Gli stipendi d’oro di Acea

1- ACEA, GDF/SUEZ ESORTA COMUNE A PRIVATIZZARE PER EVITARE DANNI
Stefano Bernabei per Reuters -Gdf Suez , azionista di Acea , ha chiesto in assemblea che la società si tuteli dal rischio di subire influenze negative sul titolo e sui conti se il Comune, azionista di controllo, non rispetterà l’obbligo di privatizzare perdendo di conseguenza importanti contratti pubblici.

Lo ha detto una rappresentante di Gdf Suez, che ha il 12,5%, in un intervento in assemblea che ricalca quanto già detto dall’altro azionista privato Francesco Gaetano Caltagirone, che ha il 16,3%, nei giorni scorsi. Dopo aver ricordato l’intendimento del Comune di cedere il 21% e il dibattito in corso in Campidoglio, Aurelia Carrere ha detto che “Acea non deve in nessuna maniera subirne delle conseguenze negative. E’ importante che il Comune di Roma prenda una decisione rapidamente per evitare che lasci Acea in una condizione di incertezza”.

L’azionista ha avvertito che il contesto esterno è difficile e pesa sul titolo e ha sottolineato che “l’incertezza che sarebbe generata da una assenza di decisione dell’azionista di maggioranza potrebbe influire negativamente sul titolo in Borsa con un danno con tutti gli azionisti di minoranza”.
Suez, come già prima Caltagirone, fa quindi pressing sulla società per spingere il Comune a decidere presto sulla privatizzazione che serve ad evitare che si perda la concessione per l’illuminazione pubblica.

Il fatturato di questa concessione vale meno del 2% del fatturato totale della società e Acea potrebbe comunque partecipare a una gara per riavere la concessione.
Sia Caltagirone che Suez sarebbero inoltre esclusi dalla privatizzazione riservata, secondo il Comune, ai soci che hanno meno del 2%, ma con il Comune al 30% sarebbero insieme a ridosso del 29% a un passo dall’azionista di controllo.
“Noi siamo preoccupati che qualora il dettato di legge non fosse rispettato Acea potrebbe perdere importanti contratti di servizio pubblico che dovrebbero restare in vigore per un lungo periodo di tempo, cosa che avrebbe un impatto negativo sull’andamento della società e sul livello occupazionale del personale dedicato a questa attività”, ha osservato Carrere.

In sede di replica in assemblea, il presidente di Acea Giancarlo Cremonesi ha detto che “effettivamente nel momento in cui la società dovesse perdere una o più concessioni dirette questo potrebbe essere un motivo di preoccupazione per gli azionisti di minoranza”, dando sostegno agli interventi di Gdf Suez e di Caltagirone, ma dicendo di parlare “a titolo personale per non impegnare su questo il cda”.
“Evidentemente, è un mio pensiero personale, l’apertura alla concorrenza va nella direzione auspicata dal governo e un numero maggiore di azioni sul mercato ritengo che possa migliorare l’andamento del titolo”, ha detto Cremonesi.

Il presidente di Acea ha anche detto comunque, riprendendo l’intervento di un piccolo azionista che suggeriva una discesa del Comune in due tappe (al 40% a giugno 2013 e al 30% nel 2015), che questo non sarebbe un rischio per la società. “Non credo neppure, all’inverso, che sia un pericolo se il Comune dovesse vendere in tempi successivi (anziché tutto il 21% subito)”.

Anche l’Ad Marco Staderini ha risposto all’azionista francese riscontrando che “la situazine attuale che vede una tempesta politica sulla decisione di privatizzare è una situazione che destabilizza il titolo”. Per Staderini, quindi, “prima si riuscirà a definire una decisione tanto migliori gli effetti saranno sulla società. Questa è la situazione peggiore in cui si prospettano due mesi di braccio di ferro tra i favorevoli e i contrari alla privatizzazione”.
Oggi Acea ha fatto presidiare l’ingresso della sede dove si svolge l’assemblea per il timore di azioni dimostrative contro la decisione di vendita del Comune.

2- ACEA: PICCOLI AZIONISTI, NON VERO OBBLIGO VENDITA 21%
(ANSA) – I piccoli azionisti di Acea, nel corso dell’assemblea della società, hanno ribadito la loro contrarietà alla vendita del 21% voluta dal Comune di Roma. “La legge – ha spiegato il rappresentante dei piccoli azionisti Franco Di Grazia – non obbliga a cedere tutto il 21%, ma caso mai solo il 10% entro il 2013”. Secondo Di Grazia, oltre tutto, “ai valori attuali sarebbero solo quattro soldi, sarebbe una svendita”. Insomma, ha aggiunto, “i piccoli azionisti non devono essere presi in giro”, anche perché nel tempo hanno investito nella società “ben 8mila miliardi” e “hanno pagato un peso enorme”. I piccoli lamentano anche il fatto che Acea non abbia ancora presentato la trimestrale (in programma l’11 maggio) e sottolineano con preoccupazione “il crollo delle azioni in Borsa”.

