Pessima figura della Premiere Dame Carlà

A 100 giorni dalle elezioni presidenziali, la figura della première dame Carla Bruni-Sarkozy viene per la prima volta messa pesantemente in discussione. Schiva in qualità di moglie del presidente della Repubblica e anche nel ruolo di madre della piccola Giulia (che oggi ha due mesi e mezzo), negli ultimi anni la Bruni aveva accettato la luce dei riflettori quasi esclusivamente per parlare delle sue attività filantropiche.

Ora, alla vigilia della candidatura ufficiale del marito, è proprio il suo impegno contro l’Aids e l’analfabetismo a essere oggetto dell’inchiesta del settimanale Marianne, che la accusa nel numero oggi in edicola di avere ottenuto in modo poco limpido dal Fondo mondiale contro l’Aids 3,5 milioni di dollari, che sarebbero secondo l’accusa finiti poi a finanziare le sue velleitarie, secondo il giornale, azioni di beneficenza.

Il Fondo smentisce e parla di una campagna di stampa «inesatta e ingannevole», assicurando di non avere versato un centesimo alla «Fondation Carla Bruni-Sarkozy». E in tarda serata è arrivata anche la lunga, circostanziata e pacata risposta della Bruni sul suo sito. La frase più decisa: «L’insinuazione secondo la quale dei finanziamenti sarebbero stati ottenuti da partner pubblici è interamente infondata». In attesa che la verità venga accertata, la coppia presidenziale è bersaglio di accuse che potrebbero comunque danneggiare una già difficile campagna elettorale.

L’inchiesta è stata condotta da Frédéric Martel, 44enne scrittore e giornalista, schierato apertamente a sinistra, autore di sette libri tra i quali il bestseller «Mainstream» (edito in Italia da Feltrinelli) e l’appena uscito «J’aime pas le Sarkozysme culturel» (Flammarion). «Da anni mi interesso alla lotta contro l’Aids – dice Martel – . Il lavoro che pubblico su Marianne è frutto di un’indagine specifica condotta a novembre e dicembre 2011 a Ginevra, Bruxelles e Parigi, intervistando poi al telefono una cinquantina di persone tra Washington, New Delhi, New York e Londra».

Secondo la ricostruzione di Martel, nel maggio 2011 il consiglio di amministrazione del Fondo mondiale anti Aids a Ginevra, diretto dal grande medico francese Michel Kazatchkine, amico di Carla Bruni, ha deciso di affrontare i crescenti episodi di malversazioni affidando uno studio indipendente a una società di consulenza inglese.

Nel novembre 2011, durante una riunione in Ghana, il presidente del consiglio di amministrazione, l’alto diplomatico britannico Simon Bland, avrebbe annunciato i risultati dello studio: oltre ai 34 milioni di dollari svaniti tra Zambia, Mali, Mauritania e Gibuti, 3,5 milioni di dollari sarebbero indirettamente – e in deroga alle regole – finiti alla fondazione di Carla Bruni-Sarkozy con l’avallo del direttore Kazatchkine e l’intermediazione di Julien Civange, musicista amico della première dame, creatore del sito CarlaBruniSarkozy.org e fondatore di alcune società attive nel settore umanitario come il marchio «Born Hiv Free», «Rh et Cie» e «Mars Browers». Civange lavora a stretto contatto con la Bruni-Sarkozy tanto da avere un ufficio con segretaria all’interno dell’Eliseo.

Il Fondo mondiale per la lotta all’Aids è finanziato soprattutto da Stati Uniti (un miliardo di dollari l’anno) e Francia (360 milioni l’anno). L’Italia, uno dei Paesi fondatori dell’agenzia, è di recente uscita dal consiglio di amministrazione per il mancato versamento dei fondi promessi, 160 milioni di euro nel 2009 e nel 2010. Di fronte alla notizia degli sperperi, l’amministrazione Obama avrebbe reagito minacciando di non versare più un soldo.

La soluzione trovata dopo una trattativa diplomatica segreta tra Parigi e Washington, secondo Marianne, prevede l’esautorazione del direttore Kazatchkine – «ottimo scienziato e pessimo gestore» – che dovrebbe dimettersi dopo le elezioni presidenziali, e la cacciata dal board del Fondo del diplomatico francese Patrice Debré, giudicato corresponsabile dello storno di fondi. Al suo posto, proprio da ieri mattina, la stimata Mireille Guigaz.

Secondo l’accusa, i soldi sarebbero finiti – senza regolare gara d’appalto – alle società di Julien Civange, artista e testimone di nozze Carla Bruni-Sarkozy, per finanziare poi il sito della ex modella e alcune sue campagne filantropiche, «inefficaci e di aiuto soprattutto alla sua immagine», dice Martel.

Il Fondo mondiale ha contestato l’articolo di Marianne, sostenendo che un aiuto di 2,8 milioni di dollari – «ossia molto meno della cifra ipotizzata nell’inchiesta» (3,5, ndr) – è stato sì versato in Francia per una campagna di sensibilizzazione sulla trasmissione del virus Hiv da madre a bambino, ma «rispettando tutte le procedure». Poi la stessa Carla Bruni-Sarkozy è intervenuta per respingere personalmente le accuse. Martel promette altre rivelazioni nei prossimi giorni.

 

Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera

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