A Montecitorio regna l’Intesa

A margine dei Partiti Spa, c’è una vicenda che incrocia Intesa San Paolo e il finanziamento dei movimenti politici. “Il Banco di Napoli ce l’ha fatta: rimarrà la banca ufficiale dei deputati, essendosi riaggiudicato la convenzione in atto dal 1926. A conclusione di una ricerca di mercato avviata dall’amministrazione di Montecitorio nel dicembre 1995 sulle modalità e sull’esecuzione del servizio bancario interno alla Camera, il Banco di Napoli ha ottenuto il rinnovo della convenzione già in essere”.

Questo scrive “L’Opinione” nel aprile del 1996 , dando notizia del rinnovo della convenzione firmata da Mauro Zampini, segretario generale della Camera, e da Federico Pepe, direttore generale del Banco di Napoli. “Il Banco di Napoli, tramite i due sportelli di Palazzo Montecitorio e di Palazzo San Macuto, continuerà quindi a fornire tutti i servizi di banca a parlamentari, dipendenti, gruppi parlamentari e giornalisti accreditati. L’istituto di credito partenopeo aveva cominciato l’attività all’interno della Camera dei Deputati dopo il 1926, quando cessò di essere istituto di emissione”.

Da allora il Banco di Napoli continua a fornire i servizi bancari alla Tesoreria della Camera dei deputati, il che significa sul Banco di Napoli si appoggiano i conti correnti dei deputati – sui quali vengono accreditati ogni mese indennità, diaria e rimborsi spese a forfait – e i movimenti di milioni di euro di Montecitorio, che rimborsa i gruppi parlamentari (70 milioni l’anno) e i partiti politici (200milioni l’anno in media). Nel frattempo però (nel 2002) il Banco di Napoli è stato acquisito da Intesa San Paolo, la banca da cui proviene il ministro Corrado Passera e il suo vice alle Infrastrutture, Mario Ciaccia.

LA GARA PER L’APPALTO
Ma con quale bando di gara il Banco di Napoli si è aggiudicato questo goloso appalto? Se l’è chiesto Rita Bernardini, dei Radicali, e ha girato la domanda alla segreteria generale della Camera dei deputati, con una richiesta di accesso agli atti (datata 15 aprile 2010), in cui chiedeva di “poter accedere alla convenzione stipulata con il Banco di Napoli per la fornitura di servizi bancari all’interno e al bando di gara con cui si è aggiudicata la convenzione e le modalità del bando stesso”.

La Camera ha risposto con un plico di documenti, che però non soddisfano la richiesta, e alla Bernardini è toccato riscrivere. “Egregio Segretario generale, la ringrazio per avermi fornito parte della documentazione richiesta, il plico consegnatomi contiene la lettera di accompagnamento, il promemoria sulla convenzione che ha avuto rinnovi per cinque anni aggiuntivi e la proroga al 31dicembre 2010, ma non ho trovato traccia del bando con il quale sotto la Pivetti si aggiudicò la gara. Mi sento di escludere che il banco di Napoli dal 1871 abbia ottenuto una succulenta concessione senza mai essere passati da una gara di appalto”.

Insomma la Bernardini non ha trovato traccia di un bando di gara, anche se il collegio dei questori ha deliberato “una proroga al 31 dicembre del 2010 della convenzione, nonché l’esplicitamento di una procedura ad evidenza pubblica per il rinnovo della stessa”. Quindi vuol dire che nel 2011 c’è stata una gara per il rinnovo della convenzione? E chi ha partecipato?

CONDIZIONI SUPER VANTAGGIOSE PER I DEPUTATI
Intanto, risulta ancora essere il Banco di Napoli il gestore dei movimenti bancari della Camera dei deputati, in base alla stessa convenzione valida per gli anni (anzi, i decenni) passati. Ma che condizioni offre poi il Banco di Napoli? “Sono supervantaggiose per i deputati – risponde la Bernardini -. Si pagano commissioni molto basse, tutti vantaggi che è molto difficile ottenga un cittadino normale”.

A deputati e alla casta in generale conviene quindi tenere quella convenzione, e a Intesa anche, perché una piccola commissione su centinaia di milioni di euro in movimento, è pur sempre una bella cifra. “Ma proprio per la delicatezza del servizio dovrebbe essere una di quelle convenzioni che deve passare attraverso una gara”.

Già nel 1995 si discusse di questa convenzione, e l’allora questore della Camera Balocchi (Lega nord) suggerì una procedura sotto vigilanza della Banca d’Italia per la scelta migliore. Il deputato di An Ugo Martinat parlò di “esigenze di sicurezza” di “importanza di un rapporto fiduciario” con la banca che, avendo quella convenzione, saprebbe tutto dei conti dei partiti politici. “Gestiscono il credito ai partiti – riassume la Bernardini – possono anticipare il finanziamento pubblico perché quelli sono soldi sicuri e abbondanti”.

 

Brano tratto da “Partiti Spa” di Paolo Bracalini (ed. Ponte alle Grazie, pagg. 350, euro 14)

Be the first to comment on "A Montecitorio regna l’Intesa"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Perché?

Protected by WP Anti Spam