Caro Senatore Monti, vuole rispondere anche a noi oppure no?

Caro Senatore Monti,

visto che lei si è lamentato, meravigliandosene, di non avere trovato interlocutori disponibili al confronto, ma si è guardato bene dal venire anche una sola volta, durante la sua campagna elettorale, a L’Ultima Parola, per confrontarsi davvero con la pancia del Paese, allora la mia domanda ieri sera ho dovuto porgliela così, di fronte a una sagoma di cartone con il suo volto.

Vede, senatore a vita Monti: a volte, scappando dalle domande, si dà quella sgradevole impressione di avere la coda di paglia, mentre accettando il confronto si rischia perfino, talvolta, di migliorare la percezione di se stessi. C’è poi quell’inconveniente residuale, in un Paese che crede ancora di essere democratico, di doversi confrontare con tutti, anche con quelli che non si sentono rappresentati da lei e che non mancano mai di illustrargliene i motivi. Lei ha trovato il modo di farsi contestare perfino dai terremotati emiliani, ma non di venire a rispondere in una trasmissione Rai, la televisione pubblica italiana, sulle uniche questioni che lei non ama affrontare.

Ma non si preoccupi: ha ancora una settimana di tempo per farci pervenire le sue osservazioni nel merito, prima dell’appuntamento con le urne. Possibilmente, conoscendo il suo irresistibile humour inglese, in maniera seria ed argomentata, senza sottili prese per il naso o superficiali e frettolose frasi fatte.

Ecco la mia domanda, una delle tante che avrei voluto o potuto rivolgerle, ma avevo una cartuccia sola da giocare. Per me e per centinaia di migliaia di altre persone è una domanda sensata. Sono sicuro, conoscendola, che non risponderà. Ma può sempre stupirci: sarebbe un bel segnale da parte sua, non crede? Magari perfino un inizio di dialogo (sono un inguardibile romantico, lo so).

 

 

Tutti i grandi economisti, a partire da Robert Mundell, premio Nobel ritenuto il padre fondatore dell’Euro, hanno sostenuto già negli anni ’90 che l’Euro sarebbe servito solo ad una cosa: a spazzare via norme e regolamenti sul lavoro e a distruggere le sovranità nazionali. Che è quello che poi anche grazie a lei sta avvenendo.

Lei, a Washington, ha sostenuto che “le imprese americane, soprattutto le grandi, sono state sempre tra i fattori di spinta dell’integrazione europea, per il loro vantaggio materiale“, ma lei, i vantaggi materiali di queste lobby li ha rappresentati a lungo, perché era a capo della Commissione Trilaterale, che è sostanzialmente la loro organizzazione di interessi. Quella che produce documenti in cui sostiene che la democrazia non può funzionare, a meno che la gente non lasci fare tutto a voi, si intende. Lei era “pagato” per realizzare gli Stati Uniti d’Europa [cfr. http://www.trilateral.org/go.cfm?do=Page.View&pid=11European members beyond their Trilateral engagement are also committed to the pursuit of the European unification process.“]  E si ricorda quando disse, in un incontro all’Università Luiss Guido Carli, che “I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti di sovranità nazionali a un livello comunitario”, e che per fare questi passi avanti “abbiamo bisogno delle crisi“?

Insomma, senatore-a-vita Monti, a noi profani sembra proprio che lei stia stato mandato per realizzarlo, il suo “mandato”, e che per farlo stia usando la crisi come strumento per costringere i popoli a rinunciare alla loro sovranità.

Non le sembra che, per usare un eufemismo, vi sia un leggero conflitto di interessi tra il “vantaggio materiale” di chi lei ha tutelato e difeso, e quello del popolo che lei, come presidente del Consiglio ha giurato sulla Costituzione di rappresentare? Non vorrei mai che anche l’Italia, come la Grecia, diventasse presto per lei “il più grande successo dell’Euro“.

Claudio Messora

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