Eurocrac, il Regno Unito si prepara…

Il mondo delle banche è in agitazione per la crisi dell’euro, al punto che si sta preparando al suo collasso e al ritorno delle vecchie monete. Nello stesso tempo le autorità britanniche sono arrivate a studiare i piani di evacuazione per i propri cittadini dai Paesi più deboli, che potrebbero crollare sotto il peso dell’emergenza economica, mentre in America diversi istituti finanziari cominciano a vedere l’Europa come un supermarket dove fare shopping a buon mercato.

La prima indiscrezione, quella più pericolosa per la tenuta della moneta unica, viene dal Wall Street Journal, che ha parlato con almeno due banche impegnate a riattivare la possibilità di un sistema di cambi basato sulla dracma, lo scudo o la lira.

Nella sostanza, i manager di queste banche hanno contattato Swift, il consorzio con sede in Belgio che gestisce la maggior parte delle transazioni finanziarie internazionali, per sapere se i codici delle vecchie divise sono ancora attivi o comunque utilizzabili in caso di emergenza.

Tutte le monete hanno un codice di tre lettere, tipo Usd per il dollaro, che viene assegnato dall’International Standards Organization di Ginevra. Poi Swift usa questi codici per fare operazioni, trasferimenti e pagamenti in tutto il mondo. Le due banche hanno chiesto al consorzio belga se i codici delle vecchie divise dei paesi più in difficoltà, tipo Grd per la dracma, sono ancora attivi o utilizzabili. In caso di risposta positiva, potrebbero subito costruire un sistema di cambio alternativo a quello dell’euro, che entrerebbe in funzione rapidamente appena uno dei membri lo abbandonasse.

Swift non ha risposto, perché voleva evitare le inevitabili speculazioni che sarebbero seguite ad una fuga di notizie in questo senso, però ha assicurato di essere pronto a tutte le evenienze.

Inutile sottolineare che le banche più attente a questo scenario sono quelle britanniche, tanto per la loro importanza, quanto per la recente emarginazione di Londra dalle decisioni dell’ultimo vertice europeo. Non a caso proprio dal Foreign Office sono trapelate le indiscrezioni sull’esistenza di piani per l’evacuazione dei cittadini della Gran Bretagna da Spagna e Portogallo, in caso di collasso di questi due Paesi.

Il ministero degli Esteri non ha né confermato né smentito, aggiungendo però che il suo dovere è tenersi pronto per qualsiasi eventualità.

Dal New York Times, invece, arriva la rivelazione che le banche, i fondi di investimento e anche le compagnie private americane cominciano a vedere la crisi europea come una grande occasione per fare shopping. Il punto di partenza è la necessità degli istituti finanziari del Vecchio continente di ricapitalizzare. La European Banking Authority ha imposto la scadenza di giugno, entro cui le banche più in difficoltà dovrebbero raccogliere un totale di oltre 114 miliardi di euro.

Per farlo devono vendere asset, che i colleghi americani possono acquistare perché hanno più liquidità, e perché spesso sono garantiti da beni immobili che si trovano spesso negli Stati Uniti.

Il Blackstone Group, ad esempio, ha rilevato dalla Commerzbank prestiti per 300 milioni di dollari, dietro cui ci sono proprietà come l’albergo Mondrian South Beach della Florida e quattro Sofitel a Chicago, Miami, Minneapolis e San Francisco.

Di questa situazione ne stanno approfittando anche compagnie private come Google, che ha acquistato il Montevetro building di Dublino dalla National Asset Management Agency dell’Irlanda. Grandi affari, anche in Grecia, per chi ha i soldi e la voglia di rischiare.

 

Paolo Mastrolilli per “La Stampa”

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