Dimezziamo l’8×1000 alla Chiesa Cattolica!

“Passare dall’otto al quattro per mille. Ridurre la quota dell’Irpef degli italiani che finisce ogni anno nelle casse della Chiesa cattolica (ben un miliardo e centoquarantotto milioni di euro nel 2012) e risparmiare 500 milioni di euro l’anno per lo Stato. È quanto chiedono i Radicali, in tempi di spending review, in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio, Mario Monti.

La lettera a Mario Monti. “Signor Presidente, il Governo sta svolgendo una revisione della spesa pubblica per recuperare fondi utili alla riduzione del debito pubblico – scrive Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani – voglio per questo porre alla Sua attenzione la vicenda dell’otto per mille, ovvero la quota dell’Irpef degli italiani che ogni anno viene sottratta al bilancio statale per essere ripartita tra sette soggetti, di cui sei confessioni religiose.

Le chiedo semplicemente di far rispettare la legge vigente (la 222/85), il cui articolo 49 prevede la riduzione dell’aliquota qualora il gettito dell’8 per mille si modifichi nel tempo ed ecceda dalla soddisfazione delle finalità previste”. In effetti, la legge istitutiva dell’8 per mille prevede la possibilità che “una apposita commissione paritetica, nominata dall’autorità governativa e dalla Conferenza episcopale italiana, possa procedere alla revisione dell’importo”.

Diciasette miliardi di euro alla Chiesa. I Radicali hanno fatto i conti in tasca alla Chiesa cattolica, verificando il gettito annuo: “Ebbene, il gettito dell’8 per mille è cresciuto esponenzialmente nel tempo, arrivando alla cifra abnorme di 1,1 miliardi di euro l’anno – sostiene Staderini – la Conferenza episcopale italiana, che nel 1990 incassava 210 milioni di euro, a partire dal 2002 riceve oltre 1 miliardo di euro. In pratica il gettito dell’otto per mille si è quintuplicato, mentre nello stesso periodo le spese per il sostentamento del clero (la principale destinazione cui la legge vincola l’uso dei fondi) sono poco più che raddoppiate (dai 145 milioni di euro del 1990 ai 363 milioni del 2012)”.

Non solo. Dal 1990 al 2012 è diminuito il peso in percentuale della spesa per il sostentamento del clero (dal 69% al 32%), mentre sono aumentate tutte le altre voci. L’unica voce rimasta uguale – sempre stando alle elaborazioni dati dei Radicali – è quella dedicata al Terzo mondo (ferma al 7%). “Peraltro, per i prossimi anni è prevedibile un ulteriore aumento del valore dell’otto per mille in virtù della crescita del gettito complessivo Irpef dovuto alla maggiore pressione fiscale e alla lotta all’evasione”.

E ancora: “Dal 1990 a oggi la CEI da sola – scrive Staderini – ha incassato 17 miliardi di euro (2 miliardi dei quali sono stati investiti per la costruzione di nuove chiese). Le attuali cifre sono talmente alte che la stessa CEI nell’ultimo anno ha accantonato come fondo di riserva ben 55 milioni di euro”.

Passare al quattro per mille. Per i Radicali, l’aliquota deve essere ridotta: “La procedura prevista affida la prima valutazione a una Commissione bilaterale istituita presso la Presidenza del Consiglio, le cui relazioni sono scandalosamente sottratte a qualsiasi forma di conoscenza. È di tutta evidenza, però, che la crescita dell’otto per mille sia incompatibile con l’attuale situazione economica del Paese, oltre che con le norme.

Per questo motivo Le chiedo di avviare direttamente la procedura prevista dalla legge, formalizzando la richiesta alla CEI al fine di procedere di comune accordo a una immediata riduzione dell’aliquota, ad esempio passando dall’otto al quattro per mille. Si tratterebbe per lo Stato di un risparmio annuo di almeno 500 milioni di euro”.

Il tam tam su internet. “Su Facebook – sostiene Staderini – si sta mobilitando a sostegno della lettera la comunità VaticanoPagaTu 4, protagonista con noi lo scorso anno della campagna di pressione per far pagare l’Ici alle attività commerciali degli enti ecclesiastici”.

 

 

 

Vladimiro Polchi per “Repubblica.it

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