Penisola vista mare vendesi. Il Governo vuole cedere spiagge demaniali a privati

Le spiagge sono nostre, sono di tutti noi, dal momento che appartengono al Demanio: costituiscono cioè un patrimonio indisponibile dello Stato. Vale per quelle quelle libere, dove l’unico comfort di solito è il telo di spugna portato da casa, e vale per quelle assegnate in concessione a gestori che fanno pagare i bagnanti e in cambio mettono a disposizione cabine, sdraio, ombrelloni eccetera.

Tuttavia il Governo presentemente in carica vuole mettere in vendita spiagge demaniali per rastrellare quattrini da buttare nella voragine dei conti pubblici di questa disgraziata penisola con vista sul mare perché “ce lo chiede l’Europa” di mantenere al di sotto del 3% il rapporto deficit-Pil.

Però l’Europa ci chiede per le spiagge un’altra cosa: gare d’appalto trasparenti per assegnare le concessioni. Questo Governo non sembra avere la minima intenzione di adeguarsi. Si deduce che alcuni “ce lo chiede l’Europa” sono meno “ce lo chiede” di altri, come dimostrano ad esempio i casi delle emissioni inquinanti dell’Ilva e delle discariche abusive.

La vendita delle spiagge demaniali potrebbe essere già compresa nella cosiddetta manovrina da 1,6 miliardi varata l’altro giorno dal Governo. Essa inoltre va prendendo nettamente corpoall’interno della Legge di stabilità 2014: c’è l’ipotesi di vendere ai gestori degli stabilimenti balneari il suolo demaniale su cui essi hanno edificato costruzioni di vario genere, dal bar al negozio, e di assegnare in gestione tramite appalti trasparenti solo l’arenile nudo e crudo.

L’Unione Europea rimprovera all’Italia proprio la mancanza di appalti aperti alla libera concorrenza per assegnare la gestione delle spiagge demaniali, edifici o arenili che siano. Le concessioni vengono assegnate a trattativa privata, spesso passano di padre in figlio, spesso lo Stato incassa giusto quattro soldi: secondo i calcoli effettuai l’anno scorso di Verdi, il concessionario di uno stabilimento balneare versa allo stato sui 760 euro al mese. Più o meno la stessa cifra che ci vuole per affittare un all’oggetto in una grande città.

I gestori, ovviamente, piangono miseria e fanno notare che la stagione balneare dura un mese: ma voi, se siete andati al mare, quanto avete pagato per ombrellone e lettino?

Torno agli appalti futuri per la concessione delle spiagge. Se anche questi avverranno come “ce lo chiede l’Europa”, cioè con gare aperte alla libera concorrenza, figuratevi voi quanto potrà essere appetibile la sabbia nuda e cruda, strettamente legata (almeno dal punto di vista geografico) ad edifici e servizi di proprietà privata.

 

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