Prelievo forzoso sui Conti Correnti degli Europei

Nonostante siano anni che cerco di avvisare i miei lettori e\o i clienti del mio studio di consulenza circa il rischio di un prelievo forzoso sui conti correnti, in Italia come nel resto d’Europa, ecco che la conferma di questa profezia viene adesso confermata anche dallo stesso Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Nel recente report semestrale “Monitor delle finanze pubbliche” i diabolici economisti del FMI, allo scopo di rimediare alla crisi dei debiti sovrani, hanno esposto la “geniale” idea di imporre un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro (Italia compresa).
In realtà. la proposta avanzata dal FMI era diventata un facile pronostico già in tempi non sospetti.
Basta analizzare la situazione italiana per rendersi conto che un prelievo forzoso dai conti correnti sembra diventata una scelta obbligata del governo per non far crollare questo castello di carta che è l’Unione europea.
Dati macroeconomici sull’Italia:
– Debito Pubblico: 2.075 miliardi di euro
– Prodotto Interno Lordo: -1,8% (variazione acquisita 2013).
– Rapporto Debito/Pil: 130,40% (previsioni MEF per il 2013).
– Rapporto Deficit/Pil: 2,9% (previsioni MEF per il 2013).
– Disoccupazione: 12%.
– Disoccupazione giovanile: 39,5%.
– Interessi pagati sul debito pubblico: circa 100 miliardi l’anno
Contributi per la stabilità delle economie nell’Eurozona versati dall’Italia:
– circa 10 miliardi per prestiti bilaterali (effettuati dall’Italia direttamente alla Grecia);
– 32 miliardi nei confronti dell’EFSF;
– 8,6 miliardi per il nuovo organismo ESM.
In sostanza, i prestiti e i contributi versati dall’Italia a partire dal 2010 fino al secondo trimestre 2013 ha raggiunto la cifra complessiva quasi 51 miliardi di euro.
Tutto ciò senza dimenticare che dal 2014 partirà il pareggio di bilancio (entrate = uscite), prescritto dalla Costituzione, e il programma di rientro dettato dal Fiscal Compact, ossia l’obbligo di ridurre il rapporto Debito Pubblico\PIL portandolo al di sotto del 60% in 20 anni a partire dal 2016. Questo implicherà tagli della spesa pubblica (quindi meno beni e servizi pubblici ai cittadini) di circa 45 miliardi di euro all’anno.
Con uno scenario così catastrofico, in cui politici ed economisti non riescono a trovare nemmeno un paio di miliardi per scongiurare l’aumento di un punto percentuale dell’IVA o l’abolizione dell’IMU è palese pensare che, in ossequio a tali pesanti diktat imposti dalla troika, non ci sia altra soluzione che attingere dalle solite casse: le tasche dei risparmiatori.
Tutti i casi storici che evidenziano simili soluzioni drastiche non hanno mai portato ad una riduzione del debito pubblico, anzi le conseguenze sono state una fuga di capitali verso l’estero.
Sarà un caso che di recente trovo molti risparmiatori\imprenditori italiani in gita a Lugano (Svizzera)?
Se non si cominceranno ad adottare altre soluzioni (sovranità monetaria, svincoli dai trattati europei, introduzione dello strumento del debito detestabile, politiche monetaria espansive) avverrà una migrazione di capitali, mezzi produttivi ed esseri umani dalla periferia europea verso l’economie “virtuose” senza precedenti storici.
Il mio augurio, che allo stesso tempo è un incitamento al risveglio , potrebbe tradursi con queste semplici parole: “Non lasciamo questo splendido Paese in mano agli aguzzini della troika, non lasciamo che la nostra vita sia continuamente violentata dagli uomini della finanza internazionale! Siamo ancora in tempo per riprenderci tutto ciò che finora ci hanno tolto, a cominciare dalla nostra dignità di esseri umani. “.

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