3- ACEA ELDORADO DEI MANAGER TRA STIPENDI D’ORO, SUPERAUTO E BENEFIT STELLARI

Si chiama Acea l´Eldorado dei manager pubblici. Gente che a Roma ha trovato l´America: retribuita senza limiti alla faccia del rigore, gratificata con benfit da favola, case e alberghi pagati, macchine superlusso su cui viaggiare. Il tutto mentre il socio di maggioranza le sta provando tutte (compresa la vendita del 21%) pur di sopravvivere ai tagli e far quadrare i conti comunali.

Basta leggere le cifre contenute nella “Relazione sulla remunerazione” che tra oggi e lunedì l´assemblea degli azionisti dovrà approvare insieme al bilancio 2011, per capire come mai le poltrone della multiutility siano così ambite. Tanto più che, al contrario di quanto avviene nelle società e gli enti statali (a eccezione delle quotate in Borsa), dove il governo Monti ha introdotto il tetto agli stipendi dei vertici, imitato a stretto giro dalla giunta Alemanno per le aziende capitoline, le quotate in Borsa non sono soggette ad alcun obbligo di continenza. Non fosse che l´austerity, coi tempi che corrono, sarebbe pratica raccomandabile per tutti. Come peraltro appena suggerito dal ministero dell´Economia alla controllata Enel.

Ma torniamo ad Acea. A battere tutti i record è il direttore generale Paolo Gallo. All´inizio del 2011, proprio quando il suo rapporto con Edipower stava per interrompersi, ha agganciato il salvagente di Piazzale Ostiense dove, in fondo a un lungo braccio di ferro, ha spuntato un trattamento economico da nababbo: 756mila euro di stipendio, più 86mila di benefit non monetari. Totale: 842mila l´anno.

Da segnalare: l´appartamento pagato al residence Aldovrandi, cuore dei Parioli, che vale all´incirca 4.300 euro al mese; l´auto a noleggio con conducente (un Suv superaccessoriato) a dispetto del “pool di autisti” istituito qualche mese fa dall´azienda per risparmiare, messo a disposizione di tutti i dirigenti (tranne lui) con macchine aziendali; la convenzione imposta ad Acea con il San Raffaele di Milano, sua città di provenienza, così da poter continuare la riabilitazione necessaria a rimettersi in sesto dopo un incidente di sci.

Secondo classificato, nella speciale hit dei Paperoni, l´amministratore delegato Marco Staderini. Per lui appena 350mila euro di retribuzione, 126mila di bonus e nessun altro beneficio: totale, 476mila euro secchi. All´incirca il 45% in meno rispetto a Gallo. A tallonarlo è il presidente Giancarlo Cremonesi: 300mila di stipendio, bonus di 108mila e, in più, una clausola di salvaguardia che vale oro. Se dovessero mandarlo via prima del tempo, bisognerà pagarlo per intero sino alla naturale scadenza del mandato.

Non va peggio ai sette dirigenti con responsabilità strategiche, che nel complesso valgono circa 2 milioni (in media, poco meno di 300mila a testa). A stabilire il record è senz´altro Alberto Zangrillo, fratello del medico di fiducia di Silvio Berlusconi, sbarcato in Acea nel settembre scorso per guidare il Personale: prende un fisso di 285mila euro, più un variabile di circa 30mila, più un appartamento in affitto a piazza Santi Apostoli.

Ora uno potrebbe pensare: visto che Acea negli ultimi quattro anni ha quasi dimezzato il suo valore e che il tetto imposto dal governo ha calmierato il mercato, forse il Campidoglio chiederà un qualche ritocco agli strabilianti stipendi dei manager. L´occasione offerta dall´assemblea degli azionisti che dovrà mettere ai voti la succitata “Relazione sulla remunerazione”. Magari il socio di maggioranza darà parere negativo. Macché. La delibera approvata ieri dalla giunta Alemanno ha acceso il semaforo verde, esprimendo una semplice raccomandazione al rigore nelle politiche retributive. Praticamente, acqua fresca.


Giovanna Vitale per “la Repubblica

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