Sesso e carriera i ricatti in Vaticano dietro la rinuncia di Benedetto XVI

Un miliardo di cattolici si interroga sul mistero delle ragioni dell’abdicazione di Benedetto XVI. “Sesso e carriera i ricatti in Vaticano dietro la rinuncia di Benedetto XVI” è la risposta di Repubblica al grande quesito posto all’addio del Papa.

Una simile tesi è argomentata dal primo quotidiano italiano con uno scoop mondiale: i contenuti della relazione della Commissione Cardinalizia che ha indagato sui documenti trafugati da Paolo Gabriele.

“Non fornicare, non rubare i due comandamenti violati nel dossier che sconvolge il Papa” è il titolo a tutta pagina, sottotitolato così: “Lotte di potere e denaro. E l’ipotesi di una lobby gay”. Boom. Il Fatto confessa di non conoscere i contenuti del dossier però annota un precedente.

Nel caso Mps, dopo avere preso un buco dalla concorrenza sui bilanci truccati da Giuseppe Mussari, Repubblica ha reagito sparando una notizia a tutta pagina: “Mps, sospetto mazzette per 2 miliardi nell’acquisto di banca Antonveneta”. Al Fatto risulta che i pm di Siena indagano sulla storia svelata dal Fatto e non sulla pista della presunta e inesistente mazzetta per i politici.

Il precedente induce a fare qualche verifica sullo scoop vaticano. “La relazione è esplicita”, sostiene Concita De Gregorio, “alcuni alti prelati subiscono l’influenza esterna – noi diremmo il ricatto – di laici a cui sono legati da vincoli di natura mondana. Sono quasi le stesse parole che aveva utilizzato monsignor Nicora, allora ai vertici dello Ior, nella lettera rubata dalle segrete stanze nel 2012: quella lettera poi pubblicata colma di omissis a coprire i nomi.

Molti di quei nomi e di quelle circostanze riaffiorano nella Relazione…” e giù un elenco di scandali a sfondo sessuale che sarebbero stati in qualche modo annunciati dalla lettera piena di omissis di Nicora, l’architrave del dossier.

Molte cose non tornano:

1) Il cardinale Attilio Nicora nel 2012 è il presidente dell’Aif, l’autorità antiriciclaggio istituita da Benedetto XVI, ed è stato fino a pochi giorni fa membro della commissione cardinalizia di vigilanza sullo Ior;

2) Nicora non ha mai scritto una lettera nella quale si sostengono i concetti riportati nel-l’articolo; ne ha scritta un’altra sullo Ior, svelata sempre dal Fatto;

3) Forse Repubblica si riferisce a monsignor Carlo Maria Viganò, che ha scritto una lettera l’8 maggio 2011, nella quale si fa riferimento alla corruzione e ai furti, all’omosessualità in Vaticano, pubblicata dal Fatto, in esclusiva il 27 gennaio 2012 e ripubblicata dal sito Chiesa del gruppo Repubblica prima senza citazione per una svista, poi con citazione su nostra richiesta. Quella lettera è stata ripubblicata mesi dopo da Gianluigi Nuzzi nel suo libro Sua Santità, senza citare il Fatto.

4) La lettera di Viganò è stata pubblicata dal Fatto con un solo omissis sul nome di Marco Simeon (già collaboratore del segretario di Stato Bertone) ‘accusato’ di omosessualità nella lettera da Viganò. La tutela della privacy è però svanita quando Nuzzi ha ripubblicato la medesima lettera riportando la parola omissata dal Fatto e omissando solo il nome.

Non sappiamo se la relazione dei Cardinali entri nei dettagli delle attività ludiche nelle saune romane o si dilunghi sui coristi di Angelo Balducci o sulle passioni di monsignor Stenico come scrive Repubblica. Attendiamo fiduciosi, come nel caso Mps, di leggere le carte prima di esprimere giudizi.

Una cosa però è certa: se leggerete altre puntate dell’inchiesta, se Repubblica farà riferimento a documenti pubblicati da un quotidiano anonimo, magari sullo Ior o sull’antiriciclaggio, sappiate che quel quotidiano è il Fatto.

A Repubblica si usa così: se Mussari si dimette dall’Abi perché il Fatto pubblica carte che lo inchiodano, Repubblica riesce a pubblicare un pezzo di Andrea Greco che racconta delle dimissioni di Mussari e si elencano le sue malefatte finanziarie negli ultimi anni senza ricordare che talvolta – vedi Antonveneta – erano state decantate come capolavori dallo stesso giornale, quando Mussari era forte e il gruppo De Benedetti faceva affari con Mps.

E senza spiegare le ragioni delle sue dimissioni. Allo stesso modo se l’ad di Finmeccanica, Alessandro Pansa, viene intervistato dal Fatto e per un attimo pensa a dimettersi davanti all’unico quotidiano che ha trovato il coraggio di chiedergli conto delle sue pressioni per aiutare la moglie del ministro Grilli, Repubblica che fa? Riporta dopo due giorni il tormento di Pansa senza dire a chi il manager ha detto: “Se lei scrive questa cosa dovrò trarne le conseguenze”.

I lettori di Repubblica credono che in Italia ci sia un’epidemia che affligge i manager e li porta a lasciare la carica. Ora però i suoi lettori sanno perché si è dimesso il Papa: la relazione segreta anticipata da Nicora con una lettera pubblicata da un ignoto quotidiano.

 

 

Marco Lillo per “Il Fatto Quotidiano”

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