Montezemolo a 65 anni (forse) scende in campo… forse no.

Prima dell’estate aveva deciso che no, non sarebbe entrato in politica. Per dare solennità al gran rifiuto aveva chiesto udienza all’ambasciatore americano David Thorne: «Non mi candido, resto in azienda, la prego di informare la Casa Bianca». E poi aveva avvertito i suoi, il gruppo di Italia Futura, lasciandoli affranti. Sono passate poche settimane ed ecco il contrordine, la lieta novella. Luca Cordero di Montezemolo ha finalmente sciolto la riserva: alle elezioni del 2013 si candiderà con Italia Futura, il “partito dei Carini”.

In mezzo, tra il no di luglio e il sì di settembre, c’è una novità di non poco conto: il passaggio di consegne alla guida della Ferrari con Lapo Elkann, cambio che segue quello del 2010, quando Montezemolo lasciò la presidenza della Fiat nelle mani del fratello di Lapo, John. E con l’azienda restituita alla famiglia Agnelli e egemonizzata da Sergio Marchionne, per il 65enne (li ha compiuti il 31 agosto) Luca è venuto il momento di decidere cosa fare da grande. La politica è la grande occasione: anche perché mai come ora il campo appare terremotato e in attesa di una nuova offerta elettorale.

C’è un vuoto che si chiama governo Monti. Nei sondaggi quattro italiani su dieci lo apprezzano, ma sulla scheda non lo troveranno. E la zuffa per accaparrarsi le stigmate del montismo è in pieno svolgimento. A Chianciano, al raduno dell’Udc, Pier Ferdinando Casini ha lanciato l’idea di una Lista per l’Italia, con Emma Marcegaglia e Corrado Passera.

Il 15 settembre, in un convegno organizzato dall’ex ministro Giuseppe Fioroni, capofila della corrente cattolica del Pd, si vedranno i ministri Passera e Andrea Riccardi, più il segretario della Cisl Raffaele Bonanni e altri leader dell’associazionismo bianco (new entry, Fabio Monti, «nessuna parentela con Mario», scherza Fioroni, uomo dell’Opus Dei). Tutti con la stessa idea in testa, in apparenza: dare una casa politica al montismo. Il passo decisivo per perpetuare Monti nella prossima legislativa, in realtà, l’ha fatto Casini sulla legge elettorale, con l’apertura al proporzionale di tipo tedesco gradito al Pdl e avversato dal Pd.

Tutto sembra condurre alla grande coalizione nel 2013: la debolezza dei partiti, la volontà di Giorgio Napolitano di garantire presso le cancellerie europee la continuità con l’agenda Monti. Sì, ma con quali sponsor? La corsa a proclamarsi garante del Monti bis è già partita. Casini è in testa: con il Professore a Palazzo Chigi per il leader dell’Udc le porte del Quirinale sarebbero spalancate.

C’è Passera che lavora per un partito di centro aperto ai cattolici del Pd. E ora arriva Montezemolo, annunciato dalle polemiche contro i centristi di Casini («Fritto misto») e il duo Passera-Marcegaglia («Subalternità della società civile alla politica»). Con il ritorno della proporzionale stile Prima Repubblica c’è posto per tutti, a patto di superare lo sbarramento del 5 per cento. «E per la mia impresa», prevede il candidato Montezemolo, «non ci sono mezzi termini: o prendo il 20 per cento o vado sotto il 5. O sfondo tra gli elettori oppure rischio di restare fuori dal Parlamento».

 

 

 

 

Marco Damilano per http://espresso.repubblica.it

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