Non facciamoci intimorire: no all’allarmismo sciacallo mediatico. Che cosa ci insegna la Corea del Nord?

Non ci sarà nessuna guerra nucleare e tra qualche giorno non se ne parlerà più.

Non accadrà nulla alle persone, che è ciò che conta per davvero in ultima istanza.

E questa è la notizia che conta.

Esiste, in questo momento, soltanto un unico rischio, e questo dipende dal fattore imponderabile; come dire: siamo nelle mani di Dio. Si tratta dell’incidente casuale, davvero non voluto, perché la pressione sugli esseri umani, sia dall’una che dall’altra parte, è molto forte. Tutto qui. Niente più di questo.

Parliamo, invece, di cose serie.

La notizia del giorno è il livello della comunicazione mediatica in Italia.

Splendidamente sintetizzato dal sito zoornalism.it/wordpress (sottotitolo: dalla parte sbagliata della gabbia) con un articolo titolato “Pyongyang, abbiamo un problema”. Consiglio vivamente a tutti di andarlo a guardare. Il curatore di quel sito ha avuto davvero un’idea brillante, che vale più di mille parole: presenta, senza aggiungervi didascalie o commenti, tutte le prime pagine dei più importanti giornali on line del mondo, in modo tale da far giudicare al lettore. Sul Washington Post, New York Times, Le Monde, El Pais, Al Jazeera, Times di Londra, Reuters, BBC, ecc, la notizia risulta essere la quarta o quinta, spiegando al lettore il vero significato  delle minacce nordcoreane. Sul Corriere della sera e sul Fatto Quotidiano, invece, ieri sera 3 aprile, alle ore 23.15, leggo titoli cubitali con la scritta: “E’ partito l’ordine d’attacco nucleare senza pietà contro gli Usa”.

La notizia è vera e falsa allo stesso tempo.

E’ vera perché l’agenzia di stampa nordcoreana l’ha veramente detto.

E’ falsa perché la stessa notizia avrebbe potuto essere data venti giorni fa, due mesi fa, quattro mesi fa, nel 2010, e nel 2009 ben diciassette volte in un anno, senza che la stampa italiana (troppo presa dalla propria fascinazione berlusconiana) avesse neppure menzionato il problema.

Si tratta di puro allarmismo: si lucra sull’emotività notturna delle persone per guadagnarci sopra e allo stesso tempo si diffonde paura, incertezza fino al vero e proprio terrore, allo stesso tempo introducendo in maniera subliminale il concetto che nulla ormai ha Senso. La prova consiste nel fatto che questa mattina, entrambi i quotidiani, parlano soprattutto di Matteo Renzi .

Gli italiani sono liberi di avere accesso a tutte le televisioni del mondo, a siti, bloggers, quotidiani in 200 lingue diverse in ogni nazione, e quindi non è difficile controllare, paragonare e porsi delle domande. Nessuno ha protestato. Nessuno ha chiesto ragguagli in merito. Nessuno ha fatto domande.

Il popolo nordcoreano è, invece, soprattutto innocente.

Loro non hanno accesso alla rete perché lì è vietata. Forse non sanno neppure che esiste.

Non viene diffusa la stampa estera, quindi non possono leggere altre fonti.

Hanno soltanto tre canali televisivi, gestiti dai militari.

A loro viene detto che è scoppiata la terza guerra mondiale, e la popolazione è probabilmente convinta che l’esercito imperiale statunitense sia sbarcato nel 38esimo parallelo e li stanno per invadere e sterminare senza pietà. La notte c’è il coprifuoco, e le sirene d’allarme suonano circa quattro volte al giorno, costringendo la popolazione a correre per andare a nascondersi dentro i bunker sotterranei di cemento armato: l’unica infrastruttura costruita in una nazione che non ha ferrovie, aereoporti, autobus, automobili private. E patiscono la fame perché –così gli è stato detto- il resto del pianeta invidia il loro sistema sociale e li vuole sterminare tutti. Non hanno alcuna possibilità di poter conoscere una realtà diversa dalla loro. I pochi cellulari in vendita (costruiti appositamente in Cina) sono sintonizzati in modo tale da non consentire telefonate a numeri che si trovano al di fuori del loro territorio. L’uso di un telefonino non consentito comporta dieci anni di galera senza processo.

