Cemento zero? Balle spaziali!

Vi ricordate le parole di Vasco Errani al suo terzo insediamento? Quelle che, nel programma di mandato, sono esplicitamente definite come CEMENTO ZERO? Sì?
Beh, sono BALLE.
Il cemento invade e soffoca tutta la Regione Emilia-Romagna, che negli ultimi 20 anni ha RADDOPPIATO la superficie impermeabilizzata a parità di popolazione. Un consumo del suolo atroce, criminale. Un danno irreversibile.

Noi domani presenteremo una INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA (LEGGILA)perché vogliamo capire quali azioni politiche la Giunta intenda percorrere sulla strada dello stop al consumo del territorio visto che ci sono tantissimi progetti di cementificazione in atto, dalla Cispadana al Passante Nord, fino al Centro tecnico del Bologna FC e al Centro Commerciale di Budrio e molti insediamenti abitativi.

O continueremo fino a che non rimarrà un filo d’erba in tutta la regione?

da www.corrieredibologna.it

 

Dieci anni di cemento, ogni giorno
a Bologna «bruciati» 1,7 ettari di verde

La nuova ricerca realizzata da Paola Bonora e Walter Vitali. Bologna è la quarta provincia per consumo di suolo a livello nazionale

BOLOGNA – L’Emilia-Romagna è la quarta regione in Italia per quantità di suolo consumato nel decennio 2001-2011, con i suoi 4,2 ettari al giorno di media: prima vengono la Lombardia con 6,2 ettari al giorno, il Piemonte con 5,1 e il Veneto con 4,4 ettari. E anche la provincia di Bologna, con i suoi 1,17 ettari al giorno consumati di media nell’ultimo decennio, è la quarta provincia per consumo di suolo a livello nazionale, dopo Roma, Torino e Brescia. A citare i dati Istat è la nuova ricerca realizzata da Paola Bonora e Walter Vitali, fondatori di Laboratorio urbano, che presenteranno lo studio sul consumo di suolo a Bologna martedì prossimo, 9 aprile.
I NUMERI – Bologna è dunque al quarto posto in Italia per incremento del consumo di suolo nel decennio 2001-2011 (+15% rispetto al +8,8% nazionale) e ha una percentuale di suolo occupato superiore alla media nazionale (8,9% contro 6,7%). Nel complesso sono sono utilizzati 408 chilometri quadrati di terreno per insediamenti di vario tipo, una superficie estesa quanto la provincia di Monza (o tre volte la superficie comunale di Bologna). Il ritmo a cui viene consumato il terreno vergine a Bologna dal 2003, spiega Bonora al termine di un lungo e approfondito studio durato un anno, equivale alla costruzione ogni giorno di una superficie grande due volte e mezza piazza Maggiore. In Emilia-Romagna, invece, il suolo consumato nel complesso supera i 2.000 chilometri quadrati: è come se l’intera provincia di Ravenna, più un’ulteriore propaggine di 150 chilometri quadrati, fosse ricoperta di cemento e catrame.

IL TERRENO AGRICOLO – Per fare spazio alle nuove costruzioni viene sacrificato il terreno agricolo. Dal 1961 al 2011, la superficie agricola totale (Sat) in Emilia-Romagna è calata da due milioni a 1,3 milioni di ettari, così come la superficie agricola utilizzata (Sau) è stata deprivata di 300.000 ettari negli ultimi 50 anni: nello stesso arco di tempo, il numero delle aziende agricole è crollato da 240.000 a 74.000 imprese. «Gli anni ’60 segnano notoriamente l’esodo dai campi oltre che la scomparsa della mezzadria- ammette Bonora- e dunque non stupisce il calo di quasi il 20%. Ma nei decenni successivi le aziende continuano a calare: -10,5% tra 1970 e 1982; -13,8% tra 1982 e 1990. E a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso il loro numero sprofonda: -29,4% tra 1990 e 2000 e -31% tra 2000 e 2011».

LE AZIENDE – In provincia di Bologna, avverte ancora Laboratorio urbano, «il numero aziende agricole cala a un ritmo ancor più vertiginoso e passa dalle 28.639 del 1970 alle 10.785 del 2010. La superficie agricola utilizzata è scesa da quasi 220.000 a 173.594 ettari nello stesso periodo». E se «approfondiamo la riflessione sulle zone altimetriche- aggiunge Bonora- ci accorgiamo inoltre che nelle aree montane entrambi i fenomeni sono ancor più accentuati (è scomparsa quasi metá della Sau)»

 

 

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