Contratti di lavoro lunghi una campagna (elettorale)

Le elezioni diventano occasione di impiego per molti giovani

 


 

Addetti stampa, sondaggisti, campaign manager. Con una data di scadenza sul contratto: 25 febbraio

 

C’è chi ha fatto il conto alla rovescia aspettando (era ora) la fine della campagna elettorale. E chi invece sperava che non finisse mai. Sì, perché anche questa vigilia del voto è stata l’occasione per una infornata di nuovi posti di lavoro. Ma con la data di scadenza sul retro: 25 febbraio, ultimo giorno delle elezioni. Tra addetti stampa, sondaggisti, campaign manager e social media manager (in questo campo i termini inglese sono d’obbligo), giovani e meno giovani hanno avuto una scrivania in cui trovare riparo per qualche mese.

 

È la storia di molti ragazzi che si sono ritrovati a seguire la comunicazione e i rapporti con la stampa per partiti e coalizioni in corsa per Montecitorio. Marco, 26 anni, una laurea e un master alle spalle, per due mesi e mezzo ha fatto parte della batteria di addetti stampa che ha curato i rapporti con i media di uno dei partiti che si è presentato alle elezioni. «Sono stato assunto da una società di comunicazione con un contratto di collaborazione a termine che si è concluso il 25 febbraio», dice. «Lo stipendio non era niente male: 1.500 euro». Ma solo per due mesi. Oltre a lui, gli assunti per la campagna sono stati altri quattro. Tutti poco meno che trentenni. Un lavoro sfiancante, con lo smartphone (anche questo in dotazione per due mesi) che suonava a tutte le ore e l’obbligo di giacca e cravatta. Possibilità di continuare a lavorare? «Mah, non credo», dice, «questa instabilità politica venuta fuori dalle urne mette in forse un po’ tutto». Anche se, aggiunge, «in fondo non ne potevamo più. Siamo giornalisti professionisti e vorremmo tornare a fare i giornalisti giornalisti. È stato divertente, formativo, un’esperienza che fa curriculum, ma deve essere limitata nel tempo». In fondo, dice, «io voglio fare il giornalista politico».

 

Ma questa – si sapeva già in partenza – è stata soprattutto la campagna dei social network. Il 25 gennaio, a un mese dal voto, è nata Italia2013. L’obiettivo, spiega Silvia Ragusa, 33 anni, giornalista freelance reclutata per l’occasione, «era quello di monitorare sui social come veniva vissuta la campagna elettorale sia dal punto di vista dei candidati sia degli utenti». Dietro il progetto, ci sono due nomi importanti del giornalismo digitale italiano, Marco Pratellesi e Riccardo Luna. Tredici i giovani giornalisti, tutti collaboratori di diverse testate, arruolati per seguire post e cinguettii dalla Rete. E il risultato è stato niente male: 50mila utenti unici in un mese, più di 1.600 follower su Twitter e circa 400 like su Facebook. E ora? «Italia2013 finisce con le elezioni», spiega Silvia, «stamperemo un ebook per Hoepli in cui racconteremo gli eventi social più importanti che abbiamo seguito ed entro domani chiuderemo». Poi scherza: «Avevamo anche pensato di fare Conclave2013, giusto per continuare a lavorare».

 

Al progetto non hanno partecipato solo giornalisti. Nel team c’è anche Davide Lochis, 23 anni. Ruolo: project manager. «Abbiamo testato un nuovo tipo di giornalismo», dice. «Abbiamo fatto un esperimento scientifico, coinvolgendo anche gli utenti a costruire nuovi contenuti». In questo mese di lavoro, lui, da poco laureato in Relazioni pubbliche, ha dato anche due esami per la specialistica. «E sono andati pure bene», aggiunge contento. E ora? «Italia 2013 è nata per la campagna elettorale e finisce qui. Ora mi aspetta un altro esame».

 

Stesso discorso all’Istituto Piepoli, quello che ha realizzato gli instant poll a chiusura urne per la Rai. «Per la campagna elettorale abbiamo assunto circa una decina di persone», spiegano dall’ufficio personale, «tutti ragazzi neolaureati o laureati da due o tre anni, quindi anche trentenni o poco più che trentenni, nell’area statistica, sociologica e politica». Tutti «contratti pro tempore, che avranno una piccola coda dopo le elezioni, ma che durano limitatamente al periodo elettorale».

 

Anche da Proforma, l’agenzia che ha curato la campagna di Nichi Vendola alle primarie e che ha realizzato il logo di Scelta civica di Mario Monti, spiegano che «in nessun caso durante le campagne elettorali ci avvaliamo di risorse che vengono inserite a tempo indeterminato nella nostra pianta organica». «Nelle campagne medio-piccole in genere riusciamo a sfruttare esclusivamente le risorse interne, mentre in quelle più importanti lavoriamo in collaborazione con lo staff della committenza», dice Giovanni Sasso, direttore creativo. E poi ci sono i “fornitori esterni” per «registi e società di produzione per spot radio e video, tipografie, web agency, consulenti politici e spin doctor (quando non riusciamo a coprire questi ruoli con le nostre risorse) e centri media».

 

«Non abbiamo ancora dati concreti sulla richiesta di specialisti della comunicazione a ridosso delle elezioni politiche», spiega Daniela Arlenghi, coordinatore Scientifico dell’ufficio studi Bachelor, che monitora le offerte di lavoro per neolaureati. «Ma di sicuro una delle professioni più richieste negli ultimi tempi è quella di esperto di social network e di gestione dell’immagine online. Anche se non possiamo ancora dire se questo fenomeno sia o meno collegato alla campagna elettorale». Eppure, precisa, «negli ultimi mesi del 2012 e nei primi del 2013, quindi in concomitanza con la campagna, abbiamo registrato un calo sensibile delle offerte di lavoro». Solo il 28,4% delle aziende avrebbe intenzione di assumere giovani neolaureati. Forse un’altra campagna elettorale a breve non dispiacerebbe proprio a tutti.

di Lidia Baratta

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