Nei “Compro oro” lo specchio di un Paese in rovina

La scorsa settimana agenti della Polizia di Stato della Divisione Amministrativa e Sociale, su disposizione del Questore della Provincia di Cosenza, Alfredo Anzalone, hanno avviato una serie di controlli in alcuni esercizi commerciali, gli oramai onnipresenti “compro-oro”, della provincia ed in altre gioiellerie con licenza di compravendita di oro usato. Nel corso di uno dei controlli è stata riscontrata l’esistenza di numerosi monili ed oggetti preziosi per i quali l’esercente non ha potuto dimostrarne la provenienza commerciale. Dopo accertamenti e verifiche, si è provveduto a sottoporre a sequestro gli oggetti, per accertare l’origine della loro provenienza. Il materiale sottoposto a sequestro, tra cui bracciali, spille, ciondoli, anelli, orologi, vasellame e posateria in argento, potrà essere visionato sul sito della Questura di Cosenza. Inoltre, è stata sottoposta a sequestro anche una bilancia elettronica presente nel negozio, non conforme alla normativa vigente.

Purtroppo i “Compro-oro”, le sale slot machine, i centri scommessa e altre attività simili, sono il segno evidente della rovina e della decadenza sociale in cui è sprofondata l’Italia, un paese fortemente corrotto, avvilito e annichilito.

Negli ultimi anni, questo genere di attività – che galleggiano sul sottile filo che divide legalità e illegalità – si sono decuplicate, non esiste via o piazza senza il suo bel angolo di disperazione. Il giro d’affari è di circa 7-10 mld di euro ogni anno, le regole sono labili o inesistenti e dietro molte attività vi è la mano della malavita, lesta ad invadere le opportunità che il mercato globalizzato offre.  Lo confermano i dati della Guardia di finanza: solo nel 2013 sono stati arrestati 52 responsabili di traffico di metalli preziosi, oltre il 200% in più rispetto all’anno precedente. Difatti solo l’1% dei “compro-oro” è registrato presso l’apposito elenco di Bankitalia.

Il denaro in circolazione scarseggia, per far fronte a ciò si “investe” il poco denaro rimanente tentando la fortuna in scommesse e slot machine, oppure si svendono le “ricchezze” familiari per poter pagare il caro vita in perenne rialzo in questi anni di crisi economica. Stanno rastrellando l’indipendenza finanziaria delle famiglie italiane, una volte famose in tutto il mondo per capacità di risparmio e di tutele del proprio futuro.

A Madrid, ho visto con i miei occhi a Puerta del Sol, in pieno centro, veri e propri P.R. dei “compro-oro” che cercano clienti strada per strada.

La situazione sta diventando invadente e insostenibile. Nel 2013 – secondo il Rapporto Italia dell’Eurispes – un italiano su quattro si è recato presso un “compro-oro”, ovvero più del 28% della popolazione.

Le gigantografie nelle strade e gli spot in televisione contribuiscono ad acuire il fenomeno della svendita italiana, con testimonial d’eccezione che, senza vergogna e ritegno alcuno, prestano il proprio volto per la promozione dell’anticamera del disastro socio-economico.

In uno dei sopracitati spot, un noto attore italiano, in coppia con il figlio, sostiene di essersi sbarazzato di qualche «cianfrusaglia d’oro» per acquistare un megaschermo: «Così quando sono a casa, anziché aprire il cassetto e guardare l’oro, guardo il televisore e mi diverto di più».

Si chiama propaganda. Si invita la gente a non pensare, a svendersi per sopravvivere, rinnegando il passato, i valori, le tradizioni, le radici culturali, ma anche il futuro, barattato con un presente di perenne alienazione.

di Italo Romano

 

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