Giovanni Malagò nuovo presidente del CONI

(AGI/ITALPRESS) – “E’ un avvenimento storico ed emozionante”. Giovanni Malago’ sa di aver compiuto un’impresa, che paragona alla Coppa Rimet del 1950 vinta a sorpresa dall’Uruguay nel match decisivo al Maracana’ di Rio de Janeiro, contro il Brasile. Un mezzo miracolo per un osservatore esterno ma non per il nuovo presidente del Coni, che si e’ giovato dell’esperienza (e dei voti) maturata da Franco Chimenti 4 anni orsono, quando perse nettamente contro Gianni Petrucci. Quella di Malago’ e’ stata una lunga rimonta: e’ partito da zero e, da quando ufficializzo’ la sua candidatura, ha convinto uno ad uno quei 40 grandi elettori che lo hanno portato alla guida dello sport italiano.

“Sono sempre stato conscio della forza elettorale della mia candidatura – sostiene Malago’ in un’affollata conferenza stampa – e se c’e’ una cosa che so fare e’ conoscere la gente. Cio’ che e’ capitato oggi e’ nella natura umana. Capisco la delusione del mio competitor ma poteva esserci anche qualche voto in piu’ per me. Stamattina c’era un flusso di persone che non aveva ancora le idee chiare al cento per cento”.

La convizione di poter avere il consenso, anche largo, “e’ maturata nelle ultime quattro-cinque settimane. I primi mesi sono stati dedicati alla semina, poi al customer care ed ho preso voti che nemmeno si puo’ immaginare. E quando sentivo persone dell’altra parte dire che non avevo chance, facevo fatica a resistere a non parlare, a non dire invece come stavano realmente le cose”.

In campagna elettorale aveva sperato che il calcio non entrasse in Giunta, invece Abete e’ stato eletto nel ‘governo’ dello sport: “Non era nella cinquina dei presidenti che sostenevo elettoralmente. Ho chiesto di non votare Abete, un amico con cui ho un ottimo rapporto, ma sono onorato di averlo in Giunta. C’e’ la necessita’ di gestire al meglio il rapporto tra il Coni ed il calcio, che ha in Consiglio un rappresentante come Tommasi”.

Uno dei punti delicati sara’ quello della Coni Servizi, visto che avra’ in organigramma Petrucci e Pagnozzi fino al 2014: “C’e’ qualcosa che non quadra – ammette Malago’ – siamo fuori sincro anche come date. Penso si debba trovare il sistema per equiparare le elezioni del Coni a quella della Coni Servizi. Con Pagnozzi i rapporti personali sono eccellenti, idilliaci, la partita e’ stata giocata con la massima sportivita’, anche se senza vantaggi. Pero’ penso che i due enti, se non gestiti dalle stesse persone, debbano avere dirigenti con cui collaborare al meglio”.

Il debutto pubblico da presidente del Coni avverra’ sabato prossimo, in occasione della sfida tra Italia e Galles nel Sei Nazioni di rugby, la sua Giunta ‘al femminile’ (con Turisini, May e Sensini) lo inorgoglisce. Si dice pronto a rimboccarsi le maniche per il tanto lavoro da fare. Dal nuovo governo che verra’ dopo le politiche di domenica e lunedi’ prossimi, Malago’ si aspetta “sensibilita’, attenzione e piena conoscenza dei problemi”, con lo sport che sara’ capace “di dare una mano, non solo di chiederla”.

Tra i primi temi da affrontare, una legge sugli impianti sportivi che ancora non ha avuto luce, anche perche’, a suo dire, “il Coni del passato non e’ intervenuto utilmente su tutte le leve istituzionali per andare a dama. Bisognera’ ricominciare da capo, la situazione impiantistica e’ disastrosa e sotto gli occhi di tutti”.

Infine, capitolo doping. “Bisogna sempre fare di piu’, ma va dato atto che l’Italia e’ in prima linea in una battaglia che ha ingiustamente criminalizzato alcune discipline che sono state della antesignane in materia. La Wada resta il faro maestro e su questo saremo implacabili, pero’ bisogna cominciare dalla base, dalla cultura sportiva, impedendo la frequentazione dei cattivi maestri”.

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