Stasera puntata bomba di “Report” sul patrimonio dei figli di Tremonti

IL COGNATO DELL’EX MINISTRO DELL’ECONOMIA TREMONTI GESTISCE UN PATRIMONIO IMMOBILIARE DI OLTRE 25 MILIONI DEI FIGLI DI GIULIETTO CON UN’ANONIMA SVIZZERA

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La storia è questa: l’amministratore degli immobili dei figli di Tremonti è Felice Beltrametti, il cognato di Giulio, fratello della moglie.

Ma Beltrametti è anche socio della Generale Gestioni che ha in pancia ben 133 unità immobiliari di cui 83 tra appartamenti, locali commerciali e capannoni e anche 62 ettari di terreno. Un patrimonio stimato (molto prudentemente) dall’Agenzia del territorio di oltre 50 milioni di euro.

Beltrametti però è proprietario solo del 10 per cento, il 90 è in mano alla Assiral Finance, un’anonima svizzera. La cosa ancora più curiosa è che la sede dell’Assiral Finance è in piena campagna, in mezzo alle mucche letteralmente, nella periferia di Friburgo.

L’Assiral non ha nè uffici, nè impiegati, ma è domiciliata presso la Fidutrust, anche questa anonima ed è nelle carte di questa fiduciaria che si nasconde il vero proprietario degli immobili amministrati dal cognato di Tremonti. La scelta di Friburgo non pare neppure casuale. Su di lui usciremo in futuro con altre info interessanti.

Questa invece è quello che diremo sul patrimonio immobiliare scoperto dei Tremonti.
Giovanni Tremonti invece a soli 26 anni condivide con la sorella un patrimonio immobiliare di un valore di circa 10 milioni. Ma tutta la famiglia Tremonti in questi anni ha investito nel mattone: oltre gli uffici di Via del Crocefisso, dove ha sede lo studio tributario fondato dall’ex ministro, anche un intero palazzo d’epoca di tre piani situato nella centralissima Via Clerici.

L’intero sesto piano di 650 metri quadrati di uno dei grattacieli più alti di Milano, vicino alla stazione centrale. Poi ci sono gli appartamenti nelle zone più prestigiose: in Via Borgogna, in Via Piave, in Via dell’Annunciata, in Via Fatebenefratelli e quelli di Via Torricelli e Via Vigevano. Ma c’è anche questa villa a Forte Dei Marmi, del valore di circa 2 milioni e 300 mila euro.

In totale sono 78 unità immobiliari di cui 31 tra appartamenti, ville e locali commerciali e 340 mila metri quadrati di terreno che fanno riferimento ai Tremonti; la maggior parte acquistati dal 2001 a oggi. Un patrimonio stimato dall’Agenzia del territorio di oltre 25 milioni.

inchiesta di Sigfrido Ranucci per Report

 

LA RETE DEGLI AMICI E GLI INTRECCI POLITICI DELLA BANCA POPOLARE DI MILANO

La «rete» di Massimo Ponzellini, ex presidente di Banca Popolare Milano, dai finanziamenti ai politici, alle azioni (fallite) per far nominare Vittorio Grilli a Bankitalia o Giovanni Tinebra procuratore capo di Catania. Ma anche vicende parallele, che si mischiano col mondo Bpm.

L’inchiesta di Report, realizzata da Sigfrido Ranucci, che va in onda stasera su RaiTre, si muove a 360 gradi. C’è la vicenda del patrimonio immobiliare del cognato di Giulio Tremonti, Felice Beltrametti, socio al 10% della «Gestione generali». L’altro 90% è della svizzera Assiral Finance, sede in campagna alla periferia di Friburgo, domiciliata presso una fiduciaria anche questa anonima. Beltrametti è anche amministratore dei beni dei figli di Tremonti: uno, Giovanni, ha rapporti confidenziali con Ponzellini.

C’entra invece col mondo Bpm Ilaria Sbressa, imprenditrice, che dalla banca ottiene un prestito di 300 mila euro e che nel 2008 si è aggiudicata il canale 33 del digitale: il marito è Andrea Ambrogetti, capo delle relazioni istituzionali Mediaset. Il 22 dicembre 2011, nel pieno dei tagli alla scuola, il ministero dell’Istruzione destina 1,3 milioni per dei video.

E 500 mila euro vanno per le «Pillole del sapere»: 12 filmati di tre minuti con messaggi tipo «nel semaforo ci sono tre luci: rosso, giallo, verde». Il format, sei mesi prima, è stato depositato dalla Sbressa alla Consip, società del ministero delle Finanze creata per rendere trasparenti gli acquisti dell’amministrazione.

Ponzellini, oggi agli arresti domiciliari, insieme al braccio destro Antonio Cannalire si muoveva a tutto campo. C’è un appunto, scritto di suo pugno, dove il banchiere segna in alto «Milanese, Cosentino, Papa, Bisignani» e, a scendere, le inchieste che li riguardano: Enav, Finmeccanica, Eni, P3. Si leggono i nomi di «Guarguaglini, Bertolaso, Cattaneo, Surace» e in fondo, cerchiato e ripetuto più volte, Letta.

Il banchiere – come racconta Report – aiuta Daniela Santanché anche affidando alla sua «Visibilia» pubblicità Bpm da piazzare (320 mila euro, più 60 mila per il giornale «L’Ordine di Como» edito dal compagno Alessandro Sallusti), eroga crediti alla «Urban vision» di Marco Dell’Utri (figlio di Marcello), alla «Quintogest» (il 34% è della moglie di Ignazio La Russa), a Paolo Berlusconi, che mette a garanzia la plusvalenza derivante da una variante urbanistica su un terreno che doveva approvare il comune di Monza, dove era assessore Paolo Romani.

Operazione saltata, ma la Procura indaga per «istigazione alla corruzione» per la presunta compravendita di voti di alcuni consiglieri. E poi il tentativo per Vittorio Grilli a Banca d’Italia, con un’intercettazione citata dalla trasmissione: Ponzellini cita a Grilli il cardinal Bertone («mi ha parlato bene di te, se serve farà un altro intervento»), Grilli risponde che il segretario di Stato Vaticano «ha già fatto un intervento».

Report va a vedere anche cosa è successo dopo Ponzellini. Con Andrea Bonomi che batte Matteo Arpe, grazie ad un «patto» (non dichiarato alla Consob) tra Ponzellini, gli «Amici di Bpm» (che piazzano due uomini in posti chiave) e Mediobanca di Alberto Nagel. Bonomi vince, e appena arrivato chiude l’ufficio degli «Amici», manda via il dg Enzo Chiesa (legato al passato), denuncia Ponzellini, Corallo e Cannalire.

E i prestiti? Dopo sei mesi il neopresidente dà circa 40 milioni alle sue società, dichiarando «il conflitto d’interesse» e altri 15 a società di un suo socio. Più, mentre il nuovo piano industriale prevede di mandare a casa 700 persone, concede ad un consigliere delegato uno stipendio di 1 milione di euro lordi annui, due bonus da 500 mila euro, più benefit e buonuscita da 2 milioni.

 

Ernesto Menicucci per Corriere della Sera

 

 

 

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