Il nuovo che è avanzato… I due miliardi di “contributi” che Casini dimenticò

Il Giornale ricorda una vecchia polemica tra Pomicino e mister Caltagirone

 

Che i compagni di merende del terzo polo raccolgano in sé il sintagma dell’impresentabilità (Udc) e dell’ottusità (Fli, che ci ha messo 18 anni a capire che Berlusconi è Berlusconi) è un dato di fatto difficilmente smentibile. Ma oggi il Giornale, in un articolo a firma di Gian Marco Chiocci, ci ricorda un simpatico aneddoto che riguarda gli oggi alleatissimi Paolo Cirino Pomicino e Pierferdinando Casini. Che parte dal processo a Prandini:

Solo un promemoria di quello che Pomicino pensava e scriveva, nove anni fa, di Casini. Anno di grazia2002, «Dietro le quinte, la crisi della politica nella Seconda Repubblica », firmato Geronimo. Ecco, da pagina 16, il resoconto di un’udienza del processo contro Giovanni Prandini accusato di corruzione, udienza teatro di una sfilata di testimoni eccellenti. Prandini aveva sempre cercato di difendere i suoi amici, dalla Iervolino, sentita anche lei quel giorno,a Casini. Ma PierFerdy, per Geronimo, la verità non l’avrebbe detta: «Quel 19 ottobre 2000, al tribunale di Roma, c’è anche Pier Ferdinando Casini. E bisognerebbe aver sentito quella testimonianza, o leggere quei verbali, per capire lastatura morale e politica di Casini. Anche Pier Ferdinando, balbettando, non ricordava quasi nulla dei contributi che la sua corrente riceveva, e anzi non mancò di sottolineare una sua antica e sottile polemica con Prandini. Nemmeno Maramaldo (tu uccidi unuomomorto)avrebbe saputo fare di meglio ».

Prandiniavevacercato di salvare la baracca, tacendo coi magistrati:

Però, di fronte alle accuse era stato costretto a presentare dei documenti. «Uno – scrive Pomicino–riguardava proprio Casini, che nel biennio1990-92aveva raccolto e girato nelle casse della corrente due miliardi di contributi, versati da alcuni imprenditori notoriamente vicini alle sue posizionipolitiche( negliatticisonoanche i nomi). A dire il vero – continua Geronimo – Pier Ferdinando aveva raccolto molto di più. La regola dell’area forlaniana era che ogni parlamentare teneva per sé, cioè per le esigenze del suo collegio, un terzo dei contributi ricevuti. Un terzo lo girava alla correntee un terzo lo girava al partito centrale ». Riflettendo su quel comportamento omissivo, Pomicino si lascia andare: «Provo sempre molta amarezza quando uomini politici che pensano di essere grandi non hanno il coraggio delle loro azioni. Casini, come Prandini, non è unladro, e non si è arricchito:ma ha finanziato se stesso,la sua corrente, il suo partito,la politica democratica di questo Paese ».

E quindi, ricorda Pomicino:

Ragion per cui «avrebbe potuto spiegarlo quel 19 ottobre 2000 al tribunale,tanto più che non era nemmeno indagato. Non s itratta di fare gli eroi, ma semplicemente di non essere codardi: chi lo è una volta, infatti, lo sarà purtroppo per sempre, perché il coraggio, come diceva Don Abbondio, se uno non ce l’ha non se lo può dare. Senza contare che mentire a un tribunale della Repubblica in qualità di teste è incompatibile con qualunque ruolo istituzionale».

 

Alessandra D’Amato

 

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