Queste persone vivono così, e quindi come popolo vanno rispettati e assolti.

Sono davvero tutti innocenti. Poveretti, loro non hanno nessuna possibilità di avere accesso a una realtà diversa dalla loro. Meritano comprensione.

Non gli italiani.

Noi possiamo ancora scegliere. Quindi, se uno non si informa è perché sceglie di non farlo, sceglie di non sapere, sceglie di essere passivo, sceglie di non indignarsi, di non protestare, di non fare domande, di non sapere come stanno le cose.

Questa differenza tra la stampa italiana e quella del resto del mondo induce a una riflessione, perché la distanza –dal punto di vista mediatico- è davvero gigantesca.

La prima domanda che anche un bambino si farebbe è la seguente: “come è possibile che un cittadino italiano vada a letto la notte avendo saputo che è iniziata la terza guerra mondiale e poi, il mattino dopo, rimane indifferente nell’accorgersi che non è accaduto nulla e nessuno ne parla?”.

E, soprattutto, qual è  la verità su ciò che sta accadendo?

Su questo, gli esperti attendibili sono tutti d’accordo: è soltanto shopping

E’ un gioco gestito dalle grandi potenze per poter giustificare, al proprio interno, la necessità di strabordanti quanto inutili spese militari. Ne sa qualcosa Obama che tra venti giorni (ma guarda un po’ che coincidenza) deve andare al Congresso per chiedere di tagliare 250 miliardi di dollari dal budget della difesa che assorbe ogni anno 800 miliardi di dollari di spesa pubblica, cifra equivalente al 50% del pil italiano. I lobbisti americani che rappresentano gli interessi dei militari, è molto probabile, vanno spesso in vacanza a Pyongyang. Io, al posto loro, lo farei. Ma il popolo americano (occupy wall street esiste eccome) lo si può abbindolare con minore facilità di qualche anno fa.

E’ un gioco gestito dalle grandi potenze per convincere i colossi dell’alta finanza a spostare i loro ingenti capitali dalle banche (a rischio) ai titoli e fondi legati alle industrie belliche più importanti nel mondo, che vanno a gonfie vele e stanno spingendo l’economia mondiale fuori dalla recessione. Wall Street è ai massimi dal 1998 grazie a tutto il settore biochimico-farmaceutico legato alla guerra batteriologica, componentistica elettronica e applicazioni dell’alta tecnologia a fini militari. Stessa cosa anche per le borse tedesche e francesi, soprattutto quella giapponese dato che nel Sol Levante esistono diversi fondamentali centri di ricerca scientifica a fini militari, con la clausola di vendere il brevetto –come opzione- prima agli americani, poi agli inglesi, e infine ai russi. Negli ultimi dieci anni ne hanno piazzato ben 114 con guadagno (per l’economia nipponica) di svariate centinaia di miliardi. Avvalendosi della grandiosa fortuna (paradosso che funziona) di aver perso la guerra e quindi non poter avere un esercito fino al 2046 perché stanno sotto spietato controllo militare degli Usa, hanno 0 yen di spesa bellica annua. I soldi li fanno spendere agli americani che li difendono, loro li investono in infrastrutture per i cittadini.

E’ un gioco voluto soprattutto da russi e cinesi, in accordo con gli statunitensi, perché volevano vedere sul campo due armi americane in vendita (una di queste costa 2 miliardi di dollari) che sia i russi che i cinesi muoiono dalla voglia di avere, dato che le loro rispettive caste militari sbavano per possederle. E’ un tragico gioco di spaventevole regressione infantile, come diceva Robert Louis Stevenson “La differenza tra i bambini e i maschi adulti sta nel prezzo dei loro giocattoli”.  Diffondendo l’idea di una potenziale guerra nucleare lanciata anche da uno stato piccolo e povero, che non conta nulla, è inevitabile che diventino appetibili armi sofisticate in grado di salvaguardare la vita delle persone. Quindi, è necessario diffondere la paura, l’incertezza, il terrore.

