College USA – Tutto il marcio dello sport!

Così un losco figuro violava ogni regola dell’agonistica universitaria a Miami. La sua storia ci rivela come funzionano le squadre dietro le quinte?

Dieci mesi di indagine; cento ore di colloquio in carcere; decine di migliaia di verbali, tabulati e pagine scritte e lette dallo staff di Yahoo Sports, che ha confezionato e pubblicato l’inchiesta che rischia di cambiare il volto dello sport universitario americano.

Già, proprio quelle realtà fra il buffo e il mitico su cui sono stati girati centinaia di film epici, la sgangherata squadra dello sgangherato ateneo che vince il torneo studentesco e magari il campionissimo alla fine bacia la sua bella e roba del genere. Solo che non è proprio così, che va; solo che non è questa la verità. Lo spaccato della vita vera di una squadra agonistica studentesca americana, di quelle iscritte alla NCAA (National Collegiate Athletic Association), ce lo restituisce la storia del “booster” Nevin Shapiro, intervistato dal portale sportivo in prigione per ben altri motivi e che però non ha esitato a raccontare tutto ciò che ha potuto fare in anni di attività presso la squadra dell’ateneo di Miami: gli Hurricanes.

IL MARCIO NEL FOOTBALL – Parliamo di football, di football universitario e di un sistema sportivo con regole rigidissime. Che cosa è un booster? Secondo le regole della federazione nazionale, appunto la NCAA, un booster è qualcosa in più di un fan e qualcosa di meno di un membro dello staff ufficiale: è in effetti un supporter accanito della squadra che per sua autonoma iniziativa sceglie di “dare una mano alla squadra”.

In che modo? Come è noto, in Usa, l’accesso al college e ai gradi delle istruzioni superiori è garantito anche per i ragazzi dotati di talento sportivo che possono sperare di entrare nella squadra della scuola. E dunque,

Un booster è un soggetto che “rappresenta l’interesse atletico” di uno specifico programma sportivo. Per la NCAA questo può significare qualcuno che:
Si associa ad un “booster club” che promuove un dato team o programma atletico
Da un contributo finanziario ad un dipartimento atletico del programma – non conta l’ammontare
Compra biglietti stagionali di qualsiasi sport.
Fornisce qualsiasi benefit – un lavoro estivo per un giocatore, ad esempio – ad uno studente-atleta

Cosa non può fare un soggetto del genere?

I booster non possono:
Avere qualsiasi contatto “reclutante” con futuri allievi o con le loro famiglie. Il che include telefonate, lettere, emails ed incontri fisici.
Fornire aiuto finanziario di qualsiasi tipo o per qualsiasi ammontare (vestiti, sconti, regali, affitti, trasporti) a futuri allievi o a loro parenti.
Avere qualsiasi contatto con futuri allievi o genitori durante un incontro di reclutamento.
Contattare qualsiasi recluta per fare congratulazioni
Dare lavoro ad un futuro studente prima del suo senior year
Fornire qualsiasi cosa ad un futuro studente o alla famiglia o agli amici senza l’approvazione dell’ufficio lamentele scolastico.

Insomma, il booster è un supporter attivo della squadra che può, sostanzialmente, individuare soggetti potenzialmente in grado di diventare allievi/nuovi giocatori per la squadra e indirizzare la segnalazione all’ufficio reclutamento dell’ateneo. Stop. Nessun contatto personale, men che meno donazioni, benefici, regali, o altre dimostrazioni di affetto o interesse.

NEVIN SHAPIRO – Dire che Nevin Shapiro abbia violato queste regole è dire poco.

Il booster degli Hurricane Nevin Shapiro ha descritto una frenetica corsa di dieci anni impiegati in lampanti violazioni delle regole NCAA, in alcuni casi con la conoscenza o la diretta partecipazione di almeno sette allenatori provenienti dai programmi di basket o di football. Per un costo che Shapiro stima essere di milioni di dollari, afferma che i benefits concessi agli atleti comprendevano, fra le altre cose, denaro, prostitute, divertimento nella sua casa multimilionaria e nel suo yacht, vacanze pagate in ristoranti di lusso e nightclub, gioiellerie, viaggi e, in una occasione, un aborto.

Nevin Shapiro è un ragazzotto che viaggia per i quaranta anni e che attualmente è nelle prigioni dello Zio Sam per aver preso parte ad una truffa effettuata grazie allo Schema di Ponzi; una truffa dell’importo di 930 milioni di dollari, mica robetta. Tutto denaro che Shapiro ha comodamente usato per infrangere le regole dello sport universitario. In sostanza, qualsiasi cosa servisse ad uno degli atleti che erano finiti nelle sue grazie, veniva prontamente fornito. Senza problema alcuno: Shapiro era il faccendiere a cui i grandi e i piccoli dello sport universitario di Miami andavano quando gli serviva qualcosa. Qualsiasi cosa. Tanto i soldi non mancavano: Shapiro è in carcere, dicevamo, per la sua truffa realizzata grazie ad un attività di distribuzione di generi alimentari; con tutti questi soldi, il booster effettuava donazioni milionarie alla divisione sport dell’Università di Miami ogni anno e, sì, si dava da fare per far sì che tutti gli atleti del football che gli capitavano sottomano fossero coccolati, serviti e riveriti. Una cosa che, come abbiamo visto, secondo le regole non si può fare.

