Ligresti. Non solo falso in bilancio, ma anche infedeltà patrimoniale

Non solo falso in bilancio, ma anche infedeltà patrimoniale. È la nuova ipotesi di reato che sembra profilarsi per i vecchi amministratori FonSai, al centro delle indagini della Procura di Torino per la gestione della compagnia tra il 2008 e il 2011: questa volta, però, la parola spetta agli azionisti di minoranza, perché per l’infedeltà patrimoniale serve una querela e mai come in questo caso i piccoli soci, quelli che in poco più di dieci anni hanno visto quasi azzerato il valore di Borsa del proprio investimento, rappresentano la parte danneggiata e quindi titolata a depositare la querela.

La Procura di Torino è al lavoro sul fascicolo dall’estate scorsa, da quando cioè era stato disposto il sequestro di centinaia di dossier, hard disk e server nelle sedi milanesi e torinesi della galassia Ligresti, una mole gigantesca di materiale dentro la quale da allora, insieme al nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Torino, il procuratore aggiunto Vittorio Nessi e il sostituto Marco Gianoglio stanno cercando le prove necessarie a dimostrare il falso in bilancio.

Il lavoro si è concentrato su due filoni – le operazioni immobiliari con altre società riconducibili ai Ligresti e l’alleggerimento delle riserve per i sinistri – ma un conto è provare il falso in bilancio, un altro l’infedeltà patrimoniale: per questo, l’intervento degli azionisti di minoranza potrebbe impartire un’accelerazione alle indagini e spianare la strada in vista di un eventuale rinvio a giudizio.

Nelle settimane scorse negli uffici della Procura c’è stato un incontro tra i Pm e le associazioni dei consumatori più attive sulla partita FonSai. Ora, a quanto si apprende, i tempi sono maturi per le querele: «I nostri legali sono al lavoro per analizzare nei dettagli gli spazi di manovra: se ci sarà la possibilità, non ci tireremo sicuramente indietro», dice a Il Sole 24 Ore, Francesco Avallone, vicepresidente di Federconsumatori.

Tra le altre associazioni schierate in prima linea, anche il Movimento consumatori: «La Procura della Repubblica ci ha consegnato importanti documenti dai quali emergono in maniera più specifica e con chiarezza gli estremi di nuove ipotesi di reato punibili a querela di parte», spiegava già qualche settimana fa il responsabile dell’Osservatorio credito & risparmio, Paolo Fiorio: «Si tratta di comportamenti che alcuni amministratori di Fondiaria Sai hanno tenuto per anni depauperando, in evidente situazione di conflitto di interessi, il patrimonio della compagnia. Sono reati gravissimi che contribuiscono ulteriormente a chiarire le motivazioni per le quali per anni sono state sottostimate le riserve della compagnia».

In pratica, in ballo ci sarebbe una sorta di class action non civile ma penale, che consentirebbe – in parallelo a un’eventuale azione civile – di accelerare anche il giudizio penale, a partire dagli stessi elementi di fatto raccolti per dimostrare il falso in bilancio: nell’elenco delle operazioni passate al setaccio, ormai quasi completamente ricostruite da parte degli inquirenti, ci sono ad esempio le compravendite immobiliari sospette, sia nella modalità con cui venivano condotte sia nei valori degli immobili ceduti, ma anche le somme trasferite dalla compagnia alla famiglia Ligresti, per esempio le sponsorizzazioni a Laità, la società proprietaria del cavallo dell’ex presidente della compagnia Jonella Ligresti, e i contratti assegnati a Gilli, la casa di moda di Giulia Ligresti.

Condotte ripetute che potrebbero configurarsi come quegli «atti di disposizione dei beni sociali» capaci di «cagionare intenzionalmente alla società un danno patrimoniale» che prevede la legge, all’articolo 2.634 del codice civile, per il reato di infedeltà patrimoniale.

 

 

 

 

Marco Ferrando per Sole24Ore.com

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