Ospizio Italia

Ciriaco De Mita (sì, proprio lui) presenta un libro a Montecitorio. Così per un giorno si ritrovano tutti gli imbullonati della politica italiana: da Fini a Casini, da Pisanu a Gianni Letta. Per scacciare insieme il fantasma della rottamazione.

Ogni stagione ha il suo rottamato-simbolo, ma la vera partita a quanto pare è sopravvivere, poter dire che non è finita. Del resto, come in politica, anche tra i dinosauri ci furono specie che attraversarono gran parte del mesozoico e altre che comparvero solo nel cretaceo, il periodo finale prima dell’estinzione.

Un po’ nello stesso modo, alla presentazione del suo libro “La storia d’Italia non è finita” alla Camera, l’ottantaquattrenne Ciriaco De Mita, rottamato dal Pd nel 2008 e risorto subito dopo come eurodeputato dell’Udc (65 mila preferenze), può fingere adesso di solidarizzare con Massimo D’Alema, appena scaricato da Bersani sulla questione della propria ricandidatura, ma pure con Angelino Alfano, il quarantenne con cui ha tentato di clonarsi il settentaseienne Silvio, così come con i sessantenni Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini, tutti nel Palazzo da una mezza dozzina di lustri.

Così, tra le stanze di Montecitorio, solo per qualche ora, martedì 16 va in scena il jurassic show. Nel pubblico c’è l’ex tesoriere dei Ds Ugo Sposetti che stringe la mano a Gianni Letta, ma anche Walter Veltroni – fresco di annuncio di ritiro ‘volontario’ dal Palazzo – che va a stringere la mano a Beppe Pisanu, l’ex dc sassarese che sta in Parlamento dal 1972 e spiega papale: «Mi ricandiderò, sì, punto al record di longevità politica».

Il dotto saggio storico di De Mita in tutto questo sembra passare in secondo piano, del resto è difficile che questa mattina ci sia ressa nelle librerie. Un peccato, perché l’incipit è straordinario: «Dalla primavera del 1989, ovvero da quando mi sono dimesso da Presidente del Consiglio, non ho mai inseguito ruoli di potere», spiega ai suoi lettori Ciriaco. Che infatti si è fatto rieleggere parlamentare nelle quattro legislature successive e dal 2009 ha appunto una poltrona a Strasburgo, mentre continua a brigare parecchio nella sua Irpinia.

Ai rottamandi della Seconda Repubblica, lì in platea, non restava che guardarlo ammirati e invidiosi.

 

 

Susanna Turco per L’Espresso

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