Il piano segreto di Bersani per rottamare il giovane vecchio

Domani ci sarà una poco affollata e molto accaldata assemblea del Pd, in cui Bersani dovrà spiegare come, quando, e con quali regole si faranno le primarie. Quando le annunciò qualche settimana fa, il segretario parlò di “primarie aperte”, il che farebbe pensare a una competizione più ampia possibile.

Ma il termine nasconde in realtà una chiusura notevole: in una consultazione “aperta” ci saranno candidati di tutta la possibile coalizione (che sia con il Terzo Polo o con il fronte Vendola-Di Pietro), oltre a esponenti della società civile, delle associazioni, delle liste civiche, magari pure un nome della “lista Repubblica” o un grillino disturbatore.

E qui sta l’inghippo: Bersani, per evitare il ripetersi dei casi suicidi di Genova e Milano, in cui il Pd ha presentato tre candidati che hanno miseramente perso contro Doria e Pisapia, vuole imporre la regola di un solo candidato del partito che sfidi gli “esterni”. E, chiaramente, il vertice proporrebbe proprio Bersani, sbarrando la strada al rottamatore Renzi.

Vedremmo quindi una riedizione delle primarie-bufala del 2005 in cui Prodi fu “sfidato” da Mastella, Bertinotti, Pecoraro Scanio, all’epoca leader dei partiti che sostenevano la coalizione di centrosinistra. Stavolta però, se da una parte potrebbero esserci candidati più interessanti e “nuovi”, l’operazione sarebbe ancora più inutile: nel 2005 Prodi aveva bisogno di una legittimazione popolare dopo essere stato per anni fuori dall’Italia. Bersani invece è già stato votato alle primarie (2 anni e mezzo fa).

Quindi la scelta è tra un’operazione suicida e fratricida in cui il partito si scanna a vantaggio delle frange, com’è successo nelle primarie cittadine, e l’esclusione di Renzi e di qualunque altro candidato Pd, che creerebbe una spaccatura fortissima nel partito e darebbe l’idea di un movimento immobile e che cerca solo di proteggere la sua nomenklatura.

Il sindaco di Firenze, dopo il secondo “Big Bang” ha iniziato una campagna elettorale a tappeto, ha radunato i suoi, ha messo tutte le fiches sul tavolo e ormai non può più tornare indietro. “In un modo o nell’altro a queste primarie parteciperò”, dice ai suoi. Questo vuol dire che se fosse escluso dal regolamento, gli rimarrebbe una sola soluzione per non sparire dalla politica nazionale: abbandonare il Pd, mettere in piedi una propria lista, e con questa presentarsi alle primarie di coalizione.

 

Tratto da Dagospia

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