Non cadiamo in questa trappola diabolica.

Perché domani, se un demente qualsiasi prende il potere e minaccia di buttare delle bombe nucleari su Milano e Firenze, troveremo subito una maggioranza in parlamento che voterà per l’acquisto di  nuove armi di ultima generazione, giustificando la necessità di tagli ulteriori all’istruzione e alla sanità.

Dobbiamo, quindi, alzare  la soglia della nostra attenzione pacifista autentica.

Che è scarsissima.

Basta vedere ciò che accade in Siria, dove in 24 mesi sono state uccise 75.000 persone, dove permane una guerra civile sanguinosa, efferata, che tutte le potenze ardono dal desiderio di vedere interminabile. L’ideale di questi signori è avere due, tre, dieci, venti situazioni come quella della Siria, per eliminare un po’ di gente e risolvere problemi economici interni grazie alla vendita di armi.

Per giustificare tutto ciò, bisogna diffondere la paura e il terrore.

Ci hanno provato in California (minacciata “ufficialmente” ieri mattina di attacco nucleare). Per fortuna, gli è andata malissimo. Non ha abboccato nessuno. Non solo. Si è diffusa una immediata e massiccia contro-informazione di massa pacifista contro ogni tipo di guerra, contro il nucleare, chiarendo subito che gli americani non sono disposti a pagare i nuovi giocattoli dei generali a cinque stellette del Pentagono.

Un altro motivo di tutto ciò, consiste nella necessità da parte degli Usa di mostrare i propri soldatini di piombo ai cinesi e, grazie al capo di stato nordcoreano, avere un’ottima scusa per tenere piazzate lì in seduta permanente, in bella mostra, il meglio della attuale produzione high tech bellica.

Non accadrà nulla, quindi.

Dal 1947 al 1989, ci avevano convinti che la guerra nucleare era dietro l’angolo. Tutti. Non è mai accaduto nulla ed era chiaro che non sarebbe mai accaduto nulla.

Ma il Terrore funziona.

A destra i fascisti (ottimamente pagati dalla Cia) e a sinistra i comunisti (ben pagati dal KGB). Penosa realtà che ancora oggi non è stata mai affrontata, perché i grandi ufficiali che gestivano il traffico dei soldi e della disinformazione sono finiti in gran parte a gestire i governi e a comporre l’attuale classe politica dirigente, soprattutto quella italiana. Compresi la maggioranza dei giornalisti, esclusi, ovviamente, quelli immuni per data di nascita.

Non facciamoci ingannare da chi produce paura.

Non accadrà nulla.

A dirlo non sono io, che non conosco la Corea del Nord, bensì il professor Frank Rudiger, professore di Economia e società dell’Asia Orientale presso l’Università di Vienna e vice capo del Dipartimento di studi sull’Asia Orientale, considerato uno dei maggiori esperti al mondo della Corea del Nord, il quale ha rilasciato una lunga intervista a un telegiornale tedesco che si chiama«Heute Journal» (se vi interessa e capite il tedesco lo trovate in rete su you tube) e ha spiegato che Kim Jong-un cerca di ingraziarsi la fiducia dei vecchi gerarchi militari al fine di intraprendere importanti riforme economiche nel Paese. Li deve un po’ rabbonire. Sta mostrando i muscoli e raduna a sé la popolazione, una sorta di prologo, speriamo, in vista di sviluppi positivi nell’anno 2013. E’ una strategia a fini interni, gli serve a consolidare il proprio potere e poi presentarsi all’estero per godere di aiuti umanitari.

L’unica paura che dobbiamo avere consiste nel pensare di non essere capaci di scrollarci di dosso questa apatia, questa passività, questa mancanza di curiosità nel voler andare a informarsi. Ma la paura è contagiosa e annichilisce la speranza, abbatte la progettualità e spinge alla ricerca di sicurezza, di garanzie. Quindi,  a non volere cambiamenti. Per decenni il popolo italiano ha votato per la DC pensando di essere protetto così dal lancio di bombe atomiche sovietiche; e negli stessi decenni votavano PCI pensando che, in tal modo, gli Usa non avrebbero buttato le atomiche su Mosca e su Varsavia. I promotori di questo gioco sono finiti tutti in parlamento, dove tuttora risiedono, con le loro dinastie al seguito.

