Scandalo in Salento. Lavoro nero: ricchezza o vergogna?

A due anni dallo scandalo della società Tecnova, un nuovo blitz della guardia di finanza nei parchi fotovoltaici del Salento ha portato a galla l’ennesimo caso di sfruttamento del lavoro nero. Le vittime? 564 extracomunitari irregolari.

 

VI RICORDATE ROSARNO? – Nel 2010, per la prima volta l’Italia ha assistito attonita alle scene diguerriglia urbana condotte con rabbia e ferocia da alcune centinaia di lavoratori extracomunitari impegnati nel settore agricolo nelle piane di Gioia Tauro. La maggior parte dei protagonisti di questa vicenda sono africani: etiopi, senegalesi, sudanesi, che attirati in Italia dalla chimera di un lavoro regolare, si sono invece ritrovati a vivere ammassati nelle fabbriche abbandonate della regione, in condizioni di più completo isolamento, sfruttamento ed emarginazione. Quelle scene di violenza accanita verificatesi a Rosarno due anni fa, simili alle rivolte delle banlieu parigine, ci hanno fatto piombare in un clima di paura e divisione sociale che non ci appartiene. Portando a galla però, le scandalose dinamiche a cui gli immigrati irregolari sono costretti a sottostare nel nostro Paese.

Il lavoro nero è soltanto la prima di queste, forse la piaga più visibile e la più palpabile di un sistema economico malato, che trova nel lavoratore, privato si ogni tipo di gratificazione, il suo capro espiatorio, andando a lederne così la dignità. A ciò si aggiunge l’umiliazione di essere sfruttati, lo squallore di vivere ai margini della società civile e là dove il caso lo richieda, lamortificazione e lo svilimento di sentirsi anche considerati pericolosi.

Ieri è stato il caso dei lavoratori di Rosarno, oggi è invece la volta dei 564 lavoratori della Tecnova, una società italo-spagnola con sede a Brindisi che si occupa di impianti fotovoltaici. L’irruzione intrapresa della finanza è soltanto l’ultimo tassello di una complessa indagine già iniziata due anni fa, che fino ad oggi ha portato all’arresto di 15 persone, considerate responsabili di aver assunto cittadini extracomunitari, privi di permesso di soggiorno e si aver favorito la loro permanenza irregolare sul territorio nazionale occupandoli in condizioni di asservimento alle dipendenze della società.

QUANTO VALE IL LAVORO NERO? – Ma, in tempi di crisi e soprattutto di elezioni, che impatto ha il tema del lavoro nero? Qualche tempo fa Berlusconi,in un suo intervento aPorta a Porta, rimproverò i burocrati europei di voler tenere sotto scacco l’Italia, affermando che il Pil italiano sarebbe stato fino ad oggi sottovalutato in quanto non sommato a quello prodotto dall’economia sommersa. Ora, senza addentrarci nell’analisi del discorso del Cavaliere e delle profonde criticità per altro sollevate da molti quotidiani nazionali poche ore dopo i suoi deliri, analizziamo che cosa si intende per Pil sommerso e in che percentuale il lavoro nero contribuisce alla ricchezza del nostro Paese.

Quando parliamo di economia sommersa, ci riferiamo a tutte quelle attività economiche che contribuiscono alla formazione del prodotto interno lordo ufficialmente osservato, ma che non sono registrate e dunque regolarmente tassate. L’Eurispes (Istituto privato di studi politici,economici e sociali operante nel campo della ricerca e della formazione) e l’Istituto San Pio V di Roma, hanno realizzato, nel 2012, un rapporto intitolato “L’Italia in nero”, in cui propongono il ritratto di un’ economia costretta a fare grande affidamento sul sommerso per affrontare la crisi e nel quale l’evasione appare spesso come un opzione di sopravvivenza. Stando alle cifre contenute nello studio, il valore dell’economia sommersa nel 2011 sarebbe ammontato a 540 miliardi di euro e 22,5 di quei miliardi sarebbero derivati dal lavoro degli immigrati.

Per quanto riguarda gli immigrati con regolare permesso di soggiorno che lavorano in nero, si stima una produzione di ricchezza sommersa pari ai 12 miliardi di euro, mentre per quanto riguarda l’occupazione dei clandestini si stima un sommerso di 10 miliardi e mezzo di euro. Senza contare il costante aumento negli ultimi anni del numero di lavoratori dipendenti, ormai costretti ad effettuare un doppio lavoro per far quadrare i conti e arrivare alla fine del mese.

LA PAROLA DEI TECNICI – Una vergogna, tuonano i Professori da Palazzo Chigi, soprattutto se le vittime di questo sistema sono i soggetti deboli della società, come appunto gli immigrati irregolari. Lo scorso anno diversi Ministrihanno proposto un testo volto ad aumentare le pene e le sanzioni a danno dei datori di lavoro che assumono in nero migranti irregolari e una serie di tutele per gli stranieri che decidessero di collaborare con la giustizia. All’extracomunitario irregolare che avesse deciso di denunciare il proprio sfruttatore sarebbe stato infatti concesso il permesso di soggiorno a fini umanitari della durata di 6 mesi e rinnovabile per un anno. Ma il tema è molto delicato e ancora poco si è fatto per risolverlo.

Infatti, ad oggi le sanzioni in vigore per i datori di lavoro che impiegano clandestini, variano dai 6 mesi ai 3 anni di reclusione e a 5 mila euro di multa per ogni dipendente in nero.Ma, a fronte dei casi eclatanti di Rosarno e di Brindisi, evidentemente queste non si sono dimostrate né efficaci né risolutive. Che dire di più, adesso la palla passerà ai nuovi eletti.

Giulia Molari

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