Rai, RaiSport di tutto di più… si ma e le Olimpiadi?

Se vi capita di sintonizzarvi su uno dei due canali Rai dedicati allo sport, penserete di trovarvi prima di tutto le Olimpiadi. Sbagliato. Trovate sono solo due mini-spezzoni su Rai1 sport, quando va in onda il Tg2 sulla seconda rete Rai, la rete olimpica, alle 13 e alle 20.30.

In Italia, come in Europa, siamo passati all’era del digitale e della multicanalità. Gli stessi dirigenti Rai lo ripetono a ogni convegno: salvo che, poi, il servizio pubblico decide di concentrare le sue 900 ore di giochi olimpici su una sola rete generalista, RaiDue (o ex generalista per due settimane).

Pur avendo a disposizione “solo” 900 ore, seguire le Olimpiadi su una sola rete è quasi impossibile senza arrivare ai tredici canali di Sky, riservati a chi ha la tv a pagamento.
RaiSport1 poteva essere la seconda rete olimpica, quella in cui poter recuperare le gare perse da parte del pubblico e quella in cui lanciare approfondimenti e dibattiti sui risultati dei giochi olimpici e sul contesto in cui avvengono, coinvolgendo i siti Internet della Rai, molto seguiti in occasione dei grandi eventi.

Si poteva collegare il digitale con l’on line, insomma, per creare un canale olimpico digitale partecipato. Gli altri sport potevano restare su RaiSport2, il secondo canale digitale dedicato della Rai.
Non si capisce perché, invece, mandare in onda durante i giochi di Londra partite di calcio già viste o il Giro d’Italia e il Tour de France: la memoria è fondamentale, è vero, e non tutti hanno visto tutto.

Un evento come le Olimpiadi, però – per un canale sportivo – viene prima della memoria e degli altri sport, almeno per quelle due settimane.
Così non è per la Rai. Ci sarebbe da chiedersi se ha un senso tenere tanti canali digitali per non utilizzarli al meglio in occasioni come questa.

La cultura televisiva del servizio pubblico sembra ancorata all’offerta analogica, ormai destinata ad essere superata. Non ha più senso un servizio pubblico offerto (talvolta, e non sempre con grande qualità) su tre reti mentre le altre si “dilettano” con budget spesso ridicoli, con programmi d’archivio, documentari, film di alto livello artistico e bassa resa d’audience e così via.

Il servizio pubblico non può che articolarsi su tutti i suoi canali digitali e su tutte le piattaforme, Internet in testa (Sky inclusa, visto che gli abbonati a Sky pagano anche il canone, evasori esclusi). La Rai non può avere canali di serie A e canali di serie B, anche perché tutti sono pagati anche dal canone.

La Rai ha un nuovo vertice che deve dare dei segnali urgenti di cambiamento di rotta. Uno di questi potrebbe essere la ridefinizione e il rilancio dell’intera offerta digitale pubblica, magari investendo su alcuni di questi canali e su nuovi contenuti, possibilmente prodotti in Italia.

 

Marco Mele per “Il Sole 24 Ore”

 

 

 

L’Udc accusa il Tg1 di fare campagna contro il partito. «Da alcune settimane è in atto una campagna del Tg1 contro l’Udc», sostiene il capo della segreteria politica Antonio De Poli rispondendo a un militante che rimpiange l’ex direttore della testata Augusto Minzolini.
«In un momento delicato per la politica e l’informazione ci sarebbe bisogno di credibilità e professionalità. Il Tg1 sta perdendo entrambi».

 

Da “La Repubblica”

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