GLI INIZI – In carcere, Shapiro è diventato un vero e proprio “collaboratore di giustizia”, visto che ha innanzitutto confessato i suoi illeciti e ha accettato di raccontare ogni dettaglio dei quasi 10 anni di attività come booster dei Miami.

“Tutto è iniziato quando ho dato qualche biglietto dei Miami Heat ad Andrew Williams. Avevo dato ad alcuni ragazzi il mio biglietto da visita nel 2001, incluso Andrew. Ci siamo tenuti in contatto fino alla fine della stagione, e gli ho dato i biglietti. Ma non era niente di che. Non ci ho nemmeno pensato”.

Andrew Williams è una matricola dell’Università di Miami e ovviamente gioca negli Hurricane. Da cosa nasce cosa e ben presto Shapiro compra una televisione per Andrew e i suoi coinquilini; e poi i regali continuano, e continuano. Fino a quando la comunità dei giovani atleti dell’Università di Miami – sono ragazzi che escono dal liceo, catapultati nella vita dello sport agonistico – non inizia a prenderlo come punto di riferimento.

“Le voci girano – e velocemente; sempre più ragazzi venivano da me. Entro la successiva stagione aumentarono a dismisura, avevano appena finito il loro anno da matricole e non è che fossero delle star, entravano, si presentavano e volevano entrare nella festa”.

Dire feste è, ancora una volta, poco.

LA BELLA VITA – Soldi, gioielli, prostitute, regali lussuosi. Alla “famiglia” di Shapiro – così si chiamavano confidenzialmente lui e gli atleti che gli gravitavano intorno – non mancava proprio niente per diventare stereotipi da film sui ricconi americani. E ciò che è peggio – lo racconta lo stesso Shapiro a Yahoo – è che nel sistema Shapiro erano entrati a far parte anche sei fra allenatori e membri di altro genere dello staff tecnico della squadra.

“Certo che si, ho reclutato un sacco di ragazzi per Miami. Con l’accesso ai clubs, agli strip clubs, alla mia casa, alla mia barca; parliamo di giocatori liceali. Non tutti possono prendere ed entrare nelle discoteche o negli strip club. Chi pagava? Chi faceva in modo che ciò avvenisse? Io”.

Quasi 40 “fra giocatori o matricole in prospettiva” avrebbero ricevuto prostitute pagate dal booster; Shapiro “non rifiutava mai” di pagare qualcosa ai giocatori della sua cerchia, qualsiasi fosse l’importo. Gioielli di ogni genere, regali di lusso per tutti e, come abbiamo visto, accesso totale alla sua lussuosa casa o alla sua barca dove si tenevano party VIP con tanto di privé.

In un caso, Shapiro ha raccontato di aver condotto un giocatore al Pink Pony strip club e di aver pagato perché una ballerina facesse sesso con l’atleta. Nelle settimane seguenti, Shapiro afferma che la ballerina aveva chiamato una delle sue fonti che l’atleta l’aveva messa incinta. Shapiro afferma di aver dato 500 dollari alla ballerina per abortire, senza dire nulla al giocatore.

Shapiro ovviamente badava al suo tornaconto.

GLI STRUZZI ALL’UNIVERSITA’ – Innanzitutto contatti col mondo dello sport, ma anche qualcosa di più concreto: ogni atleta che cadeva nelle sue grinfie veniva poi “girato” alla Axcess Sports, una società di agenzia per atleti di cui Shapiro era comproprietario insieme a Michael Huyghue.

In questo modo, Shapiro afferma che era possibile per Huyghue lo sviluppo di propri contatti finanziari con i ragazzi, a cui forniva la sua serie di benefici extra agli atleti, inclusi pagamenti, viaggi e altri regali.

Huyghue ovviamente nega tutto, sostenendo che non sarebbe possibile credere ad un criminale come Shapiro. Tuttavia non è questo il punto: il punto è capire come funziona davvero lo sport universitario americano, dopo il caso Shapiro che sta sconvolgendo Miami. Agenti senza scrupoli che acchiappano ragazzi appena usciti dai licei, li imbottiscono di vita spericolata, li agganciano ad agenzie sportive e gli spalancano la porta d’accesso alle danarose grandi squadre. In barba ovviamente alle regole dello sport. E chi doveva controllare, dov’era? Shapiro stesso spiega, dal suo punto di vista, perché nessuno l’ha fermato.

Crede che l’Università di Miami non voleva sapere cosa stesse facendo – la scuola si girò dall’altra parte perché era disperata e voleva continuare a giovarsi del booster che donava centinaia di migliaia di dollari al programma sportivo.

“Non serviva neanche un investigatore privato”, racconta Shapiro: “Bastava seguire i miei bodyguards che riportavano a casa i ragazzi completamente ubriachi”. Insomma, un ateneo che ha bisogno di soldi chiude entrambi gli occhi davanti alle violazioni commesse sotto il naso? L’università ovviamente nega, ma il sospetto rimane: eccome. Forse aveva ragione il vecchio ed esperto coach degli Hurricane che aveva detto ai giocatori: state alla larga da quest’uomo.

Tommaso Caldarelli

 

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