Quei titoli vanno rispediti al mittente, accompagnati da furibonde proteste.

 

Fine del post.

 

Per i curiosi, un accenno alle due armi statunitensi presentate per l’occasione. I nordcoreani non ne hanno presentata nessuna perché, come hanno spiegato con serietà diversi esperti nelle tivvù americane “non ne hanno nessuna davvero pericolosa”. Lo shopping lo fanno soltanto gli Usa.

 

La perla è quella di cui vedete l’immagine in bacheca.

Costo originario nel 2007: 800 milioni di dollari. Nessuno, però, l’aveva mai vista.

E’ stata perfezionata raggiungendo la cifra di 4 miliardi di dollari. Se la volete, questo è il prezzo, oggi, per l’acquirente. C’è già chi lavora per convincere i nostri funzionari alla difesa che senza, un domani vicino, non potremo vivere in sicurezza.

Il primo elemento da considerare in quest’arma consiste nel fatto che deve mettere “fisicamente paura” soltanto a vederla. Il terrore è importante. Si chiama SBX-1. Acronimo che sta per “Sea-Based X-band Radar”. E’ una piattaforma mobile che si muove sull’acqua, tra l’altro a una velocità impressionante. Contiene quattro calcolatori elettronici dell’ultima generazione, del valore di 15 milioni di dollari ciascuno, che producono un sistema radar molto sofisticato in grado di intercettare la traiettoria di una palla da baseball a 4.800 chilometri di distanza e frantumarla, senza sparare nulla: emette soltanto vibrazioni sonore talmente potenti da distruggere tutto ciò che incontra. Era stata dislocata davanti alla Corea del Nord anche l’anno scorso ma non aveva ancora questa fisionomia. E’ alta 85 metri, è larga 73 metri ed è lunga 119 metri. Ha un equipaggio di 80 persone, di cui 12 sono matematici esperti in algoritmi di sistemi complessi. E’ considerata, dagli esperti, un’arma preziosa e insostituibile. Ciò che non dicono è che pare che sia molto tossica: emette onde elettromagnetiche molto potenti che si muovono su uno spettro talmente ampio da provocare guai al sistema centrale nervoso degli animali che si trovano nell’imbuto virtuale sul quale passano le onde. E noi non siamo vegetali. Gli unici ad avere quest’arma sono gli Usa. I cinesi la vogliono anche loro.

L’altra si chiama THAAD, che vuol dire “Terminal High Altitude Area Defense”. E’ stato acquistato due anni fa dalle uniche due nazioni che lo possiedono, il Qatar e gli Emirati Arabi, i quali si sono dichiarati molto soddisfatti (?????). Adesso gli Usa lo vendono anche in rete, attraverso il George Marshall Clermont Institute. Lo trovate sul sito Missile threat.com e con tutte le spiegazioni dettagliate nel sito –nel caso vi interessi- che si chiama http://www.mda.mil/system/thaad.html . E’ un’arma molto sofisticata che consente di lanciare dei piccoli missili velocissimi dotato di apparecchiature elettromagnetiche che consentono di imbrigliare in una rete di impulsi le centraline elettroniche del missile nemico e addirittura dirottarlo sul mittente, con precisione millimetrica a una distanza di circa 4.000 chilometri.

 

Così va il mondo, oggi. Loro si divertono così.

 

Buona pace a tutti.

 

P.S.

Se siete interessati vi segnalo le opinioni di  esperti, secondo me autentici,  attendibili e raccomandati, il prof. Stephan Haggard, consulente principale del “Peterson Institute for International Economics”, è considerato il principale esperto statunitense sulla situazione della Corea del Nord. Il suo sito è www.piie.com/blogs/nk

 

di Sergio Di Cori Modigliani

Be the first to comment on "Non facciamoci intimorire: no all’allarmismo sciacallo mediatico. Che cosa ci insegna la Corea del Nord?"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Perché?

Protected by WP Anti Spam