Vezzali, Parlamentare o Campionessa di… assenteismo!?

S’è fatta eleggere deputata per Scelta Civica, ma in aula non c’è mai: passa la giornata a fare la mamma e allenarsi – Ma in Parlamento che ci sta a fare, se è sempre occupata con i fatti propri? È una deformazione professionale degli sportivi: son convinti, come la Idem, che le medaglie giustifichino ogni comportamento..

Dice Valentina Vezzali, intercettata dalla Stampa in Ungheria poco prima di salire in pedana e far volteggiare il suo fioretto: «Non sono venuta ai Mondiali per fare presenza».Ne siamo felici. Tifiamo per lei. E notiamo che il discorso vale anche per il Parlamento italiano: neppure lì va per fare presenza. Semplicemente, non ci va. A febbraio, la campionessa è stata eletta alla Camera come capolista di Scelta Civica nelle Marche. A marzo l’abbiamo vista mentre s’avviava radiosa alla seduta inaugurale con il pancione. Il 16 maggio, ecco il lieto evento: nasce il suo secondogenito, Andrea.

Bene, poco più di ottanta giorni dopo, la Vezzali è di nuovo lì, con la lama in pugno, pronta a dar lezioni agli atleti di tutto il globo. Giù il cappello: per una donna di trentanove anni, già è un mezzo miracolo presentarsi all’appuntamento, figuriamoci dopo un parto. Dunque, dal punto di vista agonistico, onore e gloria imperituri a uno dei più grandi fenomeni dello sport azzurro. C’è però un leggerissimo problema.

Una piccola casualità, chiamiamola così. E cioè che la signora è anche una rappresentante del popolo italiano, regolarmente eletta. E quindi tenuta – oltre che a dar lustro all’Italia sulle pedane con la mascherona sul viso – a servire il Paese presentandosi in aula e schiacciando, se richiesta, qualche bottone. Per farle svolgere questa occupazione, fra l’altro, i contribuenti le versano uno stipendio non proprio trascurabile. Eppure la Vezzali sembra non preoccuparsi troppo. Nell’intervista alla Stampa spiega di essersi presa «un anno sabbatico» che «mi ha fatto bene» e di aver tuttavia «bisogno di rientrare nel mio mondo».

Cioè quello della scherma. Dice Valentina: «Ho ripreso a correre e fare scherma il 24 giugno, un mese e otto giorni dopo il parto: prima avevo fatto piscina». Ottimo, un programma eccezionale. Però uno legge le risposte della campionessa e resta un po’ perplesso. Ma la politica? Il Parlamento? L’impegno civile? A un certo punto, scorrendo le dichiarazioni, arriva un lampo di speranza.

«Il problema», dice la Vezzali, «è organizzare le giornate». Subito l’incauto elettore pensa: ecco, ci siamo,ora dice che il lavoro a Montecitorio le porta via un sacco di energie, che deve allenarsi nei ritagli di tempo, che prima vengono le magnifiche sorti e progressive del Paese. Un corno. Il problema della signora è «organizzare la giornata» perché allatta. «Quindi bisogna pensare a tutto. Con Pietro (ilprimofiglio, ndr) c’è un rapporto profondo e non deve pensare che il fratellino gli levi qualcosa: al pomeriggio lo porto con me a riposare ed è venuto in Ungheria per il Mondiale, come sempre.

E con Andrea così piccolo bisogna essere elastici sugli orari: venerdì, poiché gli avevano fatto la prima vaccinazione, ho tardato ad allenarmi. Ho finito che era già buio». Guai a toccare un brava mamma, per carità. Però, mentre lei tardava ad allenarsi, a Roma si decidevano equilibri di governo, si votavano provvedimenti, incredibilmente si lavorava. Ma chi se ne importa: qui c’è un torneo mondiale da disputare.

Poi, c’è da gestire la famiglia. E qui sorge la domanda: ma in Parlamento che ci sta a fare, se è sempre occupata con i fatti propri? Dev’essere una deformazione professionale degli sportivi. Son convinti che le medaglie giustifichino ogni comportamento. Un po’ come accadde a Josefa Idem, altra campionessa. Già regina della canoa, si dedicava a fare lo slalom tra i cavilli del fisco, e quando l’hanno pizzicata si è giustificata così: «Non mi sono mai occupata personalmente di queste cose. Perché stavo in canoa ». Gìà, che vuoi che sia: uno va a pagaiare, le leggi son roba per comuni mortali. Chissà se anche la Vezzali la pensa così. A proposito della Idem, dichiara: «Non ci siamo più incrociate, perché sono stata in maternità. Come atleta e come persona, la mia stima nei suoi confronti non si è mossa di una virgola».

Già, peccato non si siano più viste. Prima la maternità, poi gli allenamenti… Chi ha tempo per passare da Roma a fare un salutino? Finalmente, dopo una pagina d’intervista in cui ci ha intrattenuto con la sua dieta e le sue tecniche d’allenamento, la parlamentare dedica un pensierino alla politica: «Non vedo l’ora di tornare al lavoro a settembre». Oh, fantastico. Magari nel frattempo è calata l’Apocalisse parlamentare, ma tant’è. Tuttavia, gli elettori possono stare tranquilli: «Ho agito a distanza», spiega la Vezzali.

«La mia parte l’ho fatta da casa». Evvai, abbiamo inventato una nuova figura: il tele-parlamentare. A questo punto, se si può lavorare da casa, non si capisce perché teniamo aperte le Camere. Gli onorevoli potrebbero starsene in salotto, votare dal bagno, parlarsi in teleconferenza mentre corrono sul tapis roulant. Di sicuro sarebbero tutti più in forma.

Comunque sia, la Vezzali a Roma ci vuol tornare. Anche se a settembre ci saranno gravi problemi da risolvere. Quali? Forse la crisi? La tenuta del governo? Le condanne di Berlusconi? Dai, siamo seri. Il guaio sarà che il maestro di scherma della nostra vive ad Avignone. «Dovrò inventarmi una soluzione», dice la campionessa, «ma voglio pensare una cosa alla volta. Intanto vado a tirare per il Mondiale». A tutto il resto penseremo poi. Tanto, che vuoi che sia.

 

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