO SOGGETTO IN BORSA
A questo punto punto Fiat-Chrysler potrebbe essere una società unica quotata in Borsa, magari con un nome diverso, e probabilmente per ragioni fiscali con sede legale in Olanda o Usa, che porterebbe maggiore flessibilità finanziaria per l’azienda. Dal punto di vista industriale questo gruppo unico con baricentro americano potrebbe essere tentato di disinvestire maggiormente dall’Italia rispetto a oggi, e in ogni caso avrebbe meno vincoli sia istituzionali che nei rapporti col sindacato.

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