Sesso a Scuola? Vale un giorno di sospensione… sbagliare porta3!

Appuntamento nei bagni della scuola, a metà mattina e nel bel mezzo della lezione. Lontani da occhi indiscreti, e non per passare di mano in mano la soluzione del compito in classe, massima trasgressione del passato. Piuttosto, per una ricreazione su misura a base di sesso: in omaggio alla passione o in sfregio all’istituzione, non è dato a sapere.

Solo che, all’istituto Einaudi di Bassano del Grappa, le cose non sono andate come i due ragazzi avevano previsto: sorpresi in atteggiamento che non lasciava spiragli al dubbio, sono stati sospesi entrambi. Un giorno a lui, quattro a lei: e così, al gran parlare che si fa a Bassano intorno all’episodio, si aggiunge la polemica per quella che viene interpretata come una discriminazione nei confronti della ragazza.

Il fatto accade alcune mattine fa. I due, entrambi quindicenni, si danno appuntamento nel bagno dei maschi mentre le lezioni sono in corso, e arrivano puntuali. Lui entra senza problemi, lei un po’ deve sgusciare perché non è esattamente al proprio posto.

Una volta entrati nei bagni, i due si sentono al sicuro e si concentrano su quel che più gli interessa, ma non fanno i conti con l’imprevisto: un altro studente ha bisogno del bagno, entra e li sorprende. Tipo discreto, gira le spalle e se ne va senza fiatare; e sembra non volesse nemmeno fare la spia. Solo che, rientrato in classe, si lascia sfuggire un «in bagno sì, che si stanno divertendo». In un attimo la voce passa di banco in banco, il bisbiglio si fa frastuono, un docente va a controllare e i due hanno appena il tempo di ricomporsi prima di ritrovarsi davanti al preside.

Il professor Giovanni Pone emette la sentenza: un giorno di sospensione per lui, quattro per lei. E qui si apre il capitolo secondo, quello delle polemiche. Perché tanta differenza?

Il preside non spiega e non commenta; difende il buon nome del suo istituto, dove si formano ragionieri e geometri e dove studiano mille e 500 ragazzi. Dice che, sulla vicenda, la scuola lavora assieme alle due famiglie perché una sospensione non basta a risolvere un simile comportamento, del quale bisogna andare alle radici.

Tutto vero, ma la differenza di trattamento? La versione ufficiale dice che per la ragazzina c’è l’aggravante: è entrata nel bagno dei maschi. Ma si tratta di un fragile paravento: vorrebbe dire che all’Einaudi di Bassano se si fa sesso si becca un giorno di sospensione, se si sbaglia porta se ne beccano tre.

Il preside «non è un emotivo» dice l’assessore all’Istituzione della Provincia di Vicenza, Morena Martini, che lo conosce bene. A suo avviso, non di discriminazione si è trattato, ma di una valutazione che potrebbe tenere conto, ad esempio, di diversi curriculum scolastici. Uno studente recidivo in comportamenti scorretti, insomma, sarebbe punito più severamente di uno che sbaglia per la prima volta. Tutto impossibile da verificare, data la minore età dei due.

Ma per una donna che difende l’operato del preside, un’altra va all’attacco: per Chiara Moroni, parlamentare di Fli, quel che è accaduto all’Einuadi di Bassano del Grappa è «vera e propria discriminazione legata a una cultura maschilista che non possiamo accettare e che la scuola ha il dovere di combattere e non di alimentare».

E se l’Einaudi è noto in provincia di Vicenza per i progetti sulle pari opportunità e sull’affettività che porta avanti con gli studenti, la Moroni si ritiene comunque offesa, «come donna e come parlamentare».

Di diverso tenore quel che si registra in città, dove l’istituto è considerato una delle scuole più serie e sensibili alle esigenze degli studenti; un istituto tecnico dove l’attenzione agli studenti e alle loro fasi di crescita è considerata dai docenti imprescindibile quanto la formazione che li porterà al diploma.

 

 

Anna Sandri per “la Stampa

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