Eccola la sobrietà bocconiana!

«Chiediamo sacrifici ai cittadini e mi è sembrato doveroso, come atto di sensibilità individuale, rinunciare al compenso da presidente di presidente del Consiglio e da ministro dell’Economia».

Così parlo Mario Monti nei giorni lieti dell’insediamento. Giorni di apologìe. Di spot in nome della “sobrietà”. Di distrazioni consapevoli. Di abiure. Giorgio Napolitano, l’ex bolscevico già attivo quando i cingolati aravano Budapest e si incendiavano le primavere di Praga, nel 1979 si astenne sull’ingresso dell’Italia nel Sistema Monetario Europeo.

Tre decenni dopo ha cambiato idea, consegnando il Paese nelle mani della Finanza internazionale e nominando Senatore a vita il perno di interessi in equilibrio tra Goldman Sachs, Bocconi e Trilateral. Eugenio Scalfari gridò al «colpo di genio», i giornali edificarono biografie plaudenti sul neo Premier e Mario Monti si impegnò a spandere un po’ di fumo demagogico.

Mentre le grandi manovre di Palazzo ne ripropongono l’ombra soffiando sul Monti-bis e sulla prosecuzione della sua esperienza ancor prima che si sia tornati a votare, il commissariamento del Paese è ormai realtà e gli alchimisti della legge elettorale preparano pozioni in grado di neutralizzare i rompicoglioni, il marito della signora Elsa Antonioli, manovratore del presente e del futuro, si è affezionato al ruolo. Proverà a rimanere in sella anche domani.

Senza stipendio da Premier forse, ma con altre voci in entrata delle quali non ha inteso spogliarsi. Nessuno, ma proprio nessuno, accenna mai a quella da Commissario europeo. Per i molti anni passati a Bruxelles (iniziò nel 1995), Monti percepisce circa 9.000 euro lordi mensili. A vita. Trattamenti, pensioni e indennità degli ex commissari sono fissati da Consiglio d’Europa, regolamento numero 422/67.

I commissari europei godono di un regime fiscale infinitamente meno punitivo del nostro, moltiplicano per ogni anno di funzione l’emolumento base e guadagnano, nel caso di Monti, quasi il doppio dei tanto vituperati parlamentari italiani in sella per un ventennio. All’assegno di Bruxelles (e ai contributi pensionistici che il Professor Monti continua a percepire anche sullo stipendio da Premier a cui ha rinunciato) va aggiunto quello da Senatore a Vita.

Diecimila euro e spiccioli lordi a cui devono sommarsi la “diaria” ridotta (sic) a 3.500 euro mensili dal primo gennaio 2011, il rimborso spese per l’esercizio del mandato (altri 2.090 euro), un rimborso forfettario per “spese generali” di 1.650 euro, biglietti gratuiti per aerei, treni e navi, esenzione dal pedaggio autostradale e “l’assegno di fine mandato”. Il tutto per più di 20.000 euro al mese.

Sommati a quelli ottenuti da Bruxelles e a quelli della pensione di professore universitario, il magnificato e sobrio Monti avrà oltre 32.000,00 euro al mese per tutta la vita al di là di ogni previsione di governo e di eventuali incarichi con banche d’affari una volta uscito da Palazzo Chigi. Evviva la sobrietà bocconiana.

 

Tratto da dagospia.com

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