Ecco come sarà l’Europa del 2021

Benvenuti nell’Europa del 2021.

Niall Ferguson, sul “Wall Street Journal”, immagina cosa sarà il Vecchio Continente 10 anni dopo la crisi attuale in un lungo articolo che è al primo posto tra quelli più letti sul sito del quotidiano americano. Ebbene, una decade dopo la crisi, passata non senza essersi presa lo scalpo di almeno 10 governi, Francia e Spagna inclusi, in Europa circola ancora l’euro, anche se più in forma elettronica che in contante. Vienna ha sostituito Bruxelles come capitale di ciò che ormai ha preso il nome di Stati Uniti d’Europa (Use).

Ma per l’Italia e gli altri paesi periferici (Spagna, Portogallo, Irlanda, Grecia) le cose continuano ad andare male: la disoccupazione è salita al 20%. Tuttavia, la creazione di un nuovo sistema fiscale federalista, nel 2012, permette un continuo flusso di denaro proveniente dal cuore pulsante del Continente. Nell’Europa del sud un quinto della popolazione ha più di 65 anni e un altro quinto è senza lavoro. Di conseguenza la gente ha tutto il tempo per godersi i piaceri della vita e all’interno di questa economia grigia si possono fare un sacco di euro lavorando come giardinieri o camerieri nelle seconde case dei tedeschi.

L’euro è stato adottato anche in Lituania e Lettonia e Polonia, che insieme all’Estonia sono divenuti i paesi che più ogni altro attraggono gli investimenti della Germania per le loro tasse e per i loro salari bassi. Ma la Use ha anche perso pezzi: in Gran Bretagna David Cameron ha ceduto alla pressione degli euroscettici ed è stato votato il referendum che, anche grazie alla campagna promossa dai tabloid inglesi, ha portato all’uscita dall’Unione con una percentuale di favorevoli pari al 59%.

Forse sarebbe stato conveniente che l’Europa del 2021 avesse i suoi cardini in Roma e Atene, culle della civiltà occidentale. Ma Papandreou e Berlusconi non sono stati affatto le prime vittime di ciò che potremmo definire la maledizione dell’euro, una moneta “ammazza-governi”. Dal giugno 2010 ne erano caduti già sette: Paesi Bassi, Slovacchia, Belgio, Irlanda, Finlandia, Portogallo e Slovenia. E poi la Spagna. E poi? Facile: Nicolas Sarkozy.

Lo scenario immaginato da Niall Ferguson va oltre, racconta la sconfitta della Merkel alle elezioni del 2013 e l’ascesa, un po’ ovunque tranne che in Germania, dei partiti ultranazionalisti. Proprio sulla spinta di uno di questi, il True Finns, si è costituita la Norse League che comprende tutta la Scandinavia, la Danimarca e l’Islanda.

L’euro, nonostante le fosche analisi che giravano nel 2011, è sopravvissuto grazie all’incisiva azione di Mario Draghi che alla fine è riuscito a trasformare la Banca centrale europea in un prestatore di ultima istanza…

 

Tratto dal “Wall Street Journal”

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